SCOTT PILGRIM EX
Contro la nostalgia, insieme alla nostalgia
C’è una differenza abissale tra il titolo del primo volume di Scott Pilgrim in versione originalee nella nostra traduzione italiana. Un cambiamento che non solo si mangia parte del sensodella frase, ma che nasconde anche lo spirito progressista della serie. Da una parte c’è Scott Pilgrim's Precious Little Life, dall’altra Una vita niente male. Nel primo titolo si leggeuna certa ironia; nel secondo invece questa sfumatura non esiste. Eppure in Scott Pilgrim,uscito originariamente nel 2004 e firmato dall’autore canadese Bryan Lee O’Malley, questaaspra sensazione di inadeguatezza di chi era ventenne all’inizio degli anni 2000 era unacomponente fondamentale. Si esprimeva già nella premessa narrativa: le lunghe giornate diquesto ragazzo senza arte né parte, chiuso nella sua infinita post-adolescenza e nella sua“piccola preziosa vita”.
Se dovessi scommetterci dei soldi direi che è questo che ha portato Scott Pilgrim a diventareun successo planetario: era la fotografia perfetta di una generazione. Ma vent’anni dopoScott Pilgrim funziona ancora così bene? A chi sta parlando? Me lo sono chiesto spessogiocando a Scott Pilgrim EX, il nuovo videogioco dedicato al personaggio e sviluppato daTribute Games.
Per capire perché con due decenni in più sulle spalle questo brand è ancora così attuale,bisogna fare un passo indietro. Tornare alla piccola esistenza di Scott e al suo amore per ciòche c’è stato prima. Mentre scriveva questa storia, Bryan Lee O’Malley era anche lui pocopiù che ventenne. E aveva incontrato la ragazza dei suoi sogni: la disegnatrice HopeLarson. O’Malley aveva pubblicato da poco Lost at Sea, e poi si era innamorato del modo diraccontare storie degli autori giapponesi. Un po’ per ricalcare le sue ispirazioni e un po’ perrisparmiare sul colore, decise che il fumetto successivo sarebbe stato in bianco e nero, conun ritmo non dissimile da quello di uno shonen. Il linguaggio era azzeccato, perchénonostante quelli non fossero ancora gli anni del boom della cultura manga nel mondo, ScottPilgrim ebbe un successo inaspettato. Così come la relazione di Bryan con Hope Larson,che divenne sua moglie.
Erano gli anni 2000 e Scott era uscito vincitore. Aveva conquistato la ragazza, avevaottenuto il successo, era persino diventato un fumetto generazionale. Il cinema lo avevacorteggiato e ne era venuto fuori un film postmoderno firmato da uno dei registi piùpromettenti della cinematografia inglese, Edgar Wright.Era il 2010. E Scott continuava a vincere.
Nello stesso anno Scott sbarcò sul medium per cui sembrava nato, ovvero ilvideogioco. Ubisoft Montreal mise la firma su Scott Pilgrim vs. The World: The Game, unadattamento videoludico della stessa storia. Un picchiaduro a scorrimento che si rifacevaall’epoca d’oro dei coin-op per regalare al suo pubblico una trasposizione divertente edivertita di una storia che era già un perfetto videogame. Sette boss da sconfiggere, ognunocon i suoi poteri, una principessa da salvare dal passato.
Poco tempo dopo, parte degli sviluppatori che avevano realizzato Scott Pilgrim vs. TheWorld: The Game se ne andarono da Ubisoft formando un nuovo team: Tribute Games.Forse li conoscerete perché sono specializzati proprio in picchiaduro a scorrimento conestetica vintage, come Teenage Mutant Ninja Turtles: Shredder's Revenge e Marvel CosmicInvasion.
Bryan Lee O’Malley, invece, ha divorziato da Hope Larson. La sua vita è diventata molto piùcomplessa ora che ha cinquant’anni. Forse non è nemmeno più capace di ridere di quellebattute che lo divertivano nel suo fumetto. Anche per questo motivo gli è preso un mezzocolpo quando Netflix ed Edgar Wright gli hanno proposto di scrivere una serie TV suScott Pilgrim. Doveva davvero tornare per l’ennesima volta a quel periodo della sua vita?Per evitare di impazzire, aveva deciso di sfruttare l’occasione per cambiare le carte in tavolae utilizzare Scott Pilgrim per parlare di come il passato ci intrappola.
La serie TV, Scott Pilgrim Takes Off, è importante per diverse ragioni: la prima è cheRamona diventa la protagonista quando Scott viene sconfitto dal primo dei suoi ex fidanzati,Matthew. La seconda è che ben presto diventa un ragionamento laterale su come la vitasappia prendere strade controverse, specialmente se non riesci a staccarti da ciò che èvenuto prima. La terza è che la serie è un prequel del videogioco Scott Pilgrim EX. Laciliegina sulla torta: questo titolo è sviluppato proprio da Tribute Games, cioè quelli che altempo avevano lavorato su Scott Pilgrim vs. The World: The Game.
