REPLACED

Allestimento cinematografico d’alta scuola per un’avventura d’altri tempi che non sa come essere un buon videogioco

Avete presente quell’adagio che parla di salsicce e di come nessuno dovrebbe davvero sapere come vengono fatte? Divertirsi con i videogiochi può voler dire anche questo: godersi quello che vedi senza poter capire quale strana magia nera ci sia dietro. Replaced, il primo gioco della piccola software house bielorussa Sad Cat Studio, ha un allestimento come se ne vedono raramente. Un trionfo di stile e scelte azzeccate, che vestono il gioco con abiti sontuosi: l’effetto finale è quello di un clamoroso gioco in 2D costellato di pixel, anche se ci dev’essere tutta un’intelaiatura 3D su cui vengono calati dei lenzuoloni di quadratini colorati. Come dicevo, non è importante capire come sia successo: quello che conta è che è successo.

Replaced è la realizzazione di una visione e se anche non è possibile sapere se fosse proprio quella che rimbalzava nella testa dei due fondatori di Sad Cat Studio, è di certo il punto di arrivo di una pianificazione tecnologica e visiva ben congegnata e splendidamente realizzata. Ho passato le prime ore di gioco ad allungare ripetutamente un dito verso il tasto F12, “catturando” immagini a ripetizione. Forse è una deviazione dei giocatori che hanno visto arrivare la possibilità di salvare video di gioco molto in là nella loro storia, ma Replaced è davvero uno di quei giochi per cui vale la pena riempirsi il disco fisso di screenshot. Poi ovviamente non ci fai nulla, a meno di non avere un posto come FinalRound in cui farteli pubblicare con la scusa di organizzarci attorno un po’ di paragrafi di inutile blablabla. 

Che poi, a ben vedere, è quello che succede anche nel gioco. Replaced è uno spettacolo di avventura cinematic platformer, ma non è un’avventura cinematic platformer spettacolare. Bella da vedere, insulsa da giocare: tutto ciò che sta prima, dopo e durante ogni cambio di scena sembra doverci essere perché sì, perché in qualche modo un videogioco deve prevedere delle interazioni. E allora le hanno messe queste interazioni, ma il cuore di Sad Cat Studio sta nella composizione delle scene, nelle luci, nei movimenti di camera, nel buon gusto per l’utilizzo dei pixel, nelle animazioni. Quando lo studio si è trovato a dover farcire le sue elegantissime draniki, delle frittelle di patate tipiche della Bielorussia, ha scelto elementi da picchiaduro e da gioco di piattaforme. In entrambi i casi, le meccaniche che muovono e ordinano gli scontri con decine di nemici, e le sequenze di esplorazione zompettante non dimostrano lo stesso trasporto che invece rende grandiosa la cura visiva di cui è permeato Replaced. Anzi, hanno proprio dei difetti piuttosto evidenti.

Con “cinematic platformer” si intende un’interpretazione peculiare dei giochi di piattaforme, diffusa alla fine tra anni Ottanta e Novanta da Prince of Persia (Broderbund), Another World e Flashback (Delphine). Erano, e rimangono, videogiochi in cui ogni sequenza di movimento va calcolata con precisione e non c’è tolleranza per un salto spiccato un pixel troppo in qua o troppo in là. Animazioni fluide e (al tempo) inconcepibili, così come un’attenzione specifica alle sequenze narrative più vicine al cinema che ai videogiochi (Another World), concludevano la dotazione genetica del genere. Replaced riprova ad adottare la stessa formula, tornata in auge da un bel pezzo. Ce la fa, perché per molti versi non si allontana di molto dal risultato complessivo di quei giochi. Ma lo stucchevole obbligo a continui fallimenti di Another World e Prince of Persia, che portavano a memorizzare alla perfezione i movimenti da compiere, era tollerabile perché i giochi erano affidabili. Guardando lo spazio che separava due piattaforme in quei giochi, con l’esperienza si capiva all’istante se un salto potesse coprirlo o se fosse necessario trovare un’altra strada. L’imprecisione di Replaced, che si dimostra a volte totalmente intollerante e altre volte inspiegabilmente generoso nel “trascinare” il protagonista verso il lembo di una piattaforma che sembrava troppo lontana, rende il gioco di fatto inaffidabile. Lo stesso si può dire di alcune scelte legate alle animazioni, più belle da vedere che utili al fine delle sequenze di esplorazione e movimento. Su tutte appare fuori luogo quella del salto da fermo verso l’alto, con il protagonista Warren che si limita a un balzetto in avanti poco utile e non ha quindi la possibilità di lanciarsi verso l’alto per aggrapparsi a ciò che si trova sopra di lui.

