TR-49
Scavare nella memoria
Quando il prozio di Jon Ingold morì, il co-fondatore di inkle andò a casa del defunto per fare un giro nel solaio. Portò via con sé come ricordo un tavolino da gioco, alcuni mazzi di carte, dei blocchi segnapunti da bridge, e un pesante scrigno di metallo. Così pesante che ci vollero due persone per sollevarlo e portarlo via. E non voleva saperne di aprirsi. Sì, perché era chiuso da un pesante lucchetto dalla struttura particolare: la combinazione era formata da due lettere e due numeri. Il codice non si trovava scritto da nessuna parte – o almeno, così si credeva. Tanto che, da adolescente, Ingold si limitava a usarla come poggialampada.
E poi iniziò a fantasticare sulla storia dello scrigno. Si convinse che doveva averlo costruito proprio il prozio, un ingegnere dal passato in parte misterioso. In famiglia si mormorava che avesse lavorato a Bletchley Park, la tenuta che fu sede dell’unità di crittoanalisi in cui grandi menti come Alan Turing, Max Newman e Bill Tutte riuscirono a decifrare il codice nazista della macchina Enigma, imprimendo una svolta favorevole agli sforzi degli Alleati nel corso del secondo conflitto mondiale. Tutti coloro che avevano lavorato lì in quel periodo furono obbligati dalla corona britannica alla più stretta segretezza per decenni. Il prozio di Jon Ingold non confermò mai, nemmeno ai familiari, di aver fatto parte del team di Bletchley Park.
La vita, si sa, fa giri strani. Certe volte, ne fa di stranissimi. Fu così che Ingold, forte della sua laurea in matematica conseguita presso l’Università di Cambridge, si ritrovò a fare da consulente per The Imitation Game (regia di Morten Tyldum, 2014), film dedicato alla travagliata vita di Alan Turing. Che, esattamente come Jon Ingold, era un matematico. E aveva fornito un contributo fondamentale alla decrittazione di Enigma. Ingold supportò Benedict Cumberbatch, che ricoprì il ruolo di Turing, e scrisse alcune formule matematiche da mostrare in alcune riprese del film, che in parte venne girato proprio a Bletchley Park. Mentre dava un’occhiata al luogo in cui (forse) aveva lavorato il suo defunto prozio, Ingold incappò in una raccolta di fotografie. Una mostrava un gruppetto di uomini e donne. In un angolino, una scritta: due lettere e due numeri. Li ritrovò scritti più e più volte nei blocchetti segnapunti appartenuti al prozio. Ingold non svela se era quello il codice giusto per aprire lo scrigno di metallo, ma nel suo racconto – chissà se e quanto romanzato – sembra indicare che fosse proprio così. Quel codice si è trasformato in un videogioco: TR-49.
Matematico, scrittore, Lead Designer in Sony, insegnante, sviluppatore di videogiochi e di strumenti open source per la scrittura degli stessi. Le tante vite di Jon Ingold sono una più interessante dell’altra. E, in quanto co-fondatore di inkle, studio di sviluppo britannico, nutre una passione speciale per il potenziale del videogioco come strumento narrativo. Anche per questo ha co-creato ink, linguaggio di scripting gratuito amato dagli sviluppatori di tutto il mondo. Ve ne ho parlato approfonditamente nella recensione di Expelled!, il videogioco pubblicato da inkle prima di questo TR-49.
E qui c’è una parentesi da aprire. Perché in un’industria sovrastata da produzioni tripla A che impiegano anni e anni per vedere la luce, studi di piccolissime dimensioni come inkle dimostrano che un ritmo diverso è possibile. Senza sacrificare la qualità. Le lettrici e i lettori che ricordano la mia recensione di Expelled! sanno già dove sto andando a parare: Expelled! è stato pubblicato a marzo dell’anno scorso. Sono passati più o meno nove mesi, e già ci ritroviamo a parlare di un nuovo videogioco di inkle. (Con mia somma gioia e soddisfazione, aggiungerei, dato che nutro una smaccata predilezione per le produzioni del team capitanato da Ingold, e non ne ho mai fatto mistero: da Heaven’s Vault a Overboard!, passando per 80 Days e A Highland Song)
TR-49, dunque. Un codice: il primo che la giovane Abbi utilizzerà per tentare di estrarre i segreti di un computer risalente alla Seconda Guerra Mondiale che sembra aver guadagnato nei decenni vita propria. Rimasto nascosto nei sotterranei di una chiesa, pare nascondere la chiave per cambiare il mondo. E questa chiave è un libro di cui conosciamo solo il nome. Sono queste le intriganti premesse narrative di TR-49, ispirato agli eventi di Bletchley Park – e al prozio di Jon Ingold – da cui trae spunto per coinvolgere il giocatore in un videogioco investigativo che incontra il dramma radiofonico. Sì, perché mentre siamo impegnati a investigare i meandri della memoria del computer nei panni di Abbi, possiamo attivare un interfono per comunicare con Liam, l’uomo che ci ha incaricati – senza troppi preamboli – di trovare quel libro. In palio c’è giusto il futuro del mondo.
