RECENSIONE

WAX HEADS

C’era una volta quel ragazzo dietro un bancone, e quel ragazzo mi cambiò la vita: mi fece scoprire i Led Zeppelin. Avevo undici-dodici anni, un paio di occhiali molto spessi e un caschetto da sfigata micidiale. Con l’aggravante di essere una secchiona – e, ora che ci penso, avevo pure l’apparecchio! Eppure, una volta ai clienti (pure alle ragazzine) si dava retta, perché il commercio era un’arte, ed era l’arte dell’avere a che fare con le persone. Quelle vere, in carne e ossa, quelle che entravano in un negozio fisico aprendo una porta e possibilmente ne uscivano con una busta (all’epoca non biodegradabile) con un bel sorriso. E poi tornavano.  

Poi è arrivato un meteorite di nome Jeff Bezos. 

Sto semplificando, lo so. Ma giocando a Wax Heads, che è un videogioco ambientato all’interno di un negozio di dischi, non ho potuto non rievocare i pomeriggi in cui io, nei negozi di dischi, ci entravo e ci compravo CD e vinili, e ho pensato: ma da quanti anni questa cosa non succede più? E attenzione: non vale soltanto per la musica. Vale per tante altre cose. Le mie, le nostre esperienze di shopping dal vivo si sono ridotte drasticamente nel corso del tempo. Il tempo libero è sempre meno, il tempo dedicato al lavoro è sempre di più, e le cose da gestire diventano tante. Troppe per pensare di poter fare il proverbiale giro delle sette chiese e passare dall’ortofrutta alla macelleria al negozio di elettronica in un giro di valzer. I servizi di consegna a domicilio si sono affermati così. Con buona pace di quel ragazzo che mi consigliò di partire da Led Zeppelin II “perché fidati, è una bomba”. La sua convinzione ancora me la ricordo. Era quella dei negozianti migliori: quelli davanti ai quali diventa impossibile anche solo pensare di dire di no. La comodità di una consegna a domicilio la pago ogni volta in cui constato amaramente che quest'arte così umana, fatta di comprensione e di ascolto, sta andando tristemente perduta.

Attenzione: i negozi di dischi non godono di buona salute, certo, ma i CD non sono scomparsi. E i vinili, si sa, smuovono un bel giro d’affari, anche legato al collezionismo. Solo che il lettore CD è ormai un qualcosa che ti devi andare a cercare; personalmente, sono al secondo PC che acquisto in cui non possiedo un lettore dedicato. Oggi non ho più nemmeno uno di quegli aggeggi portatili che puoi attaccare all’uscita USB per poter leggere un CD, se ti va. Non ricordo neanche come si chiamasse. Insomma, il compact disc è un oggetto che – almeno per me – è entrato in disuso, sepolto in un cassetto della memoria che ricordo con affetto, ma che non apro quasi mai. Uno dei tanti cassetti che ho sacrificato sugli altari della comodità del digitale e della necessità di fare economia con lo spazio. È anche per questo che il tema della preservazione (molto sentito in ogni ambito artistico, incluso quello dei videogiochi) è così importante

E si tratta di una delle ragioni per cui ho guardato con interesse a Wax Heads, videogioco nato da un’idea di Murray Somerwolff. Tra le altre cose, Somerwolff ha contribuito alla realizzazione di Welcome to Elk, posizionato molto in alto nella mia personale lista di videogiochi preferiti. Non solo: ha lavorato anche al recente Dead Pets: A Punk Rock Slice of Life Sim, che come Wax Heads mette al centro della scena la musica e le persone che la amano. È nato così Patattie Games, duo creativo formato da Somerwolff e da Rothio Tome, programmatrice che ha plasmato il gioco con l’engine open source Godot, amatissimo in molti circoli dello sviluppo indipendente.

