I MIGLIORI INDIE DI GAMESCOM 2026
Altro giro, altra corsa – e che corsa per gli sviluppatori indipendenti di tutto il mondo! Gamescom continua a crescere ed è tornata con più hall e più espositori che mai, e come di consueto la Hall 10.2 della Koelnmesse è stata il centro gravitazionale per i videogiochi indie. Per ben cinque giorni, centinaia di migliaia di visitatori hanno potuto apprezzare gli sforzi di migliaia di dev arrivati da ogni angolo del mondo per poter esporre i propri lavori, raccogliere feedback dal pubblico e da professionisti del settore, e magari chissà – trovare il publisher ideale. E stavolta è stato presente anche un ospite d’eccezione: Frank-Walter Steinmeier, Presidente della Repubblica Federale Tedesca, a dimostrazione di come la gamescom sia ormai un evento di eccezionale importanza per la Germania.
L’Indie Arena Booth era anche quest’anno in grande spolvero, con quasi duecento sviluppatori presenti e quarantuno Paesi rappresentati, tutti raccolti in uno spazio espositivo di circa 2.000 metri quadri. Mentre il tema dello scorso anno era “Watch us Cook!”, quello del 2026 è stato “Democratree – Games for Everyone”, con uno spazio interamente dedicato al tema “Democracy at Play”, finanziato dall’Agenzia Federale tedesca per l’Educazione Civica. Inoltre, prosegue la partnership tra Indie Arena Booth e Nintendo, che ha offerto delle postazioni gratuite di prova di vari titoli di prossima uscita su Nintendo Switch e Nintendo Switch 2. Anche in altri padiglioni si trovavano spazi dedicati a titoli indie, ma il grosso si trovava nella Hall 10.2.
Quanto a me, ho corso felice come una trottola impazzita per tutta la Koelnmesse, provando una marea di demo meravigliose e chiacchierando con tantissimi sviluppatori – e non vedo l’ora di raccontarvi come è andata. Spoiler: benissimo. Ecco le mie demo preferite, direttamente dallo showfloor di Colonia!
Sviluppatore: Molleindustria
Editore: Molleindustria
Quando e dove: TBA su PC
Perché dovresti tenerlo d’occhio: Un anziano boomer trascorre il suo ultimo giorno di vita in una utopia ecosocialista nel 2045. Cosa può andare storto?
Quando ho avuto la fortuna di incrociare Paolo Pedercini (a.k.a. Molleindustria) sullo showfloor di Colonia, non sapevo che proprio in quelle ore si stava verificando un caso in qualche modo affine a quello di HORSES e che vedeva come protagonista il suo nuovo videogioco. “Questa è stata l’esperienza più umiliante e surreale in oltre vent’anni di sviluppo di videogiochi”, ha scritto su Bluesky tramite l’account di Molleindustria. “Sto cercando disperatamente qualcuno che abbia contatti dentro Valve per poter almeno capire cosa sta succedendo”. Il problema? Chi provava la demo di Future? No Thanks! a Colonia cercava poi la pagina Steam del gioco... Senza però trovarla. Pedercini ha scoperto il problema proprio grazie alle segnalazioni dei visitatori, e io non ne sapevo nulla perché Future? No Thanks! era nella mia wishlist già da un po’. Molleindustria è “un progetto di riappropriazione dei videogiochi” ma anche “una chiamata per la radicalizzazione della cultura popolare” e “uno sviluppatore di giochi indipendente”, come si può leggere sul sito del progetto. Da The McDonald’s Videogame (2005), passando per Phone Story (2011) fino ad arrivare a To Build a Better Mousetrap (2014), i lavori di Molleindustria sono una lente d’ingrandimento puntata sulle mille contraddizioni del capitalismo. Future? No Thanks! è il progetto più ambizioso di Pedercini, che ha iniziato a lavorarci nel 2021. Seguiamo l’ultimo giorno di vita di un anziano boomer nel 2045, in un’utopia ecosocialista in cui negli USA esiste una sanità pubblica e gratuita per tutti. L’obiettivo? Completare la bucket list dello scontroso Harvey Huffstone prima dell’eutanasia scelta da Huffstone stesso. Il livello della scrittura è spaziale, e potete constatarlo di persona giocando la demo ora disponibile su Steam.
