Buone notizie dalla Opening Night Live 2026

Alcuni videogiochi che vale la pena aver scoperto durante le solite due ore trasmesse dal palco della Gamescom di Colonia (nonostante tutto).

Se mai il metodo Keighley sia stato realmente messo in discussione dal suo creatore, ogni dubbio è stato spazzato via da tempo. La formula adottata dal giornalista canadese da cui ha preso il nome, viene ormai applicato con rigorosa e stucchevole prevedibilità due volte l’anno. Sono quelle in cui ci raduniamo di persona, ma più probabilmente di fronte a uno schermo, per seguire una lacerante maratona di trailer. Gli unici momenti di respiro sono strozzati dalle uscite meccaniche di Keighley e di chi condivide con lui il palco nella serata (questa volta è toccato a Eefje “Sjokz” Depoortere), quando cercano di spostare il loro finto entusiasmo al pubblico. 

Insomma, la serata di apertura dell’edizione 2026 della Gamescom di Colonia è andata nell’unico modo in cui poteva andare, ma questo non ne sarà il resoconto incarognito. Arrivo addirittura a parafrase Keighley, che nei primi minuti ha sorprendentemente fatto riferimento allo stato sciagurato del settore (travolto da una brutale contrazione negli investimenti o, perlomeno, dall’unica conseguenza a cui portano: licenziamenti di massa): nonostante tutto, c’è chi continua a sbattersi per venirsene fuori con nuovi videogiochi. E allora prendiamo quello che di buono ci hanno lasciato i 120 minuti di presentazione

Ecco alcuni videogiochi che spero si possano più o meno universalmente ritenere interessanti, presentati o ri-presentati sul palco della Koelnmesse.

Eravamo tutti disabituati all’annuncio di Ubisoft di un videogioco nuovo. Nella Opening Night Live il gigante francese, dalle giunture di cristallo, ha mostrato tre giochi, tutti diversamente promettenti, ma di questi ben due sono remake di suoi successi del passato (Rayman Legends Retold ed Heroes of Might & Magic III Remake). Rainbow Six Tactics, invece, è una sorpresa ancora tutta da scoprire. Si inserisce in un genere, quello dei giochi tattici, che difficilmente incontra il desiderio del grandissimo pubblico, ma che proprio in questi giorni sta conoscendo una certa visibilità grazie a Star Wars Zero Company. Rainbow Six è una delle poche IP di Ubisoft che non è stata svilita dalle tante pessime scelte degli ultimi anni della sua dirigenza, quindi ritrovarsi di fronte a un nuovo gioco non è che sia poi così sorprendente, ma perlomeno dimostra che per Ubisoft non tutti i suoi giochi debbano essere multiplayer e live service (Rainbow Six Tactics è pensato per un singolo giocatore).

Lo so, questa è una scelta facile: il gioco indie con la direzione artistica notevole. Questo non toglie che Lofsöng, realizzato da Unrelated Studio, abbia… una direzione artistica notevole! Nella serata di Colonia sono stati quasi venti i videogiochi presentati da studi cinesi, spesso accomunati da una banalità visiva che rendeva impossibile riconoscere uno dall’altro: c’è quello più serio che pare Elden Ring fatto con l’intelligenza artificiale e quello in stile manga-da-cestone. Lofsöng è minimalista, elegante e promette di avere a che fare con i suoni e la musica: per me è davvero a posto così (per qualche verso mi ha ricordato Murasaki Baby di Ovosonico). Si era già visto qualche mese fa da ID@XBOX, ma è probabile che in tanti si accorgeranno di Lofsöng solo dopo questa serata (è di sicuro il mio caso).

Un gioco d’azione con elementi di ruolo, in cui l’attenzione è tutta su combattimenti spettacolari: la definizione accoglie un terzo abbondante dei videogiochi passati sul megaschermo della Koelnmesse. Warlock, però, ha almeno un paio di meriti. Il primo: non mi è sembrato costantemente sopra le righe ed esagerato come praticamente tutti gli altri. Il secondo: è stato l’unico gioco della Opening Night Live a presentarsi con uno spezzone di gioco vero e proprio. Non un montaggio da trailer, ma una sequenza di gameplay apparentemente credibile, degna di tempi in cui queste cose ancora si facevano senza il terrore di ritrovarti una testa di cavallo nello studio del motion capture. Oltretutto mi sembra pure ben fatto, ed è il primo di una serie di uscite del (ri?)lancio di Wizards of the Coast nel campo dei videogiochi.

