POKÉMON
POKOPIA
Sorella Utopia
Non è sorprendente scoprire che gli studiosi definiscono il Novecento come il secolo d’oro della distopia. Questo perché, a riguardare il “secolo breve” da una seppur modesta distanza, esso stesso è stato una distopia, peraltro di quelle difficilmente immaginabili. Non mi risulta che l’inferno delle trincee europee della Prima Guerra Mondiale sia stato ipotizzato dalle scrittrici e dagli scrittori d’epoca anteriore al 1915. E le testimonianze di prima mano provenienti da Hiroshima e Nagasaki in seguito ai due bombardamenti atomici statunitensi sono ben più atroci dell’immaginazione di H. G. Wells, quando raccontava di un’ipotetica invasione di alieni capaci di polverizzare gli umani con raggi laser nel suo La guerra dei mondi, nel 1898.
Nel Novecento, è stata la realtà a superare la distopia, e la distopia ha preso a rincorrerla: ecco Cronache del Dopobomba (1965) di Philip K. Dick, in cui il fallout atomico ha devastato gli Stati Uniti d’America (e uno dei personaggi più magici della letteratura del ventesimo secolo, l’astronauta Walt Dangerfield, continua a orbitare intorno alla Terra e a trasmettere via radio vecchi dischi di ottima musica); ne Il racconto dell’ancella (1985), Margaret Atwood dipinge a tinte fosche una società teocratica che sottomette le donne ancora fertili per finalità riproduttive, cancellando del tutto la loro libertà e i loro diritti; ed è impossibile non citare 1984 (1949) di George Orwell, uno dei racconti distopici e fantapolitici più iconici della Storia, in cui un regime totalitario impedisce il pensiero critico degli individui e introduce la cosiddetta “neolingua”, un linguaggio che piega la mente direzionandola esclusivamente dove vuole il Partito: “Chi controlla il passato controlla il futuro; chi controlla il presente controlla il passato” è uno degli slogan della dittatura orwelliana.
Vi invito a fare un piccolo esperimento. Chiedete a un’amica o a un amico di citarvi un’opera – un libro, un film, un videogioco – di carattere distopico. Scommetto che riceverete almeno una risposta (e probabilmente più d’una). Poi proseguite con una seconda domanda: hai mai visto, letto o giocato un’utopia? È estremamente probabile che vediate l’interlocutore camminare su terreno incerto. Perché è molto facile immaginare mille modi in cui il nostro mondo può andare ancor più storto di così; è, invece, ben difficile pensare a un esito felice per l’umanità che è stata capace di sterminare i suoi simili nelle camere a gas. La buona notizia è che oggi la letteratura utopica gode di buona salute e popolarità, anche se le narrazioni distopiche risultano puntualmente più stuzzicanti per il grande pubblico. Maestre della fantascienza come Ursula K. Le Guin hanno immaginato mondi radicalmente differenti dal nostro, indicando suggestioni e possibilità: leggete I reietti dell’altro pianeta (1974) per un’eccellente introduzione agli universi della scrittrice. Attenzione: quelle di Le Guin non sono soluzioni pronte all’uso. Sono quadri complessi e ambigui, privi di bianco e nero, di chiarezza morale: una maestosa scala di grigi che rende possibile immaginare nuovi colori.
Ben più lineare è Pokémon Pokopia, che gioca con il termine “utopia” fin dal titolo. Questa linearità non è di per sé un difetto, anzi: quello che era visto da molti prima dell’uscita come un titolo minore, un semplice spin-off di un franchise universalmente noto, si è rivelato essere una vera e propria killer application per una console – Nintendo Switch 2 – ancora giovane, e con poche esclusive al suo attivo. Per diverse settimane, l’utopia videoludica che vede protagonista un esemplare di Ditto (!) è rimasta comodamente seduta al primo posto nella classifica dei videogiochi più venduti in Giappone, e ha piazzato più di due milioni di copie nel mondo nei primi quattro giorni dall’uscita, con un elevatissimo gradimento da parte della critica, ben superiore rispetto ai risultati dei titoli della serie principale.
