ASSASSIN'S CREED
BLACK FLAG
RESYNCED
In un mondo senza oro, che fine avrebbe fatto questo remake?
Mentre veleggiavo uscendo dal golfo de l'Avana, ascoltando gli uomini della ciurma intonare Hauley Hauley Oh e mi godevo uno splendido tramonto che tingeva d'arancione l'oceano, perfino in quei momenti di poesia virtuale altissimi che sa regalarti solo Assassin's Creed, non ho mai smesso di farmi una domanda: verso dove sta andando questa saga? Io ed Edward procedevamo tranquilli, solcando i sette mari sospinti dal vento e guidati dagli onnipresenti segnalini a schermo, ma la saga sembra navigare a vista.
Non sono del tutto ingenuo e so che la risposta più facile al perché sia nato questo Assassin's Creed: Black Flag Resynced sono i soldi. D'altronde l'argent muove il mondo al di là dello schermo, dove Edward James Kenway e la sua ciurma saccheggiano navi a destra e a manca, per vivere da scapigliati anticonformisti laggiù a Nassau. Il denaro muove però anche il nostro presente, dove Ubisoft viene da una serie di incastri non particolarmente felici, e rifare il quarto capitolo del brand, uno dei più amati in assoluto, e forse anche quello più distaccato dalla narrativa complessa di assassini e templari, era una scelta facile e sicura. È però una risposta che mi convince sul breve termine: una scorribanda da festeggiare con fiumi di Grog... ma sul lungo termine? Secondo me, Resynced non è la risposta che questa saga stava aspettando, per tutta una serie di motivi.
Partiamo da un dato: Black Flag è stato anche il primo capitolo ad arrivare dopo l'addio a Desmond Miles, il vero protagonista dei primi Assassin's Creed, un uomo del presente il cui DNA ha permesso di ricostruire i ricordi di Altair Ibn-La'Ahad, maestro assassino in Terra Santa, poi di Ezio Auditore da Firenze, nell'Italia rinascimentale, e di Connor Kenway, nativo americano invischiato anche lui in una lotta secolare. Il finale di Assassin's Creed III suggeriva una svolta epocale in quella che, per la serie, è sempre stata l'altra metà della storia: il grande complotto moderno dell’Abstergo. Il filo conduttore che ha sempre rappresentato la base narrativa, il trait d'union, di queste avventure un po' sgangherate dauna parte all'altra del mondo: l'Animus.
Invece, con somma delusione dei fan dell'epoca, Black Flag tradiva le aspettative su questo fronte. La parte ambientata nel presente era poco incisiva e poco interessante, tanto che molti l'hanno additata come un orpello inutile tra le varie sessioni della vita di Edward. Segnava anche un punto di non ritorno importante: da quel momento in poi tutte – o quasi –le sezioni ambientate nel presente sarebbero state dimenticabili. Fino all'eliminazione completa. Assassin's Creed Shadows, l'ultimo della serie, non ha la classica struttura divisa tra presente e passato. Tutto è racchiuso in questo sistema che Ubisoft ha inserito come anticamera del videogioco e che si chiama Animus Hub: un'interfaccia aggiuntiva tra giocatore e opera che funziona un po' come metastrumento narrativo e un po' come piattaforma di scambio di valuta virtuale, ottenibile portando a termine delle missioni, per oggetti rari nel videogioco.
Ecco, Black Flag Resynced non fa nulla per raddrizzare la rotta: tutta la parte del presente è stata eliminata dal videogioco ed è stata sostituita con l'interfaccia dell'Animus Hub. Questo anche se il macchinario inventato dall'Abstergo continua a dettare le sue strane regole nell'universo narrativo: bisogna attenersi ai "ricordi" contenuti nei geni di Desmond, pena essere desincronizzati. Le missioni sono ancora organizzate secondo i segmenti di DNA e le aree sono delimitate da pareti fantascientifiche. Pareti che, mai come ora, fanno a cazzotti con la ricostruzione storica certosina che occupa praticamente il cento per cento del gioco.In pratica, in questa ricca operazione di remake si è scelta la strada più semplice: anziché ricostruire laddove le cose erano deragliate, magari immaginando un nuovo futuro per la saga, si è deciso di eliminare completamente ciò che non era stato apprezzato.
Un'altra cosa che non mi ha convinto fino in fondo riguarda l'ambizione di questo videogioco. Intendiamoci: Assassin's Creed: Black Flag Resynced è piacevolissimo, nella stessa identica misura in cui era piacevole l'originale nel 2013. È un'avventura piratesca, forse una delle migliori in assoluto in circolazione: scanzonata e lurida, eppure forte di quel patinato glam che sa farsi via di mezzo tra due mondi. Da una parte il fetore di questi pirati storditi dal rum, che passano il tempo a saccheggiare, uccidere e canticchiare canzoni.Dall'altra un cast di bellimbusti con i capelli folti, i corsetti da cosplayer e una filosofia bohemien che affascina in un lampo. Il fatto è che, sotto quella superficie, Assassin's Creed:Black Flag Resynced è un gioco molto semplice, a tratti anche ingenuo per com'è scritto. Qualcosa che forse, tredici anni fa, quando è uscito, poteva passare inosservato. Oggi,invece, quei dialoghi, le molli motivazioni dei protagonisti, i rapporti che si fanno e si disfano in maniera semplicistica, quell'incipit così debole: tutto concorre all'idea di un'avventura scanzonata, ma fragilissima. Non c'è in nuce la volontà di ridisegnare il futuro.
