Il futuro di

PERSONA

Un primo sguardo ravvicinato a Persona 5 Tactica e Persona 3 Reload

Il futuro di

PERSONA

Un primo sguardo ravvicinato a Persona 5 Tactica e Persona 3 Reload

Vi ricordate quando al termine della monografia su Persona mi chiedevo quali fossero i piani di Atlus per la serie? Beh, a Colonia ho potuto sbirciare il futuro di Persona provando non uno ma ben due titoli in dirittura d’arrivo, nel mezzo ad una line-up incredibilmente fornita come quella di Sega che a Colonia ha presentato ufficialmente (tra gli altri) anche Like a Dragon Gaiden e Sonic Superstars, quasi a voler rimarcare con decisione il buono stato di salute dell’azienda. Ho potuto quindi provare con mano sia Persona 5 Tactica che Persona 3 Reload, trovando finalmente una risposta ai miei dubbi sulla direzione di Atlus (che nel mentre sta lavorando anche alla nuova IP di Metaphor: Re Fantazio). Il successo di Persona 5 ha gettato l’azienda in quello che è senza ombra di dubbio il suo periodo economicamente più splendente e produttivamente più prolifico, lo si evince dalla convinzione con cui sono state presentate entrambe le demo in questione.

PERSONA 5 TACTICA

Ne è passato di tempo da quel 2016 in cui Atlus si ritrovò quasi per caso sul tetto del mondo grazie al quinto capitolo della serie spin-off del suo franchise di punta. Persona 5 è un gioco forse irripetibile, di quelli che ne escono uno ogni dieci anni se va bene perché hanno un impatto tale da stravolgere i canoni del loro genere di riferimento. Il JRPG moderno non può prescindere da Persona 5, che è stato un vero e proprio spartiacque generazionale in grado di avvicinare una folla oceanica ad un genere che in quegli anni stava cercando una strada per rimettersi al centro dell’attenzione. Che poi diciamocelo: Persona 5 non si è inventato nulla di nuovo rispetto a quello che già tentavano di fare Persona 3 e Persona 4 prima di lui. Anche se P-Studio ha raggiunto un risultato del genere è perché Persona 5 era ed è tutt’ora un videogioco dalle qualità innegabili, nessuno si sarebbe mai aspettato un successo del genere. È anche vero che dal 2016 sono passati otto anni, e che Persona 5 Tactica è il sesto titolo dedicato ai Phantom Thieves of Hearts a venire pubblicato. All’edizione Vanilla si sono infatti affiancati Royal, Dancing in Starlight, Strikers e da pochissimo anche The Phantom X, gacha in uscita per ora solamente in Cina e Giappone per piattaforme mobile e PC. Sei titoli in otto anni sono tanti, troppi, anche perché ad essi si aggiungono un numero quasi incalcolabile di collaborazioni tra P5 e alri live service tendenzialmente esclusivi del mercato asiatico. È inevitabile che la serie sia “stanca”, e prima di mettere mano alla demo di Tactica non ho potuto che pensare a questo con un po’ di timore.

Persona 5 Tactica sembra partire, esattamente come faceva Strikers, dalla fine di P5 vanilla. I Phantom Thieves si ritrovano nuovamente catapultati nel metaverso (con un’introduzione che, almeno dalla demo, mi è sembrata fin troppo sbrigativa) per fronteggiare una nuova misteriosa minaccia. Quello che mi si è parato di fronte è un gioco che sia dal punto di vista estetico che dal punto di vista delle meccaniche tenta di ribaltare completamente i paradigmi del titolo originale: la nuova direzione artistica prevede design dei personaggi stilizzati, che strizzano l'occhio all'estetica chibi, e piacciano o meno va detto hanno senso se inseriti all’interno di un gameplay da RPG tattico in griglia. Di fronte al trailer d’annuncio non ho potuto che pensare ai due capitoli di Shin Megami Tensei Devil Survivor usciti su DS e 3DS, convinto del fatto che si trattasse finalmente del terzo capitolo poi ribrandizzato come Persona, ma la realtà dei fatti è tutt’altra: Persona 5 Tactica è un tactical RPG che guarda da vicino al modello di Xcom e, in particolare, a quello di Mario + Rabbids di Ubisoft Milano. Il movimento è libero entro un certo range che cambia da personaggio a personaggio, le coperture giocano un ruolo fondamentale negli scontri e tutto il combat system è incentrato sul portare i nemici a scoprirsi per colpirli quando sono più sguarniti in maniera tale da massimizzare i danni.