Sviluppatore: Milktooth
Editore: Milktooth
Quando e dove: 2027 su PC e Xbox Series X/S
Perché dovresti tenerlo d’occhio: La gazza dispettosa si è portata a casa il Best Game Award negli Indie Arena Booth Awards di questa edizione
Qualche anno fa, un’oca dispettosa ha portato la commedia slapstick all’interno dei videogiochi. Untitled Goose Game (2019) è stato un debutto straordinario per il piccolo studio australiano House House, che ha poi confermato il suo talento eccezionale con la recentissima avventura multigiocatore cooperativa Big Walk. Bad Magpie si mette evidentemente sul solco di Untitled Goose Game, ma sono stata felice di constatare che lo fa con consapevolezza e con tanti elementi di originalità. Protagonista del gioco è una gazza ladra chiamata a raccogliere gemme scintillanti in un mondo che presenta elementi di fantasia (molto meno accentuati nell’opera di House House). La demo disponibile sullo showfloor di Colonia si apriva con il ritrovamento di una stella precipitata dal cielo, per la quale la gazza si mette alla ricerca di gemme. Alcune sono messe in bella vista nelle ambientazioni, mentre altre si ottengono solo interagendo con elementi specifici (es. picchiando ripetutamente il becco sul tronco di un albero) o risolvendo piccoli enigmi. In un’occasione, ho inserito la spina dell’alimentazione elettrica di un gruppo di televisori a tubo catodico: la gazza entra dentro e la vediamo percorrere una sorta di livello di un videogioco bidimensionale in pixel art, al termine del quale scova un megafono da portare fuori con sé. Amplificando il suo cinguettio, può spaccare vetri e accedere a nuove porzioni del mondo di gioco. Bad Magpie è spontaneo, gioioso e per ora meno umoristico di Untitled Goose Game, ed è stato incoronato Best Game dell’Indie Arena Booth di quest’anno.
Sviluppatore: Wrong Organ
Editore: Wrong Organ
Quando e dove: TBA su PC
Perché dovresti tenerlo d’occhio: Un cooperativo per tre persone dai creatori di Mouthwashing (con i quali ho distrutto i carri armati nemici sullo showfloor di gamescom)
Pochi studi indipendenti hanno saputo mettersi sulla mappa in maniera sapiente come Wrong Organ. Autori del clamoroso Mouthwashing, con sede a Stoccolma, sono arrivati a Colonia con un allestimento particolare per presentare uno dei videogiochi che ero più curiosa di provare in assoluto. L’occasione è arrivata nella mattinata del sabato, quando lo showfloor era ancora vuoto e il loro booth – normalmente preso d’assalto da stampa e visitatori – era libero. Con Dave van Egdom (Technical Designer) nei panni del comandante Kanerva, siamo riusciti a portare alla vittoria il carro armato Yksiö nelle strade innevate di Vhorgorod, ambientazione di questo videogioco cooperativo per tre persone articolato su tre ruoli distinti tra loro, ciascuno con gameplay radicalmente differente. Mentre il comandante riesce a vedere i dintorni grazie al suo periscopio e ad ascoltare la radio, il cannoniere e il guidatore sono quasi del tutto ciechi: solo un piccolo spioncino mi permetteva di guardare fuori dal carro armato, mentre ricoprivo il difficile ruolo del guidatore. Carcass Clad si controlla esclusivamente con il mouse e regala ansia a non finire, con un feeling estremamente tattile e concreto dei controlli. Seguendo il percorso tracciato dal comandante, si avvia il motore, si guida il carro armato (con un occhio alle marce) e si spera di non venire colpiti dall’avversario nel frattempo. Occhio alla benzina: se finisce, si resta bloccati e in preda ai colpi dell’artiglieria nemica. L’Yksiö è un ambiente intenzionalmente claustrofobico e ansiogeno, lontano dalla glamourizzazione della guerra che è lo standard nel mondo dei videogiochi. Quella di Carcass Clad è stata di certo una delle mie demo preferite di tutta gamescom.
