ECHOES OF LIGHT
L'intimità inattesa del pianoforte solo
Il 15 Dicembre 2025, nella cornice romana del Teatro Brancaccio, ho avuto modo di assistere al concerto “Echoes of Light” della leggendaria compositrice Yoko Shimomura, con la collaborazione del pianista Benjamin Nuss. Il primo elemento di grande interesse di questo concerto era, finalmente, la quasi inedita possibilità di ascoltare un repertorio di colonne sonore da videogame eseguito da un pianoforte solista. Nell'era delle colonne sonore videoludiche eseguite da orchestre sinfoniche che riempiono auditorium con ottoni squillanti, archi imponenti e percussioni roboanti – penso ad esempio ai concerti della serie "Distant Worlds" – l'idea di assistere a un concerto per pianoforte potrebbe sembrare ai non addetti ai lavori quasi anacronistica, persino riduttiva. Come potrebbe un singolo strumento, per quanto nobile, catturare la vastità epica e la complessità orchestrale che caratterizza alcune tra le più importanti composizioni videoludiche di sempre?
Eppure, mentre le luci si abbassavano e Benjamin Nuss prendeva posto davanti al pianoforte, accompagnato dalla presenza discreta ma carismatica di Yoko Shimomura, ho compreso che stavo per assistere a qualcosa di profondamente diverso. Non una versione impoverita di qualcosa di più grande, ma un ritorno alle origini, all'essenza pura della composizione. Il pianoforte, dopotutto, è stato lo strumento di riferimento per generazioni di compositori, il mezzo attraverso cui le idee musicali prendono forma prima di essere eventualmente orchestrate. In questo senso, "Echoes of Light" non era una riduzione, ma una rivelazione: l'opportunità di ascoltare queste melodie iconiche nella loro forma più intima e vulnerabile, spogliate di ogni fronzolo orchestrale, affidate unicamente alle dieci dita di un pianista e alla sua capacità di evocare mondi attraverso ottantotto tasti.
La scelta del formato solistico si è rivelata audace quanto appropriata, permettendo al pubblico di concentrarsi sulla struttura armonica, sulle progressioni melodiche e sulle sottili sfumature dinamiche che troppo spesso vengono mascherate dalla magniloquenza di un'orchestra completa. È stata, in definitiva, una celebrazione della composizione nella sua forma più pura, con degli arrangiamenti che hanno sfruttato appieno le capacità espositive e agogiche del pianoforte.
Yoko Shimomura: L'architetto sonoro di generazioni videoludiche
Per comprendere appieno la portata di questo concerto, è necessario contestualizzare il contributo monumentale di Yoko Shimomura alla storia delle colonne sonore videoludiche. Nata nel 1967, Shimomura ha iniziato la sua carriera presso Capcom nel 1988, in un'epoca in cui la musica per videogiochi era ancora relegata ai chip sonori primitivi delle console a 8 bit. Nonostante queste limitazioni tecniche, già in questi primi lavori emergeva la sua straordinaria capacità di creare melodie memorabili e emotivamente risonanti.
Il suo lavoro su Street Fighter II nel 1991 ha rappresentato una pietra miliare: ogni personaggio aveva un tema distintivo che ne catturava perfettamente la personalità e l'origine culturale, dal frenetico tema di Guile che evocava l'energia militare americana, ai toni orientali di Chun-Li. Questi non erano semplici accompagnamenti sonori, ma veri e propri ritratti musicali che hanno contribuito a definire l'identità di questi personaggi nell'immaginario collettivo.
Il passaggio a Square (ora Square Enix) nel 1993 ha segnato l'inizio di una nuova fase della sua carriera. Con Live A Live, Parasite Eve e soprattutto Legend of Mana (1999), Shimomura ha dimostrato una versatilità compositiva straordinaria, spaziando dal rock progressive al jazz fusion, dalle ballate orchestrali alle melodie celtiche. Ma è con la serie Kingdom Hearts, iniziata nel 2002 in collaborazione con Disney, che ha raggiunto l'apice della popolarità. Brani come "Dearly Beloved" sono diventati immediatamente iconici, con la loro capacità di evocare nostalgia, meraviglia e malinconia in pochi, semplici accordi al pianoforte.
