LIKE A DRAGON

INFINITE WEALTH

INFINITE

WEALTH

Ogni tanto sorrido quando ripenso al fatto che se oggi siamo qui a parlare di Like a Dragon: Infinite Wealth lo dobbiamo ad uno scherzo finito incredibilmente bene. La svolta da JRPG della serie storica di Ryu Ga Gotoku Studio venne infatti annunciata come pesce d’aprile e accolta molto calorosamente dal pubblico, al punto da spingere SEGA a convincersi di rischiare: il risultato è stato Like a Dragon 7 (che noi gaijin conosciamo come Yakuza: Like a Dragon), che non è solamente uno dei migliori capitoli della saga ma è anche uno dei migliori JRPG di tutti i tempi, a parere mio. È normale quindi che l’attesa per il sequel ufficiale - arrivato dopo che SEGA ha pubblicato Lost Judgment con relativo DLC, il remake del mai approdato in occidente Like a Dragon Ishin e il capitolo di transizione Like a Dragon Gaiden - si fosse fatta in qualche modo spasmodica. Perché se Yakuza: Like a Dragon è stato in grado di raggiungere certi livelli qualitativi dopo essere stato annunciato per scherzo era naturale essere quantomeno curiosi di sapere quanto e come RGG Studio avrebbe approfondito e migliorato la sua inattesa rielaborazione della serie. La risposta è che se nella recensione di Like a Dragon Gaiden ho sottolineato più e più volte quanto questo team sia sempre stato in grado di fare tanto con poco, stavolta ho avuto per la prima volta la netta sensazione di essere davanti ad un capitolo che ha potuto contare su una produzione e dei budget enormi, riuscendo così a mettere mano un po’ a tutte le sue componenti per aggiustare il tiro. 

Ichiban Kasuga è ormai conosciuto come l’eroe di Yokohama ed è uno degli artefici del grande scioglimento dell’alleanza Omi e del Clan Tojo. Lavora come impiegato in un’agenzia interinale, dove si occupa di trovare un posto in società a tutti quegli yakuza che si sono ritrovati senza una famiglia da servire da un giorno all’altro, ma lo scandalo generato da una vtuber gli toglie tutto per l’ennesima volta. È in questo momento che il Clan Seiryu di Yokohama gli affida un compito particolare: recarsi alle Hawaii per incontrare Akame-san, l’unica donna che il suo capitano Masumi Arakawa abbia mai amato, nonché madre di Ichiban. Questo infila Ichiban all’interno di una profonda e complessa macchinazone, che vede coinvolte tutte le gang criminali della malavita hawaiiana e qualche rigurgito reazionario degli ex malavitosi della yakuza giapponese.

Kiryu Kazuma - il drago di Dojima - sta morendo. Ha un tumore e gli restano sei mesi di vita, e si vede: Kiryu è stanco, ha i capelli bianchi ed è ormai stoicamente deciso a morire nell’ombra al servizio dei Daidoji che ne hanno inscenato la morte alla fine di Yakuza 6. Anche lui è alle Hawaii per trovare Akame-san, ed è qui che incrocia nuovamente il suo cammino con quello di Ichiban. I due si uniscono nel tentativo di salvare la donna dalle grinfie delle gang locali e, soprattutto, per scoprire come mai sembrano tutti interessati a lei e ai segreti che si porta dietro. Il problema, però, è che la malattia di Kiryu si intromette nella sua missione, obbligandolo a chiedere a Ichiban di occuparsi della questione mentre lui è costretto a tornare in Giappone per prendersi cura di sé. 

Like a Dragon: Infinite Wealth è un videogioco spaccato a metà, diviso tra due anime e due archi narrativi profondamente differenti tra loro che tentano in qualche modo di essere complementari. È un titolo estremamente inusuale per la serie, più di quanto non lo fosse già quello Yakuza: Like a Dragon che introdusse la rivoluzione completa della struttura da JRPG e dei combattimenti a turni in una serie che aveva già fatto della follia e delle piccole sperimentazioni un vero e proprio marchio di fabbrica. È un capitolo strano, perché nonostante non sia la prima volta che Like a Dragon presenti più di un protagonista giocabile all’interno della stessa storia, è anche vero che in questo caso l’approccio, i toni e le finalità narrative delle due parti di cui è composto sono profondamente differenti e quasi in contrasto l’una con l’altra. Da un lato c’è Ichiban con la sua sgangherata compagnia di fulminati che scorrazzano per le vie di Honolulu, dall’altra c’è un Kiryu vecchio e stanco che deve affrontare la malattia facendo i conti con il proprio passato e gli affetti che ha dovuto abbandonare inscenando la propria morte per proteggerli. Il solco che esiste tra le due storie di Infinite Wealth è profondo, ed è contemporaneamente il più grande pregio e il più grande difetto di quello che, inutile girarci intorno, è un videogioco pazzesco, nonché uno dei JRPG più incredibili di sempre per profondità e stratificazione.