Per Stage Tour (10 dicembre 2026) vale il discorso fatto per Lofsöng, almeno in parte. Vedere un rhythm’n game basato sugli strumenti su quel palco, è stato piacevole. Sugli altri palchi, quelli virtuali costruiti per far esibire le band dentro al gioco, le uniche esplosioni sono quelle dei fuochi d’artificio che intamarriscono le esibizioni. Ecco, purtroppo l’identità visiva di Stage Tour riassume e addirittura spinge verso nuovi livelli tutto ciò rendeva sgraziati e caricaturali i giochi musicali della grande febbre del primo decennio del secolo. Non si può avere tutto, mi accontento della prospettiva di tornare a far girare un po’ di musica rock/pop su licenza nelle mie console (e cerco già di fare spazio nel solaio per i prossimi controller di plastica che abbandonerò dopo un mese).

Questa è una missione. Volere bene a Crazy Taxi World Tour, parteggiare addirittura per lui e spingerlo a ogni occasione come un venditore porta a porta, è dovuto. Se vogliamo sperare in un ritorno in qualche forma della Sega che è stata, e che non è da molto tempo, Crazy Taxi deve andare bene, forte e lontano. Da quanto visto nel trailer della Gamescom 2026 il gioco pare in buona condizione. Somiglia in maniera tanto impressionante al ricordo che ognuno può avere della divertente serie di fine/inizio secolo da passare per tributo ufficiale, ma d’altronde è esattamente questo che deve fare: recuperare il modo di fare, ma pure il modo di farsi vedere e lasciarsi giocare, dei titoli arcade di Sega. Scelta dei colori, ritmo, morbidezza dei movimenti del taxi, colonna sonora dei Bad Religion – mi pare non manchi proprio nulla. E poi… prima soffiamo tutti assieme sul fuoco di Crazy Taxi World Tour e prima ci ritroveremo a fare lo stesso con il nuovo episodio di Jet Set Radio

Crederci! Sempre!

Dall’editore della serie City Skylines, e dallo sviluppatore che si è preso in carico dal 2026 la gestione del secondo episodio, arriva uno dei videogiochi più telefonati di sempre: LEGO Skylines. Era talmente banale l’idea di utilizzare il marchio e l’immaginario LEGO per un videogioco che desse la libertà di costruirsi una città coi mattoncini, che nessuno l’aveva mai fatto prima (o me lo sono perso io?). Eccolo qua il city-builder più colorato e promettente dai tempi di SimCity 3000.

Un altro gioco d’azione con elementi GdR, ma in questo caso probabilmente l’ordine andrebbe invertito. Path of Exile II, che si rifà chiaramente a Diablo, è già disponibile in accesso anticipato da un pezzo, ma adesso sappiamo che raggiungerà la versione 1.0 a dicembre. Il trailer mostrato è stato generoso in quanto a fasi di gioco vere e proprie e la fisicità e spettacolarità degli scontri mi sono parse al di sopra della media. Oltretutto si potrà giocare in un gruppo di sei persone, ci saranno dodici classi e… e un po’ di altre cose che potete leggere su un comunicato stampa come ho fatto io. No, davvero, quello che conta al momento è che anche in un breve trailer Path of Exile II ha dimostrato di essere fatto di una buona pasta.

In una manciata di secondi è successo di tutto. Sono quelli del trailer di Pony Island 2, che se vi siete distratte e distratti, esisterà e uscirà ad aprile del 2027. Anche qui tocca aggrapparsi alla sana voglia di fare casino del mondo indie. Il trailer di Pony Island 2, seguito di un gioco dal cervello in stato amabilmente confusionale, si è ritrovato preceduto da una fumosa avventura spaziale di Kepler (Ontos) e seguito da quello del secondo sparatutto-basato-sui-cucciolotti della serata (questa cosa è assurda), cioè Zoopunk. Eppure ne è uscito ampiamente vittorioso: nessuno è sembrato più inafferrabile e pericoloso di lui.

Pubblicato il: 27/08/2026

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