STAR FOX
Una serie di piccoli meccanismi perfetti, per uno sparatutto che è più un punto di arrivo che uno di partenza.
Star Fox è un videogioco fuori dal tempo, ma tutto sommato questa è una considerazione pigra. È condannato a esserlo, trattandosi dell’ennesima riproposizione di un gioco (o almeno di un modello di gioco) pensato oltre trent’anni fa, rifinito poche stagioni più tardi e già rimasterizzato negli anni dieci di questo bel secolo che non butta via nulla. E d’altronde siamo circondati da videogiochi che si fatica a posizionare in una linea temporale precisa, e non da oggi. Vale tutto, insomma: anche ritirare fuori quello che è ormai evidentemente un assillo del cuore di Shigeru Miyamoto. A nessuna serie o gioco Nintendo ha mai concesso tante seconde opportunità come a Star Fox, che dopo l’uscita di Star Fox 64 (1997) ha faticato tremendamente a raccogliere consensi trasversali e a lasciare un segno inequivocabile nella storia. Non che tutti i videogiochi debbano farlo, come dimostrato dalla facilità con cui oggi si ripescano dallo sgabuzzino serie di successo risibile e influenza impalpabile. Figurarsi, allora, se Fox McCloud, Falco Lombardi, Peppy Hare e Slippy Toad non possono tornare a sgranchirsi le piume e a fare un po’ di Star Wars senza licenza.
SCATOLINE PREZIOSE
È questa la volta buona? È qui che chiudiamo la questione? Miyamoto o chiunque si sia intestato questa guerra sarà finalmente soddisfatto di questo Star Fox, che è la riproposizione tecnicamente aggiornata (e poco altro) di Star Fox 64? Sì, probabilmente la sete di animali impagliati lanciati nel grande nulla cosmico del sistema Lylat sarà finalmente soddisfatta. Perché Star Fox per Switch 2 mantiene il meglio dell’originale, cioè praticamente tutto, e gli rifà la carrozzeria. Un lavoro solo in parte sovrapponibile a quello completato nel 2011 con Star Fox 64 3D, per forza di cose limitato dall’hardware del 3DS (ma impreziosito dall’ottimo effetto stereoscopico - che però non interessava a nessuno, maledetti!). Anche Switch 2 è una console portatile, ma a differenza del 3DS è stata progettata attorno a una potenza di calcolo che riporta Nintendo a un’altra epoca, cioè a quella di Nintendo 64 (appunto) e GameCube (come minimo).
Star Fox, inteso come questo Star Fox del 2026, è una scatolina preziosa che cela al suo interno un gran numero di altre scatoline altrettanto preziose. Se volete approfondire il concetto di “scatolina preziosa” posso consigliarvi una serie di uscite ad albi di inizio anni 2000 in cui, giuro, si invitava la gente a collezionare… esatto, scatoline preziose. Oppure ad accettare la similitudine che ho appena fatto e che credo sia adeguata alla situazione del gioco sviluppato, per Nintendo, da Velan Studios.
Star Fox è il punto di arrivo degli sparatutto degli anni Ottanta: a seconda delle vostre preferenze potete immaginarlo come la trasposizione in un ambiente 3D di Gradius (Konami) o di R-Type (Irem). C’è un caccia stellare che se la deve vedere con una quantità insensata di avversari, con la progressione nell’area di gioco che avviene automaticamente. Non mi è chiaro perché abbiamo passato anni a definire giochi come questo con la formula “sparatutto su binari”, sottolineando che il movimento fosse limitato a una porzione del mondo inquadrato (come un treno che deve seguire i suoi binari). Dopotutto è esattamente quello che succedeva con gli sparatutto 2D citati in precedenza.
Il gioco di Nintendo riusciva però ad aggiungere una serie di meccaniche di gioco interessanti e in buona parte inedite, studiando un ritmo diverso e proponendo un’esperienza di gioco più sensata per il mercato home a cui era destinato (a differenza dei rispettabili capostipiti). Nel 1997, come nel 2026, Star Fox 64 e Star Fox costruiscono delle piccole campagne costituite da sei livelli: sai da dove parti, il pianeta Corneria, e sai dove devi arrivare, il pianeta Venom che nasconde Andross, lo scienziato uscito di senno che minaccia l’intero sistema stellare. Le tappe che stanno nel mezzo, però, possono essere differenti tra di loro. Le performance nei singoli livelli portano a imboccare bivi e ad aprire strade differenti. Ogni campagna è una scatolina ben confezionata: dura il giusto, dentro tutto funziona bene, lo spettacolo audio-visivo è soddisfacente e tutto ruota attorno al punteggio e alla capacità di migliorarsi continuamente. Chiusa quella scatolina, si lancia una nuova campagna e si scopre che forma e colore avrà quella nuova. Manca una progressione indicata da schemi, tabelle o alberi delle abilità, ma la sensazione di conoscere sempre meglio ogni livello, i suoi nemici e la reattività dei veicoli guidati (non solo un caccia, ma anche un carro armato e un sottomarino) è innegabile.