Sviluppatore: Speculative Agency
Editore: Speculative Agency
Quando e dove: TBA su PC
Perché dovresti tenerlo d’occhio: Combattiamo per la giustizia ambientale nei panni di un’avvocata in questo incontro tra la serie di Ace Attorney e il genere deck builder
Quando trovo Meghna Jayanth nel ruolo di Narrative Director di un progetto, ho la certezza che si tratta di qualcosa di davvero interessante. Jayanth ha nel suo portfolio gemme come 80 Days, Sable e Thirsty Suitors, oltre a un certo Horizon Zero Dawn. In effetti, il nuovo progetto che la vede coinvolta ha subito catturato la mia attenzione – anche perché utilizza gli strumenti del diritto per parlare di giustizia ambientale, con un felice incrocio tra l’amatissima serie Ace Attorney, con i suoi processi, e le meccaniche di un deck builder, più missioni sul campo in stile Dispatch che vengono però espanse e trasformate in occasioni di dialogo e confronto, tutte basate sulle carte. “Vogliamo parlare di temi davvero rilevanti e farlo ispirandoci a casi realmente accaduti”, mi ha raccontato Joost Vervoort, Science & Impact Director di All Will Rise, nonché Professore Associato nell’Università di Utrecht. In All Will Rise trasciniamo le élite globali a processo per metterle davanti ai loro crimini nei confronti dell’ambiente e dell’umanità. Nella demo – ora disponibile anche su Steam – la protagonista, un’avvocata che si occupa di giustizia ambientale, sostiene in tribunale che anche entità naturali come i fiumi debbano avere personalità giuridica, in modo tale da poter essere difesi adeguatamente nelle corti di tutto il mondo. La creazione del mazzo è l’utilizzo delle carte al momento giusto sono essenziali: ogni carta rappresenta un’argomentazione da collegare con le altre per costruire un discorso e convincere il nostro interlocutore, che sia un giudice o il membro di un gruppo di nativi impegnati a difendere il loro territorio. L’Art Director Marocha Arredondo Reyes ha lavorato, fra l’altro, a Horizon Forbidden West, e sta contribuendo in maniera decisiva a rendere indimenticabile All Will Rise già soltanto con uno sguardo, con uno stile ispirato all’arte indiana. All Will Rise ha un team stellare, insomma, e il risultato è una delle demo più coinvolgenti e solide dell’intera fiera.
Sviluppatore: Hidden Folks B.V.
Editore: Hidden Folks B.V.
Quando e dove: 2027 su PC, mobile e altre piattaforme da annunciare
Perché dovresti tenerlo d’occhio: Se non conoscete Hidden Folks, correte a recuperarlo. Se lo avete già giocato, so che state urlando di gioia alla notizia di un sequel!
Di certo si è trattato della World Premiere più clamorosa di Wholesome Direct 2026. A nove anni di distanza dal primo, meraviglioso Hidden Folks, si scopre che questa piccola produzione olandese è destinata a diventare una serie. Ne ho parlato con Anastasia, Game Designer e new entry del piccolo team di Hidden Folks, originariamente formato dai soli Adriaan de Jongh (Studio Director) e Sylvain Tegroeg (Art Director and Illustrator). “Stiamo lavorando a Hidden Folks 2 da circa sei mesi”, racconta Anastasia. “Abbiamo deciso di ripartire dal primo gioco per approfondire diversi aspetti e creare un sequel che fosse nuovo e familiare allo stesso tempo”. Giocando la demo – letteralmente presa d’assalto dai visitatori nel corso di gamescom – sembra impossibile credere che il gioco sia in lavorazione da soli sei mesi. I livelli disponibili sono pieni di dettagli minuscoli, e capaci di raccontare un mondo di fantasia brulicante di vita senza dire nemmeno una parola. Nella parte bassa dello schermo vengono mostrati i personaggi e gli oggetti da trovare, con un piccolo indizio testuale; il nostro obiettivo è osservare attentamente l’ambiente e scovarli. Va precisato che molti elementi delle ambientazioni sono interattivi: un bottone può aprire una porta, e le ante di un armadio potrebbero nascondere la caffettiera che stiamo cercando. Lo stile grafico in bianco e nero è immediatamente riconoscibile, così come il sound design “fatto in casa”. Quando la demo sarà disponibile al pubblico, scoprirete cosa intendevo dire...
