LEGO BATMAN

L’eredità del Cavaliere Oscuro

L’eroe di cui LEGO aveva bisogno

I fumetti di Batman hanno più di ottant’anni alle spalle, una ventina di film e altrettante serie animate. Penso almeno una cinquantina di videogiochi diversi. Dentro tutti questi mondi ci sono Batman cupi e tragici, Batman detective e ninja, Batman futuristici. Quante versioni differenti del Joker? Quanti modelli di Batmobile – più sportiva, più fantascientifica, più classica? Quante armature o calzamaglie che hanno identificato il personaggio per intere epoche?  

Come si fa a mettere dentro a un videogioco un secolo di storie? Si fa come ha fatto Traveller’s Tales in LEGO Batman: L’eredità del Cavaliere Oscuro.

Forse non è finito nei vostri radar; anche io sono un po’ prevenuto verso i videogiochi della serie LEGO. Ne ho giocati tanti e li ho sempre trovati divertenti, ma un po’ troppo leggeri per i miei gusti: di fronte a questa ennesima versione di Batman fatto di mattoncini (esistono altri tre videogiochi a tema), mi aspettavo più o meno la solita avventura. E, ve lo dico subito, perché voglio che sia chiaro: mi sbagliavo di grosso. L’eredità del Cavaliere Oscuro segue tutta un’altra filosofia, pur senza rinnegare la base solida che i videogiochi LEGO hanno costruito nel tempo. Insegue però – con maggior cura – un risultato che lo avvicina quasi più alla serie dei Batman: Arkham di Rocksteady. Questo nuovo capitolo riesce in due piccole, grandi magie: la prima, come avete intuito leggendo l’apertura, è mettere insieme quel marasma di storie, versioni, idee, ma anche solo registri narrativi che Batman ha adottato nel corso degli anni. E lo fa in maniera assolutamente coerente, con un tono divertente e divertito. La seconda magia è riuscire a costruire un videogioco adatto a tutti, di modo che gli esperti non lo trovino banale e gli inesperti non lo trovino troppo complesso. 

Parto dalla prima cosa, perché è quella che mi ha lasciato di stucco. L’ambizione di questo videogioco è rappresentare una sorta di compendio di com’è stato Batman nel corso degli anni, specie ripercorrendo le storie di tutti i suoi film. Da quelli di Tim Burton a quelli di Joel Schumacher, passando per quelli moderni di Christopher Nolan e di Matt Reeves. Se, come me, li avete visti tutti, saprete che la cosa più difficile è conciliare i toni di queste pellicole. Quelli di Burton sono fumettosi e gotici, quelli di Schumacher sopra le righe al punto da scadere nel camp; quelli di Nolan e Reeves sono seriosi, alla ricerca di un realismo esasperato. Per di più Traveller’s Tales non si è dimenticata che attorno a Batman ruota un universo fatto di storie di carta e di pixel. Ma come si fa a rendere tutto coerente?

LEGO Batman: L’eredità del Cavaliere Oscuro è diviso in sei capitoli. Ognuno di essi pesca narrativamente da un film nello specifico, ma non disdegna brevi incursioni dentro ad altre storie per aggiustare il tiro della trama. Parte ovviamente dai tragici eventi della famiglia Wayne, poi mette in scena l’addestramento di Bruce in Tibet da Ra’s Al Ghul, visto in Batman Begins. Nel frattempo, però, comincia a costruire le basi che gli serviranno per i capitoli successivi, mettendo Jack Napier, il futuro Joker, nel vicolo dietro al cinema che proietta la prima de Il Segno di Zorro. È lui a premere il grilletto e a uccidere i genitori di Bruce Wayne, una scelta narrativa che proviene direttamente dal Batman di Tim Burton. Questo spostamento continuo vi dà un’idea di come gli scrittori di Traveller’s Tales abbiano cercato di racchiudere tutto nello stesso universo, anche eventi che apparentemente si contraddicono

Durante l’addestramento Bruce conosce Talia al Ghul, la figlia di Ra’s. Nel film di Nolan non succede, ma questo serve al videogioco a preparare quello che accadrà in un altro capitolo. Le origini di Due Facce vengono introdotte in un episodio, poi portate avanti in maniera sotterranea attraverso gli spezzoni che anticipano la sua comparsa; Selina Kyle, alias Catwoman, fa la barista nel club di Falcone in una parentesi che richiama esplicitamente The Batman di Matt Reeves, salvo poi adattarsi alla storia del personaggio di Michelle Pfeiffer in Batman Returns. Questo continuo slittamento è finalizzato alla ricerca di una coerenza interna che incredibilmente funziona: chi ha visto i film riconoscerà le scene, perfino le battute, qualche sfumatura dei personaggi, ma non potrà fare a meno di togliersi il cappello di fronte al modo in cui la storia risulta coerente. Chi non ha mai visto i film (esiste qualcuno?) avrà l’impressione che la trama abbia perfettamente senso, pur senza avere riferimenti esterni.

