VENBA

Cucinare per ricordare

A casa mia si cucina poco. Non vengo da una di quelle famiglie in cui la tavola è sempre imbandita o in cui si tramandano antiche ricette segrete custodite da generazioni, eppure riconosco alla cucina un ruolo importantissimo sia come collante di rapporti umani sia come elemento caratterizzante della cultura di un popolo. Se penso al Giappone una delle prime immagini che mi attraversa la mente è quella dello Tsukemen di Osaka; Budapest la associo al Rantott Sajt che ho mangiato appena atterrato; se penso a casa mia sento il profumo dei toast che sfornava papà quando aveva voglia di cucinare per tutti. Ogni cultura ha i suoi sapori e i suoi odori, così come sono convinto del fatto che ogni fase della vita possa essere definita attraverso il gusto e l’olfatto. Avete presente la scena di Ratatouille in cui Anton Ego viene sopraffatto dai ricordi d’infanzia nonappena assapora la ratatuia di verdure? Ecco, esattamente così. Venba, piccolissima opera d’esordio degli indiani Visai Games, parla proprio di questo, e lo fa con una dolcezza e una delicatezza spiazzanti. 

Venba è una donna indiana espatriata in Canada in cerca di fortuna assieme a Paavlan, che ha sposato da poco. Il suo nome indica un breve componimento in versi simile agli haiku, è un’insegnante e tenta di sbarcare il lunario in un paese che offre molte più opportunità della sua terra natia, ma che quelli come lei e suo marito non li vede propriamente di buon occhio. Le prime battute del gioco suggeriscono in poche righe il dramma nascosto di chi scappa per cercare fortuna ma che a casa ha lasciato un pezzo di cuore. È la difficile quotidianità di chi emigra per necessità e si scontra ogni giorno con una cultura profondamente differente della sua, di chi sa cosa si è lasciato alle spalle ma non sa cosa gli offrirà il futuro. È in un momento di grande crisi e di grandi dubbi che Venba sente con forza la nostalgia di casa e il profondo senso di colpa per essersene andata, e l’unica connessione con la sua terra lontana migliaia di kilometri è un vecchio libro di ricette raggrinzito e malmesso regalatole dalla madre poco prima di partire. È un po’ più facile ripensare a casa se lo si fa gustando degli Idlis preparati seguendo la ricetta di mamma. Da quel momento in poi il cibo diventa un appiglio per Venba, che scopre di essere incinta e nonostante le difficoltà e la nostalgia dell’India decide di restare in Canada per offrire al piccolo Kavin un futuro migliore.

Il videogioco è un medium ancora estremamente legato al conflitto e alla figura degli eroi che da bravi super-uomini o (infinitamente meno spesso) super-donne devono salvare il mondo. È un fatto ed è quasi impossibile girarci attorno. Esistono però delle piccole oasi di straordinaria quotidianità che sono capaci di rimettere tutto in prospettiva e inquadrare gesti comuni in maniera tale da renderli meravigliosamente potenti. Penso alla semplice dolcezza della storia d’amore raccontata in Florence, a Johnny che in To the Moon silenzia gli orologi per evitare che il loro ticchettio infastidisca River o a come Unpacking sia in grado di raccontare un’intera esistenza solo attraverso gli oggetti che la protagonista si porta dietro trasloco dopo trasloco. Venba racconta la cucina come uno strumento utile per tenere unita una famiglia, lo fa mostrando la quotidianità della preparazione dei pasti di un gruppo di tre persone che trovano la forza di affrontare le difficoltà proprio a tavola. Il team di Visai Games, però, eleva la cucina a silenzioso atto d’amore per i propri cari e, soprattutto, la racconta come mezzo per ricordare. Il cibo è memoria perché è un’ancora che tiene Venba legata alla sua cultura, lo è perché il libro di ricette di sua madre rappresenta un legame indissolubile tra le due, lo è perché ricorda ai protagonisti dove affondano le radici di ognuno di loro.

È incredibile come in meno di due ore Venba sia in grado di toccare così tanti temi. Non ha bisogno di sviscerarli a fondo, gli basta sfiorarli per dargli corpo. La sua forza, dopotutto, sta proprio nel non detto, in tutto ciò che riesce a fare emergere senza bisogno di usare le parole, a cui vengono preferiti il cibo e il silenzio. Questa sua eloquenza è forse il più grande pregio perché è capace di far emergere i protagonisti di Venba con grande dignità e con una caratterizzazione chiara e netta che non necessita di inutili verbosità. Venba è un’orgogliosa donna Tamil che difende con forza l’eredità culturale del suo popolo (i Tamil sono una popolazione del sud-est indiano fortemente discriminata soprattutto dalle istituzioni cingalesi), Kavin è figlio di emigrati che spesso si vergogna del suo essere diverso, mentre Paavlan è uno scrittore che ha sacrificato i suoi sogni per il bene del figlio. È proprio il fatto che la loro sia virtualmente la storia di centinaia di migliaia di famiglie che nel mondo che sta al di quà dello schermo vivono le stesse dinamiche e le stesse difficoltà fa sì che Venba riesca ad essere così toccante. Tra l’altro va apprezzato davvero il fatto che Visai Games non si sia lasciata corrompere dall’idea di allungare inutilmente il brodo: Venba dura poco meno di due ore perché quello è il tempo che gli serve per esprimere tutto ciò che ha da dire. I titoli di coda arrivano esattamente quando Venba ha raggiunto il suo scopo e ha chiuso il cerchio ed è una cosa che nell’ultimo periodo apprezzo sempre di più.

