BLOOD DUNGEON

Facciamo un casino

“Ti piacciono le ossa, cagnolone?”. Il mio omino rosa è appena cascato giù da un pertugio piuttosto disgustoso, e viene accolto da una lettera contenente... delle ossa. Ci troviamo in una caverna con delle casette e degli strani figuri incappucciati che sembrano dei maghi. Entro in uno degli edifici e mi ritrovo in compagnia di un barbaro nudo e di varie ombre dalla forma indecifrabile. L’incipit di Blood Dungeon non mi ha scioccata giusto perché avevo provato la sua fenomenale demo su Steam nel corso dell’ultima edizione di Steam Next Fest. La prima impressione è quella di trovarsi in un incubo febbrile disegnato con Paint. Poi inizi a giocare e ti rendi conto di avere per le mani il miglior autobattler dai tempi di Vampire Survivors

Non sono rimasta stupita, conoscendo chi c’è dietro a questa creatura stranissima e caotica (ma solo in apparenza, perché tutto, qui, è studiato fin nei minimi dettagli: e su questo non c’è dubbio). Lo studio californiano Messhof è in attività dal 2013 ed è formato da Mark Essen, i cui lavori sono stati esposti, fra l’altro, al Centre Pompidou di Parigi (ricordo con particolare affetto l’assurdo Randy Balma: Municipal Abortionist, del 2008) e Kristy Norindr, esperta in Gender Studies e Media Studies. La loro eccellente amalgama diede vita a quel capolavoro del PvP che risponde al nome di Nidhogg (2014), il più assurdo videogioco di scherma mai creato dall’essere umano. Venne poi Nidhogg 2 (2017), considerevolmente abbellito dal punto di vista grafico rispetto al suo spartano predecessore, e poi l’anno scorso è stata la volta di una grossa sorpresa: Wheel World, avventura ciclistica che non mi sarei mai aspettata dal team.

Conoscendo le tempistiche di produzione abbastanza dilatate di Messhof, mai mi sarei aspettata di avere per le mani un nuovo prodotto del team a così stretto giro rispetto all’uscita di Wheel World. E invece guarda un po’ cosa succede nell’ultima edizione di Day of the Devs: viene annunciato Blood Dungeon, e la sua uscita è prevista nella tarda estate di quest’anno. La data viene poi fissata al 25 agosto. Ma come è possibile? Beh, si scopre che Mark Essen aveva un progettino a cui amava lavorare di sera. Una cosuccia eh, una robetta da niente: un assurdo matrimonio tra Vampire Survivors e il genere platform. E se l’è tenuto stretto stretto, scegliendo di autopubblicarlo come nei bei tempi che furono, quando Nidhogg aveva fatto furore, ormai dodici anni fa. E capisco questa scelta, perché ho il fortissimo sospetto che, nell’era del fotorealismo a tutti i costi, i vermoni giganti che paiono disegnati su Paint (Messhof ha proprio una fissa con questi vermi...) possano detonare con la forza di una bomba nel sonnacchioso mercato estivo. Di certo c’è che per me Blood Dungeon è stato una rivelazione.  

“A quest for blood, bones and buffs”, un’avventura alla ricerca di sangue, ossa e potenziamenti: in questa frase scelta dal team per descrivere Blood Dungeon c’è (quasi) tutto. Dopo aver letto la letterina e incontrato alcuni dei miei compagni di sventura, mi sono buttata a capofitto nel primo livello: le Catacombe. Accolta da pipistrelli rosa e cavalieri con una passione smodata per la corsa, ho cercato di sopravvivere il più a lungo possibile – per poi durare appena una manciata di minuti. I sei livelli di Blood Dungeon sono un dedalo di scale, muri, specchi d’acqua (occhio a non esaurire l’ossigeno: poi si subiscono danni costanti) e piattaforme. I nostri personaggi possono arrampicarsi sui muri e sulle catene che penzolano tra una piattaforma e l’altra, e i nemici arrivano a ondate, sempre più forti, grossi e insistenti. E le dimensioni contano, qui, perché il contatto con un vermone volante o con uno spadaccino – sì, le citazioni a Nidhogg sono tante – porta alla perdita istantanea di un cuore. Le cure sono rare e le cose si fanno molto difficili molto presto, quindi bisogna fare molta, molta attenzione. Difficile quando il caos su schermo diventa soverchiante a pochi minuti dal fischio d’inizio – naturalmente per una scelta di design precisissima ed efficace.