Wax Heads è un’avventura narrativa con elementi puzzle in cui l’obiettivo è semplice: individuare il vinile giusto da consigliare a ogni cliente di Repeater Records, negozio che ogni mattina continua ad aprire la saracinesca nel tentativo di dimostrare che è possibile sopravvivere in un mondo che sembra remare nella direzione opposta rispetto al piccolo commercio al dettaglio. In questo contesto si muovono tante storie individuali: quelle dei commessi del negozio, Hank, Tee e Matteo; e poi quella della proprietaria, un tempo membro di una band che ha fatto la storia della musica. È una narrazione piuttosto leggera ma convincente, quella di Wax Heads, poiché il team è riuscito a lavorare in maniera abbastanza approfondita sulla creazione di un mondo alternativo con i suoi musicisti, le sue canzoni, le sue fanzine e tanti bizzarri personaggi che piomberanno nel negozio da sconosciuti e ne usciranno (auspicabilmente) da clienti soddisfatti e, si spera, regolari. Menzione d’onore per il lavoro impressionante di Gina Loughlin, che ha composto circa trenta pezzi, poi suonati e cantati da amici e parenti degli sviluppatori. Se non è puro spirito indie questo, signore e signori... 

La giornata-tipo in Wax Heads si svolge secondo una formula semplice ed efficace. Ogni mattina alziamo le saracinesche e facciamo una prima chiacchierata con colleghi e colleghe per vedere che aria tira. Una volta aperto il negozio, accogliamo il primo cliente e ascoltiamo le sue richieste. C’è chi si esprime in maniera più diretta (“Voglio l’ultimo disco della mia cantante preferita”) e chi, con le sue parole un po’ criptiche, scatena la necessità di spremere le meningi ed esaminare tutti i materiali a nostra disposizione. Un losco figuro si presenterà davanti al bancone con la convinzione che un disco di una determinata band nasconda degli indizi fondamentali sulla morte di uno dei suoi componenti. (Pare che la band in questione sia andata in tour con la testa del batterista in un barattolo di vetro. Sarà vero?) Un altro affermerà con convinzione che sulla copertina di uno dei vinili del negozio è stampato un codice da utilizzare nel suo videogioco preferito. Insomma, l’elemento per così dire investigativo è molto importante: leggendo articoli di giornale ed esaminando i vinili in vendita da Repeater Records potremo ogni volta arrivare a capo dell’enigma, stampare lo scontrino e consegnare il disco giusto al suo nuovo proprietario. E se sbagliate, pazienza: anche gli errori hanno un impatto sulla storia di Wax Heads, e possono diventare uno stimolo per giocare un’altra partita e vivere un’esperienza diversa, in cui gli eventi prendono un’altra piega.

Sia chiaro: Wax Heads non reinventa la ruota, e non lo fa né nei suoi puzzle, né nella sua narrazione. Le vicende che si svolgono tra le mura di Repeater Records catturano fino a un certo punto, e siamo lontani dalle vette di eccellenza di altri titoli puzzle più originali e di rottura, come può essere un Return of the Obra Dinn. Ma Wax Heads fa esattamente quel che vuole fare, e svolge il suo compito in maniera sempre pulita, partendo dalle prestazioni impeccabili anche su Steam Deck e passando per la solidità dei suoi sistemi, fino ad arrivare all’eccellente presentazione visiva, indubbiamente ispirata allo stile di pesi massimi come Scott Pilgrim. Wax Heads racconta la storia di un mondo che c’era e che oggi quasi non c’è più: una storia di cui abbiamo bisogno ora che il contatto umano è diventato la così più punk che c’è. È un mondo fatto di attenzione per l’altro e per ciò che ha da dire. 

E credo che questo sia il messaggio più profondo che può essere colto dal bancone di Repeater Records.

Pubblicato il: 07/05/2026

Provato su: PC Windows

Ritorno alla carta

FinalRound diventa anche rivista cartacea! Clicca per ordinare la tua copia o per abbonarti

0 commenti

info@finalround.it

Privacy Policy
Cookie Policy

FinalRound.it © 2022
RoundTwo S.r.l. Partita Iva: 03905980128