- RECENSIONE -

CODE VEIN II

Dopo sei anni di attesa e oltre quattro milioni di copie vendute del primo capitolo, Bandai Namco riporta i giocatori nell'universo oscuro e decadente di Code Vein. Con Code Vein 2, il team di sviluppo non si accontenta di bissare il successo del predecessore, ma vuole superarlo, proponendo un'esperienza che espande sensibilmente ogni aspetto del titolo originale: dalla profondità del sistema di combattimento alla complessità narrativa, fino alla struttura del mondo di gioco. Il risultato è un action RPG ambizioso che, pur conservando l'identità anime del franchise, cerca di ritagliarsi uno spazio nel panorama sempre più affollato dei soulslike. 

Per chi non avesse familiarità con il franchise, Code Vein rappresenta l'interpretazione tutta nipponica del genere soulslike, quel filone di action RPG nati dall'enorme influenza della serie Dark Souls di FromSoftware. Ma dove molti titoli si limitano a copiare pedissequamente le meccaniche dei capolavori di Hidetaka Miyazaki, Code Vein ha sempre cercato di differenziarsi attraverso una forte caratterizzazione estetica anime e una serie di innovazioni che tentano di rendere l'esperienza più accessibile senza sacrificare la sfida.

Lo stile anime non è qui un semplice vezzo: permea ogni aspetto del gioco, dai character design elaborati agli ambienti post-apocalittici che ricordano opere come Nier Automata, passando per una narrazione più diretta e meno criptica rispetto ai canonici souls. Code Vein si pone come un ponte tra l'hardcore occidentale dei soulslike tradizionali e la sensibilità narrativa dei JRPG, offrendo un'esperienza che può risultare tanto affascinante quanto divisiva.

Il Code Vein originale, pubblicato nel 2019, aveva rappresentato un'interessante proposta all'interno del panorama soulslike. Il gioco si era fatto apprezzare per diversi elementi: un editor del personaggio estremamente dettagliato che permetteva di creare praticamente qualsiasi tipo di protagonista, un sistema di combattimento fluido e spettacolare, e una narrativa meno criptica rispetto ai classici del genere.Tuttavia, il primo capitolo non era esente da difetti significativi. La struttura del gioco, organizzata in dungeon lineari piuttosto che in un mondo interconnesso, aveva deluso parte della fanbase dei soulslike più puristi. Le aree di gioco, pur visivamente suggestive con i loro paesaggi post-apocalittici e gotici, risultavano a volte ripetitive ed offrivano un level design meno raffinato rispetto ai benchmark del genere.

Cacciatori, Redivivi e viaggi nel tempo

L'avventura si ambienta in un futuro distopico dove la convivenza tra l'umanità residua e i Redivivi – creature immortali dotate di capacità vampiriche legate al consumo di sangue – è giunta a un punto critico. L'equilibrio precario viene sconvolto dall'apparizione della Luna Rapacis, un misterioso corpo celeste che emette una luce corrosiva capace di degradare menti e corpi. 

Questo fenomeno ha accelerato la trasformazione dei Redivivi in Orrori, creature prive di intelletto guidate da un istinto puramente distruttivo. 

Il cataclisma che ha dato origine a questa situazione è noto come "La Rinascita", un evento avvenuto circa cento anni prima dell'inizio del gioco. Questo fenomeno mutageno ha trasformato ogni forma biologica in mostri aberranti, portando le civiltà al collasso e l'umanità sull'orlo dell'estinzione. 

In questo contesto apocalittico entrano in scena i due protagonisti della storia: un Cacciatore di Redivivi controllato dal giocatore e Lou Magmell, una misteriosa ragazza Rediviva che possiede un potere straordinario – la capacità di manipolare il tempo. Le circostanze terribili che li legano scatenano nel Cacciatore abilità sovrannaturali, permettendogli di essere resuscitato grazie al cuore di Lou quando raggiunge lo zero di salute.

La missione del duo è tanto semplice nella sua essenza quanto complessa nella sua realizzazione: viaggiare nel passato per riscrivere la storia ed eliminare le forze che hanno causato il cataclisma. Per farlo, dovranno affrontare gli Eroi Caduti, antichi paladini ora imprigionati in bozzoli nel presente, che possono essere liberati solo viaggiando indietro nel tempo per incontrarli quando erano ancora vivi. 

La struttura narrativa si sviluppa quindi su due linee temporali interconnesse: nel presente, i giocatori esplorano un hub di gioco dove possono potenziarsi, stringere legami con i compagni di avventura e portare avanti gli snodi principali del racconto. Nel passato, accessibile attraverso i salti temporali di Lou, si dipanano le missioni chiave che permettono di esplorare dungeon, completare obiettivi e soprattutto conoscere la storia degli Eroi Caduti prima di affrontarli in epiche battaglie. 

