CAST N CHILL
Tutto il relax della pesca
La pesca è da sempre il passatempo per eccellenza per il dinamico duo che formo insieme al mio papà. D’estate amiamo trascorrere le mattinate nel verde passando da un laghetto artificiale a un altro, dedicandoci alla pesca catch&release delle carpe. Spesso il nostro collie ci fa compagnia (si chiama Auron. Si vede che amiamo i videogiochi, in famiglia). A volte arriva anche Uma, la gatta nera di papà. Non avendo goduto delle cure di una mamma gatta, Uma è convinta di essere una persona, il che dà vita a siparietti puntualmente esilaranti. Quando nota una carpa appena tirata fuori dall’acqua, si avvicina e inizia un curioso balletto che è un misto di confusione e di quell’istinto di caccia felino che non ha mai particolarmente coltivato. Insomma, pescare è per Michele e Giulia un momento familiare magico, fatto di calma, di chiacchierate e riflessioni, e sì, anche di cani e gatti che amiamo molto e che ci fanno compagnia.
Anche per questo ho seguito con costanza, in questi mesi, il percorso di Cast n Chill, fatto di continui aggiornamenti, espansioni, modifiche a una formula originaria che fin da principio ha catturato una ampia fetta di pubblico. Per dirne una, giusto il 19 dicembre – in tempo per le vacanze di Natale – è stato pubblicato un aggiornamento gratuito che ha inserito la modalità cooperativa locale. Ora si può andare a pescare (virtualmente) in due: e sì, è proprio la bella idea che sembra. Appena qualche giorno prima era stata introdotta una nuova ambientazione a sfondo invernale, Lake Hunkerdown, con le sue cascate ghiacciate, le volpi delle nevi, e una Snowmobile capace di solcare le acque ghiacciate con grazia e senza sforzo. La vivace community del gioco attende spasmodicamente il prossimo contenuto aggiuntivo maggiore, previsto per giugno 2026: un DLC dal titolo Eastern Winds, con ambientazioni d’ispirazione giapponese. Fiori di ciliegio, tempietti a fior d’acqua, fiori di loto a profusione.
Facciamo un passo indietro per una premessa: la pesca è da sempre molto presente nel mondo dei videogiochi, anche in maniera, per così dire, incidentale. I minigiochi legati alla pesca sono un must in quasi ogni genere videoludico, e talvolta – almeno per me – possono rivelarsi uno dei pochi momenti salvabili in produzioni che per il resto non apprezzo. Mi è successo in Final Fantasy XV, che ricordo con piacere per il senso di coesione e di affettuosa unione del quartetto formato da Noctis, Prompto, Ignis e Gladio. Ecco, le sessioni di pesca della produzione targata Square Enix sono uno dei pochi ricordi piacevoli che ho del gioco nel suo complesso. Più di recente, anche un JRPG indie come Demonschool ha inserito questa nobile arte all’interno del suo tessuto ludico. Sono giusto un paio di esempi, ma potremmo andare avanti per settimane. Ci sono poi i casi in cui la pesca è la meccanica principale: illustre, in questi anni, è stato il nome di Dredge, titolo che come nessun altro è riuscito a mischiare con successo la pesca all’immaginario lovecraftiano, che di base ha forti legami con il mistero degli abissi marini (vedasi il romanzo di H.P. Lovecraft dal titolo La maschera di Innsmouth, del 1936).
Insomma: lunga è stata la strada dal primissimo videogioco di pesca, quel Gone Fishin’ (1977) che quasi cinquant’anni fa aprì le danze della traslazione videoludica della lotta antica tra l’uomo e il pesce. Lotta che può anche rivelarsi un tranquillo passatempo tra padre e figlia, all’insegna della chiacchiera e del relax. O, magari, può essere declinata in solitaria, come un modo per darsi tempo per pensare, lontani dal caos della quotidianità. Cast n Chill cattura quest’ultima sfumatura della pesca: il videogioco è (di base: come visto, ora c’è anche una modalità cooperativa) a giocatore singolo. Si personalizza il proprio avatar, si sceglie un compagno di viaggio peloso (un simpatico labrador, magari, oppure un maestoso San Bernardo) e si parte alla scoperta del primo dei sedici scenari di gioco. Da qui, la progressione è molto semplice e tradizionale, in ottica prettamente incrementale: si inizia a pescare i primi pesciolini; si torna al molo da Rusty, il simpatico proprietario di Rusty’s Bait n Tackle, per acquistare nuove esche e canne, o magari le licenze per scoprire altri luoghi meravigliosi in cui portare baracca e burattini per affrontare nuove specie di pesci; si rientra al largo. E così il ciclo continua, volendo all’infinito.
