SOVEREIGN TOWER
Tutti gli uomini del re
Poche leggende hanno contribuito a formare l’immaginario collettivo sul Medioevo quanto il ciclo arturiano, e in particolare le storie su Re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda. E l’idea di una tavola di pari formata da valorosi senza macchia e senza paura ha avuto particolare fascino nel corso dei secoli. Un po’ come l’Iliade e l’Odissea, questi racconti sono passati di mano così tante volte da poter essere considerati una vera e propria opera collettiva, un patrimonio comune da cui scrittori, poeti e artisti d’ogni forma hanno attinto a piene mani – e continuano a farlo ancora oggi. A Rennes, in Francia – e più precisamente in una regione che tanto ha contribuito alla formazione del ciclo arturiano, noto anche come “materia di Bretagna” – un team di otto persone celebra la storia, l’architettura e la cultura bretone creando videogiochi con una filosofia produttiva tutta particolare. Da Wild Wits Games, infatti, si utilizzano programmi open source, molti dei quali gratuiti: si programma con Godot, si usa Blender per la modellazione 3D, e le storie vengono intessute con il fenomenale ink, forse la creazione più importante in assoluto dello studio britannico inkle (sviluppatori di Expelled! e TR-49, fra gli altri). Sono questi gli ingredienti che hanno portato alla creazione di Sovereign Tower, ultima creatura di un team le cui opere si fregiano del bollino “Produit en Bretagne” (“Prodotto in Bretagna”) e si avvalgono, tra l’altro, di finanziamenti da parte degli enti territoriali francesi di competenza.
Lo storico supporto dello Stato francese a tutto il settore audiovisivo – dai fumetti all’animazione, passando anche per i videogiochi – non è cosa nuova, e ha dato grandi frutti negli anni. Ciò che colpisce è la capacità di reciproca integrazione dei vari attori nel tessuto produttivo e sociale locale. Wild Wits Games collabora con le startup del settore tecnologico di Rennes tramite la rete di French Tech, e si avvale degli studenti del Conservatorio della città per la registrazione delle musiche dei suoi videogiochi. E restituisce tanto alle scuole: il team partecipa a incontri di formazione e corsi dedicati agli studenti delle scuole superiori e li accoglie per periodi di stage. “Rennes è molto più di una città per noi”, si legge sul sito Internet di Wild Wits Games. “È una compagna di viaggio, una fonte d’ispirazione e di arricchimento costante”. E poi c’è Mont Saint Michel, distante giusto una manciata di chilometri dalla città, e riferimento evidente per le produzioni del team.
In effetti, la magica torre che fa da sfondo agli eventi di Sovereign Tower non ha nulla da invidiare, quanto a fascino e bellezza, all’abbazia benedettina bretone, ed è certamente il comparto visivo a colpire forte quando ci si approccia all’opera di Wild Wits Games. L’eleganza impeccabile delle interfacce, la scelta dei font, i colori acquerellati: tutto contribuisce ad attirare verso questo curioso ibrido tra racconto visivo e videogioco gestionale che sembra – a una prima impressione – molto più rilassante di quello che è in realtà. Perché la vita del nuovo sovrano del Regno di Bretania si rivela ben presto molto impegnativa. E questo nonostante sia stato eletto dalle forze magiche della torre, sempre pronte ad assisterlo: assistiamo nei primi minuti di gioco alla sua ascesa da semplice lebbroso a monarca assistito dal consigliere Arlin e da un parterre di intendenti, fabbri e cavalieri che rendono la torre un luogo vivo, pieno di trame amorose, rivalità e intrighi politici. C’è perfino una serratura posseduta da un demone che ci garantirà il potere di riavvolgere il tempo...
E arriviamo alla tavola rotonda, cuore pulsante dell’esperienza ludica. Una volta seduto sul trono per ascoltare le richieste del popolo, dei nobili e degli emissari che a lui si rivolgeranno, il re potrà anche decidere di accogliere tra le sue fila i cavalieri che gli offriranno la loro fedeltà. Ne abbiamo per tutti i gusti: dal crudele Tarcus, a cui non piace andare per il sottile, alla strega Ursula, passando per il valoroso Goberto, coperto da capo a piedi da una pesante armatura che ne cela le fattezze. Ogni giorno, i cavalieri potranno essere inviati fuori dalla torre per completare missioni di ogni genere, dalle più seriose alle più stravaganti (memorabile la liberazione di un bagno pubblico da un’oca che impediva agli umani di entrare). Ogni missione richiede particolari talenti e abilità, a cui fanno da contraltare i parametri dei cavalieri, da aumentare salendo di livello, ma anche le personali preferenze, i pregi e i difetti di ciascuno. E qui arriva la parte in assoluto più interessante di Sovereign Tower: l’incompletezza delle informazioni a nostra disposizione. In qualità di nuovo sovrano, non conosciamo a menadito le caratteristiche dei nostri sottoposti, che – peraltro – si uniscono alle file del regno nel corso del tempo, e non tutti in una volta. Il modo migliore per venire a conoscenza del carattere dei cavalieri è avvalersi del lavoro instancabile dell’Intendente, una anziana servitrice pettegola che riesce a riferire al sovrano un singolo attributo di un singolo cavaliere per ogni incarico. Scopriamo così che Ursula ama essere inviata a recuperare antiche reliquie, mentre detesta qualsiasi missione che richieda l’uso della diplomazia. Altra modalità – più traumatica – è il fallimento nelle missioni: un’analisi finale ci dirà cosa è andato storto, e sarà meglio tenerlo a mente... Sempre se il cavaliere in questione non è finito in una bara a causa dell’esaurimento dei suoi punti vita.