Ciò che distingue Shimomura da molti suoi contemporanei è la sua formazione classica – ha studiato al prestigioso Osaka College of Music – combinata con una profonda sensibilità per le necessità narrative dei videogiochi. Le sue composizioni non sono mai autoreferenziali o meramente decorative: sono al servizio della storia, amplificano le emozioni del giocatore, creano atmosfere. La sua musica riesce a essere simultaneamente accessibile e sofisticata, riconoscibile dopo pochi secondi ma abbastanza complessa da reggere ascolti ripetuti e analisi approfondite.
Nel corso di oltre trent'anni di carriera, ha lavorato su più di trenta titoli, influenzando generazioni di compositori e contribuendo a elevare la musica videoludica al rango di forma d'arte legittima e rispettata. La sua presenza al concerto romano non era quindi semplicemente quella di un ospite d'onore, ma quella di una vera leggenda vivente che ha contribuito a plasmare il panorama sonoro della cultura pop contemporanea.
Virtuosismo tecnico e sensibilità interpretativa
Benjamin Nuss, pianista tedesco specializzato in musica videoludica e figlio del leggendario trombettista jazz Ludwig Nuss, ha affrontato il formidabile compito di tradurre al pianoforte un repertorio originariamente concepito per le più disparate formazioni. I suoi arrangiamenti, che accompagnano Shimomura in tournée da anni, rappresentano veri e propri tour de force tecnici: non semplici trascrizioni, ma reinterpretazioni che richiedono una padronanza strumentale eccezionale e una comprensione profonda del materiale originale.
Il concerto si è aperto con una parafrasi da concerto su “Dearly Beloved”, il tema che accoglie i giocatori di Kingdom Hearts nella schermata del menu principale. Proporre quella che è probabilmente la composizione più significativa di Yoko Shimomura in apertura di concerto è stata una scelta audace, che però mi ha fatto subito capire la caratura del programma che sarei andato ad ascoltare. Per chi non lo sapesse, una parafrasi da concerto è una rivisitazione in chiave virtuosistica di un brano. “Dearly Beloved” è un brano minimalista, caratterizzato da poche note e che proprio per questo motivo si adatta molto bene ad un pubblico di principianti del pianoforte, nonostante le difficoltà interpretative nel dosaggio del tocco. Attraverso questa parafrasi di difficile esecuzione, Nuss ha immediatamente stabilito il tono della serata con un'interpretazione che fondeva il rispetto per il materiale originale con una libertà espressiva da recital solistico. La semplicità apparente della melodia – poche note, progressioni armoniche relativamente dirette – si è rivelata ingannevole: Nuss ha saputo estrarre da queste battute una profondità emotiva straordinaria, con rubati sottili e una gestione del pedale che ha creato una nebbia armonica avvolgente. Il tutto impreziosito da una tecnica notevole, sfoggiata “a freddo” fin dal primo brano. Una scelta coraggiosa ed estremamente azzeccata.
La rivelazione della serata è arrivata con il "Guile's Theme" da Street Fighter II, brano che naturalmente mi vede coinvolto intimamente, da appassionato dei picchiaduro. Questo brano, divenuto un meme su internet per la sua presunta capacità di "accompagnare perfettamente qualsiasi cosa", nasconde in realtà una complessità compositiva notevole. L'arrangiamento di Nuss è stato semplicemente sbalorditivo: è riuscito a preservare quasi tutti i voicings dell'originale orchestrazione sintetica, un'impresa che richiede una tecnica formidabile e una comprensione profonda dell'armonizzazione. Il basso ostinato, la melodia principale, gli accordi sincopati – tutto era presente, reso con una precisione meccanica che non sacrificava però l'energia propulsiva dell'originale. Il pubblico, inizialmente composto e reverente, non ha potuto trattenere gli applausi entusiasti alla conclusione del brano. L’arrangiamento pianistico di questo tema è stato senza ombra di dubbio il migliore che abbia mai ascoltato, poiché nessuno prima d’ora era riuscito a cogliere con una tale precisione ogni ritmica interna ed ogni voce secondaria del brano attraverso uno strumento solista.
