TINY BOOKSHOP

Lavorare nei videogiochi

Sono passati nove anni. Nove anni in cui milioni di persone in ogni parte del mondo hanno ereditato una casetta in campagna dal nonno e deciso di mollare il vecchio lavoro per diventare contadini (e spietati assassini di slime nelle caverne, ma questa è un’altra parte della storia). Arrivati nei campi, si sono ben presto resi conto che c’era da rimboccarsi le maniche. Non so se qualcuno ha rimpianto la sua vecchia postazione in ufficio; di certo in tantissimi si sono sentiti cullati dalla nuova routine: sveglia con il canto del gallo, innaffiare le piante, recarsi nel villaggio per chiacchierare con gli abitanti e far loro regali, esplorare per un po’ le caverne, e poi via, a letto prima dell’ora fatidica, le due di notte, quel momento in cui le forze abbandonano il nostro contadino in erba e paf, si casca per terra esausti dovunque ci si trovi. Avrete probabilmente capito di cosa sto parlando: il “cozy game” gioiello della corona dello sviluppatore Eric Barone, che dopo aver trascorsi anni di difficile sviluppo in solitaria e ristrettezze finanziarie ha partorito la sua gallina dalle uova d’oro Stardew Valley, uno dei videogiochi più importanti nell’ultimo decennio, nonché uno dei principali simboli di successo del mondo dello sviluppo indipendente. 

Si è scritto e si è detto tanto di Stardew Valley e del genere (se così vogliamo definirlo) che rappresenta: quello dei “cozy game”, i “videogiochi rilassanti”. A livello personale, ho trascorso molte ore in compagnia della creatura di Barone, ma credo che parlare di relax sia un po’ un’esagerazione, quantomeno nella mia esperienza. Sono una persona molto precisa e attenta nella gestione del tempo, e proiettare tutto questo all’interno di un videogioco che attivamente valorizza queste mie qualità si è ben presto trasformato in un nuovo lavoro. Non ne sentivo il bisogno; dunque, ho salutato senza troppa nostalgia le mie paperelle per dedicarmi ad altro. Non riapro la mia fattoria virtuale da anni. Va detto che per molte persone simili esperienze si rivelano ricche di soddisfazioni, e magari riescono anche ad allentare la pressione di una quotidianità non sempre appagante. In fondo, Stardew Valley è, per larga parte, un simulatore di lavoro: un lavoro faticoso, quello nei campi, che però viene semplificato con la precisione procedurale che è propria dei videogiochi, con quella chiarezza che al fertilizzante associa l’effettiva crescita esplosiva delle piante, senza l’interferenza di parassiti sconosciuti e di funghi misteriosi, con previsioni meteo impeccabili, e tempistiche di sviluppo degli animali da allevamento regolate fin nei minimi dettagli. Niente malattie, niente morti improvvise. Qui, forse, sta il relax: nella mancanza di sorpresa, nella sicurezza data dalle regole del gioco e dall’assenza di bari.

Stardew Valley ha dato la stura per lo sviluppo di questo particolare filone di “cozy games”. Tre anni fa ha riscosso particolare (e forse inaspettato) successo PowerWash Simulator, che è esattamente quel che sembra dal titolo: dobbiamo pulire oggetti con una potentissima idropulitrice. Personalmente non l’ho giocato, ma tanti amici mi dicono che il suono dell’acqua ha un potente effetto calmante quando i nervi urlano che è ora di allentare la tensione. È un importante esponente del genere anche la serie Coffee Talk, in cui vestiamo i panni di un barista che prepara bevande per i suoi clienti e ne ascolta le storie. Qui trovate la mia intervista ad Anna Winterstein, responsabile della storia e del design narrativo di Coffee Talk Tokyo, in arrivo quest’anno. C’è poi inKONBINI: One Store, Many Stories, in sviluppo da parte di un team giapponese: protagonista è una studentessa universitaria che d’estate aiuta la zia coprendo il turno di notte in un konbini (celebre tipologia di supermercato giapponese. Anzi: più che un negozio, spesso un salvavita). Ve ne ho parlato nella copertura dedicata a LudoNarraCon 2025.

Negli ambienti di appassionati di “cozy games” a sfondo lavorativo, quest’anno c’è stata particolare attesa nei confronti di Tiny Bookshop. Un’attesa finalmente finita, perché Tiny Bookshop è ormai disponibile – e in appena dieci giorni ha collezionato oltre 1.500 recensioni su Steam, con una ricezione estremamente positiva. Le premesse sono molto simili a quelle di Stardew Valley: il protagonista decide di lasciare il suo vecchio lavoro per dedicarsi a qualcosa di più gratificante. In questo caso, aprire un baracchino mobile nella città di Bookstonbury e vendere libri in maniera itinerante. La piccola compagnia tedesca di neoludic games – quattro sviluppatori, più un community manager – descrive Tiny Bookshop come una “piccola utopia” in cui si può vivere dando libero sfogo alla propria passione per la lettura, mettendola in opera in un lavoro all’aria aperta, a contatto con le persone

