DESKTOP EXPLORER

Oltre lo schermo

Ho amato poche presenze virtuali nella mia vita nel modo in cui ho amato Clippy. Ho il forte sospetto, però, di far parte di una cerchia ristretta. Quel profilo metallico, il foglietto dietro di lui, e poi gli occhietti vispi, inconfondibili, sormontati da due sopracciglia nere. Noto come Clippy per gli amici (il suo nome completo era Clippit), questo assistente virtuale venne introdotto in Microsoft Office 97 per offrire consigli e supporto agli utenti. Solo che fu un vero e proprio disastro annunciato. Già durante lo sviluppo di Microsoft Office Assistant, i programmatori lo chiamavano con la sigla in codice “TFC”, che sta per “That Fucking Clown. Celeberrima la sollecitudine di Clippy quando si scriveva “Cara” o “Caro”: ecco che saltava subito su per offrire supporto. “Sembra che tu stia scrivendo una lettera”, diceva l’assistente. È solo una delle tante situazioni in cui Clippy faceva sentire forte e chiara la sua presenza, giudicata intrusiva dalla pressocché unanime massa degli utenti. E fu così che la figura degli assistenti di Office (Clippy non era l’unico) ci salutò senza troppe cerimonie all’uscita di Microsoft Office 2007. 

Per me, da bambina, quella graffetta chiacchierona era una compagna di giochi insostituibile alla scoperta di un oggetto per me davvero misterioso: il computer. Era lento, era grosso, era grigiastro e conteneva alcuni dei miei videogiochi preferiti. Le versioni di The Lion King e Disney’s Aladdin per MS-DOS, innanzitutto. Il PC era una delle mie scatole magiche, insieme a PlayStation e GameBoy. E quanto ho amato quello scatolone, e sì, quanto ho amato pure Clippy, con la sua invadenza, la sua totale ignoranza delle leggi della buona educazione e la sua cronica mancanza di discrezione. (Ma aveva anche dei difetti!).

Ed è proprio questo mio folle affetto per Clippy ad aver contribuito alla mia fascinazione per Desktop Explorer, opera prima del piccolo studio di sviluppo messicano Recurring Dream. Chissà, forse Pizarro (questo è il nome dell’assistente virtuale di Desktop Explorer) ha catturato anche Outersloth, etichetta di publishing nata dal successo stellare di Innersloth con Among Us. La tecnologia è da sempre un ingrediente fondamentale dell’horror, perché è croce e delizia dell’essere umano, infinita potenzialità ma anche minaccia per la stessa sopravvivenza dell’umanità: pensiamo solo a quanti film, romanzi di fantascienza o videogiochi mettono al centro della scena una intelligenza artificiale impazzita. Gli schermi dei vecchi computer, poi, ultimamente stanno facendo furore nell’horror videoludico: penso a Centum, che ci interroga su cosa consideriamo “intelligente”, ma anche a Home Safety Hotline, in cui i meandri del sistema operativo nascondono le informazioni necessarie per assistere telefonicamente chi ha bisogno di liberarsi da una minaccia domestica naturale o sovrannaturale. 

L’interfaccia di Desktop Explorer è quella di un sistema operativo di fantasia, chiamato Next OS, chiaramente ispirato a quelli che animavano i nostri vecchi computer negli anni Novanta. E infatti – come vi raccontavo in apertura – l’omonimo programma è anche dotato di un assistente virtuale che di nome fa Pizarro, ed è uno dei personaggi principali dell’avventura creata da Recurring Dream. Un po’ horror psicologico, un po’ saga familiare e molto rompicapo, Desktop Explorer ci mette nei panni di “Guppy” (questo il soprannome della protagonista: il suo nome lo scopriremo solo addentrandoci più in là nel gioco), addolorata per la degenza dello zio, affetto da una grave forma di demenza. E lo stesso zio le ha lasciato in consegna un oggetto che si preannuncia colmo di segreti: un computer di cui lui era stato l’ultimo utente, e che contiene ancora le tracce dei due utenti precedenti. La direttiva è quella di aprire un programma chiamato Desktop Explorer e affrontarne gli enigmi. Solo che vari indizi sembrano indicare che non è proprio una buona idea, e l’apparentemente gioviale Pizarro diventa una presenza sempre più inquietante con il passare del tempo.

