HERMIT AND PIG
Funghi contro il capitalismo
“Per praticare la raccolta del tartufo, il raccoglitore deve sottoporsi ad un esame per l’accertamento della sua idoneità.[...]
La ricerca, da chiunque eseguita, deve essere effettuata con l’ausilio del cane a ciò addestrato e lo scavo, con l’apposito attrezzo (vanghetto o vanghella), deve essere limitato al punto ove il cane abbia iniziato”
Art. 5 della Legge 16 dicembre 1985 n. 752, Normativa quadro in materia di raccolta, coltivazione e commercio dei tartufi freschi o conservati destinati al consumo
Molti studiosi sono convinti che il suo impiego per la ricerca di tartufi sia iniziato millenni fa, durante l’Impero Romano. Di certo c’è abbondante documentazione del suo uso nella Francia del XVII secolo, e lo stesso valeva, a partire dallo stesso periodo, nel territorio che oggi è la regione italiana del Piemonte, per trovare il pregiatissimo tartufo bianco. Eppure, dopo centinaia (o migliaia) di anni di fedele collaborazione, il legame tra i cercatori dei pregiati tuberi e i maiali, almeno in Italia, si è interrotto. Non di certo per l’inefficienza dei suini, che sono in grado di scovare tartufi anche a tre metri di profondità grazie al loro olfatto sopraffino, eccellente soprattutto nelle scrofe, dato che l’odore del fungo ipogeo più famoso del mondo è molto simile a quello degli ormoni sessuali del maiale di sesso maschile. Mentre in altri Paesi – ad esempio in Francia – è ancora consentito l’utilizzo del maiale nella ricerca ai tartufi, in Italia la legge 752 del 1985, all’articolo 5, permette solo l’impiego di cani appositamente addestrati. Questo perché il maiale che percepisce l’odore di tartufo prende a scavare con una foga incontrollabile nel terreno, causando danni potenzialmente ingenti al bosco.
E fu così che il maiale venne mandato in pensione. Non in Hermit and Pig, però. Nel curioso GDR prodotto e autopubblicato dal piccolissimo studio indipendente Heavy Lunch Studio, protagonisti sono un eremita e il suo fedele maialino da tartufi. Dotato di cappellino giallo, il maiale può cercare tartufi se gli si dà l’apposito comando. Più in generale, la ricerca di funghi (ipogei e non) è centrale nell’economia ludica e narrativa del gioco: sono i miceti a muovere le fitte trame di Hermit and Pig e a riempire la borsa del protagonista, pronti a essere utilizzati come oggetti curativi fuori e dentro gli scontri, o anche come strumenti offensivi nel corso dei combattimenti a turni contro animaletti assortiti o scagnozzi di una misteriosa megacorporazione che minaccia il benessere del bosco e della cittadina vicina.
Gli eventi di gioco prendono avvio quando una ragazza raggiunge l’eremita e il maiale per chiedere aiuto. L’eremita è tutt’altro che entusiasta: anche i dialoghi cono assimilati ai combattimenti, in Hermit and Pig. Questo perché il vecchietto non gradisce il contatto con gli sconosciuti, e ciò dà il la a uno degli elementi migliori di tutta la produzione: la sua scrittura. Hermit and Pig si inserisce in un filone ormai di lunga data, e di grande prestigio, che include i GDR che hanno voluto e saputo non prendersi troppo sul serio. Va citato di certo EarthBound, cui la produzione di Heavy Lunch Studio è accomunata dal rappresentare una allegoria degli Stati Uniti d’America, con le loro idiosincrasie, le loro ossessioni, le loro storture. La scrittura di Hermit and Pig è puntualmente ironica e assurda, sempre sopra le righe, e selezionare un’opzione di dialogo inadeguata nel corso dei “combattimenti non violenti” che sono le conversazioni con gli estranei comporterà la perdita di punti vita da parte del nostro eremita. La causa? L’insostenibile sensazione di cringe provata dal vecchietto stesso. Superare con successo questi confronti all’ultima parola garantirà, invece, punti esperienza che gli permetteranno di salire di livello, con un sistema assolutamente classico per tanti GDR vecchi e nuovi.
Dicevo: una ragazzina chiede aiuto a un eremita e al suo maiale. È insospettita dal fatto che la locale fabbrica in cui un po’ tutti lavorano in città è stata interdetta agli operai e ora è circondata da considerevoli misure di sicurezza. Perché non si può più entrare? E che cavolo sta succedendo alla fauna locale, sempre più aggressiva? In effetti, anche l’eremita e il maialino dal cappellino giallo – che erano usciti di casa alla ricerca di funghi appartenenti alla specie Cantharellus cibarius, peraltro tra i miei preferiti – non hanno potuto che constatare che moscerini, lontre, rane, financo i piccioni sembrano essere presi da una aggressività del tutto fuori dal comune, tanto che devono affrontarli in combattimento per farsi largo nel bosco alla ricerca di funghi. Fortuna che qui si può coccolare il maiale, altrimenti lo stress sarebbe troppo da digerire.