La successione del "Main Theme" da Xenoblade Chronicles e di "Apocalypsis Noctis" da Final Fantasy XV ha messo in evidenza un altro aspetto cruciale dell'esecuzione: la necessità di cambiare registro continuamente. Dal lirismo espansivo del primo, con le sue melodie ampie e i suoi crescendi orchestrali compressi nell'ambito del pianoforte, alla drammaticità quasi operistica del secondo – un brano che nel gioco accompagna alcuni dei momenti più intensi della narrazione – Nuss ha dimostrato una versatilità interpretativa ammirevole. La difficoltà non risiede solo nella complessità tecnica dei singoli brani, ma nella capacità di resettarsi emotivamente e tecnicamente tra un pezzo e l'altro, spesso nel giro di pochi secondi.
"Megalomania" da Live A Live, uno dei primi grandi successi di Shimomura dopo il passaggio a Square, ha portato una ventata di energia rock-progressive. Il brano, tema del boss finale del gioco, fonde elementi di rock sinfonico anni '70 con progressioni armoniche inaspettate e cambi di tempo vertiginosi. Nuss ha affrontato l’esecuzione del brano con perizia, anche se in alcuni passaggi si percepiva la tensione fisica richiesta dall'esecuzione. Questo è comprensibile: mantenere questo livello di intensità per l'intera durata del concerto è una sfida per qualsiasi pianista, indipendentemente dalle capacità tecniche, soprattutto considerato un inizio estremamente impegnativo, tra parafrasi da concerto ed arrangiamenti audaci e ricchi come quello del tema di Guile.
Il segmento centrale del concerto ha visto una concentrazione di brani da Kingdom Hearts: "Medley of Conflict", "Hand in Hand" e "The Other Promise". Qui gli arrangiamenti di Nuss hanno brillato nella loro capacità di condensare l'epicità orchestrale originale in forma pianistica. Posso testimoniare in maniera diretta la difficoltà del primo brano, avendolo provato in prima persona attraverso le “Piano Collections” dedicate a Kingdom Hearts. Si tratta di una composizione in grado di spaventare anche pianisti veterani, e Benjamin Nuss non si è assolutamente risparmiato nella sua personale interpretazione. "Hand in Hand", uno dei temi più riconosciuti della serie, ha beneficiato di un arrangiamento che bilanciava perfettamente la necessità di mantenere la pulsazione ritmica con quella di far emergere la bellezza melodica sottostante. "The Other Promise", tema associato al confronto emotivo tra Sora e Roxas in Kingdom Hearts II, ha offerto un necessario momento di introspezione e malinconia, con Nuss che ha saputo dosare magnificamente le dinamiche per creare un arco narrativo convincente. L’intreccio tra i temi di Roxas, Ventus, Xion e Sora all’interno delle varie composizioni è uno dei momenti più iconici della storia dei videogame, uno dei migliori esempi di storytelling musicale di sempre. L’interpretazione di Nuss è stata intensa, percussiva in certi momenti, in netto contrasto con ciò che solitamente ci si aspetta da un brano intimo e delicato come questo.
La scelta di includere "Elegie" da Front Mission, "Papaver Somniferum" da Terra Battle e altri brani meno conosciuti al pubblico occidentale è stata decisamente apprezzata. Questi titoli, pur non godendo della stessa popolarità di Kingdom Hearts o Final Fantasy, contengono alcune delle composizioni più interessanti di Shimomura. "Papaver Somniferum" (il cui titolo si riferisce alla pianta dell'oppio) è un brano dall’inaspettata delicatezza, nonostante la potente componente tensiva della composizione. Front Mission, serie di strategici a turni ambientati in scenari bellici, ha permesso a Shimomura di esplorare sonorità più cupe e militaristiche. "Elegie", in particolare, è una riflessione malinconica sui costi umani della guerra, resa da Nuss con una sensibilità che ha fatto emergere ogni sfumatura armonica.
