EVIL WEST

RECENSIONE

 

Focus Interactive conferma la solidità della sua lineup con un action/shooter in terza persona orgogliosamente fuori dal tempo, a base di vampiri e pallottole sparate fra i canyon.

 

 

 

Paradossalmente il bello di Evil West è che quelli che per certi giocatori potrebbero essere considerati alcuni dei suoi pregi oggettivi, per altri potrebbero rappresentare invece dei veri e propri difetti. Una situazione quantomeno particolare, eppure facilmente comprensibile nell’ottica di una produzione che con coraggio sceglie di andare per la sua strada, lungo un cammino che per parecchi versi pare guardare più all’indietro che non in avanti. Perché, senza girarci inutilmente attorno, l’ultima fatica dei Polacchi di Flying Wild Hog (già autori della serie Shadow Warrior e di Trek To Yomi) sembra un gioco proveniente dal passato, e nello specifico da quell’era di veraci prodotti gustosamente AA che hanno contraddistinto la generazione Xbox 360 e PlayStation 3: titoli mai particolarmente ambiziosi o rivoluzionari, capaci però di divertire col loro gameplay senza fronzoli e con l’attitudine di chi getta per definizione il cuore oltre l’ostacolo. 

A prescindere dai suoi ovvi limiti strutturali, quella di Evil West diventa allora – specie se contestualizzata nella sua epoca, ovvero quella fine 2022 in cui lo standard del videogioco d’azione segue certi standard – una manifesta dichiarazione d’intenti, una precisa rivendicazione di ciò che il titolo vuole e forse soprattutto non vuole essere. Partiamo com’è sensato che sia dal punto numero uno: Evil West si presenta, forse persino curiosamente, come il primo concreto emulo della reinterpretazione in chiave moderna di God of War. In quel di Varsavia sembrano in effetti aver appreso alla grande la lezione di game design firmata da Cory Barlog, e l’impostazione che ne deriva è davvero similissima al nuovo corso di Kratos in terra norrena. Anzi, a tratti si potrebbe definire addirittura pedissequamente identica, specie prendendo in considerazione la telecamera alle spalle, i controlli associati a un’invidiabile pesantezza dei colpi o il sincero gusto per impatti che lasciano il segno – per non menzionare certe animazioni scimmiottate paro paro, tipo l’apertura assai poco ortodossa dei forzieri mutuata dalle maniere sbrigative del Fantasma di Sparta.

Personalmente non ho vissuto gli ovvi punti di contatto con fastidio: al contrario ammetto che è stato piuttosto piacevole gustarsi una reinterpretazione parziale di una formula azzeccatissima, che per qualche strana ragione è rimasta fino ad oggi un unicum assoluto e anche un po’ inspiegabile. Perché, a ben vedere, Evil West si abbandona comunque a licenze intriganti, approfondendo in particolare la componente di attacco a distanza che in God of War sì esiste ma non diventa mai il fulcro della battaglia (a dispetto di un combat system con concessioni da sparatutto, specie per quanto riguarda la gestione dell’Ascia del Leviatano nell’accorciare le distanze). Se le scorribande del Kratos maturo si possono insomma interpretare come un hack’n’slash con goduriosi elementi shooter, qui l’equilibrio è probabilmente sovvertito, con le armi da fuoco leggermente prioritarie rispetto ai comunque fondamentali assalti in mischia.

Un’impostazione che anche in termini narrativi si dimostra sensata, visto il carattere da fulmineo pistolero di un protagonista colpevolmente un po’ insipido nella caratterizzazione eppure ben contestualizzato all’interno di un western con elementi horror molto meno banale e approssimativo del previsto. Prima di concentrarci su atmosfera e trama, vale però la pena di tornare al discorso iniziale, ovvero a tutto ciò che Evil West deliberatamente rifiuta di essere: in un mondo in cui la tendenza nel gaming è quella di non accontentarsi mai, con standard ossessivamente all’insegna del gigantismo più esasperato, delle mille feature, del tutto a volontà di simpsoniana memoria, Flying Wild Hog se ne frega di quel che dovrebbe esserci ormai di default e… guarda al passato. A un’era geologica, anzi geoludica, in cui le pretese erano infinitamente minori, e “bastava” un single player fatto come si deve, con la giusta attenzione alla messa in scena (senza dubbio favorita da una linearità in stile giostra del luna park) e soprattutto al gameplay di base.

Il risultato, nei suoi limiti autoimposti anche da una produzione AA, si dimostra così provocatoriamente fuori dal tempo da risultare una rigenerante boccata d’aria fresca. Evil West procede allora come un unico corridoio dall’inizio alla fine, per una dozzina di ore fatte di sparatorie, mazzate e finisher brutali che non solo rifugge qualsiasi velleità open world o open map, ma addirittura non si disturba a posizionare i vari collezionabili più in là di qualche metro rispetto alla via maestra. Un richiamo a un’ingenuità tecnica e concettuale che oggi non può che far sorridere, comunque funzionalissima nella sua semplicità. Perché, e qui si arriva a una questione da non sottovalutare, l’ultima fatica dei creatori di Shadow Warrior è un videogame con una sua personalità ben distinta, capace di lasciare il segno senza dover strafare. Sincero e diretto come il panino al salame che ogni tanto si mangiava a merenda da bambini.