La cosa che ho apprezzato maggiormente è il fatto di aver cercato in tutti i modi di mantenere le peculiarità del OneMore System di Persona ma di rielabolarle in maniera tale da poterle applicare anche in un contesto così differente. Ecco quindi che le armi da fuoco diventano fondamentali per poter fare danni da dietro una copertura, che gli attacchi corpo a corpo diventano più rischiosi perché a fronte di un output di danno maggiore espongono maggiormente agli attacchi dei nemici e che i Personae diano accesso ad attacchi magici capaci di ignorare completamente le coperture degli avversari. A questo si aggiunge la nuova meccanica del Triple Threat, che altro non è se non una nuova incarnazione degli All-Out Attack del passato. In sostanza se si riesce a stordire un nemico sfruttando una debolezza elementale o un attacco corpo a corpo e, successivamente, lo si circonda con i tre membri del party è possibile scatenare un attacco combinato capace di fare danni a tutti i nemici presenti all’interno dell’area che ha come vertici i tre ladri fantasma schierati sul campo. L’impressione, in ogni caso, è quella di trovarsi come al solito di fonte ad un combat system molto profondo che si svelerà piano piano nel corso della storia. Queste nuove dinamiche mi hanno stuzzicato molto più di quanto non lo abbia fatto Strikers in passato, quindi sono estremamente curioso di vedere se Atlus si dimostrerà in grado di ottenere risultati eccellenti anche nel campo degli RPG strategici. Non aspettatevi però un sistema estremamente complesso: l’idea che mi sono fatto è che anche in questo caso, dal momento che in copertinca c’è comunque scritto Persona 5, si sia puntato ad un sistema di combattimento stratificato ma di facile comprensione per fare in modo che chiunque si avvicini al gioco possa apprezzarlo sin dalle prime battute prima di scappare spaventato.

C’è però una cosa da dire sull’operazione Persona 5 Tactica in generale, ed è importante sottolinearla. Atlus dovrà essere brava ad introdurre delle novità importanti a livello narrativo che vadano ben oltre l’inserimento di un nuovo personaggio principale, Erina. Le brevi sezioni di trama che ho potuto esplorare all’interno della cornice di questa demo, infatti, mi hanno purtroppo messo sulle spalle una sensazione di grande stanchezza. È sempre bello rivedere in azione i Phantom Thieves, dopotutto le quasi 300 ore che ho passato in loro compagnia in questi anni sono state estremamente importanti, però è diventato un po' stancante avere a che fare con le stesse identiche dinamiche interpersonali di sempre. Joker è ancora muto, Ryuji è sempre il solito caciarone che ha sempre i soliti bettibecchi con Morgana che è sempre innamorato di Ann che è sempre la solita bellona profonda ma anche un po’ svampita. La mia paura è quella di arrivare a non sopportare più l’eterna riproposizione delle stesse dinamiche, e Strikers aveva sottolineato come non sembrava esserci alcuna intenzione di far evolvere i protagonisti della serie (se non per una Haru che si è riscoperta piacevolmente antagonista e ostile alle forze dell'ordine). Spero davvero di venire smentito, perché l’alternativa è il completo e totale appiattimento creativo di un'IP che ha raggiunto un insperato successo per evidenti meriti e che è stato piano piano trasformato in una vacca da mungere a tutti i costi per cavalcarne il più possibile la popolarità. Nota di super merito invece per la colonna sonora, che presenta tracce inedite (sì, Lyn Inaizumi è tornata a cantare per Persona 5 e non potrei esserne più felice) e, soprattutto, tracce storiche riarrangiate in chiave più lounge e con dei richiami anche alla bossanova. Veramente bellissima, come al solito, ma di Shoji Meguro mi fido sempre e comunque.

