- recensione -

SEA of STARS

E il naufragar m'è dolce in questo mare di stelle

Quand’è stata la prima volta che avete sentito di esservi innamorati di un videogioco? Io lo ricordo ancora benissimo. Era l’estate del 2003, papà mi aveva regalato un Game Boy Advance SP perché era stanco di preoccuparsi degli attentati alla salute dei miei occhi perpetrati dallo schermo non retroilluminato del mio Advance mezzo scassato, e per l’occasione si era fatto prestare qualche gioco nuovo da un collega per farmi provare qualcosa di diverso da Pokémon Cristallo. Ovviamente quelle cartucce vennero brutalmente ignorate per mesi finché non mi ritrovai rinchiuso in casa durante un temporale, annoiato e solo, alla disperata ricerca di qualcosa da fare. Golden Sun lo incontrai così, e seppur non ci capissi sostanzialmente nulla ne diventai ossessionato. Diventò il gioco di quando ero solo, il gioco di quando pioveva e non potevo uscire, il gioco di quando ero triste. La mia copertina di Linus digitale filtrata da un piccolo schermo in 5:3. Il mio legame con Golden Sun è così profondo che ancora oggi lo cerco nascosto dentro ad ogni JRPG che gioco, sperando nel frattempo che qualcuno si ricordi di Camelot e mi faccia dimenticare l’onta di quel terzo capitolo che ha ucciso la serie. Ancora oggi, quando ripasso dalle parti della casa di nonna in cui ho passato tutte le mie estati da bambino, mi piace sedermi sui gradini davanti alla porta per giocarci per un'oretta. È un mio piccolo rituale apocrifo, una sorta di passeggiata nei ricordi alla ricerca di qualcosa che ho perso quando ero un ragazzino e che non trovo più da tempo. Tutto questo per dire che dopo tanti anni è finalmente successo: ho trovato il Golden Sun della mia età adulta e si chiama Sea of Stars. Non credevo fosse possibile. 

Ci ha provato Mathias Linda quando a fine 2022 ha stravolto le aspettative di molti sui JRPG indie, come si diceva nella recensione di Chained Echoes. Ci è andato vicino, vicinissimo, ma è finita che pur considerandolo un neoclassico del genere (e forse uno dei migliori in assoluto per certi aspetti) non si è instaurato un rapporto così profondo tra me e Chained Echoes. Con Sea of Stars sono bastati pochi istanti. Anzi, a dire il vero è bastato sentire per la prima volta i flauti di Yasunori Mitsuda per ritrovarmi a sorridere come un ebete di fronte allo schermo. È difficile spiegare perché sia successo, è una questione squisitamente emotiva e personale che non posso esprimere realmente a parole. È successo e basta e questo mi rende felice.

Sea of Stars è il secondo videogioco prodotto da Sabotage Studio, team canadese che ha prodotto quella genuina meraviglia di The Messenger nel 2018. Dall’action platform si passa al gioco di ruolo alla giapponese prodotto anche grazie ad una campagna kickstarter spaventosamente riuscita e benedetto da una pubblicazione simultanea sia su Game Pass che su PlayStation Plus che gli ha donato una visibilità notevole (e che non ha impedito al gioco di vendere 250.000 copie nella settimana di pubblicazione). All’apparenza si tratta di un grande omaggio ai classici del genere, il solito viaggio degli eroi predestinati per salvare il mondo da una grande minaccia malvagia, eppure basta poco tempo per rendersi conto di quanta modernità Sabotage sia stato in grado di portare all’interno della sua opera. Anziché abbandonarsi alle semplici citazioni, infatti, Sea of Stars ricerca la propria unicità in un combat system meravigliosamente bilanciato, in un’esplorazione mai così “attiva” e in un mood abbastanza unico nel suo genere. Valere e Zale sono figli del solstizio, bambini portati dalla grande aquila a Mooncradle proprio in occasione dei solstizi d’estate e d’inverno, e per questo sono chiamati al proprio dovere in tenera età. Ai due viene negata l’infanzia spensierata degli altri bambini, devono allenarsi per diventare soldati dell’accademia e prepararsi a combattere l’eterna lotta che l’umanità porta avanti contro i dwellers, creature demoniache create dal Fleshmancer che, se ignorate, possono diventare divoratrici di mondi e porre fine alla specie umana in un batter d’occhio.