Intendiamoci: non tutto è perfetto, e anzi non manca qualche spigolo che si poteva e forse si doveva smussare con un po’ di attenzione (e probabilmente di tempo) in più. Il codice ad esempio è abbastanza sporco ed è possibile incappare in bug vari ed eventuali, tipo il protagonista che sprofonda fino alla vita nel pavimento obbligando fastidiosamente a ricaricare il checkpoint. O ancora, la varietà dei nemici risulta a lungo andare limitata, imponendo riproposizioni insistite di avversari prima presentati come boss e poi inseriti all’interno di gruppi sempre più coriacei e ossessivamente sbattuti in faccia all’utente. E si potrebbe anche obiettare qualcosa riguardo alle combo oggettivamente basiche del corpo a corpo, o peggio alla dubbia utilità di una modalità cooperativa implementata così timidamente da non avere alcun senso pratico.

Nonostante tutto, quando Evil West fa quel che si propone di fare – cioè pressoché sempre – è difficile non avvertire il titillare di suggestioni disintossicanti, il canto perduto di quei guilty pleasure da godersi a cervello spento e polpastrelli reattivi. Soprattutto se siete giocatori di un certo tipo, per intenderci gente cresciuta a colpi di Shadow of Rome, Splatterhouse, Pandora’s Tower, Singularity e compagnia cantante. Ecco in quel caso, per voi sarà ancora più facile apprezzare le boss battle finalmente degne di tale nome, l’appagante senso di progressione che vi consentirà di costruire un alter ego adatto al vostro stile di gioco, la godibile trama dalle sfumature pulp (peraltro sorprendentemente simile a quella di The Order 1886) e il sistema di combattimento viscerale ed elettrizzante – anche in senso letterale. Il risultato finale è dunque un videogame limitato ma onesto, che mantiene esattamente tutto quel che promette: se le premesse vi sembrano gustose, sappiate che Evil West non soltanto non vi deluderà, ma con larga probabilità vi piacerà pure più del previsto. Per tutti gli altri, in primis quelli che si aspettano un tot di cose da un videogioco pubblicato nel 2022, il consiglio è quello di non sprecare tempo e guardare oltre.

A cura di
Marco Mottura

Pubblicato il: 20/12/2022

Provato su: PlayStation 5

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11 commenti

Bello lo provero sicuro, bella recensione

Sentivo proprio il bisogno di un titolo in stile Tarantino, appena scende di prezzo me lo godo come si deve.

Bella recensione Marco molto genuina. Ho preso il gico si tuo Consiglio nella live dove l avete provato. Me lo sono goduto tutto nonostante le spigolosita l ho adorato era ora di in gioco non perfetto ma bello diretto su quello che vuole essere e pro …Altro... Bella recensione Marco molto genuina. Ho preso il gico si tuo Consiglio nella live dove l avete provato. Me lo sono goduto tutto nonostante le spigolosita l ho adorato era ora di in gioco non perfetto ma bello diretto su quello che vuole essere e proporre, unico neo a mio parere è la pochissima varietà di nemici, ne sarebbero bastate 2/3 in più per rendere meglio nel finale.

è interessante il modo in cui un prodotto può essere percepito diversamente a seconda del modo con cui viene proposto. Titolo AAAA con difetti, imperdonabile. Titolo AA con difetti, ingenuità deliziose. Eppure funziona così, più grande è un pro …Altro... è interessante il modo in cui un prodotto può essere percepito diversamente a seconda del modo con cui viene proposto. Titolo AAAA con difetti, imperdonabile. Titolo AA con difetti, ingenuità deliziose. Eppure funziona così, più grande è un progetto, maggiori sono le conseguenze delle incoerenze, mentre saper puntare ad un'altezza realistica permette di realizzare esperienze piacevoli senza dover per forza mirare alla memorabilità. Proverò volentieri Evil West appena finisco il backlog attuale :)

Mah, mi è sempre saputo un pò di gioco da cestone, da provare quando capita l'offerta

Messo in evidenza da RoundTwo

Recensione che mi ha fatto interessare il titolo, gli darò una provata. Ho apprezzato tantissimo che tu abbia citato shadow of rome, un titolo che ho adorato nella mia infanzia e di cui si parla sempre troppo poco

Grazie Marco per questa analisi, ho visto zero pubblicita a riguardo ed ero curioso.
Quanto hai spammato il concetto che il titolo guarda al passato ahahahahah

Tocca provarlo

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