I VOLTI DI LIKE A DRAGON

CRIMINALI E UOMINI SFORTUNATI

O di come una serie dedicata alla malavita giapponese ha raccontato le storie di chi ha tentato di ribellarsi al destino

Mi è stato chiesto di scrivere un riassunto delle vicende dell’intera saga di Like a Dragon in vista della pubblicazione di Like a Dragon 8: Infinite Wealth. Ho accettato con piacere, però mi sono anche reso conto che non avevo nessuna voglia di limitarmi a scrivere un lungo recap delle vicende passo per passo. sarebbe stata probabilmente una noia mortale sia da leggere che da scrivere. Quanto segue, invece, è sí un resoconto dei principali avvenimenti che formano la spina dorsale della serie, però ho deciso di ripercorrerli raccontando i villain di ogni singolo capitolo perché mi sembrava un approccio inedito e - spero - più stimolante. Faccio una piccola premessa per chiarire il metodo che voglio seguire: prenderò in esame solamente gli antagonisti pricipali, quindi eviterò di approfondire di tutti i personaggi legati esclusivamente ai contenuti secondari, e procederò in ordine cronologico nonostante rimanga fermamente convinto del fatto che Like a Dragon e in generale le serie narrative di ogni medium vadano recuperate seguendo l’ordine di pubblicazione.  

Non sarà facile, perché Like a Dragon è una serie che conta più di un centinaio di personaggi all’interno del suo cast e perché la sua narrativa è tra le più complesse ed intricate tra quelle con cui sono venuto in contatto nella mia vita da videogiocatore, ma spero ne possa valere la pena. Prima di cominciare, però, permettetemi di offrire solo un po’ di contesto:

Quella che oggi conosciamo come Like a Dragon è una serie che è giunta in occidente col nome di Yakuza, e ha avuto pochissima fortuna sul nostro mercato per la stragrande maggioranza del tempo. La sua creazione la dobbiamo a Toshihiro Nagoshi, che dopo aver affiancato Yu Suzuki nello sviluppo di videogiochi leggendari come Virtua Racing e Daytona USA e aver scalato i ranghi di SEGA lavorando a titoli come Super Monkey Ball e Virtua Striker ha ottenuto la libertà creativa per compiere una vera e propria follia. Nagoshi rese omaggio al suo maestro e lo fece chiedendo a SEGA di lasciare che sviluppasse l’erede spirituale di Shenmue. SEGA, per fortuna, si fece convincere dai toni piú maturi di Ryu Ga Gotoku, e nel 2005 pubblicó il primo capitolo su PlayStation 2. Da quel giorno sono passati diciott’anni, e in questi diciott’anni chiunque abbia incontrato la serie ha incrociato lo sguardo di una lunga serie di personaggi legati al mondo della malavita giapponese che hanno tentato in un modo o nell’altro di scalare i ranghi della yakuza per motivi del tutto personali.

KUZE, SHIBUSAWA E AWANO
IL CERBERO DI KAMUROCHO

KUZE, SHIBUSAWA E AWANO
IL CERBERO DI KAMUROCHO

Tokyo, 1988.
Daisaku Kuze, Keiji Shibusawa e Hiroki Awano sono tre luogotenenti del Clan Tojo incaricati di tenere le redini del clan mentre il patriarca Shintaro Kazama é in galera. I tre rispondono agli ordini di Shohei Dojima, patriarca dell’omonima famiglia affiliata al Tojo, che in segreto progetta di impadronirsi di tutto il clan togliendo di mezzo chiunque possa rappresentare un ostacolo per il suo piano. È un momento molto particolare della storia del Giappone, che si affaccia sul nuovo millennio con grande ottimismo a causa del notevole boom economico che ha arricchito spaventosamente il paese. Il traino della grande bolla economica è il mercato immobiliare, che nel 1988 è letteralmente impazzito ed è diventato preda di sciacalli e speculatori che hanno cominciato ad impadronirsi in ogni modo possibile di ogni proprietà immobiliare di Tokyo. Ovviamente, la yakuza ha fiutato la possibilità di arricchirsi immensamente grazie alla speculazione edilizia, e questo ha dato il via ad una scalata al potere senza precedenti per l’intera organizzazione. Chi possiede piú immobili incamera piú denaro, e chi è piú ricco ha il diritto di reclamare per sé sempre piú influenza e potere. Shoei Dojima questo lo ha capito da tempo, e ha ben chiaro che per potersi prendere il Tojo deve colpirlo proprio al cuore. Shoei Dojima vuole prendersi Kamurocho, il distretto a luci rosse di Tokyo che ospita il Tojo e che ne è da sempre il simbolo.

