YOSHI

AND THE

MYSTERIOUS BOOK

Per trent’anni Yoshi ha provato a tornare a essere quello che è stato per un momento soltanto: il protagonista assoluto di uno dei migliori giochi della sua generazione, perfettamente dentro ai canoni di un genere di assoluto rilievo. Era la fine dell’estate del 1995 e con PlayStation e Saturn già nei negozi (giapponesi) da quasi un anno, Super Mario World 2: Yoshi’s Island diventava l’ennesimo miracolo di un Super NES che rifiutava di arrendersi, di una Nintendo che faceva già i conti con un Virtual Boy comatoso e tentava di arginare i danni dovuti al ritardo apocalittico del suo Nintendo 64. Yoshi’s Island è stato talmente fulminante e così abile nell’imporre una propria interpretazione al genere che quasi nessuno si ricorda che di fatto fu Super Mario World 2. Cioè il seguito di un classico senza tempo dell’intera storia dei videogiochi. Per tutti divenne semplicemente Yoshi’s Island

Yoshi, però, non è mai più stato al centro di un progetto altrettanto convincente e nemmeno ci si è avvicinato. Yoshi and the Mysterious Book, un nuovo gioco solo per Nintendo Switch 2, si scrolla di dosso trent’anni di frustrazioni e manda tutti a farsi benedire. Sceglie di essere qualcosa di differente, un esperimento costruito su un’idea talmente cocciuta da poter essere male interpretata. Quello realizzato da Good-Feel, uno studio giapponese fondato dall’ex Konami Etsunobu Ebisu, ha ancora i tratti somatici del gioco di piattaforme a scorrimento laterale, ma tradisce la maggior parte dei mandati che sono per abitudine affidati alle interpretazioni più o meno canoniche del genere. Il fatto che si possa saltare, che esistano delle piattaforme su cui farlo e che Yoshi possa ancora deporre uova o esibirsi in attacchi offensivi a base di chiappe, non deve trarre in inganno. Sono solo strumenti per arrivare altrove e non le armi appuntite di un guerriero che vuole riprendersi un regno che è durato solo uno schiocco di dita.

Yoshi and the Mysterious Book è un gioco sperimentale, nel senso letterale del termine: invita caldamente a fare esperimenti in ambienti di gioco dall’ampiezza ridotta, tanto più nell’estensione orizzontale (su cui si misurano per tradizione i giochi di piattaforme a scorrimento). Non è davvero importante, perché nel videogioco di Good-Feel non ci sono livelli ma solo habitat, aree dense di creature e occasioni, in cui giocare. Come e più di tanti altri videogiochi realizzati da Nintendo, Yoshi and the Mysterious Book riporta al centro di ogni discorso proprio la necessità di giocare, nel senso più elementare del termine: inventarsi qualcosa, improvvisare, andare per tentativi, girarsi qualcosa tra le mani fino a trovarne il senso. 

La scusa messa assieme dal team di sviluppo è che un’enciclopedia con baffi e occhiali abbia affidato a Yoshi il compito di entrare in ciascuna delle sue pagine, dove si trovano i dettagli di decine di creature misteriose. Ogni creatura offre un suo habitat e la parola non è scelta a caso, perché in Yoshi and the Mysterious Book non si affronta alcun livello e si esplorano invece degli ambienti dentro cui vive la creatura da studiare e con cui imbastire qualsiasi tipo di interazione concessa dai movimenti e dagli attacchi di Yoshi. Cosa succede provando a mangiarsi un fiore con occhi e zampette? Servirà a qualcosa schiacciare con le chiappe del sauro multicolore un affare simile a un razzo? Posso farmi trasportare da quello che sembrerebbe proprio un deltaplano?

Ogni volta che si fa succedere qualcosa, il gioco registra la scoperta e assegna un premio in piccole stelle luminose. Gli habitat, suddivisi a loro volta in aree tematiche (montagna, mare, valle, etc.), si fanno progressivamente più ricchi, e le interazioni vanno immaginate e tentate non solo tra Yoshi e la creatura in esame in quel momento, ma anche prendendo in considerazione l’ambiente stesso o altre creature che vivono nello stesso ambiente. Si possono così innescare eventi tanto inattesi quanto sorprendenti. Tutte le volte che ho giocato a Yoshi and the Mysterious Book sono rimasto a bocca aperta di fronte a un comportamento che non avevo immaginato, a sorridere per la delicatezza delle trovate o a ridere sguaiatamente di fronte a momenti volontariamente o involontariamente comici. 