Sea of Stars, però, di predestinazione parla poco. Lo fa nelle prime ore, quando presenta al giocatore i suoi protagonisti e il mondo che si ritrovano a difendere, enfatizzando le differenze tra l’infanzia dei due soldati del solstizio e quella di Garl, amico leale troppo umano per poter essere realmente utile alla causa. O almeno questo è quello che pensano tutti di lui. Il suo è un incipit che si prende il proprio tempo prima di far decollare la narrazione, abbastanza semplice per far sì che tutti possano assimilare con calma le dinamiche del suo mondo, le gerarchie e la mitologia su cui si fonda. A tratti forse troppo semplice, per quanto squisito nei toni e nelle sue meravigliose ambientazioni tropicali (e, lasciatemelo dire, era ora che qualcuno riprendesse il mood dell’inizio di Chrono Cross e ci costruisse un’intero videogioco attorno). Sea of Stars cresce nel tempo, lo fa grazie ad una scrittura che si stratifica con calma fino a raggiungere dei picchi di pathos notevoli. Lo fa introducendo il tema del lutto e inquadrando i suoi protagonisti mentre disperati assistono inermi alla perdita della propria innocenza e alla fine del loro mondo. Il tutto poggia su basi decisamente poco seriose, dettate dalla classica irriverenza con cui Sabotage Studio inserisce riferimenti “meta” e scanzonati all’interno delle sue storie, però arrivano dei momenti in cui la gravitas del racconto diventa difficile da ignorare. La seconda metà del gioco, in questo senso, è un concentrato di sorprese, ribaltamenti di fronte e di piccole ma adorabili trovate narrative che celano un gusto notevole per la scrittura, soprattutto quella degli archi narrativi dei singoli personaggi. Garl è, proprio per questo, forse uno dei migliori personaggi che abbia mai incontrato all’interno di un JRPG, e mi rimarrà nel cuore a lungo.

Lo dissi di Chained Echoes e lo ribadisco con ancora più forza di fronte a Sea of Stars: non sopporto la definizione di “lettera d’amore a” applicata a videogiochi di questo tipo. Sea of Stars è il risultato di un evidente ragionamento sui classici e di un lungo processo di ammodernamento che sta lentamente cambiando i connotati al genere. Sabotage Studio ha abbandonato i combattimenti casuali, rifiuta la classica non-gestione dell’inventario, il grinding continuo e ossessivo e gli automatismi tipici di un genere che è stato per generazioni l’espressione massima del kolossal videoludico e che ha perso brillantezza negli anni a causa della sua ostinata reiterazione degli stessi elementi. Sea of Stars è discretamente lineare nella sua progressione, ma mitiga questa sua linearità con un’esplorazione che necessita di continui interventi attivi da parte del giocatore. Per poter attraversare dungeon e percorsi è infatti necessario saltare sulle sporgenze che donano al gioco una verticalità a tratti inedita per il genere, utilizzare strumenti come il rampino o il mistral bracelet che in maniera quasi metroidvaniesca ampliano le possibilità del traversal, e tenere sempre gli occhi aperti per piccole deviazioni dalla strada maestra che portano a tesori nascosti.