Questa dualità temporale non è solo un espediente narrativo, ma si riflette anche nel gameplay: le stesse aree visitate nel passato presentano nemici diversi e loot esclusivi, invitando i giocatori a esplorare entrambe le versioni della realtà per scoprire tutti i segreti del mondo di gioco. Purtroppo, nonostante l'ispirazione paesaggistica degna di nota, l'open world risulta piuttosto ripetitivo e spoglio, per lo meno paragonandolo a produzioni più blasonate.

L'evoluzione del formula soulslike

Code Vein 2 abbraccia pienamente la filosofia soulslike, mantenendo quegli elementi che hanno definito il genere fin dal primo Dark Souls. I Vischi (l'equivalente dei falò) fungono da punti di checkpoint dove recuperare salute e risorse, ma resettano al contempo tutti i nemici dell'area. Il sistema delle anime resta centrale: alla morte, il giocatore perde le anime accumulate che devono essere recuperate tornando sul luogo del decesso, pena la loro perdita definitiva. 

Il sistema di progressione delle armi si basa su scaling tradizionali: Ogni arma "scalerà" su caratteristiche diverse, e far coincidere codici e armi permetterà di creare build specifiche. Le fiaschette curative, ricaricabili ai Vischi, possono essere potenziate sia in numero che in efficacia attraverso oggetti speciali nascosti nel mondo di gioco, chiamati "nettare". Persino la nebbia davanti alle arene dei boss fa la sua comparsa, segnalando inequivocabilmente l'ingresso in uno scontro epico

La grande innovazione di questo secondo capitolo risiede nella struttura del mondo. Abbandonando i dungeon lineari del predecessore, Code Vein 2 abbraccia un design open world articolato in diverse macro-aree interconnesse. Questa scelta avvicina il gioco più a Elden Ring che al Dark Souls originale, offrendo maggiore libertà esplorativa e un senso di scoperta più marcato.  

Le zone aperte sono ricche di segreti da scoprire, mostruosità da combattere e tesori da recuperare. Per facilitare gli spostamenti in questi vasti spazi, il gioco introduce una moto mistica, veicolo che permette di dimezzare i tempi di percorrenza ed evitare gli scontri meno interessanti. Tuttavia, questa maggiore libertà ha un prezzo: il sistema di indicatori per le quest, pur presente e personalizzabile, risulta a volte poco chiaro, rendendo difficile trovare la destinazione corretta. Questa ambiguità può essere vista come un difetto o come una caratteristica voluta, reminiscente della filosofia di esplorazione più pura dei souls classici.

L'esplorazione si arricchisce ulteriormente grazie al sistema di viaggi temporali. Come dicevo, rivisitare le stesse aree in epoche diverse non è solo funzionale alla narrativa, ma offre vere e proprie variazioni di gameplay: nemici differenti, percorsi alternativi e loot esclusivi incentivano i giocatori a tornare sui propri passi armati della capacità di Lou. 

L'aspetto più interessante è sicuramente la possibilità di affrontare le varie quest sulla mappa in maniera del tutto non lineare, scegliendo quali quest portare a termine prima o sospendendo un determinato incarico perchè troppo difficile, andando a completare altre missioni principali e secondarie per prepararsi adeguatamente. 

Il sistema di crafting è abbastanza stratificato. Oltre all'upgrade tradizionale delle armi attraverso oggetti di rarità crescente– che aumenta scaling e statistiche seguendo il modello Dark Soulsè possibile "creare" abilità passive utilizzando i residui dei mostri sconfitti. Questo aggiunge un livello di personalizzazione che va oltre la semplice scelta dell'equipaggiamento: le abilità passive andranno ulteriormente a stratificare il modo in cui vorremo personalizzare il nostro alter ego, ad esempio riducendo il consumo di stamina durante le schivate o potenziandone le statistiche. 

L'editor del personaggio, già ottimo nel primo capitolo, è stato ulteriormente raffinato, permettendo di ricreare praticamente qualsiasi tipologia di personaggio. 

Sistema di combattimento e i Blood Codes

Il cuore pulsante di Code Vein 2 risiede nel suo sistema di combattimento, semplice ma divertente. Le armi sono divise in ben sette categorie distinte, ognuna caratterizzata da un set di animazioni specifico e da uno stile di combattimento unico. L'arsenale include spade a una mano per un approccio veloce e difensivo, spadoni pesanti per danni massicci a scapito della mobilità, alabarde per il controllo dello spazio, martelli per spaccare le guardie nemiche, baionette per il combattimento a distanza, doppie lame per combo fulminee, e le nuove lame runiche che espandono ulteriormente le possibilità tattiche. 