In questo allegro casino si riesce a progredire in due modi: salendo di livello grazie alla raccolta di sangue e spendendo ossa per potenziamenti permanenti nella casetta del Cagnomante. Entrambe le risorse si ottengono facendosi strada nei livelli, ma le ossa possono essere utilizzate solo fra una partita e l’altra, portando a una metaprogressione dei personaggi. Non si portano a casa, invece, le armi e i potenziamenti (puntualmente assurdi) che si ottengono salendo di livello grazie al sangue dei nemici. Interessanti le sinergie tra i poteri speciali dei singoli personaggi e gli oggetti che possono essere ottenuti quando si sale di livello: mi sono molto affezionata alla rapidità di Nudinja, la cui velocità aumenta costantemente di livello in livello, quando ho scoperto che uno degli strumenti aumenta il ritmo di fuoco delle armi in maniera direttamente proporzionale alla velocità del personaggio stesso. Oh, non dite a Messhof che ve l’ho detto, mi raccomando. 

Ogni omino, poi, parte con un’arma specifica: il Barbaro utilizza una spada che ruota attorno al suo corpo, mentre la già menzionata Nudinja brandisce un fucile a canne mozze che spara diversi proiettili in un’ampia rosa. Anche le armi possono essere potenziate al passaggio di livello – sempre che siate fortunati con le tre opzioni di potenziamento proposte. Il reroll è possibile pagando con le monete che si trovano sparse in giro per i livelli, e nascosti nei meandri dei vari percorsi ci sono pure degli scrigni che regalano potenziamenti senza che il personaggio salga di livello. Il tutto ti insegna senza dire una parola il primo e ultimo comandamento di Blood Dungeon: mai, mai stare fermi. Imparare come muoversi è tutto e fa puntualmente la differenza tra la vita e la morte. Ma anche in caso di sconfitta si ha sempre voglia di una nuova partita – se come me siete dei casinisti patentati. Perché Blood Dungeon è una botta d’adrenalina continua: è velocissimo, è uno spasso, e soprattutto è un casino di dimensioni bestiali, perché gestire le orde di nemici mentre si salta come matti in giro e si corre corre corre a perdifiato è una roba che ti fa ammattire e al contempo ti tiene in quella zona magica di concentrazione perfetta come pochissime cose al mondo.

Proprio come accaduto con Vampire Survivors, in Blood Dungeon si vede già un immenso potenziale d’espansione: nuovi livelli, nuovi personaggi, nuovi nemici, nuove armi, nuovi strumenti. Ma già così c’è da giocare per decine di ore senza stancarsi. Ogni livello è diverso dall’altro, sia come geografia, sia per i boss e per i nemici. Nelle Tombe, per esempio, quasi tutto lo spazio è coperto da blocchi che possono essere distrutti con le armi. È un’ottima idea, allora, utilizzare il Barbaro, con la sua spada che rotea e fa danno ad area in continuazione. Mi sono accorta ben presto che alcuni blocchetti erano più gialli degli altri: questo perché nascondevano al loro interno delle preziose monete. E allora giù a demolire tutto – ma attenzione a mantenere degli appigli per poter tornare verso l’alto, sempre che non riusciate a ottenere la Ragnatela, arma che danneggia e rallenta i nemici, e i cui colpi possono anche essere utilizzati per arrampicarsi in giro. Mamma quanto sono furba!, pensi, mentre spari ragnatele in giro e guadagni una quantità di monete d’oro che manco Re Mida, e apri scrigni su scrigni per strappare quel potenziamento in più che ti cambierà la partita e ti porterà verso un nuovo record. 

Blood Dungeon è tutto così: lo guardi e ti sembra uno stupidissimo disegno fatto su Paint, ma se dopo cinque minuti non ti accorgi di quanto è intelligente beh, allora lo stupido sei tu. Immagino che all’uscita otterrà il bollino verde per Steam Deck (non ancora presente nel momento in cui scrivo questa recensione, diversi giorni prima del lancio), visto che le prestazioni sul PC portatile sono impeccabili. Altra cosa: Blood Dungeon è tradotto – con la giusta ironia – in lingua italiana. E ha una delle migliori colonne sonore videoludiche da molto tempo a questa parte. Merito dell’immacolato dungeon drum & bass di Thomas Hoey, che firma una OST dinamica da sparare a tutto volume mentre si sterminano orde di vermoni, di satiri e di qualsiasi cosa siano quei maledetti uccellacci viola che quando appaiono bisogna farsi il segno della croce, perché vuol dire che a schermo non si capirà più nulla. E non vi preoccupate se le cose si mettono male, perché i messaggi che compaiono a segnalare ogni game over sono uno spasso. Alla fine della mia prima partita mi è stato gentilmente comunicato in caps lock che TI HA UCCISO UN MOSTRO PIPISTRELLO PAFFUTO! La mia Nudinja è tornata armata fino ai denti a esigere il conto, con gli interessi. Non perdetevi questa mina vagante creata con amore e tantissima intelligenza. Ho il sospetto che colpirà al cuore tante e tanti.

Pubblicato il: 14/09/2026

Provato su: PC Windows

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