Il combat system segue lo stesso paradigma: si combatte a turni, ma in maniera del tutto nuova. Gli MP sono risicati (bastano a malapena per lanciare un singolo incantesimo per personaggio) ma si ricaricano gradualmente utilizzando gli attacchi semplici, che a loro volta sprigionano del live mana che è possibile assorbire successivamente per potenziare un attacco sprigionando la magia elementale innata di ognuno dei protagonisti. A questo aggiungete il fatto che Sea of Stars ha preso ispirazione dai capitoli RPG di Super Mario, e che incorpora all’interno del suo sistema di combattimento delle azioni da compiere in tempo reale per aumentare la potenza dei propri attacchi, ridurre il danno causato dai nemici o allungare il più possibile le proprie combo. La chiave sta nell’azzaccare il giusto tempismo per ogni azione, e questo scoraggia gli approcci più svogliati e disattenti. Tutto questo è propedeutico alla meccanica principale di tutto il combat system: i lock. Durante gli scontri, infatti, i nemici possono cominciare a caricarsi per sferrare un attacco speciale sul party, e in questa fase fanno apparire sulla propria testa una serie di “serrature” su cui sono presenti i simboli elementali e le varie tipologie di armi. Nel caso si riuscisse a colpirli in tempo con le armi o gli elementi giusti prima che agiscano sarà possibile sbilanciarli e negare il loro attacco, aumentando così le probabilità di vittoria. Se è vero che i personaggi di Sea of Stars hanno accesso ad un pool di abilità speciali decisamente ristretto è anche vero che c’è un bilanciamento praticamente perfetto di tutte le sue meccaniche. Dimenticatevi dei sistemi complessi e perfettamente ignorabili di alcuni esponenti del genere, Sea of Stars ci tiene che tutte le meccaniche messe a punto per il combattimento vengano interiorizzate e utilizzate nella maniera corretta. Serve ad annullare gli automatismi, a catturare l’attenzione del giocatore, a far sì che rimanga alta per tutta la durata del gioco e a fare in modo che tutti gli scontri - anche quelli minori - abbiano la propria importanza.

All’inizio sono rimasto sbalordito dalla pura e semplice bellezza degli ambienti, dal rendering dell’illuminazione dinamica (mai vista una qualità e un gusto del genere in un videogioco moderno in pixel art) e dai suoni malinconici e sognanti della colonna sonora di Eric Brown e Yasunori Mitsuda. Sono rimasto per le meccaniche di gioco e per l’interazione con i suoi sistemi e per i suoi puzzle ambientali semplicissimi ma così ben integrati nell’esplorazione. Ho sorriso di fronte ai prestiti dai Mario & Luigi, da Chrono Trigger e da Golden Sun, ho amato i personaggi (soprattutto quelli secondari) e non riesco a togliermi dalla testa i paesaggi e le atmosfere piratesche di cui si ammanta spesso e volentieri.

C’è un’ultima cosa di cui voglio parlare però. Quella più importante.
Non è raro che i JRPG facciano leva sul potere dell’amicizia per giustificare certe dinamiche narrative, è un concetto che ci portiamo dietro dai tempi di quel meraviglioso falò attorno a cui si radunavano i protagonisti di Chrono Trigger. A volte è un concetto che viene abusato in maniera del tutto ingiustificabile ed esagerata, tanto da essere diventato un cliché che io in primis spesso malsopporto. Ecco, Sea of Stars è speciale anche e soprattutto per come racconta i rapporti umani al suo interno. Il legame che unisce Valere, Zale e Garl è toccante per la sincerità e la genuinità che emerge da ognuna delle loro interazioni. Così diversi per retaggio ma così uguali proprio in virtù dell’aver condiviso così tanto sin dai primi anni della loro vita. Il loro è un legame più forte della distanza imposta dai ruoli di ognuno, più forte di quel destino che a Garl ha lasciato solamente il ruolo di cuoco guerriero di fronte a due amici prescelti dal sole e dalla luna per salvare il mondo. In un mondo sull’orlo della catastrofe e perennemente in conflitto, Sea of Stars è in grado di dipingere i suoi momenti migliori proprio nei frangenti di pausa. Le sezioni attorno al fuoco, gli sguardi e la cura che ognuno ha per l’altro, quel volersi bene che tiene viva la speranza di arrivare fino in fondo sono il carburante che fa andare avanti l’opera fino alla fine. È in quei momenti di introspezione e di riflessione che Sea of Stars racconta al meglio il significato del viaggio dei protagonisti. Che sia la faticosa lotta per salvare il mondo di Valere e Zale, la ricerca dello scopo della propria vita di Garl, il desiderio di preservare il passato di quella terra che anima Teaks, la sofferenza di Seraï o il rapporto di amore fraterno incrinato di Resh’an e Aephroul, è proprio quando Sea of Stars si ferma per rifiatare che fa emergere la forza, la determinazione e il significato profondo delle azioni di tutti.