Uno dei possibili perché di Resynced poteva essere proprio questo: ripartire da dove le cose sono cambiate per raccontare ancora una volta Assassin's Creed. Un videogioco sulle linee temporali che faceva proprio questa magia, viaggiava nel tempo e correggeva il corso della storia. A cosa serve, altrimenti, un remake? Capcom e Konami hanno sfruttato i loro cavalli di battaglia per raddrizzare Resident Evil e Silent Hill. Sono partite dal capitolo più amato e lo hanno utilizzato per riscrivere un canone, per imprimere nuova vita al brand e per inseguire una direzione futura molto chiara. Qual è la direzione, il senso di Assassin's Creed:Black Flag Resynced?
Dalle dichiarazioni di Julian Koch, design director di Ubisoft Singapore, il senso è quello di rappresentare una "lettera d'amore all'originale". Da questo punto di vista, la volontà è stata rispettata appieno, anche se nel pacchetto sono compresi aspetti positivi e altri negativi che speravo di essermi lasciato per sempre alle spalle con l'evoluzione della serie. Per esempio, la navigazione in mare, il parkour, la gestione dei caricamenti e – ovviamente –l'aspetto grafico sono stati tutti rinnovati. Il gioco è molto bello da vedere grazie all'ultima versione dell'Anvil Engine, lo stesso di Shadows. Gli ambienti sono straordinari, il mare è splendido e odora di salmastro, i modelli, benché lontani dalla perfezione, sono stati aggiornati mantenendo un legame con gli originali. La mappa è ora liberamente esplorabile e le battaglie navali sono ancora più divertenti.
Ci sono però cose che non mi erano mancate affatto. Il nuovo sistema di combattimento sarà pur meglio del vecchio, ma è comunque tanto, troppo semplice: si risolve menando fendenti per sfinire i nemici e poi ucciderli con un takedown oppure, una volta capito il tempismo delle parate perfette, inanellandone una dopo l'altra. Durante una missione sono stato sorpreso e ho fatto fuori venti guardie prima di annoiarmi e scappare via. Questa, tral'altro, è un'altra delle novità del remake: le missioni di pedinamento non portano più algame over quando vieni scoperto.
E poi c'è lo stealth, che concettualmente è rimasto a come funzionava più di dieci anni fa. Ora c'è la possibilità di accucciarsi in ogni momento, ma l'IA dei nemici è legata a certe routine comportamentali ormai anacronistiche. Vero che non si siano fatti grandi passi avanti nei videogiochi da questo punto di vista, ma il vecchio trucco di fischiare, attirare le guardie nel cespuglio e farle fuori una dopo l'altra ormai non fa nemmeno più sorridere. Il gioco, inoltre, è ancora molto sporco e con qualche bug di troppo, gli aggancidell’arrampicata che sono poco precisi e la discesa che resta un incubo. Ho dovuto ripetere una sessione nel finale molte volte perché Edward continuava a tuffarsi in acqua piuttosto che agganciare la piattaforma corretta.
Non mi esprimo, invece, sulla struttura dell'avventura, che ripropone tutto il contorno che definiva l'originale, e anche diverso materiale extra. Una continua collezione di checklist che è insita nell'anima stessa del quarto capitolo ed è probabilmente ciò che i fan del videogioco vogliono: ogni zona ha uno specchietto dove sono indicati tutti i punti di sincronizzazione da trovare, i forzieri, i contratti e i segreti dell'area. Il gioco è zeppo di porte che si aprono solo collezionando un certo numero di chiavi, ci sono mappe da individuare, strani disegni mayada allineare, membri della ciurma con storyline alternative. Nuove missioni e un nuovo endgame. È tanto, tantissimo materiale. Troppo, sì, ma non era questa l'occasione per sottrarre elementi alla struttura. Resta però la speranza per un futuro diverso per la serie,che dovrebbe ritrovare il suo credo nell’essenziale e capire meglio cos’è che definisce un Assassin’s Creed.
Evidentemente Assassin's Creed: Black Flag Resynced era solo questo: un messaggio d'amore affidato al mare. E l'amore è percepibile. Si capisce che a Ubisoft Singapore hanno amato moltissimo questo videogioco dall'anima vibrante e che hanno voluto omaggiarlo in maniera rispettosa e intelligente. Tutte le cutscene e i dialoghi sono stati preservati; il livello d'attenzione al dettaglio è così alto che, a detta loro, non si percepisce lo stacco tra i contenuti originali e quelli del remake. Ed è così: questa è l'edizione migliore perchi vuole scoprire l'episodio più anarchico di Assassin's Creed. Un'avventura guascona che,per buona parte della sua durata, ha perfino poco a che spartire con la mitologia della serie.Ciò che non mi è chiaro, però, è cosa se ne dovrebbero fare i videogiocatori di questa lettera d'amore rivolta al passato e non al futuro. Un po' come Edward, che vive delle sue scorribande e poco si preoccupa di ciò che verrà, anche Black Flag Resynced è un avanzo di galera affascinante, che avrebbe potuto fare di più, ma che ha preferito godersi la vita. Come dice uno dei grandi protagonisti del racconto, il pirata Edward Thatch, meglio noto come Barbanera: in un mondo senza oro saremmo stati eroi.
Con Assassin's Creed: Black Flag Resynced forse c’era troppo oro in ballo per rischiare di fare gli eroi.
Pubblicato il: 13/07/2026
Provato su: PlayStation 5
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