HIGH ON LIFE 2

- RECENSIONE -

Dopo una tripletta di titoli più sperimentali, progettati per assecondare l’interesse di Justin Roiland nei confronti della realtà virtuale, nel 2022 Squanch Games tentò l’assalto al panorama mainstream col suo High on Life: un impeto sostenuto sia dall’eco reboante del “cugino” seriale Rick and Morty, sia dalla macchina comunicativa degli Xbox Game Studios, all’apice del di un percorso di ampliamento costellato di investimenti miliardari. Grazie a questo possente slancio, rinvigorito da un immaginario orgogliosamente stralunato e denso di richiami pop, registrò numeri importanti in barba gli evidenti limiti e le storture in seno alla produzione. Per quanto gradevole fosse il chiassoso assurdismo al centro dell’opera, infatti, c’era tanto da mettere a posto ed era più che lecito aspettarsi che il team avrebbe tentato di alzare l’asticella con un sequel. A onor del vero, con High on Life 2 Squanch Games ha effettivamente imboccato la trafficatissima via del “bigger and better”, ma anche questa volta i risultati non sono proprio entusiasmanti, almeno non in modo uniforme.

Dal lato sbagliato della fattanza

High on Life 2 si apre con una lunga carrellata di sketch interattivi assemblata con triplice intento: fornire ai giocatori i primi rudimenti del gameplay, ribadire con chiarezza le coordinate tonali del franchise e aggiornare la platea sugli eventi intercorsi dopo l’annientamento del crudele cartello G3, l’organizzazione aliena che nel primo capitolo aveva tentato di trasformare l’umanità in una fonte di sollazzo psicotropo. Il ritmo ragionevolmente serrato di questo “montaggione” ben si accorda con l’umorismo sfrontato e fieramente scatologico della produzione, dando il la a una profusione di sogghigni che fa da sottofondo all’ascesa del nostro prode alter ego, nel tempo divenuto una vera e propria icona fra i cacciatori di taglie dell’universo conosciuto. Come noto, la via dalle stelle alle stalle è sorprendentemente breve e frequentata, così il leggendario “G3 Killer” finisce ben presto sul lato sbagliato della fama: nel tentativo di salvare la sorella Lizzie, divenuta nel frattempo il leader di un’organizzazione ecoterrorista, il protagonista fa strage di colleghi e guardie armate, ritrovandosi con una ricca taglia sul groppone. Si tratta comunque di una svolta criminale “a fin di bene”, dato che dall’altra parte della barricata c’è un colosso farmaceutico determinato a privare l’umanità del suo status di razza senziente, al fine di convertirla nuovamente in una fonte intergalattica di sballo, questa volta col benestare della legge.

Per impedire il fattaccio, dovremo dunque imbracciare i nostri amici Gatliani – armi senzienti ed eccezionalmente ciarliere – per abbattere le colonne portanti della potente Rhea Pharma, ovvero una schiera di riccastri senza scrupoli fra maghi della finanza, star del cinema, politici corrotti e scienziati fuori di brocca. Malgrado il cambio di prospettiva, insomma, l’avventura segue una rotta piuttosto familiare, fatta di incarichi da portare a termine in punta di proiettile e disseminato di sequenze stracariche di assurdità ridanciane. Va da sé che per apprezzare la messa in scena orchestrata da Squanch Games è necessario avere un certo gusto per l’umorismo surreale, per gli incisi scatologici che inevitabilmente scandiscono la sceneggiatura, ma anche così è difficile sorvolare sulle fluttuazioni di ritmo ed efficacia che appesantiscono - in modo più o meno consistente – la campagna. Talvolta si ha infatti la sensazione che il gioco si sforzi fin troppo per strappare una risata, finendo per incappare in facezie un po’ insulse e a tratti eccessivamente verbose, in netto contrasto con i momenti (e ce ne sono) in cui il team californiano fa sfoggio di tutto la suo incontenibile verve, dando vita a siparietti davvero brillanti. Questa alternanza fra pregevoli guizzi e flessioni qualitative è di fatto il fil rouge di una proposta che, complici le accresciute ambizioni di Squanch Games, fatica a trovare un equilibrio ideale fra tutte le sue componenti. Questo a partire dall’assetto di una progressione più lineare ma anche maggiormente diversificata, che spesso e volentieri devia dagli eccessi balistici in favore di parentesi più compassate ma egualmente folli, come una stravagante “cena con delitto” a bordo del prestigioso yacht di un magnate con l’hobby della circoncisione. Tutto molto bello ma, al netto della risibile assurdità della cornice, questa fase investigativa si muove con un incedere alquanto maldestro, emblematico di un titolo colmo di espedienti tanto estrosi quanto poco rifiniti.

