DIANA
E LE
ALTRE
QUANDO L’IPER-SESSUALIZZAZIONE SUPERA IL LIMITE
I titoli clickbait sono il nostro pane quotidiano. Cercare di superare quella manciata di parole che ci separa dalla notizia vera e propria è ormai diventato quasi uno sport estremo, anche se il peggio è che molti credono di poter maturare un’opinione basandosi solo su un titolo sensazionalistico e (spesso) superficiale.
Ecco, una notizia che ho letto qualche giorno fa su Pragmata aveva un titolo tutt’altro che fuorviante.
Scorrendo pigramente Instagram, seduta sulla tazza del water, mi sono imbattuta in un post che ha attirato la mia attenzione e ha suscitato in me un certo disgusto: "Subreddit di Pragmata bannato per contenuti pedopornografici”
Procediamo con ordine.Pragmata è la nuova fatica di Capcom. Si tratta di uno shooter in terza persona con elementi da puzzle game, che ha come protagonisti Hugh e Diana. Se Hugh appare come un umano che sicuramente sembra aver acquisito il diritto di voto da un bel po’, Diana è un’intelligenza artificiale con le fattezze e anche la personalità curiosa e vivace di una bambina di sette anni. È proprio lei il personaggio che ha dato origine a questa notizia tutt’altro che simpatica.
Un sub-reddit dedicato al gioco è stato eliminato proprio a causa di numerosi commenti e post a sfondo pedopornografico. Secondo quanto è stato riportato da Kotaku, il 4 febbraio 2026, uno dei moderatori, JoeZocktGames ha dichiarato che le loro proposte di adottare una linea più severa riguardo questi orrendi contenuti inizialmente non sono state prese sul serio. Inoltre, non ha risparmiato le critiche sul sub-reddit r/Pragmata per aver incluso nel loro roster di moderatori della gente i cui feed erano pieni di “lewd Loli Shit” (porcherie a tema loli). I contenuti in questione, quindi, non venivano postati solo dagli utenti, ma anche dai moderatori stessi. A dirla tutta, questa non è la prima volta che la community di Pragmata si fa notare per i contenuti inappropriati su Diana: a quanto pare i tag presenti su Steam, quali “cute” e “funny”, non sono altro che un modo per attrarre un determinato tipo di community forse un po’ troppo fissata con il genere Lolicon.
Girovagando per Reddit (sono riuscita a capire come caspita funziona solo per scrivere questo articolo), ho notato un forte disgusto da parte dei videogiocatori, ma non troppa sorpresa. È stato proprio uno di questi commenti a spingermi ad approfondire questo argomento:
“Voglio essere onesto, da quando ho visto per la prima volta la ragazzina sapevo che sarebbe successo. Sapevo che questi schifosi l’avrebbero sessualizzata a prescindere, perché sono feccia, ma la sua faccia… ha qualcosa che non va. […]”
La mia ricerca è partita da questo commento, che mi ha fatto capire che fra gli indignati ci sono due fazioni: chi, come me, rimane disgustato e ritiene che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato e chi ritiene che gli sviluppatori abbiano realizzato Diana in questo modo proprio per attirare una determinata fetta di pubblico, toccando livelli di sessualizzazione davvero preoccupanti. Chi conosce un minimo la cultura giapponese sa bene che non è difficile imbattersi in manga e anime con protagoniste delle bambine. Lolicon infatti viene da “Lolita”, personaggio principale dell’omonima opera di Nabokov, e “complex”.
A volte si cerca di giustificare goffamente il design dei personaggi con una backstory molto paracula: ricorderò sempre il sonoro “seh” che ho esternato quando ho visto Dancing in the Vampire Bund, un anime a tema vampiri, in cui il personaggio di Mina Tepes aveva non so quanti secoli alle spalle, ma le sue fattezze erano quelle di una ragazzina preadolescente (forse anche meno). Molti direbbero che si tratta solo di opere di finzione, che alla fine non c’è nulla di male perché si parla di personaggi fittizi, ma la verità è che, forse anche a causa della massiccia diffusione di questi prodotti, il fenomeno Lolicon è da molto tempo parte integrante della cultura giapponese e non solo, aggiungendo un altro livello alla già imperante ipersessualizzazione femminile. Non nego che alcune di queste produzioni possano avere un valore culturale, non sempre è necessario dare spazio al moralismo, ma quando diventano espressione di una piaga sociale vera e propria allora la situazione cambia.
La "pluricentenaria" Mina Tepes di Dance in the Vampire Bund (2010)
Si potrebbe dire che chi sostiene la tesi che Diana sia stata realizzata così apposta abbia molta malizia nel proprio cuore, ma la verità è che non possiamo dare nulla per scontato. Una cosa è certa: la sessualizzazione dei personaggi femminili esiste ancora, ma rispetto ai tempi dei primi Street Fighter lo sguardo del pubblico è, in parte, cambiato. La vicenda di Diana non è stata messa in evidenza da una piccola frangia femminista di quelle che terrorizzano l’uomo etero medio, ma da videogiocatrici e videogiocatori che hanno voluto sottolineare un problema. Anche solo 10 anni fa questo evento sarebbe stato percepito quasi come “normale”, depennato con un bel “e che ci vuoi fare?”, ma negli ultimi anni le cose stanno cambiando e l’utenza di internet brulica di persone che sono stanche di stare zitte.