Kuze è un ex-pugile di successo, una sorta di promessa della boxe che peró è caduta in disgrazia per motivi sconosciuti. questo lo ha portato ad avvicinarsi alla yakuza e ad entrare nelle grazie di Shoei Dojima, che gli permette addirittura di creare il suo gruppo sussidiario - il gruppo Kenno - e di diventare il braccio violento della famiglia. Shibusawa, invece, é figlio del segretario di un importante uomo politico e da giovane ha vissuto nella convinzione di voler seguire le orme del padre. Chiamato a rispondere della corruzione del suo capo, peró`, il padre di Shibusawa si toglie la vita gettando nella disperazione Keiji, che in tutta risposta abbandona la rettitudine ed entra nei ranghi del clan Tojo, per cui presta servizio come contabile. Awano, dal canto suo, è invece entrato nel clan perché si è sempre divertito a menare le mani. Non è mosso da ambizioni particolari, è semplicemente un picchiatore che non aveva altre strade da seguire nella vita; questo lo ha trasformato in un violento edonista interessato solamente a godersi il lusso e i piaceri terreni che ha ottenuto grazie alla ricchezza derivante dal suo status nella yakuza. I tre, assieme, si completano a vicenda e sono i cani da guardia di Shoei Dojima, a cui hanno giurato fedeltà molto tempo prima. Una sorta di cerbero, se mi passate il paragone. 

Per poter garantire l’ascesa del loro patriarca, i tre si impegnano per fare terra bruciata attorno a Kazama, racimolando nel frattempo più possedimenti possibili per grantire a Dojima di arricchirsi abbastanza da controllare Kamurocho. C’è un problema però: nel cuore di Kamurocho c’è un lotto di terra non edificato appartenente ad una persona sconosciuta, e senza mettere le mani su quel lotto non è possibile assicurarsi i diritti per costruire la Millennium Tower. I tre organizzano quindi una complessa macchinazione per far sì di togliersi dai piedi tutti i fedelissimi di Kazama e, contemporaneamente, ottenere il controllo del lotto sfitto nel cuore di Kamurocho.

Uno degli uomini di fiducia di Kazama è un giovanissimo Kiryu Kazuma, un orfano che è cresciuto nell’orfanotrofio finanziato dal patriarca; i tre decidono quindi di incastrarlo uccidendo proprio al centro del lotto sfitto un uomo che Kiryu ha incontrato durante le sue attività di recupero crediti per conto della famiglia. Shintaro Kazama, già in carcere, è chiamato a dover rispondere delle azioni di Kiryu, ma quest’ultimo lo anticipa ottenendo la possibilità di abbandonare il clan Tojo per poter indagare sulla questione. Questo lo porta ad entrare in contatto con Tetsu Tachibana, un ricco imprenditore edile di Kamurocho interessato a mettere le mani sul lotto di terra e che si scoprirà presto essere un agente sotto copertura per conto dello stesso Kazama.

 Nel frattempo, ad Osaka, un giovane Goro Majima entra in contatto con Makoto, una massaggiatrice cieca che gli è stato ordinato di uccidere. Majima è un membro della Omi Alliance, un clan di Osaka che mira ad espandersi a Tokyo e che spera di farlo ottenendo i diritti per poter costruire la Millennium Tower. Majima si rifiuta di uccidere la ragazza, disobbedendo così per la seconda volta nella sua vita agli ordini della sua famiglia di appartenzna - la famiglia Shimano - e mettendo a rischio la propria vita. Quello che non sa è che Makoto in realtà ha ereditato il possesso del lotto abbandonato di Kamurocho, e che per questo tutte le principali organizzazioni della zona sono interessate ad ucciderla per rilevarne la proprietà.