Sono momenti impagabili che mi hanno fatto innamorare di Sea of Stars, che mi hanno ricordato perché ho ancora bisogno di perdere tempo dietro ad un genere che per il grande pubblico è diventato quasi solamente il retaggio di una vecchia epoca in cui i videogiochi li si faceva così perché la tecnica imponeva certi limiti. E vi prego di non farvi abbindolare con la storiella della nostalgia a tutti i costi, perché Sabotage Studio ha dimostrato ancora una volta di non essere interessata a rivangare il passato ma di puntare alla modernizzazione e al miglioramento di ciò che il team ha amato in gioventù. Sea of Stars non è una lettera d’amore, non è un omaggio ai JRPG del passato. Sea of Stars vuole ergersi così in alto da poter guardare i classici negli occhi senza alcun timore riverenziale, proprio come The Messenger faceva con gli action platform e come mi auguro faranno anche i loro prossimi progetti. Io per il momento mi limito ad essere grato, perché Sea of Stars è riuscito in qualcosa che credevo impossibile. Sea of Stars è riuscito a farmi tornare a quell’epoca in cui combattevo la malinconia delle giornate di pioggia seduto sui gradini di casa di nonna col mio Game Boy Advance in mano, però con una consapevolezza nuova. Mi sa tanto che la prossima volta che mi siederò su quei gradini lo farò in compagnia di Sea of Stars.

E scusate se è poco.

18 commenti

Messo in evidenza da Andrea Sorichetti

Era da tanto che non mi innamoravo così di un gioco, Sea of Stars è una piccola perla da gustare pixel dopo pixel. Vi farà ridere, esaltare e commuovere e meravigliare ora dopo ora facendovi venire la voglia di tornare a casa da scuola per vedere …Altro... Era da tanto che non mi innamoravo così di un gioco, Sea of Stars è una piccola perla da gustare pixel dopo pixel. Vi farà ridere, esaltare e commuovere e meravigliare ora dopo ora facendovi venire la voglia di tornare a casa da scuola per vedere come va avanti la storia anche se la scuola l'avete finita da un pezzo ed il vostro game gear /game boy è lì da anni a fare da modernariato vintage. L'avventura dei due guerrieri del Solstizio e del loro amico cuoco guerriero riesce nell'impresa che sfugge a tanti mega blockbuster milionari : regalarvi la gioia di giocare e no, non è davvero poco.

Messo in evidenza da Andrea Sorichetti

Era da molto tempo che, finito un gioco, non venivo preso da una tale malinconia come mi è successo per Sea of Stars. E non solo per le lacrimucce che ti fa versare.

Questo è uno di quei prodotti che una volta completato richiede ancora un po' di …Altro...
Era da molto tempo che, finito un gioco, non venivo preso da una tale malinconia come mi è successo per Sea of Stars. E non solo per le lacrimucce che ti fa versare.

Questo è uno di quei prodotti che una volta completato richiede ancora un po' di tempo prima di buttarsi sul prossimo. Non per necessità di metabolizzare, semplicemente perché vale la pena aggrapparsi il più possibile a quell'emozione che ti lascia perché ormai sai già che passerà del tempo, troppo, prima di giocare a qualcosa che ti faccia provare qualcosa di simile.

Le ore passate davanti allo schermo scorrono senza che tu te ne accorga, la storia ha un giusto ritmo e non ti mette mai addosso la pressione di dover arrivare il prima possibile al prossimo obiettivo. I personaggi vengono introdotti così naturalmente che sembra quasi di conoscerli da sempre, ed è forse proprio per questo che, alla fine, si fa fatica a lasciarli andare.