In effetti, l’elemento delle interazioni interpersonali è fondamentale nel tessuto ludico gestionale di Tiny Bookshop. Ogni mattina si sceglie la piazza di vendita – la spiaggia, lo spiazzo antistante un antico castello, il mercato cittadino – e si aprono baracca e burattini. Dopo aver sistemato i libri sugli scaffali (sono ripartiti per genere), i clienti iniziano ad arrivare. E ci chiedono consigli – perché si sa, i consigli del libraio sono sempre i migliori. Se decidiamo di dare una mano, il cliente presenta la sua richiesta (“vorrei un libro breve e pieno d’azione” oppure “amo i classici e non ho paura di letture lunghe”, giusto per fare un paio di esempi) e dobbiamo cercare di individuare il libro perfetto nella nostra libreria. Il fatto interessante è che tutti i libri presenti in Tiny Bookshop sono realmente esistenti. Scorrendo la mia lista, un bel giorno ho scoperto di poter mettere in vendita L’ordine nascosto di Merlin Sheldrake, probabilmente il più bel libro sui funghi mai scritto. È uscito nel 2020 ed è probabilmente il libro che più spesso ho consigliato ad amici e conoscenti; dunque, sono stata particolarmente contenta di poterlo proporre anche ai miei clienti in Tiny Bookshop. Sempre parlando di rapporti interpersonali, questi sono anche gli attivatori delle missioni del gioco. La nostra esperienza in città è ripartita nell’arco delle quattro stagioni, e molti incarichi sono associati all’estate, all’autunno, all’inverno o alla primavera. Non è sempre così; in ogni caso, gli input dei personaggi – scritti in maniera molto leggera, senza linee narrative particolarmente sorprendenti – conferiscono varietà all’avventura e danno spunti per adottare differenti approcci nelle nostre giornate di lavoro.

Dare un consiglio ben centrato a un cliente garantisce un bonus di vendita della durata di alcuni secondi: in altre parole, sarà più probabile che altri clienti acquistino libri da noi per un determinato lasso di tempo. La durata del bonus può essere aumentata utilizzando elementi d’arredo particolari per il nostro baracchino; ciascuno di questi ha particolari effetti sulle vendite, effetti che possono essere combinati per – magari – puntare su un determinato genere letterario in una piazza di vendita dove questo va particolarmente forte (nelle vicinanze del caffè più famoso della città c’è una grande passione per i classici). Va detto che Tiny Bookshop non spinge forte il pedale sullo studio parametrico e sull’ottimizzazione, ma è pur sempre un gioco in cui il conteggio delle monete a fine giornata ha un peso. Stiamo lavorando, dopotutto, anche se con ritmi rilassati, senza alcun clock e con poche pressioni ludiche ad accelerare nella nostra rincorsa verso il capitale. Il design sonoro e lo stile grafico acquerellato contribuiscono ad accentuare un’atmosfera rilassata; va pure precisato che il negozio non richiede particolare input da parte del giocatore una volta che la giornata va avviata, a parte le risposte (se vogliamo darle) alle richieste di consigli dei nostri clienti. Tiny Bookshop si gioca benissimo anche mentre si fa altro, magari guardando una serie TV – certo, a me piace fare una cosa per volta e il televisore lo accendo praticamente solo per fruire dei miei amati videogiochi, ma non tutti abbiamo le stesse abitudini.

In questo senso, può essere una buona idea giocare Tiny Bookshop in portabilità, su Nintendo Switch o su Steam Deck (questa seconda modalità è quella che ho scelto, avendo ricevuto un codice Steam dal team di sviluppo). Segnalo che il bollino giallo conferito da Valve per la versione sul suo PC portatile è dovuta esclusivamente alla presenza di testi piuttosto piccini, e non a problematiche legate all’ottimizzazione: Tiny Bookshop gira alla grande, e personalmente non ho riscontrato problemi di lettura. Potrebbe invece rappresentare un problema per il nostro pubblico la mancanza di traduzione italiana. Spero che il team si convinca a investire per la sua realizzazione – un recente caso illustre è rappresentato da Nine Sols, i cui sviluppatori hanno fatto confezionare una traduzione in lingua italiana ad alcuni mesi di distanza dall’uscita del gioco – dato che in Tiny Bookshop si legge, e si legge tanto, soprattutto quando si devono scorrere le descrizioni dei libri in vendita per individuare il titolo perfetto da consigliare a un cliente desideroso di fare un acquisto. 

In conclusione, è certo che Tiny Bookshop realizza le intenzioni dei suoi sviluppatori: offrire un’esperienza di gioco rilassante, con poche pressioni ludiche a studiare in maniera puntigliosa parametri, percentuali di vendita e quant’altro. Personalmente, ho “sofferto” molto meno le mie sessioni rispetto a quelle di Stardew Valley, che però offriva una maggiore varietà nel suo gameplay loop. Se cercate un videogioco privo di scossoni e di sorprese, Tiny Bookshop è un’ottima scelta. Senza contare che leggendo le descrizioni dei libri per dare un consiglio ai vostri clienti potreste, a vostra volta, trovare nuovi spunti di lettura per le vostre giornate estive: e direi che si tratta di un bellissimo effetto collaterale dell’opera di neoludic games.

Pubblicato il: 29/08/2025

Provato su: PC Windows

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