PERSONA 3 RELOAD

Arriviamo, però, a quello che oggi non posso che considerare il piatto forte dell’offerta di Atlus per il futuro prossimo. Arriviamo a Persona 3 Reload, remake di quel Persona 3 che fece da spartiacque per la serie e che aprì la trilogia (più infiniti spin-off) nata sotto il segno di Katsura Hashino, che ereditò la direzione del progetto da Kouji Okada, e di Shigenori Soejima, che prese il posto di Kazuma Kaneko alla direzione artistica. Partiamo da una domanda a mio modo di vedere fondamentale: perché rifare Persona 3 proprio adesso? Le risposte possibili sono tante, ma va sicuramente tenuto in conto che il questionario del 2022 in cui si chiedeva al pubblico quali fossero i titoli di cui avrebbe voluto vedere un rifacimento diede dei risultati chiarissimi: al primo posto compariva il nome di Persona 3, seguito a ruota da entrambi i Persona 2 e da Revelations: Persona. A questo si aggiunge anche il fatto che Persona 3 uscì ad inizio anni 2000 e che è il capitolo che più di tutti si è legato alla cultura di quel periodo storico, e come dicevo nella recensione di Bomb Rush Cyberfunk è evidente che gli Y2K stiano tornando prepotentemente di moda, ergo anche commercialmente parlando deve essere sembrata la migliore delle idee possibili sotto questo punto di vista.

Partirò col dire che non pensavo che sarei uscito dalla Gamescom così entusiasta per un remake, eppure il lavoro fatto con Persona 3 Reload mi ha impressionato non poco. Il gioco è stato ricostruito da zero utilizzando Unreal Engine 4, e il risultato finale è sorprendentemente bello. Storicamente - e questa è una considerazione ben nota a tutti gli appassionati dei MegaTen un po’ più smanettoni - Atlus ha sempre fatto una gran fatica nel creare codici che risultassero particolarmente puliti, colpa di una gestione a dir poco tremenda degli asset che venivano utilizzati malissimo finendo per pesare terribilmente sulla memoria delle console. Persona 3, inoltre, è il titolo che graficamente ed esteticamente è invecchiato peggio tra tutti quelli diretti da Hashino. Persona 3 Reload mostra un gusto notevole nella ricostruzione di asset, illustrazioni e fondali, con una modellazione dei personaggi anni luce migliore dell’originale e una gestione davvero sbalorditiva dell’illuminazione, che non strappa al gioco la sua estetica anime malinconica ma le dona giustizia mantenendone le caratteristiche principali.

I primi screenshot mi avevano fatto temere per una sorta di rebranding in salsa Persona 5 del gioco, in particolare per quanto riguarda l’UI, invece devo ammettere che una volta preso contatto col gioco non ho mai sentito la sensazione di trovarmi di fronte ad un’opera snaturata. Anzi, a dirla tutta il redesign dell’interfaccia mi ha dato l’impressione di aver raggiunto la forma che avrebbe sempre voluto avere ma che per questioni di budget (e probabilmente di inesperienza) non ha mai potuto ottenere. È come se il team avesse attinto a piene mani dall’esperienza fatta con i capitoli successivi (soprattutto Persona 5) per ricreare lo stesso mood di Persona 3 ma in maniera esteticamente più complessa e approfondita. Questo ha fatto sì che anche il Tartarus, che in quanto procedurale era un ambiente particolarmente piatto e ripetitivo, ora abbia trovato una nuova identità visiva, identica nelle idee all’originale ma molto meno noioso per gli occhi.