Certo, di Venba si può dire che fallisce nell’integrare appieno il gameplay alla narrativa, trasformando i momenti di cucina interattiva in quelli che sembrano quasi dei tentativi di giustificarsi per paura di non sembrare abbastanza videogioco, però l’idea di mescolare cucina e puzzle game alla fine l’ho apprezzata. Quando la protagonista si mette ai fornelli lo fa sempre dopo aver acceso la radio che trasmette musica indiana, quasi a volersi immergere anche solo virtualmente nelle atmosfere della sua terra (non so come ve la viviate voi ma secondo me la colonna sonora è una bomba); ciò che segue sono semplici sezioni interattive in cui si procede alla decifrazione delle ricette e alla preparazione dei piatti. Lo stile grafico rende piena giustizia al cibo preparato da Venba, che dal canto suo non nasconde mai il suo progressivo invecchiamento. Certo, si poteva sicuramente fare qualcosina in più, ma Visai Games ha - almeno secondo me - evitato alla grande il rischio di trasformare la sua opera d’esordio in un banalissimo Cooking Mama indiano.

Ciò che mi rimarrà impresso a lungo è la grande sincerità con cui decide di raccontare una storia a tratti drammatica ed estremamente complessa. E, perché no, anche i lacrimoni virili che mi ha fatto piangere, ma quella è colpa del fatto che sotto sotto sono un tenerone e che questo tipo di storie familiari hanno grande presa su di me più o meno da sempre.

Giocate Venba, concedetegli due ore della vostra vita per ascoltare ciò che ha da dire. Se arrivati ai titoli di coda sentirete il bisogno di telefonare a mamma per chiederle scusa per tutte le incomprensioni e le fasi ribelli della vostra vita allora Venba avrà fatto centro e vi avrà fatto del bene, altrimenti potrebbe rimanervi anche solamente la curiosità di assaggiare i piatti mostrati a schermo. 

Che alla fine è pur sempre una vittoria per un videogioco che parla di cibo.

5 commenti

L'Ho finito di giocare poco fa. Che dire? Esperienza emozionante, sebbene i problemi di gameplay da voi presentati abbiano sporcato un po' questa esperienza.

Grazie a voi non l'avrei mai conosciuto e giocato. Sono un ragazzo figlio di immigrati bang …Altro...
L'Ho finito di giocare poco fa. Che dire? Esperienza emozionante, sebbene i problemi di gameplay da voi presentati abbiano sporcato un po' questa esperienza.

Grazie a voi non l'avrei mai conosciuto e giocato. Sono un ragazzo figlio di immigrati bangladesi e mi sono immedesimato in questa storia più di quanto non potessi immaginare, perché tratta dei problemi principali dovuti all'emigrazione che io e i miei genitori abbiamo affrontato. In tal senso mi sento di dire che il gioco affronta bene queste tematiche profonde, e vorrei spezzare una lancia a favore del gioco che riesce a coinvolgere il videogiocatore in maniera semplice ma consapevole, i clic, i gesti, le pause lunghe i silenzi accompagnati da musiche tradizionali Tamil narrano molto di più rispetto a tutto il resto secondo me.

Insomma come videogioco funziona, e non vedo l'ora di consigliarlo a chiunque!

Gioco piccolo più profondo di quanto mi aspettassi, tratta il tema dell'integrazione culturale in modo semplice ma intelligente evitando una morale banale.

Si completa in nemmeno due ore e anche per questo funziona.

La parte gameplay delle ricette …Altro...
Gioco piccolo più profondo di quanto mi aspettassi, tratta il tema dell'integrazione culturale in modo semplice ma intelligente evitando una morale banale.

Si completa in nemmeno due ore e anche per questo funziona.

La parte gameplay delle ricette grazie a un mix di musica colori e rumori di cucina l'ho trovata estremamente piacevole.

Recensione impostata come un libro di ricette.



Tante immagini di cibi reali (molto accattivanti) e scritte in grassetto colorate di un lilla molto morbido e profumato.



7/10

Come al solito il buon Sorichetti mi stupisce con un articolo che sprizza amore per il medium e non solo da ogni poro. A volte anche l'opera che sembra essere la piú insignificante ha qualcosa da dire, talvolta con un amore che difficilmente si vede …Altro... Come al solito il buon Sorichetti mi stupisce con un articolo che sprizza amore per il medium e non solo da ogni poro. A volte anche l'opera che sembra essere la piú insignificante ha qualcosa da dire, talvolta con un amore che difficilmente si vede altrove. Davvero complimenti!

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