Forse non ve lo ricordate ma, intorno al 2021, l’aspetto di Aloy (Horizon Zero Dawn/Forbidden West) venne aspramente criticato perché definito troppo poco sexy e femminile. Alcune persone erano convinte che lo scopo di un personaggio femminile in un videogioco dovesse essere per forza quello di titillare le fantasie più pruriginose e appiccicaticce, non quello di emozionare e coinvolgere quanto più pubblico possibile. Aloy, come ogni donna reale o virtuale, doveva compiacere lo sguardo del videogiocatore sudato e solitario. Un caso più recente, ma che ha scatenato delle polemiche opposte a quelle subite da Aloy, è quello di Stellar Blade, titolo sudcoreano sviluppato da Shift Up con protagonista una prorompente signorina di nome EVE. Proprio l’aspetto di quest’ultima è stato protagonista di una polemica, in quanto venne definito troppo poco realistico e ipersessualizzato. Inoltre, le ammiccanti animazioni di EVE facevano capire sin da subito il tipo di sguardo che volevano attirare. Per intenderci: durante i combattimenti è facile che la nostra protagonista esegua delle belle spaccate aeree che metterebbero alla prova qualsiasi tendine. Il director di Stellar Blade, Kim Hyung-tae, ha risposto a queste critiche dicendo che “[…] il mio personaggio ideale deve essere attraente, ma solo a patto che la sua bellezza e il carisma non danneggino la storia o altri aspetti della narrativa”. Non si può dire che non sia stato sincero.
C’è, però, un punto da chiarire: la sensualità non va condannata.
Andiamo un po’ indietro nel tempo e recuperiamo una figura iconica.
Nonostante sia stata creata proprio per lo sguardo maschile (ed eterosessuale), l’iconica Lara Croft è diventata simbolo di empowerment femminile, proprio perché combina avvenenza e abilità. Non è un personaggio passivo, la sua forza viene messa in primo piano insieme alla sua sensualità e questo accade sin dal 1996, anno in cui il primo capitolo di Tomb Raider ha visto la luce. Le copertine delle riviste dell’epoca, in cui Lara posava avvolta solo da un asciugamano, sono state oscurate da persone che se ne sono appropriate, innalzando l’archeologa a modello di forza e sensualità, che passa da oggetto del desiderio a protagonista vera e propria. Le videogiocatrici sono aumentate (o uscite allo scoperto?) e con loro anche la percezione di determinati personaggi, passati e presenti, si è evoluta. D’altro canto, i frignoni esistono ancora: poco tempo fa è stato annunciato che nel prossimo film live action di Tomb Raider, Lara verrà interpretata da Sophie Turner. L’attrice possiede una sensualità evidente ma non prorompente, a metà strada fra la Lara dei primi anni e quella del più recente reboot (che personalmente detesto). Nonostante questo, i nostri vecchi amici rimasti fermi agli anni Novanta hanno preteso la presenza di Sydney Sweeney… e non per le sue doti attoriali.
Insomma, ci sono anche i nostalgici delle tette pixellose.
Un altro caso storico è stata l’accoglienza riservata a praticamente tutti i personaggi femminili di rilievo presenti in The Last of Us Parte 2. Ellie era percepita come gradevole esteticamente, ma lesbica e quindi “non accessibile”, Dina troppo “brutta” e Abby troppo mascolina. Eppure, tutte e tre hanno occupato un posto speciale nel cuore dei videogiocatori, indipendentemente dalle polemiche. Abby ed Ellie sono un esempio di forza e fragilità racchiuso in due tipi di pelle diversi: una femminea e l’altra granitica, entrambe emotivamente ferite. Il loro character design racconta quante cose sono cambiate dai tempi in cui le cosce di Chun-Li e Cammy erano considerate più importanti delle loro combo. Sono stati introdotti nuovi design, nuovi corpi e, finalmente, abbiamo molti più modelli da apprezzare o in cui identificarci.
Questo ci fa capire che parlare della vicenda che ha coinvolto Diana è importante per riuscire a contenere i danni e a mettere in luce episodi di ipersessualizzazione sempre più preoccupanti, che vanno anche a sfociare in un vero e proprio problema di percezione di ciò che è ormai anacronistico, seppur ancora presente. Ciò include anche un pericolo concreto come la pedopornografia.
Lo sguardo maschile è ancora prepotente, ma non è più l’unico sguardo presente nel mercato videoludico.
Piaccia o meno.
Pubblicato il: 18/04/2026
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