Per il resto il gioco (di cui è stato possibile vedere solamente le fasi di battaglia e di navigazione del Tartarus) è identico all’originale. Ho rigiocato Persona 3 da poco su Playstation 2 ed è stato divertente rendermi conto del fatto che ricordo ancora quasi alla perfezione le debolezze elementali dei nemici delle prime aree, quindi sono stato in grado di arrivare alla fine della demo prima che scadesse il timer da 30 minuti imposto dalla presentazione. Come ricordavo resistenze e debolezze, però, ricordavo anche certe lungaggini legate al combat system e all’esplorazione del tartarus; posso dire di aver apprezzato più di quanto mi aspettassi il lavoro fatto per rendere più dinamici gli scontri e, soprattutto, la gestione di animazioni e menù di battaglia. A questo si aggiunge una piccola novità legata al Tartarus, che avrà, oltre ai canonici forzieri, anche delle nuove escrescenze cristallizzate sparpagliate qua e là da poter distruggere per recuperare qualche piccolo oggetto di cura extra, ribilanciando lievemente la difficoltà del gioco, che al di là di questo mi è sembrata identica all’originale. Si era già visto nei trailer di presentazione, ma posso confermare che in Persona 3 Reload sarà possibile controllare l’intero party in battaglia e non solo Makoto, meccanica mutuata da Persona 3 Portabile (da cui però non è stata ripresa la possibilità di giocare la route di Kotone). Saranno assenti invece tutti i contenuti aggiuntivi introdotti con Persona 3 FES, quindi nel remake non sarà incluso il capitolo extra “The Answer”. Poco male se chiedete a me.

DUE PAROLE CONCLUSIVE

Se dovessi scegliere di giocare solo uno dei due titoli proposti da Atlus credo che preferirei mettere le mani su Persona 3 Reload. Non ne faccio un discorso di nostalgia, quanto più una questione di potenziale impatto: Persona 3 è un videogioco incredibilmente sottovalutato che tratta temi maturi, toccanti e profondi, quindi credo sia particolarmente importante che possa finalmente arrivare al grande pubblico - soprattutto a quello che la serie l’ha scoperta con Persona 5 - in questa sua nuova veste riveduta e, si spera, corretta dove serviva. Persona 5 Tactica ha dalla sua un sistema di gioco del tutto nuovo per la serie, che in mano ad un team così abile nel costruire gameplay profondi e soddisfacenti potrebbe sicuramente riservare qualche bella sorpresa e/o intuizione, soprattutto per un genere tendenzialmente così ostico per il pubblico meno "-core". A preoccuparmi è la sua scrittura e quel senso di déja-vu che è emerso anche dal primo contatto con la demo. È una questione squisitamente personale che potrebbe valere solamente per me nel mondo, ma credo che sia arrivato il momento di dire addio ai Phantom Thieves una volta per tutte e andare oltre. Fa paura, sarà difficile, ma prima o poi toccherà farlo. Per fortuna c’è Metaphor: Re Fantazio all’orizzonte e quello sembra essere un deciso passo avanti per tutta Atlus, almeno a livello concettuale ed estetico.

Pubblicato il: 04/09/2023

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3 commenti

Grazie per l'anteprima Andrea avevo letto avidamente la tua monografia su persona 5 poco dopo averlo finito. Non sono un amante dei jrpg anzi credo che forse persona 5 royal, provato grazie al gamepass, sia stato il primo jrpg che ho mai finito, l'h …Altro... Grazie per l'anteprima Andrea avevo letto avidamente la tua monografia su persona 5 poco dopo averlo finito. Non sono un amante dei jrpg anzi credo che forse persona 5 royal, provato grazie al gamepass, sia stato il primo jrpg che ho mai finito, l'ho adorato un sacco spendendoci quasi 200 ore, e buttandomi subito dopo su Souls Hackers 2 per la voglia di dare una possibilità a qualcos'altro di simile ( ma non è scattato l'amore.) Mentre sono un grande appassionato di tattici i vari xcom passando per gears tacticts, mutant year zero etc... Passando anche per il non buono Marvel's Midnight Suns, quindi non vedo l'ora di provare persona 5 tactica e perché non dare una possibilità a persona 3 magari anche con questo scatterà la scintilla..

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