Blippo+
Big talk on Small Talk
Studio Z ospita Boredome, uno show in cui un gruppo di adolescenti – palesemente adulti con addosso trucco di dubbio gusto – si annoiano a parlare di fronte alle telecamere. A volte stanno zitti e basta. Nel programma Small Talk, la conduttrice Gidget ospita le personalità di spicco del pianeta per interviste brevi, brevissime. Appena qualche decina di secondi – anche perché l’attenzione del pubblico è quella che è, e sembra essere un problema diffuso in ogni angolo dello spazio. La sensitiva Barbara e il suo terzo occhio gestiscono Psychic Weather, in cui il meteo non prevede gli andamenti del tempo atmosferico, ma dell’anima di chi sta guardando il televisore. E poi c’è Tantric Computing, che... insomma... andrebbe visto e ascoltato, e di certo non descritto.
Questa è un’ordinaria esperienza di zapping su Blippo+, un videogioco che si muove sui bordi del concetto di “gioco” per creare un esperimento creativo assolutamente unico. A partire da un qualcosa che, di per sé, è davvero poco interattivo e che, quindi, sembrerebbe molto lontano dall’idea stessa di “gioco”: guardare la televisione. L’unica forma di interazione che il pubblico ha nell’intrattenimento televisivo è la pressione dei tasti del telecomando. Blippo+ parte da qui per raccontare la storia di un pianeta, chiamato Blip, delle cui trasmissioni televisive, per qualche ragione, riusciamo a catturare spizzichi e bocconi sulla Terra. In altre parole, conosciamo una civiltà da ciò che la sua popolazione vede nello schermo televisivo. E c’è di tutto: sessioni di improvvisazione poetica; una sorta di strampalato Televideo; passeggiate nella natura con coltello e ascia alla mano (!); e una soap opera con la stessa attrice in tre ruoli diversi (!!).
Dietro questa stranissima operazione si celano YACHT (che sta per Young Americans Challenging High Technology), Telefantasy Studios e Noble Robot: un assemblaggio curioso di personalità che provengono da diversi ambiti creativi. Ancora una volta: quanto è importante muoversi sul bordo, sul confine, nel luogo in cui più mondi si incontrano. Gli YACHT sono una band dance-pop statunitense che ha anticipato l’ossessione di questi anni recenti per l’intelligenza artificiale – escalata a livelli selvaggi in seguito al rilascio della prima versione di ChatGPT, nel novembre 2022 – con l’album Chain Tripping (2019), le cui canzoni sono scritte e composte con l’ausilio proprio dell’IA (che ha dato una “mano” anche per la creazione di video, foto e altro materiale promozionale). Passiamo a Telefantasy Studios, studio creativo californiano con oltre vent’anni di storia alle spalle che ha collaborato alla creazione di video musicali, show televisivi e video sperimentali. Il loro studio è anche un museo dedicato alla storia della televisione e non solo, con oltre cinquemila cassette VHS, e poi dischi, libri, giornali, computer vintage e sintetizzatori. “Lo schermo televisivo è la retina dell’occhio della mente. Quindi, lo schermo televisivo è parte della struttura fisica del cervello. Di conseguenza, ciò che appare sullo schermo televisivo emerge come esperienza viva per coloro che lo sguardano. E allora: la televisione è la realtà, e la realtà è inferiore alla televisione”: la citazione inserita nel sito di Telefantasy Studios proviene da Videodrome di David Cronenberg (1983), film che forse più di ogni altro ha profetizzato la fusione tra uomo e tecnologia, un tema assolutamente attuale. L’estetica di Telefantasy Studios è incredibilmente distintiva: sembra di guardare la televisione degli anni Ottanta e Novanta, con le sue smagliature e pecche nelle telecamere e nell’effettistica, ma proiettata in un futuro che non esiste e che mai esisterà. Ricordatevi questo punto, perché è fondamentale nell’analisi di quella bestia strana che è Blippo+. Infine, c’è Noble Robot, il vero punto di connessione con il mondo del videogioco e con il punto successivo: il publisher di Blippo+, e la macchina per cui Blippo+ è stato pensato. E questa macchina è non meno bizzarra di questo mix tra videogioco e programma televisivo: si tratta di Playdate, quella sorta di GameBoy giallo con la manovella che è stato creato da Panic! e che ospita videogiochi a stagioni, una modalità di pubblicazione che ha evidenti analogie con la serialità televisiva. Noble Robot ha creato il Noble Engine, strumento di sviluppo gratuito che ha permesso la creazione di vari titoli poi usciti su Playdate, tra cui Root Bear, Pomo Post e BWIRDS.