Kiryu, nel frattempo, scopre che Tachibana è il fratello di Makoto, e grazie a lui capisce che l’omicidio avvenuto nel cuore di Kamurocho è stato ordito da Kuze, Shibusawa e Awano per far sì che la colpa ricadesse su di lui e, per riflesso, sul patriarca Kazama. Mentre l’Omi Alliance e il Tojo si contendono il controllo sul lotto sfitto, emerge dalle ombre una terza organizzazione, il Consorzio Nikkyo, che agisce sotto traccia per riuscire a mettere le mani su Makoto e riprendere il controllo della situazione. Il Nikkyo è guidato da Masaru Sera, un uomo che ha dedicato tutta la vita a farsi carico dei lavori sporchi del Tojo e che vuole ottenere potere prendendo le redini del progetto di riqualificazione di Kamurocho. Alla fine dei giochi è proprio Sera ad assicurarsi il lotto, e questo gli rende abbastanza denaro da garantirgli la posizione di patriarca del Clan Tojo. Diventa presto chiaro che il suo intervento è stato pianificato dallo stesso Kazama, spaventato all’idea che Dojima e i suoi tre cani da guardia potessero farsi strada tra i ranghi del clan.

Kiryu si scontra più volte con Kuze, Awano e Shibusawa, mettendoli al tappeto ogni volta. Questo mette in crisi i tre, da sempre convinti di essere insuperabili all’interno della famiglia Dojima. Se Kuze e Awano sono sempre stati sostanzialmente solo dei picchiatori, Shibusawa è sicuramente il personaggio più interessante del gruppo. Like a Dragon ha spesso cercato di raccontare i cambiamenti della yakuza, e Yakuza 0 non è estraneo a questo concetto: Shibusawa è infatti il volto della nuova yakuza, un’organizzazione in cui soldi e potere stanno diventando sempre più importanti e in cui la forza bruta non serve più quasi a nulla. Awano non ha ideali, e questo lo ha reso superbo e debole; Kuze è una vera e propria macchina da guerra, ma a spuntarla tra loro è proprio Shibusawa, che non a caso arriva dal mondo della politica. RGG studio traccia quindi un parallelismo accusatorio e interessante, mettendo nero su bianco che la retorica e le qualità del buon politico sono diventate a tutti gli effetti caratteristiche importantissime per scalare i ranghi delle famiglie criminali del Giappone. È importante anche analizzare il rapporto fra i tre, perché sia Awano che Kuze faticano a scendere a patti con l’idea che un ragazzo giovanissimo come Kiryu possa tenere testa ad entrambi nonostante la giovane età, ma è chiaro anche che venire sopraffatti da Shibusawa rappresenti un’umiliazione per entrambi. È solo il 1988, ma la yakuza sta cominciando a cambiare. Lo fa entrando nel mondo della speculazione edilizia e legandosi a realtá “civili”. A guidare questa transizione sono però gli Shibusawa, non i Kuze o gli Awano.

AKIRA NISHIKIYAMA

CARPA CONTRO DRAGO

Il primo Yakuza si apre nel 1995. È passato quasi un decennio dagli avvenimenti di Yakuza 0, e ormai al posto del lotto abbandonato sorge un altissimo grattacielo che mostra al mondo la nuova faccia di Kamurocho, che da distretto a luci rossi sta diventando sempre di più un quartiere per impiegati. All’ombra della Millennium Tower Kiryu Kazuma ha fatto strada nel Clan Tojo: dopo gli avvenimenti di Yakuza 0 è infatti rientrato nei ranghi della famiglia di Shohei Dojima ed è diventato una vera e propria leggenda per le strade del quartiere. Tutti lo conoscono ormai come il “drago di Dojima”. Nonostante questo è rimasto molto legato ai suoi affetti più stretti: Kiryu è cresciuto in un orfanotrofio assieme ad Akira Nishikiyama, il suo più caro amico, e appena entrati nella famiglia di Shohei Dojima i due sono diventati fratelli giurati. All’orfanotrofio i due si sono innamorati della stessa ragazza, Yumi Sawamura, che oggi gestisce un bar di Kamurocho dove i tre si incontrano a tarda sera per stare assieme e scrollarsi di dosso lo stress della malavita. Yakuza inizia esattamente dal bancone di quel bar, il bancone dove Kiryu reprime i suoi sentimenti per Yumi per non intralciare Nishikiyama. Proprio quella sera Nishiki uccide il patriarca Shohei Dojima, colpevole di aver tentato di abusare di Yumi. Quando Kiryu lo scopre si sacrifica e fa mettere in salvo Nishiki dalla polizia offrendosi come colpevole al suo posto. Al drago di Dojima spettano dieci anni di carcere, che accetta senza battere ciglio solo per benevolenza nei confronti di quello che ha sempre considerato alla stregua di un fratello minore. Kiryu vuole che Nishiki possa passare il suo tempo con la sorella malata, quindi accetta di buon grado di proteggerlo a costo di dieci anni della propria vita. È questo che fa un fratello amorevole, dopotutto. 