È un viaggio che mi ha richiesto poco più di sette ore per arrivare ai titoli di coda, e che mi ha trasformata in un vero e proprio squalo spregiudicato di Next OS. Che poi è un po’ la metafora che il gioco – pieno di riferimenti alla pesca – vuole portare avanti: “Guppy”, il soprannome della protagonista, è anche uno dei nomi di Poecilia reticulata, pesciolino anche noto come “lebistes” che non manca mai negli acquari degli appassionati di pesci d’acqua dolce (non mancava neanche nell’acquario del mio papà, e ho assistito al parto di tante femmine di questa specie, che si riproduce facilmente anche in cattività). Desktop Explorer ci invita a diventare navigatori smaliziati delle profondità di questo PC immaginario che passa dallo schermo del nostro PC contemporaneo: ecco che ci tornano alla mente le infinite sequenze di menu e sottomenu, e poi il tasto delle opzioni, e tutti i piccoli anfratti che rendevano affascinanti quelli che ora sono veri e propri relitti tecnologici, tracce di un tempo lontano, probabilmente del tutto incomprensibili a una ragazzo o un ragazzo nati negli anni Duemila, se lo costringessimo a confrontarsi con le loro interfacce bizantine.

La storia della famiglia Waters passa dalla risoluzione di una sequenza di enigmi che ci porteranno sempre più a fondo nelle acque torbide di Desktop Explorer, alla ricerca delle password necessarie a sbloccare la sequenza successiva. Lo stile – almeno inizialmente – ricorda quello delle avventure testuali firmate Sierra Entertainment; le cose si fanno più complicate man mano che iniziano a concretizzarsi i funesti presagi che indicavano che qualcosa, in quel programma, non andava per il verso giusto. Pizarro è un ottimo compagno per chi non ha familiarità con questo tipo di interfacce, ma vuole comunque provare l’ebbrezza di vivere questa avventura horror. Con il passare delle ore e l’esplorazione del computer e delle sue varie utenze, tutto diventa più complesso – ma Recurring Dream riesce nella difficile impresa di creare enigmi non scontati, che qualche volta sembrano perfino impossibili, ma che risultano sempre risolvibili utilizzando gli strumenti a nostra disposizione e scavando con curiosità nei meandri del sistema operativo. E il PC di zio Hal sembra vero. Mi spiego meglio: i contenuti di questo computer virtuale non sembrano essere stati costruiti a tavolino a servizio di un videogioco. Nei testi e negli appunti all’interno dei vari programmi ho riconosciuto le tracce di un tempo che è stato, di un modo ormai passato di utilizzare i personal computer. Desktop Explorer può essere un’esperienza commovente non soltanto per la sua storia – spesso toccante, tutta giocata com’è sui legami familiari – ma anche per come ricostruisce un passaggio da poco trascorso della storia umana e della sua tecnologia. È anche un ragionamento su un tema a cui pensiamo poco: quali tracce digitali lasciamo dopo la nostra morte, o comunque dopo l’abbandono di un nostro dispositivo? L’investigazione di “Guppy” e di noi giocatori vive di queste domande ed è proprio per questo che si rivela difficile spegnere il sistema e tornare al nostro PC “contemporaneo”. Che non è meno pieno di segreti rispetto a quello di Desktop Explorer, probabilmente. 

Giocando comprendiamo che la tecnologia non ci conosce: ci riflette. Cosa penserebbe di noi un estraneo che si ritrovasse in mano il nostro computer o il nostro telefono cellulare? Desktop Explorer è ingegnoso, intelligente e sincero, e non prende scorciatoie furbette per far leva sull’effetto nostalgia o su svolte sentimentali da discount. L’orrore di Recurring Dream è sorprendentemente umano e concreto, e ci abbandona nel labirinto della memoria e degli affetti. Un consiglio: se potete, giocatelo con un’altra persona accanto a voi davanti allo schermo del PC. È bellissimo riflettere assieme quando gli enigmi diventano più impegnativi. Sarà un po’ il vostro Clippy di fiducia – sperando che si riveli meno invadente.

Pubblicato il: 01/08/2026

Provato su: PC Windows

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