È il caso di spendere due parole anche su Panic, che il prossimo anno compirà trent’anni di attività. E non si è sempre occupata di pubblicare videogiochi: quel ramo d’azienda esiste “soltanto” da dieci anni. Ma è diventato ben presto preponderante, mantenendo una direzione chiarissima: solo progetti fortemente irregolari riescono a entrare nel catalogo di Panic. Che non sembra essere un’azienda interessata a macinare grandi numeri, anche se alcuni suoi progetti hanno avuto un successo stellare: in particolare Firewatch, che fu il primissimo titolo pubblicato da Panic (nel febbraio 2016), e poi Untitled Goose Game, che come nessun altro ha dimostrato che i videogiochi possono anche essere ottima commedia. Una direzione proseguita recentemente con l’ottimo Thank Goodness You’re Here!, uscito nel 2024. Nel 2025 abbiamo parlato di diverse opere pubblicate da Panic: l’eccellente despelote, che ha giustamente ottenuto riconoscimento anche nel corso della serata dei The Game Awards, e poi Time Flies, in cui i secondi di durata di una partita corrispondono agli anni di vita media nel Paese selezionato. E poi c’è stato Blippo+, pubblicato su Playdate a maggio e uscito su PC e Nintendo Switch a settembre. Una scelta logica, data la limitata diffusione di Playdate, destinata per sua stessa natura a essere una console di nicchia. Ma anche amatissima dai grandi autori del mondo videoludico: videogiochi per Playdate sono stati creati da personalità di spicco del calibro di Keita Takahashi (che, tra l’altro, ha diretto to a T), Bennett Foddy (lo ricorderete per lo snervante Getting Over It with Bennett Foddy) e Lucas Pope (la mente dietro Papers, Please e Return of the Obra Dinn).
Premesse lunghe per una recensione: questo è certo. Ma mi piace pensare che parlare del contesto e dei creatori di un videogioco sia (o quantomeno possa essere) parte fondamentale della recensione stessa. Specie nel caso di produzioni atipiche come Blippo+, che non è esattamente l’ultimo Call of Duty quanto a leggibilità e comprensibilità dell’operazione. Un’operazione che evidenzia il contributo essenziale di tutte le parti che si sono incontrate – da settori diversi, lo dicevamo – per dare vita a una televisione che diventa interstellare per un misterioso fenomeno, chiamato The Bend. A causa di questa distorsione spaziotemporale, noi terrestri che accendiamo Blippo+ sui nostri dispositivi siamo in grado di catturare brandelli delle trasmissioni televisive del pianeta Blip – e, con il tempo e la scoperta del fenomeno, i programmi mutano a causa della consapevolezza di questo sguardo esterno ora posato con curiosità sul pianeta. In fretta e furia viene predisposto un canale dedicato a spiegare la civiltà e la lingua blippiana ai terrestri, e i conduttori delle trasmissioni non possono ignorare questo fatto straordinario: gli alieni – che qui saremmo noi, in un rovesciamento clamoroso della prospettiva terrocentrica usuale nella fantascienza – ora guardano Blip.
Il tema del contatto possibile con la civiltà aliena viene pure esplorato, e con esiti tragicomici perfettamente in linea con il carattere della produzione. Ma come si gioca a Blippo+? Proprio come si fa zapping: premendo un tasto e alternando così la visione dei vari canali. Periodicamente, una notifica ci avverte della possibilità di scaricare un nuovo pacchetto dati contenente programmi più recenti da visionare. Ogni tanto, però, potrebbe rendersi necessario ricalibrare i canali – sì, proprio come succedeva con i vecchi televisori.
Si potrebbe contestare la natura di prodotto videoludico di Blippo+, allo stesso modo in cui alcuni ancora rifiutano di ascrivere i racconti visuali o i cosiddetti “walking simulator” all’universo ludico: e sarebbe, a mio avviso, un grave errore. Blippo+, nel suo paradosso – metterci nei panni di una persona con una limitata possibilità d’interagire con il sistema di suo interesse, ossia quello televisivo – stimola una riflessione e al contempo dimostra quanta ricchezza si può celare nella semplicità di un piccolo gesto. L’esperienza con Blippo+ sarà radicalmente diversa da giocatore a giocatore: la storia si sviluppa in maniera assolutamente non lineare e va intuita dai programmi stessi, da ciò che dicono i conduttori, da piccoli indizi sparsi in questo assurdo tubo catodico interstellare. Ecco evidenziato il potere di questa limitata – eppure dirompente – interattività.
Blippo+ è un’opera nata dall’incontro di menti creative provenienti da vari settori. E questi incontri sono spesso forieri di opere straordinarie. È accaduto nel 2024 con 1000xRESIST, nato dalle riflessioni di un collettivo di artisti esuli di Hong Kong del tutto privi di esperienza nella creazione di videogiochi. E, proprio come 1000xRESIST, anche Blippo+ è un’opera di fantascienza: una testimonianza preziosa di come questo genere nato in seno alla letteratura sia riuscito a espandersi in ogni settore dell’espressione artistica. Continuerà a farlo, perché viviamo in tempi interessanti. Tempi che necessitano di incontri e dialogo tra più settori e conoscenze per far sopravvivere questa umanità. Blippo+ è un’opera resistente che merita la vostra attenzione, e che gira meravigliosamente su PC e Steam Deck (su cui gode di un meritatissimo bollino verde conferito da Valve). Potrebbe essere curioso provarlo su Nintendo Switch, in modalità docked, per vivere questa televisione interstellare proprio sul televisore di casa, facendo zapping selvaggio tra le previsioni del tempo di Barbara e le interviste abrasive di Gidget.
Buon viaggio sul pianeta Blip.
Pubblicato il: 04/01/2026
Provato su: Nintendo Switch
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