PLANET OF LANA II
CHILDREN OF THE LEAF
Dei tanti momenti enigmatici di quel capolavoro videoludico che è Inside, ce n’è uno ambientato su un ponte. È battuto da un vento di cui non si conosce l’origine; l’unica cosa che si può scoprire – rigorosamente a proprie spese – è che quello sbuffo brutale e periodico, che avviene a intervalli rigorosi, è così potente da catapultare il bambino giù dalla struttura. E questo vuol dire morte certa. In realtà, quel momento è costruito per interi minuti. Prestando attenzione mentre si conduce un gruppo di umani su una piattaforma per aprire il portone di ferro che conduce al ponte, si può avvertire un cupo rumore di sottofondo, come un battito del cuore. È costante, è profondo, ed è terribilmente inquietante. È la profezia di ciò che sta per accadere. Per Francesco Ameglio, che ha curato il design della serie Planet of Lana fin dai primissimi momenti della sua ideazione, si tratta dell’esempio più alto di design sonoro all’interno di un videogioco: perché il suono c’è, ma non si vede – va al di là dell’immagine. E non è una forza da poco, nella società di Instagram. Significa sfondare il confine di una cornice prestabilita.
A neanche tre anni di distanza dall’uscita del primo capitolo, lo studio di sviluppo Wishfully – supportato nella pubblicazione da Thunderful Publishing – torna a Novo per scrivere un nuovo capitolo nell’avventura di Lana e Mui. Con una precisazione: non è necessario aver giocato Planet of Lana per godersi questo seguito. I primi minuti sono dedicati a una messa in scena cinematica che riassume quanto accaduto finora. Ci troviamo sul pianeta Novo, e una ragazza, Lana, incontra una sorta di gattino nero intergalattico, Mui, il quale è persino più furbo dei mici normali (già graziati da Madre Natura d’intelligenza sublime). Inizia così un percorso di collaborazione che porterà i due alla ricerca di Elo, sorella maggiore di Lana, rapita da un gruppo di invasori misteriosi che iniziano a devastare il pianeta e a mettere in discussione la sopravvivenza dei suoi abitanti. Nulla di troppo originale nel panorama delle narrazioni di fantascienza, ma erano gli aspetti artistici e la squisita cooperazione tra Lana e Mui a rendere Planet of Lana memorabile e perfettamente riconoscibile – tanto che il successo di pubblico non ha tardato ad arrivare.
Quando ho avuto l’occasione di provare in anteprima Planet of Lana II per quarantacinque minuti alla scorsa gamescom in compagnia del game director Adam Stjärnljus, ho capito che il team aveva lavorato in maniera intensa sul feedback ricevuto da critici e utenti. L’idea, partita originariamente da uno schizzo di Stjärnljus (che raffigurava una ragazza e un piccolo animaletto: nulla più), si è sviluppata in maniera a dir poco tentacolare, arricchendo in modo straordinario la formula originaria, sia dal punto di vista narrativo, che da quello del gameplay. Non è stata di certo casuale la scelta di ambientare la demo in diverse parti del gioco, facendoci saltare di palo in frasca per mostrare adeguatamente la ricchezza di scenari e di soluzioni creative adottate per i numerosi puzzle che puntellano un’esperienza che, a conti fatto, dura circa il doppio del primo capitolo. Senza mai sembrare annacquata o diluita, beninteso.
È passato un po’ di tempo dagli eventi che avevano saldato il legame tra Lana e Mui, ora impegnati a scoprire di più sulla civiltà che è giunta sul pianeta molto tempo prima. Ed è proprio tra le rovine di un’antica e maestosa astronave che inizia questo nuovo viaggio, fin da subito pieno di ganci che catturano le curiosità del giocatore. Chi erano i passeggeri che hanno su quell’arca spaziale? E quali sono state le conseguenze del loro arrivo su Novo? Ben presto, però, subentra la preoccupazione per la sorte della nipote di Lana, figlia di sua sorella Elo: i miasmi emanati da una misteriosa roccia – che reagisce a Mui, illuminandosi e cessando di emettere gas tossici – prendono possesso del corpo della bambina, minacciandone la sopravvivenza. Inizia così il cuore pulsante dell’avventura, che porterà Lana – nella prima parte del gioco – alla ricerca degli ingredienti necessari affinché l’anziano Rakuen (altra vecchia conoscenza dei giocatori di Planet of Lana) possa cucinare una potente pozione curativa, nel tentativo disperato di salvare la piccola.