Passano gli anni, e mentre Kiryu è chiuso in carcere Nishikiyama scopre che il trauma vissuto da Yumi la notte dell’omicidio del patriarca Dojima le ha causato una grave amnesia che le ha fatto perdere gran parte dei suoi ricordi. Oltre a questo, peraltro, la ragazza è scomparsa dall’ospedale in cui era ricoverata e nessuno sa dove si sia nascosta. Nishiki è entrato nella yakuza per lealtà nei confronti di Shintaro Kazama, che oltre ad averlo accolto all’orfanotrofio si è anche sobbarcato i costi delle cure della sorella; nonostante questo, però, ha sempre provato una profonda invidia nei confronti di Kiryu e del suo rapporto col patriarca, oltre ad aver sempre vissuto con estrema frustrazione i pacati rifiuti di Yumi, decisamente più interessata al drago di Dojima. Dopo aver scoperto che gli altri membri del clan Tojo lo considerano un buono a nulla e un fallito, Nishikiyama realizza che, per la prima volta nella sua vita, ha lo spazio per farsi valere senza venire adombrato da Kiryu, e giura così la sua vendetta al mondo. 

Dopo un anno ottiene la possibilità di diventare il patriarca della sua famiglia. Ha finalmente guadagnato il rispetto di Kazama, ma non quello dei suoi uomini, che continuano a rifiutarsi di seguire i suoi ordini. La morte della sorella è la goccia che fa traboccare il vaso: Nishikiyama si trasforma in un uomo freddo, crudele e distaccato, divorato com’è dall’interno dal senso di inferiorità che lo accompagna di una vita e dal forte desiderio di rivalsa che lo anima. La famiglia Nishikiyama comincia così a scalare i ranghi del Clan Tojo, e Nishiki si corrompe sempre di più, fino al punto di rinnegare il suo legame con Kiryu e di sparare a Kazama. La strada verso il successo se la spiana in ogni modo possibile, arrivando persino a servirisi degli avversari della Omi Alliance per togliersi dai piedi i detrattori e garantirsi contemporaneamente una ricchezza sempre maggiore. Il Tojo, dopotutto, funziona così, e chi è in grado di portare più soldi nelle casse dell’organizzazione ottiene influenza e potere a scapito degli altri. Parallelamente a questo Nishiki scopre anche che una volta scappata dall’ospedale Yumi ha avuto una relazione e una figlia - Haruka - con Kyohei Jingu, un politico in rampa di lancio che l’ha poi abbandonata quando gli è stata promessa in sposa la figlia del primo ministro. Jingu ha intessuto una fitta rete di rapporti politici e commerciali con il Tojo, al punto da aver convinto il patriarca Masaru Sera a permettergli di riciclare 10 miliardi di Yen depositandoli nelle casse dell’organizzazione.

Jingu tenta di far uccidere Yumi e Haruka, e nel frattempo richiede a Sera di riavere i suoi 10 miliardi, che se però venissero realmente prelevati metterebbero in ginocchio il Tojo. Nishiki decide quindi di sfruttare la situazione a proprio vantaggio per prendere il controllo del clan. L’Omi Alliance uccide Kazama, che rivela a Kiryu che i soldi di Jingu li hanno nascosti lui, Sera e Yumi, e Nishiki scopre dell’esistenza di un caveau in cima alla Millennium Tower dove è nascosto il tesoro del clan Tojo. Seguendo l’odore dei soldi tutte le parti in gioco si riuniscono in cima al grattacielo, dove Jingu uccide Yumi davanti a Kiryu e Haruka e dove Nishikiyama tenta di impadronirsi dei dieci miliardi. Di fronte al cadavere di Yumi, però, Nishiki realizza che la morte della donna che ha amato per tutta la vita è solamente colpa sua, e dopo essersi scontrato con Kiryu decide solennemente di prendersi la responsabilità delle proprie azioni facendo detonare la bomba che Yumi aveva piazzato nel caveau. Akira Nishikiyama muore così, pentito in punto di morte per le sue azioni, e porta con sè Jingu e i 10 miliardi che hanno quasi distrutto il Tojo, ai quali era legato anche il futuro politico del paese. 