I tanti, forse troppi, titoli che usciranno nei prossimi mesi saranno una bella distrazione, ma difficilmente sapranno mettere in ombra il ricordo di questa piccola meravigliosa perla.

Complimenti Andre, ottimo articolo ♥

Ho fatto le cose al contrario, ho finito il gioco, me lo sono goduto completamente in blind e mi sono emozionato più volte, e solo dopo aver metabolizzato sono qui a leggere la recensione; questa storia lascia un bel segno, sono contento di averci g …Altro... Ho fatto le cose al contrario, ho finito il gioco, me lo sono goduto completamente in blind e mi sono emozionato più volte, e solo dopo aver metabolizzato sono qui a leggere la recensione; questa storia lascia un bel segno, sono contento di averci giocato dopo aver finito The Messenger, poiché certi momenti, vedi "Glacial Peak", senti che ti travolgono non una, ma due volte. Garl rimarrà a lungo uno dei personaggi più belli con cui si possa avere a che fare.

Ottima recensione.

Con il trafiletto iniziale su Golden Sun mi hai fatto venire i brividi, quelle emozioni infantili / adolescenziali le ricerco ancora oggi in ogni titolo.

Ho giocato un paio d'ore a Sea of Stars al lancio la sera prima di partire per le ferie e mi so …Altro...
Con il trafiletto iniziale su Golden Sun mi hai fatto venire i brividi, quelle emozioni infantili / adolescenziali le ricerco ancora oggi in ogni titolo.

Ho giocato un paio d'ore a Sea of Stars al lancio la sera prima di partire per le ferie e mi sono reso conto solo adesso, tornando a casa, di quanto avessi voglia di continuarlo.

L'inizio ha generato in me le stesse aspettative (seppur toccando corde diverse) del prologo di Chained Echoes, che tutto fece tranne che disattenderle. Sea of Stars tuttavia mi fa ancora più paura in quanto mi ricorda molto di più l'opera di Camelot, probabilmente per quella interazione ambientale che mai sono riuscito a ritrovare in un jrpg (sarà che non ho giocato i titoli giusti).

Pensare che nell'arco di poco più di un anno siano usciti due titoli come Chained Echoes e Sea of Stars mi fa ben sperare per il futuro e l'evoluzione del genere che più di tutti riesce a rievocare in me, così come immagino in tanti altri, quelle emozioni perdute che ricerchiamo fin dall'infanzia.

Bellissima recensione Andrea, grazie!

Bellissima review. Una review che traspira di amore e di tanta magia. Sono alle prese con il titolo da poche ore ma già ha rapito il mio cuore. Non oso immaginare quando arriverò alla fine.

Recensione bellissima, grazie!

sono a metà, poi metto sotto anche chained echoes e facciamo i conti.

Che ti devo dire, mi piace tantissimo quello che scrivi e come lo fai.

A me Sea of Stars è piaciuto molto, non quanto a te probabilmente (anche perché non ho avuto lo stesso rapporto con Golden Sun, nonostante lo stia aspettando da un po' sull'on …Altro...
Che ti devo dire, mi piace tantissimo quello che scrivi e come lo fai.

A me Sea of Stars è piaciuto molto, non quanto a te probabilmente (anche perché non ho avuto lo stesso rapporto con Golden Sun, nonostante lo stia aspettando da un po' sull'online Nintendo visto che è uno dei giochi dell'infanzia di un mio carissimo amico che me ne parla spesso), ma l'inizio e la fine della tua recensione sono emozione pura.

Complimenti ancora!

FULL OT, ma non saprei dove altro scrivere: come ultimi messaggi, nella Prima Pagina, escono fuori solo quelli pinnati. È voluto? Non aiuta a trovare eventuali nuovi commenti lasciati dagli utenti.

Soricuz oramai l'unico recensore di Final Round, come Atlante si porta il mondo sulle spalle.

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