Un ottovolante stracarico di stile

L’andamento ondivago della produzione coinvolge anche la costruzione degli spazi che ospitano l’anti-epopea di Squanch Games, che schiera sul cammino dei giocatori una sequela di aree mediamente più ampie rispetto a quelle viste nel capitolo d’esordio. Complice la notevole marginalizzazione degli incisi in stile metroidvania, però, queste mappe fungono più che altro da zone di passaggio e offrono un’esigua quantità di diversioni ludiche, cui si aggiunge la solita caccia agli scrigni organici disseminati qua e là in giro per le ambientazioni. Che si tratti di recuperare collezionabili, pesos aggiuntivi o potenziamenti, è raro che le dinamiche premiali rendano l’esplorazione davvero stimolante, complice l’impatto relativo di molti dei “power-up” con cui migliorare il vivace arsenale del protagonista. La configurazione degli scenari punta più che altro ad assecondare l’introduzione dello skateboard, che sin dalle primissime battute dell’avventura va a sostituire la corsa aprendo la strada a una torma di evoluzioni aeree e non, che impreziosiscono notevolmente il sistema di movimento esaltandone la spettacolarità durante l’attraversamento delle mappe, fra grinding, salti acrobatici, scivolate sulle pareti e traversate in sospensione con l’ausilio del buon Tello, rampino\pugnale con evidenti tendenze antisociali.

Di contro, il nuovo apparato non si sposa altrettanto vene con le fasi di shooting, rendendo più arduo destreggiarsi con un sistema di mira già di per sé perfettibile, nel quadro di un titolo che non di rado valica il confine tra frenesia e casino. A questo proposito, fra Gatliani vecchi e nuovi, High on Life 2 mette a disposizione dei giocatori un nutrito e godibilissimo assortimento di bocche da fuoco, ciascuna dotata di almeno un’abilità speciale in grado di aggiungere un intrigante tassello ludico alla formula di Squanch, anche per quel che concerne la risoluzione di enigmi ambientali che, a dirla tutta, non sempre risultano congegnati alla perfezione. Malgrado il potenziale in dote all’armamentario, all’atto pratico il gunplay manca di fornire agli utenti i giusti stimoli per variare approccio durante le disfide o sfruttare per intero le capacità dell’equipaggiamento, col beneplacito di un’intelligenza artificiale ancora più basilare di quella vista nel predecessore. Seppur caratterizzate da una buona varietà estetica, le schiere nemiche sfoggiano una sorprendente uniformità comportamentale, perlopiù limitandosi a correre in giro seminando pallottole. Stando così le cose, non è mai davvero necessario avvicendare i diversi Gatliani, a maggior ragione considerando che alcuni membri del sestetto sono indubbiamente più efficaci di altri, e tutti dispongono di munizioni infinite e di abilità speciali con tempi di ricarica piuttosto rapidi.

Capiamoci: il nucleo “sparacchino” di High on Life 2 riesce a regalare cospicue dosi di divertimento e non è poi così difficile sorvolare sugli spigoli della proposta, che comunque si percepiscono distintamente. Un discorso che, come detto, è facile applicare a ogni aspetto di questo coloratissimo sequel. Parlando delle boss fight, ad esempio, il grande impegno profuso nel caratterizzare ogni avversario aggiunge un bella nota di sapore ai combattimenti, che però seguono per la gran parte un copione a dir poco schematico. Ci sono un paio di eccezioni alla regola, badate, battaglie ben più memorabili della media che, al di là delle asperità sistemiche del pacchetto, riescono a sorprendere in positivo, a riprova del talento di un collettivo che sfortunatamente ancora fatica a mettere perfettamente a fuoco la propria visione creativa, a tornirla a puntino.

L’Unreal Engine 5: il boss finale

Tanto per continuare sulla strada dell’ambivalenza, un tratto chiave di High on Life 2, la direzione artistica di Mike Spano infonde nell’universo di gioco una quantità inedita di dettagli e mirabili variazioni sul tema dell’ipercorporativismo intergalattico, finendo talora per oberare i sensi con un eccesso di stimoli, tale da intaccare un po’ la leggibilità di alcune sequenze. Nel complesso, però, il cambio di marcia rispetto al capitolo d’esordio è palpabile, così come merita una menzione la maggiore diversificazione degli scenari, a fronte di un level design funzionale seppur non particolarmente sofisticato. Pur contribuendo a imbellire sensibilmente la resa grafica del sequel, migliorato in quasi tutti gli aspetti salienti, l’adozione dell’Unreal Engine 5 porta con sé il solito catalogo di magagne. Anche su una configurazione di fascia alta, ad esempio, il gioco risulta più pesante del dovuto, nonché afflitto da frequenti problemi di stuttering slegati dall’effettiva complessità della scena a schermo. Non manca poi all’appello un’ampia gamma di bug grandi e piccoli, che spaziano dall’occasionale malfunzionamento di una missione all’insorgenza di intoppi nella gestione di elementi poligonali o animazioni, ad esempio durante le esecuzioni col delirante Tello.

Anche su questo versante, insomma, si ha un po’ la sensazione che con High on Life 2 Squanch Games abbia fatto il passo più lungo della gamba, seguendo la rotta del “bigger and better” senza avere ancora tutte le capacità e le risorse per raggiungere al meglio la meta. Prendendo in esame i vari costituenti dell’esperienza, si possono certamente identificare margini di miglioramento – anche consistenti - rispetto al primo High on Life, nella cornice di un seguito che in linea generale appare però meno organico, più incline a creare attrito tra sistemi e strutture. Con tutti i suoi difetti, il nuovo gioco di Squanch è comunque in grado di offrire una decina di ore di spasso a cuor leggero, a patto che siate disposti a chiudere un occhio sulle sue spigolosità.

Pubblicato il: 18/02/2026

Provato su: PC Windows

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