 La scena finale di Yakuza mostra la cima della Millennium tower in fiamme da cui piovono soldi bruciacchiati sulla testa dei passanti di Kamurocho. È una scena che riassume alla perfezione il percorso di Nishiki, ossessionato dal suo senso di inferiorità al punto da non guardare in faccia nessuno pur di affrancarsi dalla figura di Kiryu e morto inseguendo una gloria effimera come quei soldi incendiati che piovono sulle strade di Kamurocho. Akira Nishikiyama era un buono corrotto dall’ambizione e che è stato manipolato sfruttando le sue debolezze più evidenti. Distruggendo i soldi di Jingu, Nishiki ha chiesto scusa a tutti: a Kiryu, fratello giurato che ha sempre fatto di tutto per proteggerlo, a Kazama, che ha ucciso nonostante il patriarca avesse salvato più volte la vita a lui e alla sorella, e soprattutto a Yumi, di cui è sempre stato innamorato e di cui non è stato in grado di accettare il rifiuto.

RYUJI GODA
IL DRAGO D'ORO DEL KANSAI

Ryuji Goda è il figlio di un massacro. Nasce infatti dalla relazione tra un boss della mafia coreana Jingweon e da Suyeon Jung, immigrata coreana in giappone dagli anni ‘80, e ancora in fasce si ritrova al centro del massacro di natale di Kamurocho, occasione in cui il Tojo Clan ha sterminato a sangue freddo gran parte della Jingweon mafia residente nel quartiere. Suyeon e Ryuiji vengono messi in salvo dalla polizia di Tokyo e nascosti nel Kansai, dove Suyeon inizia una relazione con Jin Goda, all’epoca quinto presidente della Omi Alliance, ma Ryuji viene abbandonato dalla madre che scappa assieme al detective che le ha salvato la vita pochi anni prima. Suyeon viene raggiunta dalla Jingweon Mafia e trucidata per aver tradito l’organizzazione, questo rende Jin Goda un padre sempre più freddo e disinteressato nei confronti di Ryuji, che si lega tantissimo alla sorellastra e che cresce con il solo obiettivo di farla pagare al patrigno, nonostante non riesca a non ammirare per tutto il potere che detiene grazie al suo ruolo nella Omi Alliance. Ryuji entra quindi nel Go-Ryu Clan comandato da suo padre e si guadagna il rispetto di tutta l’organizzazione, fino a che non eredita da Jin la sua posizione di patriarca del clan.

 Ryuji decide di imporsi sul panorama della yakuza provocando una guerra tra il Clan Tojo e l’Omi Alliance. Per farlo stringe accordi segreti con la Jingweon Mafia, che fa detonare diversi ordigni in vari punti di Kamurocho mentre goda e il Go-Ryu entrano nel quartiere armati di tutto punto per spazzare via i nemici del kanto. Arriva addirittura a far uccidere Yukio Terada - presidente del Tojo - dalla Jingweon e a far ricadere la colpa sui suoi uomini solamente per destabilizzare il clan rivale, assetato di gloria e potere com’è; quello che non sa, però, è che Terada è in realtà un infiltrato della Jingweon Mafia e che quest’ultimo inscena la propria morte per ottenere un vantaggio strategico che gli permetta di vendicare il massacro di natale di qualche anno prima.