Il sistema di risorse si basa su due parametri principali: la vita e l'Icore (sostanzialmente il mana). L'Icore è fondamentale per utilizzare le abilità speciali e può essere ricaricato attraverso la "Gabbia", un'arma dorsale che, quando colpisce con successo, assorbe energia vitale dai nemici.  

Il sistema dei Blood Codes torna in una forma rinnovata. Questi codici rappresentano sostanzialmente delle classi intercambiabili che definiscono statistiche base, pool di abilità disponibili e stile di combattimento. La possibilità di cambiare build al volo tra un'area e l'altra offre una flessibilità tattica notevole, permettendo di adattarsi alle sfide specifiche senza dover rifare completamente il personaggio. 

Tuttavia, il sistema presenta ancora alcune criticità ereditate dal primo capitolo. I materiali per gli upgrade dei armi sono limitati e vanno distribuiti con attenzione, costringendo i giocatori a scelte strategiche che possono precludere temporaneamente certe build. Inoltre, nonostante gli sforzi per bilanciare il sistema, esistono inevitabilmente codici più forti di altri per specifiche tipologie di build, riducendo la varietà effettiva nelle configurazioni ottimali per l'endgame.

I "Simulacra" rappresentano un'altra aggiunta significativa al sistema di combattimento. Si tratta di abilità speciali che espandono le opzioni offensive e difensive del giocatore, simili concettualmente alle Weapon Arts di Dark Souls.  

Un elemento che distingue Code Vein 2 dalla maggior parte dei soulslike è il sistema di compagni. I partner giocano un ruolo fondamentale, offrendo due modalità di utilizzo distinte. Nella modalità Evocazione, i compagni combattono in modo indipendente al fianco del giocatore, attaccando i nemici e talvolta attirando la loro attenzione. Nella modalità Assimilazione, invece, il partner viene fuso con il Cacciatore, scomparendo dal campo di battaglia ma garantendo statistiche migliorate e potenza devastante. Sarà quindi possibile affrontare il gioco nella maniera che preferite: come un soulslike duro e puro da soli contro il mondo, o in compagnia del vostro alleato che attirerà le attenzioni del nemico permettendovi di mandare a segno preziosi fendenti. 

La meccanica più interessante legata ai compagni è l'Offerta Ristrutturante: se il giocatore raggiunge lo zero di salute, il partner può sacrificare parte delle proprie energie per resuscitarlo automaticamente. Questa meccanica da una seconda (o terza) possibilità durante gli scontri più difficili, ma va utilizzata con giudizio: ogni utilizzo successivo aumenta il tempo di ricarica e diminuisce la quantità di salute ripristinata, oltre a incapacitare temporaneamente il compagno che non potrà essere invocato o assimilato per un breve periodo. 

Gli scontri con i boss rappresentano l'apice dell'esperienza di Code Vein 2. Gli Eroi Caduti sono stati progettati con particolare cura e costituiscono le battaglie più memorabili e sfidanti del gioco. Si tratta di veri e propri giri di boa, da preparare con cura. Ogni eroe viene introdotto attraverso una quest che ne esplora il passato, permettendo al giocatore di conoscere la loro storia prima di affrontarli nel presente. Questa struttura narrativa, che si ripete per le varie aree di gioco, aggiunge peso emotivo agli scontri, anche se la resa tecnica dei flashback – realizzati con il motore di gioco piuttosto che attraverso cutscene preregistrate – risulta meno spettacolare di quanto si potrebbe desiderare. 

Accanto agli Eroi troviamo purtroppo anche boss più generici e talvolta riciclati, un problema tipico dei soulslike che Code Vein 2 non riesce completamente a evitare. Alcuni nemici che nel primo incontro rappresentano sfide epiche vengono successivamente riutilizzati come avversari comuni o mini-boss, togliendo loro parte del fascino e dell'unicità.

Criticità principali e ottimizzazione tecnica

Se dal punto di vista del gameplay e del contenuto Code Vein 2 rappresenta un passo avanti significativo rispetto al predecessore, il comparto tecnico mostra ancora diverse criticità che potrebbero minare l'esperienza complessiva, almeno per quanto riguarda la versione PS5 utilizzata per questa prova. 