E dire che i trailer di Pokémon Pokopia mi avevano confusa non poco. Quel Ditto dalle goffe fattezze umane aveva un’espressione incredibilmente cringe, pensavo, e poi dai, non sarà un’imitazione di Animal Crossing? Ebbene: come tante e tanti, ho dovuto ricredermi. Perché ho sorriso come un’ebete davanti a ogni nuova trasformazione del mio adorato Ditto, e no, il videogioco partorito da Game Freak e Omega Force (che ha un impressionante parco titoli, tra cui la serie Dynasty Warriors, ma anche Fist of the North Star – che temo di ricordare solo io, da appassionata impenitente di Kenshiro – Hyrule Warriors e Dragon Quest Builders, fra i tanti) è tutt’altro che una copia carbone delle avventure di Tom Nook e compagnia. Di più: nasconde una storia incredibilmente intrigante, un’utopia che proietta a buon diritto Pokémon Pokopia tra le narrazioni videoludiche più affascinanti che ho avuto l’opportunità di giocare in questi anni.
Come tutti sappiamo, i più amati servizi di streaming musicale stanno chiudendo in tutto il mondo, uno dopo l’altro, a causa del rapido aumento dei costi di mantenimento dei server globali.
Ma non disperate, musicofili: abbiamo una buona notizia per voi! Vi dice qualcosa la parola CD, ovvero “compact disc”?
Protagonista di Pokémon Pokopia è un esemplare di Ditto che imita le fattezze del suo allenatore. Il perché è presto detto: gli umani – incluso il suo compagno di avventure – sono completamente scomparsi dal pianeta, ormai ridotto a una landa desolata e punteggiato da edifici semidistrutti. Cos’è successo? Scampoli di conoscenza arrivano da note sparse in giro come quella che avete letto qui sopra. Facendo uscire allo scoperto altri Pokémon ricostituendo habitat capaci di garantire loro la sopravvivenza, Ditto può confrontarsi con i suoi simili, tutti afflitti dal medesimo problema: gli amici umani non si trovano più da nessuna parte. È una cesura radicale, un cambiamento di prospettiva drastico: il punto di vista non è quello degli allenatori della serie principale, impegnati in avventure epiche e combattimenti che sfruttano proprio i Pokémon (visti come animaletti collezionabili). Questo è un nuovo inizio. E gli sviluppatori decidono di metterlo in atto anche dal punto di vista simbolico, visto e considerato che i primi mostriciattoli che riusciremo a scovare sono proprio i tre starter della prima generazione di Pokémon. È un modo intelligente – e, non lo nascondo, a tratti anche toccante – di celebrare il trentesimo anniversario di una serie che ha accompagnato le vite di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Mica pizza e fichi. Provate a non piangere quando parlate per la prima volta con Cubone.
Come si gioca a Pokémon Pokopia? È molto semplice, almeno nelle basi. Ditto può apprendere da alcuni Pokémon delle mosse speciali che no, non vanno utilizzate in combattimenti all’ultimo sangue, ma per cambiare il mondo in meglio. Con Pistolacqua si può innaffiare il terreno inaridito per far crescere erba, fiori, cespugli e alberi. (Ho scoperto che pochissime cose sono soddisfacenti quanto il suono che fa un albero rinsecchito quando viene rivitalizzato con una bella spruzzata d’acqua!) Grazie a Fogliame, Ditto può far spuntare dei ciuffi di erba alta. Drillbur ci insegna Aracampo per permetterci di coltivare pomodori, patate, fagioli. In sostanza, le mosse dei Pokémon, abitualmente inquadrate in un contesto specifico – quello dei combattimenti – diventano strumenti di costruzione di un’utopia per Ditto e i suoi simili. E sì, anche per la mente del giocatore, dati anche i tempi difficili che stiamo vivendo.