Goda e Kiryu si incontrano in un cabaret club di Osaka. In quell’occasione Ryuji si accanisce su un suo sottoposto reo di averlo chiamato “Drago del Kansai e questo fa infuriare Kiryu. Per Goda, però, è una questione d’onore: non accetta di essere solamente uno dei draghi della mafia giapponese: vuole essere a tutti i costi l’unico, e sa che per farlo deve uccidere il Drago di Dojima. Informato sui piani di Goda, Kiryu torna a Kamurocho dove recupera Daigo Dojima, figlio ribelle del patriarca Shohei, e fa di tutto per reinserirlo tra i ranghi del Tojo. Daigo è una figura di riferimento per il clan, e la sua presenza potrebbe pacificare l’organizzazione sempre più debilitata dagli atacchi della Omi e deficitaria di una guida in grado di raccogliere attorno a sé tutti gli uomini del clan. Nel frattempo Ryuji si ribella a Jin e lo rapisce con l’intenzione di usurparne il ruolo di presidente della Omi. Pronti a confrontarsi una volta per tutte per stabilire quale dei due draghi sia quello più degno di vivere, Kiryu e Ryuji si incontrano sul tetto del nuovo centro commerciale in costruzione Kamurocho Hills, dove però si palesano anche Sayama (la capo detective della polizia di Osaka), un redivivo Terada al comando di un folto gruppo di uomini della Jingweon Mafia e Ryo Takashima della Omi Alliance pronto ad approfittare della situazione per prendere il potere. Sayama tenta di fermare Ryuji e gli svela di essere sua sorella e unico legame familiare rimastogli dopo l’uccisione della madre, ma nel frattempo la Jingweon riesce a sottrarre Jin al controllo di Ryuji e ad ucciderlo sotto gli occhi di tutti.

Ryuji riesce assieme a Kiryu a sbaragliare gli uomini della Jingweon e ad uccidere Terada, ma questi in punto di morte attiva un detonatore collegato ad una bomba piazzata sul tetto di Kamurocho Hills che di fatto condanna tutti i presenti a morte praticamente certa. Rassegnati a venire uccisi dall’esplosione Kiryu e un Ryuji segretamente ferito a morte dalla sparatoria con la Jingweon decidono di scontrarsi per un’ultima volta in maniera da stabiulire chi dei due merita di essere l’unico drago della Yakuza. Kiryu sconfigge Goda, che si accascia a terra tra le braccia di Sayama e spira chiedendo come ultimo desiderio di poter vedere la sorella sorridere. Kiryu riesce a salvarsi perché Terada ha previsto il tradimento da parte dell’Omi Alliance e ha quindi disarmato l’ordigno di Kaurocho Hills nella speranza di distrarre Takashima in maniera tale da dare il tempo a Kiryu di sconfiggerlo. A seguito di tutto questo Daigo subentra a Terada come presidente del Tojo, cementando il clan attorno alla sua figura. 

Ryuji Goda ha vissuto per la sua ambizione. Lo ha fatto per vendetta nei confronti di un patrigno che non lo ha mai amato e per far sentire al mondo la propria voce. Era un uomo violento e impulsivo, ma questo non gli ha impedito di andarsene chiedendo solamente di poter vedere la sorella sorridere per lui. Nonostante le loro ripetute scazzottate, non a caso, Kiryu ha sviluppato un profondo rispetto per Ryuji, tanto da volerne in qualche modo proteggerne la memoria negli anni a venire.

YOSHITAKA MINE
LEALTÀ
E SOLITUDINE

Tra gli affiliati al clan fondato da Nishiki ce n’è uno che è stato in grado di scalare i ranghi del Tojo ottenendo una posizione di tutto rispetto nonostante sia entrato a far parte della yakuza molto più tardi di tanti altri affiliati. Yoshitaka Mine è cresciuto in un orfanotrofio e si è poi spostato in casa di un padre adottivo estremamente povero. Mine, che sin da ragazzino dimostrava un’intelligenza fuori dal comune, ha così messo a frutto le sue doti nel tentativo disperato di raggiungere quella ricchezza che gli è mancata in tenera età. I soldi e lo status sono stati il drive della sua vita sin da quando è uscito da scuola ed è entrato nel mondo della speculazione immobiliare. Raggiunta finalmente la ricchezza, Mine fonda una compagnia a soli 31 anni e si circonda di persone che lui considera amiche ma che sono in realtà attirate principalmente dal suo denaro, al punto che appena ne hanno occasione lo pugnalano alle spalle portandogli via l’azienda. La sera stessa in cui viene tradito e vaga disperato per le strade di Kamurocho assiste ad un tentativo di omicidio ai danni di Daigo Dojima, che viene salvato dal sacrificio di quattro uomini che danno la loro vita per proteggere quella del presidente. Mine scopre la lealtà e, ossessionato com’è dall’accaduto, utilizza il proprio denaro per comprarsi l’ingresso nel clan. 