La presenza di più brani da Final Fantasy XV – "Moonlit Melodies" e "Valse di Fantastica" oltre al già citato "Apocalypsis Noctis" – ha sottolineato l'importanza di questo progetto nella carriera recente di Shimomura. Il gioco, uscito nel 2016 dopo uno sviluppo travagliato di quasi un decennio, presentava una colonna sonora monumentale che fondeva elementi orchestrali, rock e musica da camera. "Valse di Fantastica" in particolare, con il suo ritmo di valzer e le sue progressioni armoniche raffinate, ha dimostrato quanto Shimomura sia a suo agio con forme musicali tradizionali quanto con quelle più sperimentali. È stato molto bello vedere la compositrice suonare alcune delle proprie composizioni a quattro mani con il pianista Nuss.
"Ruined Sparkling City" da Legend of Mana ha rappresentato uno dei momenti più interessanti dal punto di vista compositivo. Questo brano, che nel gioco accompagna l'esplorazione di una città in rovina, fonde elementi jazz con armonie modali e una struttura quasi barocca. L'arrangiamento di Nuss ha preservato la complessità ritmica dell'originale, con passaggi in contrappunto che richiedevano l'indipendenza assoluta delle due mani.
Gli ultimi brani del programma – "Forest Maze" dal cult Super Mario RPG e "Vector to the Heavens" hanno portato il concerto verso una conclusione emotivamente appagante. "Forest Maze", con la sua melodia giocosa e le sue progressioni armoniche inaspettatamente sofisticate, ha ricordato al pubblico che Shimomura è ugualmente capace di leggerezza e profondità. Il brano finale, potente e culminante, ha lasciato la platea in piedi per un'ovazione prolungata.
Conclusioni
"Echoes of Light" si è rivelato molto più di un semplice concerto di musica videoludica: è stata una riaffermazione del valore artistico di questo repertorio e una dimostrazione che, nelle mani giuste, il pianoforte solo può essere lo strumento perfetto per esplorarne le profondità. Benjamin Nuss ha dimostrato di essere estremamente versatile e soprattutto di possedere una “stamina” (permettetemi il termine videoludico) non indifferente, eseguendo brani di notevole virtuosismo ed in rapida successione.
L'arrangiamento estremamente tecnico e virtuosistico richiesto da questi brani, unito alla necessità di cambiare registro continuamente tra pezzi dinamici e lenti, avrebbe messo alla prova anche i pianisti più esperti. Eppure Nuss ha affrontato questa sfida con apparente facilità, anche nei rari momenti in cui la stanchezza fisica sembrava affiorare.La presenza di Yoko Shimomura, che ha brevemente parlato al pubblico tra un brano e l'altro condividendo aneddoti sulla composizione di questi pezzi, ha aggiunto un ulteriore livello di autenticità e significato all'evento.
La scelta del repertorio ha brillato per equilibrio: abbastanza brani iconici da soddisfare i fan più accaniti (Kingdom Hearts, Street Fighter II, Final Fantasy XV) e abbastanza gemme nascoste da sorprendere anche i conoscitori più esperti. Titoli come Front Mission e Terra Battle, meno conosciuti in Occidente, hanno dimostrato l'ampiezza del genio compositivo di Shimomura al di là dei suoi lavori più celebrati.In un'epoca in cui la musica videoludica sta finalmente ricevendo il riconoscimento accademico e critico che merita, concerti come "Echoes of Light" sono essenziali. Non solo celebrano il repertorio esistente, ma lo contestualizzano all'interno della tradizione della musica occidentale, dimostrando che questi brani possono reggere il confronto con il canone classico quando interpretati con la stessa serietà e dedizione. Il pianoforte solo, lungi dall'essere una limitazione, si è rivelato lo strumento perfetto per questa missione: ha costretto il pubblico ad ascoltare veramente, a concentrarsi sulla sostanza compositiva piuttosto che sull'effetto orchestrale, a riconoscere il genio melodico e armonico che sta alla base di queste composizioni.
Uscendo dal Teatro dell'Opera in quella fredda sera romana, con le melodie di Shimomura ancora risonanti nella mente, mi sono reso conto di aver assistito a qualcosa di speciale: non semplicemente un concerto, ma un ponte tra generazioni e culture musicali. E se il futuro dei concerti di musica videoludica include più eventi come "Echoes of Light" – intimi, autentici, musicalmente rigorosi – allora questo genere ha davanti a sé un futuro luminoso quanto il suo passato.
Pubblicato il: 12/01/2026
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