Da quanto detto sopra sulla trama, potreste avere intuito (e avreste ragione) che da queste parti si articola una storia vera e propria. In altre parole, non ci troviamo su un’isola felice come in Animal Crossing, senza altra missione se non fare quello che ci pare e piace: Pokémon Pokopia propone al giocatore grande libertà, certo, ma anche una sequenza di quest che guidano verso un finale vero e proprio e, poi, un endgame di grande ampiezza, capace di intrattenere praticamente ad libitum. Nel mio caso, sono state necessarie circa ventotto ore per arrivare ai titoli di coda, ma la mia utopia Pokémon e il mio Pokédex erano ben lontani dall’essere compiuti. Da allora, continuo costantemente a rimettermi nei panni di Ditto per costruire un palazzo o per ripulire una spiaggia dai rifiuti. Per non parlare delle continue citazioni a località e situazioni della serie principale, attuate mediante musiche e ambientazioni che faranno scendere più di una lacrima sulle guance degli appassionati, senza che l’effetto nostalgia sia mai fine a sé stesso: perché Pokémon Pokopia mette nuovo smalto (e, soprattutto, una nuova filosofia) sulle unghie forse un po’ scheggiate di un franchise che non sempre è stato all’altezza del suo illustre nome.
E la tana del Bianconiglio, qui, è proprio profondissima. Pur trovandomi in pieno endgame, continuo a scoprire nuovi luoghi remoti nelle profondità delle caverne di Pokémon Pokopia. E sì, anche nuovi Pokémon. Il sistema dei blocchi, poi, è di una semplicità e di una duttilità assolutamente devastanti. Ogni muro o porzione di terreno può essere distrutto, ottenendo il relativo blocco da posizionare dove più ci piace. È un processo di terraformazione dalle potenzialità infinite, come dimostrano i tanti video disponibili online che esibiscono dei makeover radicali degli ambienti trasformati dall’azione di Ditto. Ho un po’ sofferto il sistema d’inventario, fondato sì sull’ampia capienza dello stomaco di Ditto, capace di divorare oggetti di ogni tipo, ma anche su bauli da posizionare nelle varie regioni del mondo di gioco, senza la possibilità di accedere a un inventario centralizzato. Ecco, a una certa mi sono ritrovata a vagare come un’anima persa alla ricerca di quei lingotti d’oro che chissà dove diavolo avevo piazzato ore e ore prima. Ma lo sforzo è sempre valso la candela: è difficile trattenere un moto di soddisfazione quando si costruisce una bella magione con l’aiuto di tanti altri Pokémon – ed è fatta interamente con materiali riciclati.
Ricostruire gli habitat (spesso complessi), trasformare il mondo rendendo ogni ambiente più accogliente, e nel frattempo scoprire di più sul destino dell’umanità scomparsa: sono queste le principali spinte ludiche che muovono il giocatore ad accendere la sua Nintendo Switch 2 e a investire il suo tempo prezioso in Pokémon Pokopia. E questi tre ingredienti funzionano alla grande. Senza contare l’opzione di giocare con i propri amici, magari per cooperare alla trasformazione di un’Isola Nebula, ambienti condivisi in cui dare sfogo alla creatività e allo spirito di gruppo. Pokopia, poi, sembra progettato per essere facilmente espandibile: che siano aggiunte nel Pokédex o nuove ambientazioni, penso proprio che Game Freak e Omega Force non perderanno occasione per supportare post-lancio questa bizzarra creatura di grande successo. La speranza, come sempre, è che narrazioni utopiche come questa ci aiutino a immaginare un nuovo mondo anche dall’altra parte dello schermo. Da creare rimboccandoci le maniche – e magari sorridendo costantemente.
Proprio come Ditto.
Pubblicato il: 20/04/2026
Provato su: Nintendo Switch
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