Che un vecchio puzzone abitudinario dei platform game da Super Mario Bros. (quello del 1986) si ritrovi a fare gli occhi dolci a un gioco di Yoshi nel 2026 deve per forza voler dire qualcosa. Questa nuova direzione presa da Good-Feel e Nintendo ha fatto di Yoshi and the Mysterious Book non l’ennesimo gioco di piattaforme che vive di alti e bassi, a volte scivolando malamente (Yoshi’s Story) e altre volte cavandosela con mestiere (Yoshi’s Island 2, Yoshi’s Crafted World), ma il primo interessante esponente di una nuova corrente. Una in cui tutto ciò che è performativo e potenzialmente tossico viene messo da parte. E questa può anche essere la parte più pericolosa dell’intera operazione, a seconda di quello che cercate nel gioco.

Yoshi and the Mysterious Book non è mai una sfida di riflessi, velocità, coordinazione. Non gliene potrebbe fregare di meno di sapere quanto ci avete messo a completare un livello, rinnega l’idea che possa esistere un numero finito di vite e tentativi, ha abolito il concetto stesso di danno subito da Yoshi e i nemici non sono veri nemici: sono solo coinquilini dello stesso habitat. Se per voi un videogioco deve essere una sfida che sappia punirvi quando non vi dimostrate all’altezza, non dovete nemmeno guardarlo questo Yoshi and the Mysterious Book. Lui è tranquillo, pacifico, glassato e inoffensivo. Tutto quello che vi chiede di fare molto probabilmente riuscirete a farlo, forse non al primo giro, ma questo conta poco. Non vi dirà come comportarvi, a meno che non siate voi a chiederglielo: lui se ne sta lì, bello rilassato, totalmente nel chill

Quello che potrebbe infastidire i frequentatori dei giochi di piattaforme è il risibile spessore dell’intelaiatura che tiene assieme i vari habitat delle differenti aree a tema. Molte delle creature che si studiano hanno un effetto sul piccolo mondo di gioco in cui ci si trova mentre lo si fa; alcune diventano invece uno degli attrezzi che Yoshi deve utilizzare per trovare la scoperta più importante dell’ambientazione (a cui poi segue l’opzionale uscita dall’area stessa, con soddisfazione del libro animato – diversamente si è invitati a restare nella pagina e a procedere con i tentativi). Ci sono strane bestie con cui volare, oppure da cavalcare per fare surf, o conchiglie da suonare con cui risvegliare piante e fiori che sprizzano fuori delle belle foglie su cui arrampicarsi. La sorpresa è una parte essenziale e deliziosa di Yoshi and the Mysterious Book e quindi chiudiamo qua la brevissima carrellata di esempi.

Tutti questi strumenti rimangono generalmente confinati ai loro ecosistemi. Mentre studiare alcune creature porta poi a riconoscerle altrove e a sfruttarle anche quando si è alle prese con altre, lo stesso non succede con le funzioni e le interazioni più coinvolgenti e caratteristiche (come quelle appena dette). Non è solo un problema di Yoshi and the Mysterious Island, che anzi ha l’onestà di mettere nero su bianco un limite di molti giochi di piattaforme di Nintendo. Se si immagina questo gioco come una lunga sequenza di fasi introduttive a quelli che altrove sarebbero nuovi power up (guardalo in azione, usalo la prima volta, capisci come trarne il meglio per l’obiettivo finale), si è già a buon punto della comprensione del gioco di Good-Feel. Sono svariati i casi in cui dei platform di Mario o soci hanno fatto un gran baccano attorno a delle trasformazioni, a delle risorse specifiche di un livello o a dei power up, per poi limitarsi a un utilizzo molto limitato o addirittura una tantum. Questa volta la cosa è dichiarata: funziona così, fine. Pretendere da Yoshi and the Mysterious Book che tenesse tutto assieme e organizzasse dei percorsi pieni di sfide e ostacoli, che richiedessero di volta in volta l’applicazione e l’utilizzo di quanto già conosciuto, avrebbe voluto dire renderlo un gioco differente. Forse anche migliore secondo una certa interpretazione, ma che probabilmente avrebbe avuto difficoltà ad allontanarsi dai risultati già ottenuti tutte le volte che ha provato a farlo. 

Qui, invece, il fulcro dell’intera esperienza di gioco rimane la scoperta, la voglia di giocherellare e di farsi sorprendere quasi a ogni nuovo habitat. Anche se la direzione artistica non è sempre a fuoco, pure se tecnicamente non si capisce dove e come il gioco sfrutti Nintendo Switch 2 e con la colpevole assenza di una modalità che permetta a due giocatori di contribuire assieme alle ricerche sul campo (in qualche modo).

Pubblicato il: 12/06/2026

Provato su: Nintendo Switch

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