Come dicevo, però, Traveller’s Tales non si è dimenticata che Batman è un eroe dalle mille forme. Nei capitoli che compongono il videogioco sono stati inseriti moltissimi rimandi a storie provenienti dai comics, anche semi dimenticate. Per farvi un esempio, nella Batcaverna si può accedere all’emporio di Bat-Mito, un folletto ossessionato dal Cavaliere Oscuro che, nei fumetti, seminava guai solo per il gusto di ammirare gli sforzi del suo eroe nel risolverli. In questo caso il negozio permette di acquistare dei memorabilia con cui arredare la tana dell’uomo pipistrello. Piccolo inciso: il citazionismo attraverso gli oggetti è sempre stato il piatto forte di questi videogiochi LEGO e L’eredità del Cavaliere Oscuro non fa eccezione. Anche solo la selezione delle decine e decine di tute è una meraviglia per gli appassionati. 

E poi, ovviamente, ci sono i videogiochi. LEGO Batman: L’eredità del Cavaliere Oscuro è un Arkham in miniatura, perché ne recupera ogni goccia di ambizione. C’è una Gotham completamente esplorabile fatta di mattoncini, sempre oscura ma illuminata dai neon e dalle luci dei grattacieli, piovosa, dalle architetture allo stesso tempo realistiche e fantasiose, dettate dalla ricostruzione giocosa fatta mattoncino per mattoncino. Anche il traversing della mappa è pensato per ricordare quello dei videogiochi Rocksteady: Batman può montare sulla sua Batmobile e sfrecciare per le vie della città, lanciarsi e planare grazie al suo rampino e al mantello. Il sistema di combattimento è una versione all’acqua di rose del free flow che Arkham ha contribuito a creare: si colpisce seguendo un ritmo ben preciso, si contrastano i colpi in arrivo e si utilizzano i gadget.

A tal proposito, ogni personaggio ha i suoi strumenti originali. Una caratteristica che potrebbe far storcere il naso ai videogiocatori abituati ai numeri dei giochi LEGO — di solito il roster si aggira sui 100-200 personaggi — è che in questo caso ci sono solo sette eroi. Eppure, ognuno di essi ha caratteristiche uniche. Il commissario Gordon possiede una pistola che gli permette di bloccare ingranaggi e flussi d’acqua, Catwoman può chiamare il suo gattino e farlo infiltrare nei condotti dell’aria, Robin è in grado di creare ponti di corde, Batgirl può fare hacking dei dispositivi, e così via. La collaborazione e il continuo switch da un personaggio all’altro sono fondamentali, e regalano ai livelli ulteriore movimento. 

Parlo dei livelli e prendo al balzo l’occasione per raccontare di quella seconda magia: ogni mappa alterna tante situazioni per restare sempre stimolante. Ora sei in mezzo a una rissa e schivi, pari e colpisci; ora devi risolvere un piccolo enigma ambientale per recuperare una chiave o aprire una porta. Un po’ come se fosse un piccolo The Legend of Zelda, la maggior parte dei capitoli vi vede nei panni di Batman e di una spalla che ha accesso a un gadget necessario per risolvere il livello in corso. Gli enigmi non sono mai troppo difficili, ma nemmeno così banali da risultare noiosi: rappresentano una buona palestra per arrivare al boss preparati a sfruttare ogni caratteristica dei nuovi gadget. E il gioco fa di tutto per rendere fresche anche le idee e le meccaniche legate a questi ultimi: identikit di criminali, indagini chimiche, spray esplosivi con cui disegnare graffiti. A volte esagera nella messa in scena dissacrante abbracciando quell’umorismo – bisogna dirlo – un po’ imbarazzante tipico delle produzioni LEGO. Non è che sia sempre sgradevole – anzi, in alcuni momenti è piacevolmente iconoclasta – ma fortunatamente è limitato. Il videogioco è capace di lasciare spazio anche a scene pregne di epicità, come la prima apparizione di Batman o la trasformazione di Jack Napier in Joker.

Devo aprire una piccola parentesi prima di chiudere su un aspetto che non mi sarei sognato di elogiare in questa recensione: da vedere, LEGO Batman, è una bomba. Pure meglio di quella che il Batman di Adam West sventolava a destra e a manca nel film del ‘66. Al di là della ricchezza del colpo d’occhio, è proprio la sua natura materica a essere affascinante. Il modo in cui le superfici plastiche delle LEGO riflettono la luce, le texture ruvide dell’elmo del cavaliere oscuro, il mantello dei personaggi realizzato in quel velluto sottile talmente realistico da spingere il mio cervello a ricordare perfino com’era al tatto. Se si fa attenzione si possono intravedere le fibre del tessuto. C’è una cura enorme dietro questo risultato. 

LEGO Batman: L’eredità del Cavaliere Oscuro è ambizioso come Icaro che vola troppo vicino al sole e si brucia le ali. Solo che questo non è il figlio presuntuoso e pieno di sé di un genio: questo è il dannato Cavaliere Oscuro, il Crociato Mascherato, il più grande detective del mondo, chiamatelo come vi pare. È uno che potrebbe volare nel sole, farsi una settimanella in spiaggia e poi tornare in città a spezzare qualche braccio. E questa sua durezza, questo afflato epico viene fuori perfettamente in un videogioco pieno zeppo di hybris, ma anche molto intelligente. Capisce quali sono i suoi punti di forza e li porta all’estremo per diventare non solo un titolo dedicato ai fan dell’uomo pipistrello – che lo ameranno indiscutibilmente – ma un videogioco imperdibile per chiunque.

Pubblicato il: 04/06/2026

Provato su: PlayStation 5

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