Insomma, sotto la patina di eleganza formale e visiva della corte si nasconde una fitta trama oscura, e un sistema ludico che non perdona un’amministrazione distratta e superficiale della forza lavoro a disposizione del sovrano. Ma c’è un’opzione sempre a disposizione: riavvolgere il tempo. Il rapporto con l’offerta del lucchetto demoniaco è sulle prime curioso: mi sono ritrovata a non voler utilizzare questo potere anche in situazioni estreme, per mettermi alla prova. A un certo punto, però, si deve accettare che si tratta di un ingranaggio fondamentale tra le meccaniche che governano Sovereign Tower. Che sia per prepararsi meglio a uno scontro campale, per tentare di far sopravvivere un cavaliere a noi caro a un agguato o per tentare un migliore approccio romantico in un dialogo, tornare indietro nel tempo si rivela essenziale per esplorare tutto ciò che la torre magica ha da offrire, e per provare a essere un sovrano quantomeno discreto. Fermo restando che si può anche scegliere di avere mano ferma: le mie scelte di dialogo intransigenti mi sono costate il bollino di “tirannico”. Ops! Ma non preoccupatevi, perché tanto sarà impossibile piacere a tutti – anche se siete il re. Ciascuna scelta di governo e di dialogo renderà felici alcuni cavalieri e ne scontenterà altri, a seconda degli aspetti caratteriali e delle fedeltà politiche di ciascuno. Ed è questo il vero bello di Sovereign Tower: l’aspetto ruolistico ha un valore e un impatto narrativo e ludico molto concreto, e nessuna partita potrà essere uguale all’altra. È una promessa che ho trovato solo in parte mantenuta in Dispatch, titolo con cui la produzione di Wild Wits Games ha diversi aspetti in comune – e per questo vanno i miei applausi al team di Rennes.
La torre, poi, è suddivisa in maniera brillante sia in senso temporale, sia quanto ai suoi spazi. Tramite un comodo menu, il giocatore/sovrano può muoversi agilmente tra i vari momenti della sua giornata: una visita all’intendente per il gossip del giorno, un controllo dalla Signora della Torre per scoprire se è possibile aprire nuove stanze, e poi l’ascolto del popolino nel corso delle udienze e, infine, la scelta degli incarichi da affidare ai cavalieri attualmente seduti alla nostra tavola rotonda. È un valzer piacevole ed efficace, reso brillante dalla caratterizzazione brillante dei personaggi e dalle relative character art, mai e poi mai banali, e da una scrittura che va sempre dritta al punto, alternando momenti leggeri a vere e proprie tragedie. Il tutto con una pulizia tecnica che deriva da una padronanza impeccabile dei mezzi di Godot – e un meritatissimo bollino verde conferito da Valve per la versione di Sovereign Tower su Steam Deck.
In questo caso più che in altri sono rimasta dispiaciuta dalla mancanza di traduzione in lingua italiana. L’opera di Wild Wits Games vive soprattutto nei suoi testi, e i registri linguistici adottati hanno una notevole gamma di sfumature, viaggiando dal rozzo dialetto dei popolani al lessico forbito dei nobili. Tutto questo va un po’ perso se non si ha una più che buona conoscenza delle lingue in cui Sovereign Tower è disponibile; per quanto mi riguarda, l’ho giocato per la gran parte in lingua inglese, con qualche parentesi (giusto per curiosità) in francese. Speriamo in una futura traduzione in italiano, perché sono convinta che un titolo del genere avrebbe un bel pubblico anche dalle nostre parti. Di certo c’è che Sovereign Tower è uno dei titoli più interessanti di questa bella estate videoludica, nonché un fenomenale prodotto artistico europeo. Non fatevelo sfuggire – e occhio a Mathilda e al suo leone, mi raccomando...
Pubblicato il: 16/08/2026
Provato su: PC Windows
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