FORZA HORIZON 5:

RALLY ADVENTURE

Messico e nuvole. E sterrato. E V-Rally.

C’è un video piuttosto famoso del Manx International Rally 1983 in cui si vedono Ari Vatanen a bordo della sua Opel Manta 400 e il suo navigatore Terry Harryman che attraversano a velocità folle una piccola stradina delle campagne dell’Isola di Man. Quello non è un rettilineo, non per le persone normali almeno, ma Vatanen sta tagliando gli apici di ogni piccola curva mentre la macchina sobbalza di continuo sull’asfalto bagnato. Harryman legge dal taccuino le indicazioni, Vatanen allarga un po’troppo sulla destra, tenta di raddrizzarla ma con il muso dell’auto tocca un muretto in pietra mentre è lanciato a 120 km/h verso un cancello largo forse trenta centimetri più della macchina. La Manta si scompone, Vatanen no, e con un solo colpo di sterzo la rimette dritta appena in tempo per passare dal cancello e riaffondare il piede sul pedale. Terry Harryman ha solo il tempo per esclamare “Dear God!” prima di ricomporsi e rimettersi a leggere le note. Tutto questo succede nel giro di tre secondi scarsi. Tuta, mutande e forse anche i calzini di entrambi sono probabilmente compromessi, ma in quel momento l’importante è arrivare in fondo allo stage nel minor tempo possibile.

Ecco, per me quei tre secondi sono l’essenza stessa del rally, l’immagine più pura di uno sport inadatto ai semplici esseri umani in cui la voglia di andare più forte di tutti batte ogni tipo di paura o preoccupazione. Come diceva Colin McRae: “If you’re in doubt, go flat out”. Di fronte al trailer d’annuncio di Forza Horizon 5: Rally Adventure, nel momento in cui è comparsa a schermo la Ford Focus con i nomi di McRae e Grist, il mio cuore ha saltato un battito. È una sensazione difficile da spiegare a chi non è innamorato del motorsport, ma per quelli come me basta davvero poco per emozionarsi. Questo è lo stato d’animo con cui ho aspettato questo secondo DLC di Forza Horizon 5, con cui l’ho vissuto e con cui mi ritrovo a scrivere questa recensione, soprattutto dopo la delusione scottante dello scorso DLC dedicato al mondo di plastica e metallo delle Hotwheels.

L’introduzione a Rally Adventure è una delle solite spettacolari missioni di guida in stile Forza Horizon: per poter arrivare nell’avamposto Horizon Badlands nella nuova sezione di Messico digitale creata per l’occasione da Playground Games bisogna mettersi in viaggio assieme ad una vera e propria carovana di appassionati che si incolonnano sulle strade tortuose di Sierra Nueva. Il colpo d’occhio, manco a dirlo, è incredibile, ma Rally Adventure non vive solamente d’estetica: quei pochi minuti introduttivi comunicano alla perfezione il feeling dei rally di una volta, e riportano alla mente quel periodo storico in cui le corse sullo sterrato erano la punta di diamante del motorsport di tutto il mondo. I fan accalcati a bordo strada, i camper attorniati dalle bandiere, le griglie accese di tutti quelli che vivono il polverone alzato dalle auto sullo sterrato come una vera e propria festa da condividere tra appassionati… Rally Adventure tutto questo lo comunica benissimo sin dai primi istanti.Il DLC a tema Hotwheels era sicuramente più spettacolare ma compiva l’errore imperdonabile di limitare tantissimo la libertà di movimento e progressione, che sono l’elemento fondante del dna di tutta la serie. Belli i giri della morte, ma quelle erano pur sempre lunghe corsie nel cielo che impedivano di esprimere la creatività dei piloti, ingabbiati irrimediabilmente tra due muri con solo due direzioni possibili da seguire.