Qui inizia qualche problema. Prima di addentrarci nei meandri del funzionamento delle battaglie vere e proprie (quelle in cui ci si mena, per capirci, e non quelle in cui si parla tentando di non essere assaliti dall’imbarazzo), premetto che Hermit and Pig presenta numerosissime opzioni di customizzazione della difficoltà e delle modalità di svolgimento dei combattimenti. C’è la modalità facile, con attacchi di potenza rinforzata, più punti vita, timing rilassato per attacchi, schivate e contrattacchi; quella normale, impostata di default; e poi quella difficile, con attacchi più deboli, solo 15 punti vita all’inizio dell’avventura, e tempistiche strette per le azioni. Iniziamo a parlare di customizzazione più nel dettaglio: i timer per combattimenti e dialoghi possono essere rimossi; si possono rimuovere le combo (normalmente si attacca premendo una precisa sequenza di tasti, diversa per ciascun tipo di opzione offensiva); si può prevedere che il gioco automaticamente selezioni l’attacco superefficace contro ogni creatura, senza che si debba cercare il punto debole, magari affidandosi all’intuito del maialino grazie all’apposita opzione. Insomma: ce n’è per tutti i gusti, e questo è certamente positivo per chi non apprezza le lungaggini dei combattimenti, o magari non ama la pressione di tasti a tempo o lo stress di dover rispettare tempistiche strette per il completamento dei turni. Va detto, però, che, come la giri la giri, i combattimenti non risultano mai memorabili, e sono figli di un approccio vecchi(issim)a scuola al GDR, per me assolutamente non disturbante, certo, ma che non credo possa parlare in maniera efficace al pubblico contemporaneo – specie in seguito all’uscita di un prodotto dalle ambizioni del tutto differenti, ma appartenente allo stesso genere di riferimento, quale è Clair Obscur: Expedition 33.
Tra calci, pugni, pestoni e lanci di fionda, però, Hermit and Pig scorre piacevolmente per una quindicina di ore, a patto di non aspettarsi innovazioni o sorprese a livello di gameplay. Girare per i boschi alla ricerca di funghi e tartufi in pixel art ha il suo indubbio fascino, e sono tante le superstar micologiche della produzione di Heavy Lunch Studio. Ve ne cito alcune, perché insomma, mi sembrerebbe assurdo non parlare di funghi nella recensione di un videogioco sui funghi. C’è Laetiporus sulphureus, detto anche “gallina dei boschi”. Ha un profumo fantastico: ne ho trovato uno gigantesco su un ceppo marcescente lo scorso autunno. È ottimo cotto sulla piastra quando è giovane. Consigliato. C’è lo schifosissimo Mutinus caninus, a forma di fallo: quando lo trovate ve ne accorgete subito, perché ha una puzza di cadavere che non vi scorderete mai. E sì, inutile dire che non è edibile (bleah). Non a caso, in Hermit and Pig rende il bersaglio puzzolente per trenta secondi. Perfetto! Immancabile Fomes fomentarius, qui utilizzabile come arma offensiva per danneggiare l’avversario: è un fungo che causa la carie bianca del legno, facendo da parassita quando l’albero è vivo, e da saprofita quando è morto. I suoi corpi fruttiferi sono durissimi ed emergono dall’albero ospite. Immancabile la deliziosa Morchella esculenta, uno dei funghi più ricercati e pregiati, usato soprattutto nell’alta cucina francese; contrariamente a molti altri miceti eduli, cresce in primavera, e nessuna amicizia tra cercatori di funghi è salda a sufficienza da convincere a rivelare a qualcun altro i propri luoghi di raccolta delle morchelle. Parlo per esperienza diretta.
Hermit and Pig sarà amatissimo da chi cerca una scrittura guizzante e ironica e una rappresentazione caricaturale delle idiosincrasie degli Stati Uniti d’America. Da queste parti abbondano teorie del complotto, sette religiose, e minacce di mandare la Guardia Nazionale a menare i lavoratori in protesta. Due note (per così dire) tecniche che possono essere importanti: la traduzione in lingua italiana dei testi è, al momento, assente, e nel momento in cui scrivo questa recensione (prima dell’uscita di Hermit and Pig) il gioco non gode del bollino verde di Valve nella sua versione per Steam Deck ma, nonostante ciò, risulta perfetto in tutto e per tutto sul mio PC portatile preferito. E me lo sono proprio goduto, Hermit and Pig, con tutte le sue imperfezioni e le sue ingenuità. Sarà che a una scrittura di gran carattere io proprio non resisto, o sarà stato l’effetto dei miei amati funghi. Chissà. A volte il tutto è più della somma delle sue parti.
Pubblicato il: 02/02/2026
Provato su: PC Windows
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