Scott Pilgrim EX è pensato come una storia originale firmata dallo stesso O’Malley. Mentireise vi dicessi che la sua scrittura spicca. È più un pretesto per metterti nei panni di uno deiprotagonisti a disposizione, ma anche qui c’è una premessa interessante: si viaggia neltempo. Dalla preistoria all’epoca dei cabaret, anche attraverso rappresentazioni fantastichedi vicende che rimandano più ai videogiochi che alla storia umana. Tanto per dire, c’è uncastello appartenente a Casa Vania e il villain principale del videogioco, Metal Scott, siacciambella come Sonic quando deve attaccare. Le citazioni sono troppe per non farcicaso: nemici che sembrano usciti da Mortal Kombat, altri che sparano palle di fuoco in stileHadouken, e ogni scenario è pieno di gusci in stile Koopa.
Fortunatamente Scott Pilgrim EX non si limita ad affogare nel citazionismo, e nemmeno inquella ipocrita nostalgia per come eravamo una ventina di anni fa. In sostanza per com’erala “Piccola e preziosa vita di Scott Pilgrim”. Pur composto da una sola modalità avventura,Tribute Games ha lavorato in maniera intelligente per arricchire la formula del classicopicchiaduro a scorrimento.
La mappa di Toronto – presa d’assalto da tre fazioni: vegani, robot e demoni – si presentacome una serie di schermate in due dimensioni nelle quali figurano negozi, punti d’interesse,portali che trasportano i protagonisti in altre ambientazioni. Ci sono carretti di cibo chericaricano l’energia, store di accessori e di vestiti per sbloccare costumi alternativi per ipersonaggi, e un mucchio di comparse sullo sfondo che chiacchierano, danno consigli,fanno commenti pregni di quella ironia acida che ci faceva vibrare negli anni 2000. Esplorarela mappa è piacevole, non solo per la sua estetica colorata che si sposa molto bene con lostile di O’Malley, ma anche perché è piena zeppa di particolari, oggetti da spaccare,memorabilia.
Anche eccessivamente. A volte lo schermo è talmente pieno di stimoli che si fa fatica aseguire l’azione. E tutto risulta ancora più evidente quando si gioca in multiplayer. In due (opeggio in tre e in quattro) gli effetti dei colpi e le evocazioni a supporto rendono illeggibile lamischia. Ma è anche un po’ il bello di Scott Pilgrim EX: una jam session di botte gustose edivertenti. D’altronde il gioco è semplice: un picchiaduro a scorrimento con dei piccolielementi da GDR. La strategia non trova mai un vero e proprio ruolo nella rapsodia di tastida premere con gioia per inanellare le combo, e nella accennata sperimentazione con gliequipaggiamenti, tutti con effetti divertenti su parate, colpi ed evocazioni.
A tal proposito: le evocazioni permettono ai videogiocatori di chiamare in campo delle“summon” che consumano un certo quantitativo di mana e portano sullo schermo effettiancora più esagerati. È il modo che ha Scott Pilgrim EX di omaggiare quei personaggi chenon trovano granché spazio nella vicenda principale.
Devo essere sincero: tutta la storia su cosa Scott Pilgrim abbia rappresentato per O’Malley,e su come ci abbia riversato dentro quasi tutto il suo vissuto (perfino il divorzio con Hope),cambiandolo, adattandolo, riflettendo sul suo contenuto… be’, un po’ fa a cazzotti con ilbombardamento nostalgico di citazioni. Ma, almeno per quanto riguarda la struttura,Scott Pilgrim EX fa di tutto per tentare una strada nuova, pur restando fedele all’idea deipicchiaduro a scorrimento. Nelle circa 4 ore per portarlo a termine, risulta sempreestremamente piacevole. Non è che ci sia un guizzo particolarmente degno di nota daelevare il videogioco oltre a quello che sarebbe dovuto essere, ovvero una celebrazione –l’ennesima – del passato di Scott Pilgrim.
Questa forse è la trappola e la contraddizione di questa serie. Perché sotto quella scorzacolorata permane la domanda senza risposta che fa da sfondo all’opera originale: cosadobbiamo fare con il nostro passato? All’inizio degli anni 2000, quando eravamoventenni, la risposta sembrava facile: prenderlo a pugni. Una fantasia post-adolescenzialenata dalla rabbia repressa. Oggi, però, quel passato ci ha dimostrato che affrontarlo a musoduro non basta, perché continuerà a tornare: nei remake, nei revival, nei film e nelle serieTV, in questa estetica che imita quella dei beat ’em up delle sale giochi. Negli hadoken, neigusci di Koopa. Nelle storie che citano altre storie che citano altre storie. E Scott Pilgrim EXin questo mare ci sguazza: un videogioco che guarda indietro, ma cerca anche di fare unpasso avanti. Forse perché Scott Pilgrim è sempre stato questo: una storia di ragazzi chenon sanno bene cosa fare del loro trascorso.
Pubblicato il: 31/03/2026
Provato su: PC Windows
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