Ichiban scorrazza per una Honolulu devastata dalla corruzione e dal crimine che si annidano nell’ombra nascondendosi dietro all’immagine da paradiso turistico dell’arcipelago; Kiryu torna a casa per mettere in ordine la propria vita in quella che è una lunga e dolorosa passeggiata sul viale dei ricordi. Da un lato c’è un JRPG che ha perfezionato quasi tutti gli elementi di cui è composto e che spinge costantemente sull'acceleratore in termini di stranezze e follie tipiche della serie e soprattutto del corso inaugurato da Yakuza: Like a Dragon, dall’altro c’è la storia malinconica di una leggenda che si sta spegnendo lentamente e che per la prima volta impara a fidarsi di chi gli sta attorno. Yakuza 5 parlava di sogni infranti, Yakuza 6 del rapporto tra genitori e figli, Yakuza: Like a Dragon del riscatto degli ultimi. 

Like a Dragon: Infinite Wealth parla di tante cose: di rimorsi, del bisogno di far pace col passato, di legami e di amicizia. Lo fa in maniera encomiabile, senza più nascondere i suoi momenti più “umani” solo dietro a delle missioni secondarie dalle premesse totalmente fuori di testa. E, per quanto dolorosi e genuinamente commoventi siano certi momenti, lo fa con una sincerità e un’onestà senza pari in un medium in cui spesso e volentieri i protagonisti sono praticamente dei superuomini immortali.

C’è, a mio parere, un’evidente squilibrio tra le due parti, perché la gravitas con cui viene raccontato Kiryu (e l’enorme bagaglio di ricordi associati al drago di Dojima dalla “vecchia guardia” di Yakuza) finiscono ben presto per prendere il sopravvento sulla narrativa, relegando un po’ ingiustamente Ichiban a ricoprire un ruolo subalterno. I motivi sono tanti, in realtà: in primis c’è un’ambientazione hawaiiana che perde di fascino abbastanza in fretta per colpa di una mappa tanto grande quanto diluita e dispersiva nei contenuti (niente a che vedere con la perfezione di Kamurocho e Sotenbori, ma anche di Isezaki Ijincho), a cui va aggiunta una gestione un po` traballante dei ritmi soprattutto nei primi capitoli. Infinite Wealth è infatti un videogioco gigantesco e pienissimo di contenuti capaci di diventare dei buchi neri divora-tempo. 

I Sujimon, introdotti in Yakuza: Like a Dragon come parodia yakuziana dei Pokémon, ora non sono solamente dei balordi con cui riempire il sujidex, ma è possibile catturarli e organizzarli in una squadra da utilizzare per seguire una storyline molto corposa associata ad essi, con tanto di combat system dedicato, oltre che di Megaquattro e campione della lega Sujimon da sconfiggere per arrivare in fondo. L’altro macro-contenuto è quello di Dondoko Island, una vera e propria riproposizione di Animal Crossing dalle dimensioni enormi capace di sembrare a tutti gli effetti un gioco nel gioco, anch’esso con un combat system, una UI e delle meccaniche uniche, una trama da sviscerare a fondo e un resort da ripulire dalla spazzatura per renderlo un’attività commerciale di successo.

Se in passato, però, la fruizione dei contenuti secondari era lasciata spesso e volentieri nelle mani del giocatore, che poteva scoprire minigiochi e storie secondarie esplorando e decidere autonomamente se prendervi parte, Infinite Wealth sembra quasi avere paura che certi contenuti possano venire ignorati. Il risultato è che nei primi capitoli il ritmo viene spesso interrotto dall’introduzione forzata di questi contenuti, andando ad inficiare il ritmo della narrativa, che ci mette più del dovuto a decollare. È un peccato, perché l’impressione che ho avuto è quella di una SEGA spaventata dalla possibilità che il nuovo pubblico potesse in qualche modo perdersi certi aspetti di Infinite Wealth e abbia quindi deciso di prendergli la mano e accompagnarlo in un tour delle stranezze di questa serie sacrificando i ritmi narrativi e della spontaneità di certe situazioni. 