UNA PICCOLA QUESTIONE
A favore di Star Fox, tanto dell’originale per il Nintendo 64 quanto di questa riedizione, c’è appunto che le sensazioni migliori le dà non al primo giro e forse nemmeno al secondo. C’è una fase di mezzo in cui inizi a capire cosa il gioco si aspetta da te e come puoi ottenerlo sfruttando con precisione ogni movimento di difesa e arma d’attacco, inanellando (letteralmente) bonus e rimpolpando il punteggio. Star Fox è uno di quei giochi basato sul talento o almeno sulla dedizione di chi ci sta giocando, tanto da prevedere quell’affascinante momento in cui senti che stai iniziando a leggere il suo codice, a vedere oltre tutte le sovrastrutture e a collegarti direttamente con la sua anima da sparatutto molto veloce e ben poco clemente. Non è detto che questa luna di miele duri per delle settimane, è anzi più credibile che il rapporto si bruci con una fiammata in pochi giorni. Finché dura, però, è un gran bel giocare.
È però difficile, se non impossibile, convincersi a un certo punto di essere davanti a un gioco più grande e importante di quanto non sia. Le sue rimangono pur sempre scatoline con dei bei fiocchi, parte di un’improbabile collana di albi da edicola. Di nuovo: non è un problema, Star Fox si può accontentare di essere un videogioco che fa molto bene quello che ha deciso di fare, che nel 2026 non è moltissimo, ma se iniziamo a pesare i videogiochi sulla bilancia ne usciamo male. Quindi va bene così.
Anche perché è possibile che pure chi ha già frequentato il sistema Lylat nel 1997 o nel 2011, riscopra oggi le potenzialità del sistema di gioco basato sull’intera squadriglia Star Fox e non sul solo Fox McCloud (interpretato da chi ha il controller tra le mani). Nelle missioni Falco, Slippy e Peppy forniscono un timido supporto in termini di fuoco e un aiuto un po’ più significativo nell’analizzare il campo di battaglia, i punti deboli di un boss o le possibili strade alternative che portano ai tanti agognati bivi. Un simile meccanismo richiede che chi sta giocando si occupi di salvare le chiappe dei tre in più casi, eliminando i nemici che stanno per friggerle. È un compito che può farsi noioso, più facilmente nelle aree di gioco definite “a tutto campo”, in cui non ci si muove costantemente verso l’orizzonte, ma si sorvola di continuo la stessa zona concentrandosi sia su un nemico centrale che su svariati gregari che arrivano a fare legna.
NON GUARDARE AVANTI
Tutto quello che c’è in più, cioè che è stato aggiunto al gioco originale, spazia dall’impeccabile al discreto. Impeccabile è il lavoro tecnologico, sia per livello di dettaglio che per il gusto nella direzione delle luci o delle nuove sequenze narrative che provano (per quanto possibile, cioè poco) ad approfondire le personalità e i rapporti tra tutti gli attori in gioco. Niente male nemmeno la possibilità di giocare utilizzando il Joy-Con di destra in modalità mouse o suddividendo i compiti tra due giocatori (pilota uno, mitragliatore l’altro). Discrete le opzioni per il gioco online, che funzionano bene di per loro, finendo però condannate da una scarsissima varietà di mappe (una per ciascuno dei tre set di regole, che ripescano elementi classici come cattura la bandiera o dominio).
Si potrebbe archiviare Star Fox come un buon primo passo verso un rilancio più ambizioso, promosso anche dal minutaggio riservato a Fox McCloud in Super Mario Galaxy – Il film. La storia del volpino spaziale impone però di mantenere i piedi ben piantati a terra e di limitare le acrobazie della fantasia. Star Fox 64 è stato troppe volte un punto di arrivo e non uno di partenza, con svariate occasioni perse da parte di chi si è dovuto occupare di dare finalmente continuità a una serie che non ne ha mai avuta. Non c’è riuscita Namco con Star Fox Assault nel 2005 e, nonostante alcune buone intuizioni, nemmeno Q-Games con Star Fox Command (2006) e PlatinumGames con Star Fox Zero (2016).
Star Fox è un piccolo gioco ben fatto, divertente. Per molti versi è addirittura impeccabile. Se si ha la chiarezza mentale e il sangue freddo di non volevo vedere per quello che non è, potrebbe anche bastare a portare un po’ di frescura in questa estate infernale.
Pubblicato il: 03/07/2026
Provato su: Nintendo Switch
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