Rally Adventure fa un passo indietro in questo senso e torna all’approccio del gioco base, costruendo però una campagna con un buon senso di progressione interno che non va a limitare - come invece faceva Hotwheels - la libertà d’approccio agli eventi. Niente gare a bordo di veicoli di classi obbligate e niente blocchi costrittivi; Rally Adventure è un viaggio alla scoperta di una nuova parte di Messico che è una sublimazione in scala degli scenari più amati dai rallysti di tutto il mondo. Tra deserti sabbiosi che ricordano gli orizzonti infiniti della Dakar, foreste di palme tropicali che sembrano essere state sradicate direttamente dal bordopista del rally di Tahiti di Gran Turismo e lunghi serpentoni d’asfalto che si snodano sulle creste dei monti e tra le gole di canyon rocciosi, quello di Playground Games si configura come un piccolo parco giochi per amanti delle derapate su quattro ruote.

Si può obiettare che, effettivamente, Sierra Nueva e la mappa di Forza Horizon 5 siano fin troppo simili tra loro sia per estetica che per biomi presentati, ma si commetterebbe un errore fatale. Se è vero infatti che la natura lussureggiante di questa nuova porzione di Messico è sostanzialmente identica a quella del gioco base, è anche vero che a cambiare qui sono proprio le strade che la attraversano. L’asfalto e lo sterrato di Rally Adventure sono stati posati sulla geografia di Sierra Nueva con un solo obiettivo in mente, ovvero quello di unificarli in una ragnatela di possibili prove speciali per un intero campionato rallystico in miniatura. Dalla Dakar ai rally tropicali, passando per una cava che sarebbe perfetta per ospitare una tappa degli X Games fino ad arrivare ai passi di montagna giapponesi, il tutto senza senza dover prendere l’aereo e contenuto all’interno di un grande sandbox open world che permette di esprimersi in libertà dietro al volante.Una volta esportato il festival Horizon a Sierra Nueva si viene sfidati da tre team in tre tipologie di rally differenti tra loro. Gli Horizon Raptors si specializzano in gare su percorsi sterrati, i Grit Reapers in gare in notturna e con condizioni di visibilità ridotte al minimo, mentre gli Apex Predators corrono rigorosamente su percorsi asfaltati.

Per battere ognuno dei team bisogna farsi una reputazione tra i loro ranghi vincendo competizioni e dando spettacolo nel free roaming, per poi arrivare ad un catartico uno contro uno con i rispettivi capitani. Nulla di trascendentale, è vero, ma la grande libertà di approcciare ogni evento a bordo del proprio mezzo preferito (a patto di averlo preparato a dovere) fa in modo che il ritmo venga dettato ancora una volta dal giocatore e non dalla struttura del gioco. La grande novità di questa espansione sono i rally in sé e per sé. Non che nel gioco base non si corresse su superfici accidentate o estreme, ma la differenza sta nella formula di gara: non si corre più solamente in gruppo in quel macello di lamiere e sportellate che sono le gare di Forza Horizon ma, al contrario, si è chiamati a lanciarsi a tutta velocità in folli time attack mentre il navigatore a bordo di un elicottero anticipa con precisione la conformazione del percorso.  

Ho aperto parlando di Ari Vatanen, di Terry Harryman e di quel “Dear God” che sublima alla perfezione il significato stesso del rally. Sono profondamente convinto che il pericolo sia uno degli elementi fondamentali di questo sport e il motivo per cui, da spettatore e appassionato di motori, me ne sono innamorato. Ecco, in Rally Adventure non c’è praticamente nulla di tutto questo. Forza Horizon 5 è un parco giochi per petrolhead in cui tutto ciò che conta è andare forte e, soprattutto, farlo alla propria maniera. Questa filosofia viene ereditata anche da Rally Adventure, che antepone lo spettacolo e la gioia pura di guidare di traverso alla sensazione di pericolo che spesso porta i meno coraggiosi ad alzare il piede dall’acceleratore. Così come succede in quella meraviglia di Art of Rally, Forza Horizon 5 ricrea le atmosfere del rally spogliandole del rapporto troppo stretto che la disciplina ha con la morte. Di quella relazione rimane solo qualche eco lontano, come il nome di piloti e navigatori seguito dal loro gruppo sanguigno scritto sulle fiancate delle auto storiche, ad eterno ricordo del fatto che questo sport non ha pietà per i suoi adepti, che in caso di incidente potrebbero aver bisogno di una trasfusione immediata per sperare di salvarsi. Restano solo la velocità e il divertimento, perché tanto si può sempre riavvolegere il tempo ed evitare errori ed incidenti di qualsiasi tipo, senza preoccuparsi per le conseguenze di nulla. Ecco quindi che Rally Adventure fa emergere chiaramente la sua natura squisitamente arcade, tanto “pura” da far scomparire ogni possibile preoccupazione per nasconderla sotto un metaforico tappeto di presabene. Siamo lontanissimi dalle velleità puramente simulative di un Dirt Rally, e anzi la semplicità estrema della struttura e della navigazione mi ha riportato indietro di quasi vent’anni, all’epoca in cui stavo facendo conoscenza con il controller grazie a V-Rally. Non mi ero mai reso conto di quanto mi mancassero quelle atmosfere.