Una volta entrato tra le fila della famiglia Nishikiyama, Mine utilizza la grande esperienza accumulata nei suoi anni di speculazioni per far arricchire enormemente la famiglia, al punto farla diventare un punto di riferimento all’interno dell’organizzazione. Dopo la morte di Nishikiyama, Mine supporta l’ascesa di Tsuyoshi Kanda al ruolo di patriarca, facendogli da braccio destro e agendo dietro le quinte, venendo peraltro messo in guardia da Daigo stesso sui rischi del ruolo che si è scelto. Dopo essere stato tradito da Kanda, Mine viene salvato da Daigo in persona, che mette a repentaglio la propria vita per salvare la sua. Questo farà capire a Mine di essere nato per servire Daigo, che è la persona che gli ha fatto comprendere l’importanza assoluta dei rapporti umani e della lealtà.

Yakuza 3 si apre con un attentato alla vita di Daigo, che finisce in coma. Questo getta il Tojo nel caos completo dal momento che il clan è esposto sia agli attacchi delle altre organizzazioni del paese (che potrebbero approfittare del fatto che il Tojo si trovi momentaneamente senza guida), sia ai tentativi di sabotaggio interni dei patriarchi che vorrebbero cogliere l’occasione per prendere il potere. Nel frattempo, sull’isola di Okinawa, Kiryu ha deciso di cambiare vita una volta per tutte: dopo aver assunto il ruolo di zio adottivo di Haruka, la figlia di Yumi rimasta orfana dopo l’omicidio/suicidio di Nishiki alla fine del primo capitolo, il drago di Dojima ha deciso di dedicarsi alla gestione del Morning Glory, un orfanotrofio dove i giovani orfani dell’isola possano vivere in pace senza rischiare di entrare nel mondo della malavita organizzata una volta adulti. Questa piccola oasi di pace nel cuore della placida Okinawa, però, viene presa di mira dalla Black Friday, una misteriosa organizzazione che minaccia Kiryu per ottenere la demolizione della struttura. Come si scoprirà successivamente, Black Friday è una sorta di sussidiaria della CIA specializzata nel traffico di armi guidata da Andre Richardson, un agente segreto americano giunto in Giappone per destabilizzare il paese in maniera tale da ottenere i permessi per costruire un resort sull’isola dietro cui sarebbe possibile celare una nuova base militare americana che permetta agli USA un controllo maggiore del Pacifico settentrionale. 

È stato Richardson ad assaltare Daigo e a mandarlo in coma, questo perché l’obiettivo della sua organizzazione è quello di sfruttare le infiltrazioni politiche del Tojo per far varare una legge che possa permettere la costruzione della base sul suolo giapponese. Daigo, infatti, si è opposto alle richieste di Richardson perché avrebbero comportato l’abbattimento dell’orfanotrofio di Kiryu, e il sesto presidente non avrebbe mai potuto fare una cosa del genere a quello che in qualche modo vede come un fratello. Tolto di mezzo Daigo, quindi, Richardson entra in contatto proprio con Mine, capace come nessun altro di comprendere il valore strategico ed economico dell’operazione, e gli affida il compito di togliere di mezzo Kiryu e il Morning Glory una volta per tutte.

Lo scontro finale fra Yoshitaka Mine e il Drago di Dojima si svolge sul tetto della Millennium Tower di Kamurocho, dove Mine ha trascinato anche Daigo ancora incosciente e attaccato alle macchine che lo tengono in vita. Il loro è prima di tutto uno scontro ideologico: hanno un passato simile, dal momento che sono cresciuti entrambi in un orfanotrofio, ma Kiryu è riuscito a diventare un altruista mentre Yoshitaka è diventato ossessionato dallo status e dai soldi. Mine irride il cieco idealismo di Kiryu ma viene comunque sconfitto, e una volta a terra realizza il fallimento della propria esistenza, quasi come se fosse pronto a tornare sui propri passi e ravvedersi. A questo punto fa il suo ingresso Richardson, che si prepara ad uccidere Mine per il suo fallimento, ma viene fermato da Daigo, che si è miracolosamente svegliato dal coma giusto in tempo per prendere una pistola e sparare all’americano, che in tutta risposta punta la pistola al sesto patriarca del Tojo. Yoshitaka Mine compie il primo gesto altruista della sua vita e si sacrifica per salvare la vita dell’unica persona che abbia mai ammirato