Al netto di questo, però, Infinite Wealth è un videogioco importantissimo, che dimostra ancora una volta quanto Ryu Ga Gotoku Studio sia a tutti gli effetti uno dei team migliori sulla piazza, capace come pochi di raccontare i drammi della contemporaneità sapendo prendersi sul serio nei momenti giusti. Like a Dragon è un JRPG urbano e moderno, che sfrutta le assurde vicende dei suoi protagonisti per dipingere il ritratto di un Giappone e di un mondo che stanno cambiando: non è un caso che tra gli antagonisti di questo capitolo ci sia una vtuber, che gran parte delle macchinazioni da sventare siano legate all’inquinamento e che i protagonisti trovino il tempo di redarguire Ichiban per un discorso insensibile e pure un po’ sessita pronunciato davanti alla donna di cui è innamorato. E che non vi venga in mente di lamentarvi di tutto questo, mi raccomando, perché Yakuza è da sempre una serie che si occupa di mettere in discussione un certo tipo di mascolinità

Infinite Wealth è però soprattutto un’opera coraggiosa che parla di problemi reali, umani e tristemente tangibili. Non capita mai che un videogioco chieda al suo pubblico di accompagnare un suo protagonista iconico in un viaggio verso la morte per malattia. L’unico esempio che mi viene in mente, almeno nel panorama mainstream, è quanto fatto da Kojima Productions con Snake in Metal Gear Solid 4 (e credetemi se vi dico che mai nella vita avrei pensato di arrivare a paragonare Metal Gear e Like a Dragon), e scusate se è poco.

Non capita perché la malattia fa paura, è quasi un taboo, eppure qui è trattata con umanità e rispetto in quella che è per me la migliore tra le sezioni di Infinite Wealth. Con buona pace di Ichiban, s’intende. Ecco, penso ci siano un’infinità di motivi per cui celebrare e innamorarsi di Like a Dragon: Infinite Wealth, dal gameplay incredibilmente soddisfacente al suo meraviglioso cast di personaggi (al punto che soffrirei all’idea di non vedere più Tomizawa, Chitose e Seonhee tra i protagonisti del prossimo capitolo), però credo che il suo vero valore stia proprio nella sua trattazione dei problemi reali del mondo reale, oltre che delle memorie dei suoi personaggi e - di riflesso - dei fan di vecchia data. Al netto dell’aver preferito - e non lo nascondo - Yakuza: Like a Dragon per la sua resa complessiva, non posso che dirmi estremamente soddisfatto di Infinite Wealth. È un videogioco a cui mi sono affezionato subito e che rappresenta a tutti gli effetti un unicum all’interno di un franchise che raramente ha accettato di avere due titoli uguali tra loro nella sua continuity. Un videogioco che ha dimostrato quanto quel pesce d’aprile di tanti anni fa abbia rappresentato una vera e propria sliding door per questa serie e per il genere intero. 

Non so cosa ci aspetti nel futuro della serie, non riesco ad immaginarlo. Spero solo che a Ichiban venga riconosciuto finalmente il ruolo di protagonista assoluto così come è successo con la sua prima apparizione, e soprattutto spero che la serie non si snaturi troppo ora che il focus narrativo sembra essere cambiato una volta per tutte (ma con RGG Studio mai dire mai). Se potessi esaudire un solo desiderio, però, spererei di non vedere mai più un’operazione commerciale così indifendibile come quella di aver rinchiuso il new game + dietro paywall, rendendolo di fatto un contenuto esclusivo per chiunque abbia deciso di acquistare le edizioni più costose del gioco. Una caduta di stile senza precedenti per Like a Dragon, che mi costringere a chiudere questa recensione con una nota purtroppo (e inaspettatamente) amara.

2 commenti

Un altro dei meravigliosi articoli per cui non mi interessa che testata seguo, l'importante é seguire Sorichetti. Per quanto riguarda il gioco, il New Game + a pagamento é una vera crudeltà per una saga dove ho sempre fatto almeno una seconda e a …Altro... Un altro dei meravigliosi articoli per cui non mi interessa che testata seguo, l'importante é seguire Sorichetti. Per quanto riguarda il gioco, il New Game + a pagamento é una vera crudeltà per una saga dove ho sempre fatto almeno una seconda e a volte anche una terza run per sbloccare tutto il possibile. Al di là di questo, però, non vedo l'ora di metterci le mani. Ho solo una piccola paura: in futuro, questo aumento di budget, sarà un arma a doppio taglio per Sega visto che ora si aspetterà di vendere di più e a un target più ampio? Fin ora sono andati benissimo, quindi resto fiducioso.

Grazie Andrea.

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