È un espediente narrativo ideale per trasportare i giocatori in varie parti di questo mondo meraviglioso, pieno di foreste, miniere, mari cristallini. Su tutto, però, incombe sempre la presenza minacciosa di un gruppo di invasori che sembrano essere intenzionati ad acciuffare il piccolo Mui. Che, anche in Planet of Lana II, resta una componente essenziale del gameplay: non si combatte, nel videogioco di Wishfully, ma si agisce sempre d’astuzia. Mui è ora dotato di nuove abilità: quella di attivare e disattivare congegni elettrici (robot inclusi) e quella di “possedere” alcuni animaletti. Dal canto suo, Lana può assumere il controllo di alcuni robot in seguito all’intervento di Mui, il che rende straordinariamente più complessi e stratificati gli enigmi con cui Wishfully ha riempito questa nuova versione del pianeta Novo. La possessione degli animali, però, mi ha messo spesso un po’ a disagio. Ho volontariamente condotto alla morte pesciolini e pallottini pelosi in nome della mia missione, il tutto mentre combattevo fieramente contro un misterioso esercito che sembrava fermamente intenzionato a trivellare tutte le risorse presenti sul mio pianeta e sterminarne la popolazione. Si potrebbe dire che le vite di questi pallottini che ho bruciato con un po’ di rimorso valgano meno di quelle dei concittadini di Lana, ma a conti fatti non mi sono sentita poi tanto migliore di questi cattivoni (neanche tanto sfumati o articolati a livello morale, va detto) venuti a rompere le scatole a casa mia. Spesso il videogioco parla il linguaggio della sopraffazione e della rapina del più forte ai danni del più debole: pensiamo a come sfruttiamo le risorse di un pianeta già morente nella serie Horizon. Ecco, in Planet of Lana II questa particolare meccanica di possessione animale mi ha fatto sentire proprio così.
Al di là dei miei personali dilemmi morali – dei sussulti che probabilmente non saranno avvertiti neppure per mezzo minuto dal 99% dell’utenza – questo secondo capitolo è per me un esempio perfetto di come amministrare in maniera saggia un materiale di base già ottimo, e che era possibile arricchire ulteriormente, senza però snaturarlo o renderlo incoerente rispetto alle premesse di base. È impossibile restare indifferenti davanti alle abilità magnifiche degli artisti che hanno portato alla vita Lana e Mui con animazioni impeccabili. Per non parlare di Novo, più bello che mai, soprattutto nelle fasi subacquee. Per chi ha giocato Planet of Lana: sì, Mui è ancora terrorizzato dall’acqua. Le soluzioni escogitate dai designer per rendere queste sezioni affrontabili dal piccoletto sono deliziose, e un’ottima dimostrazione del potere del pensiero laterale. Non minore è l’arte del design sonoro, che – come raccontavo prima – è stato centrale fin dai primi momenti dello sviluppo di questa serie. Mi sono fermata spesso per ascoltare il suono delle mosche e degli uccelli di questo pianeta alieno, soltanto per il puro piacere di farlo. E, nel cuore dell’azione, ho sempre apprezzato i sussurri di Lana a Mui per non farsi sentire dai nemici, o i mormorii di preoccupazione quando la situazione si fa difficile.
Planet of Lana II è un tutto creato da una somma di parti d’eccellenza. Il risultato non poteva che essere spettacolare. Se potete, vi consiglio di giocarlo su uno schermo di buone dimensioni per poter godere di tutta la magnificenza di Novo: è uno splendore assoluto. Nel mio caso, la mia prova si è svolta per larga parte su Steam Deck, senza mai alcun singhiozzo (sebbene fossero stati segnalati con precisione alcuni potenziali problemi della build di prova). A proposito, vi segnalo che Planet of Lana II è decorato dal bollino verde di Valve fin da prima del lancio. E i testi sono tradotti in lingua italiana. Sono pochi: l’avventura è doppiata nella lingua originale del pianeta Novo, di cui riuscirete ben presto a capire quantomeno in contorni essenziali, come “grazie”, “va bene” e “ciao”. Ed è sempre bello ascoltare il linguaggio di questo pianeta, su cui non speravo di tornare a distanza di nemmeno tre anni dal Planet of Lana originale. Stare in compagnia del gattino spaziale Mui è sempre un piacere. Sarà che sono un’impenitente amante dei gatti, terrestri e non.
Pubblicato il: 04/03/2026
Provato su: PC Windows
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