COFFEE TALK TOKYO

Caffé con gli yokai

Mi è capitato più volte di parlarvi su queste pagine virtuali del mio artista giapponese preferito: Shigeru Mizuki. Definirlo “artista” è persino riduttivo. Mizuki è l’emblema della qualità umana che preferisco: l’ostinazione. Grande appassionato di disegno, venne arruolato giovanissimo nell’Esercito imperiale giapponese nella Seconda Guerra Mondiale. A causa di una bomba sganciata dagli Alleati, perse il braccio sinistro. Era mancino. Una carriera artistica troncata sul nascere, si potrebbe pensare; e invece Mizuki, a guerra finita, imparò a far tutto con la mano destra. Le tavole dei suoi fumetti – tra cui spicca il manga Kitaro dei cimiteri – parlano per il suo talento, alimentato da una conoscenza approfondita dei grandi maestri dell’arte giapponese: Hiroshige e Hokusai, certo, ma soprattutto Toriyama Sekien e Utagawa Kuniyoshi, appassionati di sovrannaturale e in particolare di yokai, i mostri del folklore giapponese. Una tradizione per cui Mizuki nutriva una passione tale da dedicarsi a lunghi pellegrinaggi nelle isole più remote del Giappone, alla ricerca di testimonianze su fantasmi, spiriti, divinità shinto dimenticate, tutte poi tradotte su pagina e amorevolmente accompagnate in un secolo terribile, il Novecento, che tanto aveva bisogno della fantasia e della bellezza delle storie ricercate con curiosità da Mizuki per renderle immortali. 

Alcuni di questi mostri nipponici formano il variopinto cast di uno dei videogiochi indie più attesi di questo mese di maggio: Coffee Talk Tokyo, terzo capitolo di una serie che non ha bisogno di presentazioni per le appassionate e gli appassionati di “cozy games” con cui immergersi in un’atmosfera di totale relax, magari dopo una lunga giornata piena di impegni. Ultimamente vi ho parlato del paradosso dei videogiochi simulativi di lavoro, amatissimi da un’ampia fetta di utenti alla ricerca di esperienze ludiche altamente rilassanti: titoli come inKONBINI: One Store. Many Stories restituiscono al pubblico l’esperienza di come si vorrebbe che fosse il lavoro (e invece solitamente non è). Giornate appaganti, di realizzazione personale e di conversazioni a cuore aperto con i clienti: inKONBINI è una proiezione ideale dei desideri insoddisfatti dei Millennials e della Generazione Z. E lo stesso vale per questo Coffee Talk Tokyo, simulativo in cui interpretiamo il ruolo di un cordiale barista impegnato ad ascoltare i clienti e a soddisfarli preparando bevande di loro gradimento.

Come racconto spesso quando parlo di questa serie – da me molto amata – Coffee Talk proviene da un’area geografica che solitamente è associata più all’outsourcing per grandi studi che alla produzione di videogiochi per così dire “locali”: l’Indonesia. Il 2020, anno d’inizio della pandemia globale di Covid-19, ha segnato lo spartiacque tra un prima e un dopo per l’industria videoludica indonesiana e per la sua percezione nel contesto globale, e tutto è avvenuto grazie alla visione di uno studio chiamato Toge Productions. Nella lingua indonesiana, “toge” vuol dire “germoglio di fagiolo”: un simbolo di umiltà, di nuovi inizi, di semplicità. A partire dal 2009 e iniziando con lo sviluppo di videogiochi per browser, il piccolo team si è fatto strada fino ad aprire una divisione dedicata al publishing di videogiochi, dando spazio soprattutto a sviluppatori locali. Dicevamo che la svolta è arrivata nel 2020, anno in cui vennero pubblicati Coffee Talk e When the Past was Around. Eccezionale anche A Space for the Unbound, che nel 2023 raccontò una storia ambientata nell’Indonesia degli anni Novanta, ma piena di realismo magico. Quello stesso anno uscì anche il secondo episodio di Coffee Talk, e ora ci apprestiamo a parlare del terzo, a testimonianza della vitalità del prodotto dell’ingegno di Mohammad Fahmi, ideatore di questa pietra miliare del cozy gaming, venuto purtroppo a mancare a soli 32 anni. 