Il problema più evidente e frustrante riguarda l'ottimizzazione, particolarmente nell'open world. Durante gli spostamenti in moto, il gioco soffre di cali di frame rate vistosi che rendono l'esperienza di esplorazione meno fluida di quanto dovrebbe. Questi problemi di performance sono particolarmente evidenti su console, dove il target dei 60fps viene raggiunto solo sporadicamente nelle zone più affollate di vegetazione e nemici. 

Dal punto di vista grafico, il gioco presenta un quadro contrastato. I paesaggi e gli scenari ambientali sono generalmente di buona fattura, con una ispirata direzione artistica che crea atmosfere decadenti e suggestive, perfettamente in linea con l'estetica post-apocalittica della serie. L'illuminazione e gli effetti particellari durante gli scontri contribuiscono a creare momenti visivamente spettacolari. 

Tuttavia, i modelli dei personaggi non raggiungono lo stesso livello qualitativo. Questa discrepanza tra la qualità ambientale e quella dei modelli poligonali dei personaggi è particolarmente evidente durante le sequenze narrative, dove il focus è proprio sui personaggi. In generale, possiamo dire che Code Vein 2 non brilla particolarmente dal punto di vista tecnico, anzi presta il fianco a più di una critica.

La questione del riciclo di asset continua a essere presente. Come già menzionato, diversi boss vengono riutilizzati come nemici comuni nelle fasi avanzate del gioco, una pratica che se da un lato è tipica del genere (persino Dark Souls ne è colpevole), dall'altro toglie impatto agli scontri epici che dovrebbero essere il culmine dell'esperienza soulslike. 

Il sistema di indicatori per le quest, pur personalizzabile, risulta a volte poco intuitivo. In un open world di queste dimensioni, la mancanza di una mappa chiara o di indicatori più precisi può trasformare l'esplorazione in frustrazione, soprattutto quando si cerca di completare side quest specifiche. Questa ambiguità può essere apprezzata dai puristi che preferiscono un'esplorazione organica senza guide, ma rischia di alienare i giocatori più casual. 

Un altro aspetto divisivo riguarda la semplificazione del sistema dei Blood Codes. Se da un lato il nuovo sistema è più immediato e accessibile, dall'altro ha perso alcuni degli elementi più complessi e stratificati che rendevano il sistema del primo capitolo più avvincente per i theorycrafters. Questo è un chiaro esempio della difficile linea di equilibrio che il team di sviluppo cerca di mantenere tra accessibilità e profondità. 

Dal punto di vista del level design, la transizione verso l'open world ha comportato sia vantaggi che svantaggi. Se da un lato le aree aperte offrono maggiore libertà esplorativa, dall'altro i dungeon interni risultano talvolta meno memorabili e meno attentamente progettati rispetto ai corridoi labirintici del primo capitolo. L'interconnessione degli spazi, uno dei punti di forza dei souls classici, viene qui sacrificata in favore di zone più ampie ma potenzialmente meno distintive. 

La gestione della difficoltà resta un tema delicato. Gli Eroi Caduti offrono sfide particolarmente sfidanti che faranno imprecare anche i giocatori più esperti, mentre molti altri boss risultano relativamente più semplici, soprattutto se affrontati con l'aiuto dei compagni. 

Questo sbilanciamento nella curva di difficoltà può creare un'esperienza altalenante, dove momenti di intensa frustrazione si alternano a vittorie forse troppo facili.

Considerazioni finali

Code Vein 2 si presenta come un sequel ambizioso che cerca di correggere i difetti del predecessore espandendo significativamente la formula. La transizione verso un open world, il sistema di viaggi temporali, la maggiore varietà di armi e abilità, e un sistema di combattimento più stratificato rappresentano passi avanti concreti che arricchiscono l'esperienza complessiva. 

L'identità anime del franchise rimane un punto di forza distintivo, offrendo un'alternativa esteticamente unica nel panorama dei soulslike occidentali. Il sistema di partner e Blood Codes continua a differenziare Code Vein dalla concorrenza, rendendo l'esperienza più accessibile senza necessariamente sacrificare la sfida per chi la cerca. 

Tuttavia, il gioco paga dazio sul fronte tecnico, con problemi di ottimizzazione che minano l'esperienza in open world e una qualità grafica dei personaggi che non convince del tutto. Il riciclo di boss e contenuti, pur essendo pratica comune nel genere, rimane una pecca che toglie memorabilità ad alcuni scontri. La semplificazione di certi sistemi, poi, potrebbe non piacere ai fan più hardcore del primo capitolo. 

In definitiva, Code Vein 2 si configura come un soulslike solido e distintivo, capace di offrire decine di ore di gameplay appagante agli appassionati del genere e a chi cerca un'interpretazione più "anime" della formula souls.

Pubblicato il: 28/01/2026

Provato su: PlayStation 5

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