 Va però detta e sottolineata una cosa: Rally Adventure pecca spesso di eccessiva pigrizia, quasi come se Playground Games avesse concepito questa espansione viaggiando, in fase di progettazione, col freno a mano tirato. Ho già spiegato il perché il sostanziale riciclo degli ambienti del gioco base non mi ha infastidito, ma un DLC di questa portata si porta dietro delle aspettative abbastanza ingombranti. Se c’è una cosa che ho apprezzato davvero tanto di Forza Horizon 5 quella è la sua natura “divulgativa”, che permette al gioco di prendersi del tempo per approfondire la storia del rapporto che esiste da sempre tra Messico e automobile nelle sue missioni dedicate al “vocho” Volkswagen e alla ricostruzione storica della carrera panamericana. Persino nell’espansione a tema Hotwheels era emersa in maniera cristallina questa quasi inedita voglia di raccontare la cultura dell’automotive e, in quel caso, dei modellini marcati Mattel. Qui tutto questo, molto semplicemente, non c’è.

È assurdo dirlo, ma per quella che è forse l’espansione più legata alla storia di una disciplina antica come il Rally, Forza Horizon 5 sembra quasi rifiutarsi di approfondirne le origini o di fornire una narrazione - anche breve - della genesi e dell’evoluzione delle corse sullo sterrato. Ci si è limitati ad aggiungere una manciata di nuovi veicoli, un paio di livree storiche e ci si è fermati lì. Di sostanza, in questo senso, ce n’è davvero poca, ed è un peccato perché sarebbe bastato davvero poco per elevare un contenuto come questo.

Dopo aver esaurito gli eventi dedicati non ho mai più rimesso le ruote sull’isola fluttuante di Hotwheels. A Sierra Nueva tornerò più spesso, ma la mancanza di una narrazione (diretta o indiretta che sia, cambia poco) e una celebrazione in grande stile del mondo del rally rende estremamente difficile creare un legame affettivo con i suoi luoghi, che finiscono per trasformarsi in sfondo anziché essere protagonisti della grande spedizione made in Horizon. Sarà per un'altra volta, magari proprio tra qualche anno con un nuovo capitolo rinnovato in tutto e per tutto. L'intromissione di Forza Motorsport, in questo senso, potrebbe essere una vera e propria manna dal cielo per far sì che Horizon possa prendersi il tempo di rimettere in ordine le idee per evitare di autocitarsi all'infinito. Fin qui però, devo dirlo, Forza Horizon 5 si è dimostrato un validissimo racing game - forse addirittura uno dei migliori dell'epoca moderna. Per accompagnarlo verso la "pensione" sarebbe stato meglio lavorare meglio sulle espansioni, che a differenza di certi picchi del passato della serie sono decisamente meno memorabili.

2 commenti

Sono anch' io un folle appassionato di Rally da sempre e trovo giustissime tutte le tue considerazioni, aggiungo una cosa: già con il gioco base sentivo terribilmente la mancanza di marchi come Lancia, Fiat ecc., ora con questa espansione piange ve …Altro... Sono anch' io un folle appassionato di Rally da sempre e trovo giustissime tutte le tue considerazioni, aggiungo una cosa: già con il gioco base sentivo terribilmente la mancanza di marchi come Lancia, Fiat ecc., ora con questa espansione piange veramente il cuore a non vedere le varie 131, 037, Delta e compagnia... Ragione per cui non ho mai disinstallato il terzo e il quarto capitolo, con i quali continuo a sfrecciare con i miti di casa nostra!

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