Questa commistione tra investigazione e dialogo è intrigante, anche perché le prestazioni degli attori coinvolti sono stati eccellenti. Si tratta di Rebekah McLoughlin, nei panni di Abbi; Paul Warren, che ha già partecipato a una produzione targata inkle (A Highland Song) e che troviamo anche in Viewfinder e nel recente The Séance of Blake Manor; e infine Phillipe Bosher (Baldur’s Gate 3). Senza contare che le fugaci chiacchierate tra i due, ricercati da un regime che non vuole lasciar loro scampo, si intrecciano a meraviglia con le scoperte a mano a mano compiute dal giocatore. Inserire il codice TR-49 apre una serie di possibilità che difficilmente si tradurranno in due percorsi identici, anche per il medesimo utente. Ho fatto alcuni test: ricominciando il gioco per tre volte, non mi sono mai trovata a seguire gli stessi indizi per proseguire nell’analisi del computer. Nello spazio delle sue quattro-cinque ore di durata, TR-49 è l’ennesima prova della flessibilità di ink come strumento di scrittura, e delle eccelse abilità di inkle nel gestire le mille sfumature dell’investigazione. In Heaven’s Vault interpretiamo una paleolinguista alle prese con la decifrazione dell’antico linguaggio di una civiltà scomparsa; in Overboard! interpretiamo la colpevole di un crimine, e dobbiamo scoprire come farla franca; è simile Expelled! in cui, nei panni di Verity Amersham, tentiamo in tutti i modi di non farci espellere da scuola per una defenestrazione che (forse) non abbiamo commesso.
Avendo seguito la scarna comunicazione fatta da inkle in questi mesi sul suo nuovo progetto, mi sono interrogata sull’importanza del racconto non soltanto all’interno dell’opera in sé, ma anche dell’opera stessa. Facciamo un gioco: aprite un’altra tab sul vostro PC o smartphone su cui state leggendo questa recensione (meglio il PC, mi raccomando, per apprezzare il lavoro di impaginazione di Andrea!) e date un’occhiata alla pagina Steam di TR-49. A parte l’intrigante trailer della durata di un minuto e mezzo, le informazioni fornite sono pochissime. inkle ha adottato tattiche anche molto diverse per presentare i suoi progetti al pubblico, nel corso degli anni. Nel caso di Overboard!, ad esempio, viene svelato a chiarissime lettere nelle prime parole della descrizione del gioco che la protagonista è la responsabile del delitto. E buonanotte ai misteri svelati solo nelle ultimissime pagine che si vedono nei romanzi di Agata Christie. La questione della responsabilità è decisamente più sfumata nel più recente Expelled!. A dimostrazione che il modo in cui raccontiamo le cose poi cambia l’esperienza della cosa stessa, indipendentemente dal contenuto dell’opera. Immaginate quanto cambierebbe l’esperienza di gioco di and Roger se la descrizione del titolo creato da TearyHand Studio avesse svelato il tema del gioco stesso. Ecco, spero soltanto che la scarna quantità di informazioni fornita da inkle sia sufficiente ad attirare un buon numero di giocatori nello scantinato in cui Abbi tenta di scavare dentro la pancia meccanica di un computer risalente alla Seconda Guerra Mondiale.
L’investigazione della giovane si muove su due direttrici. Il computer raccoglie cinquanta tra libri, numeri di riviste scientifiche e articoli. Questi libri fungono anche da fonti per scovare codici, intuire collegamenti e così destreggiarsi all’interno di questo labirinto fatto di lettere e numeri. Possiamo richiamare in ogni momento gli appunti di Abbi, mostrati su schermo con squisito gusto diegetico: sono pagine che via via vengono scribacchiate a mano e a macchina, alla ricerca della soluzione finale a questo enigma che è non soltanto letterario, ma anche politico. E familiare. Le pagine scritte da Abbi includono informazioni anche su Cecil Caulderly e Beatrice Dooler, la coppia di scienziati che proprio a Bletchley Park aveva creato questo macchinario portentoso. Il computer nasconde la storia delle vite loro e dei loro cari, ed è davvero difficile staccarsi dallo schermo, come succede nei grandi titoli investigativi: le domande diventano sempre di più, le risposte arrivano, certo, ma sembrano non essere mai sufficienti, ed ecco che un flusso di nuove informazioni – tutte veicolate da codici formati da due lettere e due numeri: non si scappa – fluisce fino al giocatore per arricchire le sue riflessioni, e si continua a tentare di risolvere il mistero.
Per me che ho giocato TR-49 su Steam Deck, è stato impossibile staccarmi dall’ultima opera di inkle, che sembra diabolicamente studiata per risultare perfetta sulla console portatile di Valve. Nel periodo precedente all’uscita, la pagina Steam non era ancora decorata dal bollino verde della compagnia di Gabe Newell, e non so se questo sarà presente il giorno della pubblicazione di TR-49, ma fidatevi di me: questa investigazione è assolutamente da provare in portabilità. Tanto che è stata progettata anche per iPhone e iPad. Forse sarebbe stata possibile una migliore coordinazione, in certi snodi, tra lavoro investigativo di Abbi e dialoghi con Liam attraverso l’interfono, ma in generale la scrittura si attesta su un ottimo livello, anche sotto questo punto di vista. E la voce di Liam è spesso in grado di fornire indizi non troppo invadenti per permettere al giocatore di volgere lo sguardo verso la giusta direzione. Proprio come inkle, che continua a sfornare videogiochi memorabili a un ritmo impensabile per studi ben più noti e celebrati. TR-49 è uno splendido ed enigmatico scrigno di metallo: forse risulterà un po’ pesante per alcuni, ma per chi ama farsi domande sarà un richiamo impossibile da ignorare.
Pubblicato il: 22/01/2026
Provato su: PC Windows
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