Coffee Talk Tokyo rappresenta la maturità di una serie consapevole di non dover cambiare per poter incontrare i gusti del suo pubblico. La formula è la stessa di sempre: ci troviamo dietro il bancone di un bar e tentiamo di portare avanti la baracca soddisfacendo i gusti dei nostri clienti. Oppure no: preparare un caffè nero bollente invece di un matcha latte ci costerà qualche occhiataccia e magari una svolta non ottimale per il finale della nostra avventura, ma non impedirà il progresso negli eventi di gioco. In realtà, la gran parte delle circa sette ore necessarie per completare una partita – bisogna giocare più volte per esperire tutti i possibili finali – si spende ascoltando i clienti e le loro storie, e osservandoli interagire e intrecciare relazioni tra di loro. C’è molto più ascolto (anzi, lettura: Coffee Talk Tokyo e tutti gli esponenti precedenti della serie non sono doppiati) che azione, nel bar di Chorus Worldwide Games e Toge Productions, e ciò contribuisce a costruire l’atmosfera rilassata e rilassante tanto amata dagli appassionati di cozy games, complice anche l’eccellente colonna sonora lo-fi firmata da Andrew “AJ” Jeremy. Stavolta, però, c’è una novità di rilievo: l’ambientazione nipponica.

Mentre i due capitoli precedenti prendevano luogo in una versione alternativa e sovrannaturale della metropoli statunitense di Seattle, Coffee Talk Tokyo espone in bella vista il suo fiore all’occhiello – ossia il setting giapponese – fin dal suo nome. È una mossa geniale, perché chi ben conosce il folklore giapponese sa che yokai e yurei formano un cast ideale da riunire in un bar per parlare di vita, morte, lavoro, amore, famiglia. Dall’altro lato del bancone vedremo avvicendarsi salarymen-kappa che si trovano a scoprire il senso della vita una volta arrivati in pensione; yuki onna (letteralmente “donna delle nevi”) che perdono la loro tradizionale fama di pericolosità per tentare di fare amicizia con altri esseri viventi; ma anche fantasmi di ragazze morte da poco e trattenute sulla Terra da qualche conto in sospeso (si parla in giapponese di “on” per definire questo concetto) che desiderano annusare il profumo della bevanda che preferivano in vita. 

È una parata di personaggi che interagiscono fra loro in maniera perfettamente naturale, complice un livello di scrittura eccellente, forse il picco finora raggiunto dalla serie. Si potrebbe pensare che la scelta di rendere mostri e fantasmi protagonisti delle chiacchiere serali di un bar tokyese sia finalizzata all’escapismo più puro, ma non è così. Coffee Talk Tokyo affronta problemi e temi decisamente contemporanei: quello del rapporto dell’essere umano con il lavoro, innanzitutto, ma anche le fatiche e le meraviglie dei legami familiari, le sfide poste da configurazioni non tradizionali dei rapporti amorosi. In questo bar c’è tantissimo su cui riflettere per chi ha voglia di ascoltare, anche con interazioni minime: grazie a un apposito tasto, è possibile lasciare che le conversazioni proseguano senza cliccare alcunché, e così vivere Coffee Talk Tokyo in larga parte come una sorta di serie televisiva, fatta eccezione per le fasi di preparazione dei drink per i nostri clienti. A disposizione avremo una larga selezione di ingredienti: dal caffè al tè, passando per il gelato e per lo zenzero, fino ad arrivare a elementi esotici come il mango e i litchi. La varietà di preparazioni è davvero sterminata, e riuscire a ricordare la bevanda preferita di un cliente è un traguardo che dà tanta soddisfazione.

Va da sé: state alla larga se per voi il gaming è soltanto hardcore. Coffee Talk Tokyo è orgogliosamente un’esperienza videoludica per tutte e tutti, priva di virtuosismi (anche tecnici) e che resta rigorosamente aderente alla formula originale. Peccato per la mancanza di traduzione dei testi in lingua italiana, pesante per un videogioco così tanto basato sulla conversazione tra i personaggi. Speriamo che sia aggiunta con una patch in futuro come capitato ad altri prodotti indipendenti dell’Asia orientale in passato (penso al caso virtuoso di Nine Sols). Vi segnalo che le prestazioni del gioco su Steam Deck sono state eccellenti, sebbene sia stata avvertita dal publisher della mancata finalizzazione dell’ottimizzazione del gioco sul PC portatile di Valve. Nel mio caso, tutto si è svolto nel migliore dei modi. E non dimenticherò tanto presto i numerosi matcha latte preparati a kappa e a yurei.

Pubblicato il: 18/05/2026

Provato su: PC Windows

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