Anche quando le cose vanno per il meglio, il level design di Replaced non va molto oltre lo scolastico, con sequenze prevedibili e ripetitive. Dopo alcune ore, l’ennesimo passaggio negli abusati condotti dell’aria non può emozionare granché. Più riuscita la parte con le fasi di hacking dei sistemi di difesa, che attiva un minigioco gradevole. A tratti frustranti le sequenze stealth da one shot-one kill.

I combattimenti funzionano generalmente meglio. Sono tutti organizzati all’interno di piccole aree circoscritte e prevedono schivate, contrattacchi, affondi per distruggere le barriere di alcuni avversari e colpi speciali a cui accedere dopo aver riempito le solite barre. Sono però troppo lunghi, troppo frequenti, sempre uguali a loro stessi e inutilmente punitivi.

Anche in questo caso è facile farsi prendere dal dubbio che l’ennesimo assalto di dieci/venti bestioni avversari, cinque minuti dopo quello precedente, non abbia davvero alcun senso all’interno della narrazione del gioco e della costruzione del suo mondo, ma sia stato aggiunto tanto per fare numero. Perché il gioco fosse un po’ più gioco di quanto già non fosse. 

L’evoluzione del protagonista è ridotta alle abilità o agli strumenti che si ottengono raggiunti i classici snodi narrativi e per il resto non ci sono che alcune espansioni dell’energia vitale o della velocità di carica degli attacchi speciali, da recuperare in qualche angolino (non troppo) remoto di mappe abbastanza piatte. 

È possibile che chi riesce a farsi risucchiare dalla storia di Replaced, che gira attorno a un’intelligenza artificiale rinchiusa nel corpo del suo creatore, circondata da un mondo post-apocalittico degli anni Ottanta, saprà trovare gli antidoti a elementi di gioco scalcinati e a un ritmo singhiozzante. Anche la voglia di scoprire quale altra raffinata scena gli sviluppatori siano riusciti a immaginarsi e poi a realizzare può essere una leva sufficiente a non far abbandonare il gioco. Non sarebbe la prima volta che uno sforzo muscolare riesce a soffocare le urla di noia o i rantolii di fastidio procurati dal gameplay vero e proprio. E sono molte le volte che ho provato pure io a smetterla di lamentarmi, tanta era la voglia di ingolfare la cartella degli screenshot grabbati (giocarci con uno schermo panoramica mi ha ulteriormente aiutato). A un certo punto sono anche andato a ricaricarmi Another World per Amiga, emulato, per essere sicuro di non avere ricordi particolarmente distorti. La natura trial and error del classicone di Eric Chai non lo ha reso più malleabile in trentasei anni ma, come detto prima, mantiene una coerenza interna e una leggibilità che a Replaced manca e quindi sono tornato alla storia cyberpunk di Sad Cat Studio più sconfortato.

La buona colonna sonora e una scrittura a tratti riuscita provano a puntellare ulteriormente il cigolante mondo sci-fi di una Phoenix City che si muove tra sfruttatori e sfruttati, tra stupefacenti nevicate sul freddo metallo e una fotografia che crea luci e ombre con sapienza. Peccato che questa storia di reietti e fantapolitica sia così spesso funestata dalle conseguenze dell’essere un videogioco.  

Fosse stato altro, forse sarebbe andata meglio.

Pubblicato il: 21/04/2026

Provato su: PC Windows

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