Sviluppatore: Irox Games
Editore: ByteRockers’ Games, Shochiku
Quando e dove: TBA su PC
Perché dovresti tenerlo d’occhio: Un videogioco che sembra dipinto su carta di riso e una lettera d’amore al Giappone in forma di haiku
Nel corso dell’edizione di gamescom dello scorso anno, avevo conosciuto Lars H. Grevsmühl, Creative Director di Irox Games, allora impegnato a presentare una piccola demo di un videogioco che mi aveva subito colpita per il suo stile visivo, ispirato alla pittura ukiyo-e giapponese. Era lì per proporre OKU a diversi publisher – e le cose sono andate per il verso giusto. OKU è tornato con ben due publisher alle spalle e una demo espansa e curatissima, insieme a una fedele compagna che aveva già fatto furore a Colonia lo scorso anno: la stampante per haiku. Sì, perché in OKU vestiamo i panni di un poeta errante, impegnato a percorrere a piedi il Giappone per coglierne le bellezze e catturarle all’interno di brevi componimenti poetici: gli haiku, appunto. Ogni haiku composto a Colonia dai giocatori veniva immediatamente stampato sotto forma di sticker, un bellissimo ricorso del tempo passato a giocare la demo. Impossibile non ripensare a Ōkami, chiaramente, e in effetti le ripercussioni della poesia sono simili a quelle del Pennello Celestiale di Amaterasu: si aprono nuovi percorsi e si rivitalizza un mondo. Va precisato, però, che in OKU i combattimenti sono del tutto assenti, con un focus sull’esplorazione e la calma contemplazione dell’ambiente che ci circonda. Girando per il Giappone, possiamo sbloccare nuove strutture e parole per i nostri haiku, e soprattutto riempirci gli occhi di bellezza. Raccontare OKU rischia di banalizzarlo, perché l’esperienza è molto più della somma dei suoi singoli blocchetti ludici. Se volete, potete partecipare al playtest attualmente in corso.
Sviluppatore: Blue Backpack
Editore: Blue Backpack
Quando e dove: 2026 su PC
Perché dovresti tenerlo d’occhio: Dopo Constance e The Berlin Apartment, il team di Blue Backpack non accenna a fermarsi: stavolta dovremo diventare una brava Pizia
Con all’attivo un metroidvania solido e splendido da vedere come Constance e un racconto interattivo dedicato a Berlino del calibro di The Berlin Apartment (due giochi, peraltro, rilasciati alla fine dello scorso anno a distanza di poche settimane), lo studio berlinese di Blue Backpack ha dimostrato di avere al suo interno diversi team in grado di gestire progetti anche profondamente diversi tra loro, con risultati di pregio che sono stati capaci di raccogliere attenzione sia dalla critica, sia dal pubblico. Ho incontrato nuovamente i membri di Blue Backpack per poter provare la loro ultima fatica: un “cozy oracle sim” dalla vocazione fortemente narrativa in cui vestiamo gli impegnativi panni della Pizia, la sacerdotessa del dio greco Apollo che interpretava i segni del dio e restituiva ai fedeli i relativi responsi divinatori. In Oh Apollo! la protagonista ha un rapporto diretto con il capriccioso figlio di Zeus, al quale riferisce le domande di volta in volta poste dai visitatori del tempio, per poi ascoltare le risposte del dio. Sta a noi scegliere l’interpretazione da riferire tra tre possibili: ciascuna produrrà effetti diversi sugli indicatori del favore verso la Pizia da parte degli dèi e da parte dei fedeli. In tutto ciò, potremo anche muoversi nella città di Delfi per fare acquisti, chiacchierare con i concittadini, arredare casa e migliorare l’aspetto del tempio, che la nuova Pizia “eredita” in stato non ottimale. Oh Apollo! è forte di una scrittura carica d’ironia e di meccaniche semplici e immediate, e non a caso ha raccolto un grande favore di pubblico durante questa edizione di gamescom.
Pubblicato il: 06/09/2026
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