Cast n Chill non propone una storia vera e propria: ci catapulta in un eterno presente perfetto in cui nulla turba il gameplay loop di cui sopra. E questo loop potrebbe non essere interrotto neppure dai vostri impegni. Questo perché il videogioco creato e prodotto dal team indipendente australiano che si firma Wombat Brawler propone due modalità: quella attiva, in cui siamo noi a controllare l’avatar del nostro pescatore, e quella passiva, in cui il gioco prosegue in totale autonomia. Mentre sto scrivendo questa recensione, ho la Steam Deck accesa poco lontana con su Cast n Chill in modalità passiva: in questo modo, il mio pescatore continua a fare avanti e indietro dal molo per pescare e vendere il pescato a ciclo continuo, senza bisogno di alcun input da parte mia. A proposito: il videogioco di Wombat Brawler gode di un meritatissimo bollino verde su Steam Deck. Se volete esperire il titolo in modalità mobile ma non avete il PC portatile di Valve, sappiate che Cast n Chill è anche disponibile per Nintendo Switch e Nintendo Switch 2. Utilizzando Cast n Chill su PC, possiamo ridurre le dimensioni della finestra o attivare il gioco su un secondo schermo per vedere l’andirivieni automatico del nostro avatar e godere della meravigliosa pixel art del gioco, che presenta agli utenti sedici scenari davvero mozzafiato. Per non parlare del sonoro, in larga parte diegetico – con suoni registrati in natura – con un’occasionale pizzicata di banjo che concorre a creare un’atmosfera davvero rilassante.
Va da sé che la modalità passiva potreste anche non attivarla mai: sia chiaro. Magari non è nelle vostre corde lasciare un gioco... a giocarsi da solo, se così si può dire. Ma è una possibilità, e nelle nostre caotiche giornate lavorative credo sia piacevole per molte, moltissime persone, almeno a giudicare dai commenti degli utenti su Cast n Chill reperibili online, e dai numeri considerevoli portati a casa da questa piccola produzione australiana. Quello che colpisce di Cast n Chill è la coerenza di tutti gli elementi del design con l’obiettivo finale, che poi è anche la grande promessa del gioco: creare un senso di profondo rilassamento nel videogiocatore. Ed è un centro perfetto. Cast n Chill non sarà amato da chi vuole lavorare con parametrie stringenti, numerini a schermo, e dedicarsi a uno studio spasmodico dell’ottimizzazione. L’interfaccia utente è intenzionalmente ridotta all’osso: nessun simbolo o prompt compare nel corso delle sessioni di pesca, salvo quando si richiama il menu per cambiare esca o canna. Per tirare su un pesce basta premere il tasto A, facendo attenzione a lasciare andare il filo quando la nostra preda tira. Tutto qui. Visivamente pulitissimo e semplicissimo da approcciare, Cast n Chill è adatto davvero a chiunque, grandi e piccini, ed è ammirevole per la pulizia e l’essenzialità del suo design.
Non aspettatevi grandi sfide, quindi, anche se i sedici pesci leggendari (uno per ciascuna location) regalano grandi soddisfazioni e richiedono un po’ di attenzione in più. Cast n Chill solca alla perfezione l’onda lunga dei cozy game e, con la modalità passiva, riesce a entrare anche nei momenti in cui siamo impegnati in altre attività, lavorative e non. Perché ormai è molto raro il privilegio di poterci dedicare a qualcosa in maniera indivisa ed esclusiva. Oltretutto, viviamo in una società dei consumi che ci incita a vedere una serie TV mentre ascoltiamo un podcast mentre mangiamo di fretta un hamburger portato da un rider mentre lavoriamo da remoto mentre attendiamo spasmodicamente la notifica di un like della nostra crush su Instagram. Insomma, la presenza di una modalità passiva per un videogioco, che è un medium interattivo per eccellenza, a me ha fatto molto pensare. È un segno dei tempi, certo. E, come critica, credo che il mio lavoro sia osservare e raccontare questi tempi.
Pubblicato il: 23/01/2026
Provato su: PC Windows
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