 L’orfano che ha sofferto per tutta la vita la sua povertà fino a scalare i ranghi del principale clan della yakuza giapponese in cerca di ricchezza e prestigio muore così, sacrificando sé stesso per il bene degli altri. Il suo percorso di conversione si è completato proprio nel momento in cui è diventato troppo tardi per dimostrare a sé stesso e agli altri di essere cambiato e di potersi godere una nuova vita. Mine era il volto della fame degli ultimi e la dimostrazione che i soldi non fanno la felicità, la personificazione di quell’ansia capitalista incentrata sull’accumulo costante di denaro e possedimenti che si dimostra un ideale vuoto e inutile. Si è redento, è vero, ma a quale costo? 

SEISHIRO MUNAKATA
LA LEGGE CHE INFRANGE LA LEGGE

1985, Tokyo.
In un piccolo ramen bar sta avendo luogo una riunione dello Ueno Seiwa Clan, acerrimo rivale del Clan Tojo, quando ad un certo punto un sicario entra nel locale e spara a tutti i presenti. Si salvano solamente due persone, ovvero il patriarca Yoshiharu Ueno e Isao Katsuragi, uno dei suoi luogotenenti. Sulla scena si presenta l’agente della omicidi Junji Sugiuchi, che consegna al proprio superiore un verbale in cui si attesta la colpevolezza della strage a un solo uomo del clan Tojo: Taiga Saejima. Il superiore di Sugiuchi nota immediatamente delle corpose incongruenze nel rapporto, rilevando da subito che i diciotto cadaveri del ramen bar sono stati tutti uccisi da un colpo alla testa - impossibile date le dinamiche di una sparatoria del genere - e che le ferite sui corpi sembrano raccontare una storia ben diversa. Il superiore di Sugiuchi è Seishiro Munakata, un ufficiale della polizia metropolitana di Tokyo, che di fronte a quel rapporto ha un’illuminazione: Sugiuchi è un infiltrato della Ueno Seiwa ed è in combutta con Isao Katsuragi, che ha progettato la strage in maniera tale da scalare in fretta le gerarchie del clan facendo peraltro ricadere la colpa sul clan Tojo. Anzichè indagare sull’infiltrazione mafiosa nelle fila della polizia, però, Munakata convoca Sugiuchi per offirgli un accordo: lui non indagherà oltre in cambio di un incontro con Katsuragi. 


Seishiro Munakata entra così in contatto con la yakuza e comincia a lastricare di inganni la strada che lo porterà pochi anni dopo a diventare il capo della polizia di Tokyo. Tiene sotto scacco sia Katsuragi che Sugiuchi, infiltra un suo uomo all’interno del Tojo e si mette in affari con Kyohei Jingu (lo stesso Jingu del primo capitolo) per mettere in atto un piano segreto che gli permettesse di controllare direttamente la yakuza. Munakata e Jingu dovevano infatti utilizzare i soldi rubati al Tojo per finanziare la costruzione di un penitenziario privato in cui rinchiudere chiunque si fosse messo di traverso nella loro scalata al successo. La morte di Jingu ha complicato i piani, ma Munakata è comunque riuscito nel suo intento di costruire il carcere e di ottenere sempre più potere all’interno del corpo di polizia.

Yakuza 4 racconta quattro storie diverse che ruotano attorno alle macchinazioni di Seishiro Munakata. La prima è quella di Shun Akiyama, strozzino tokiense a cui vengono rubati 100 miliardi di Yen da una donna misteriosa che si fa chiamare Lily. Lily si è presentata nell’ufficio di akiyama per chiedere i soldi in prestito, e l’uomo accetta a patto che lei riesca a passare un test per dimostrare di poterlo ripagare; nel frattempo scopre che il clan Tojo e Goro Majima stanno cercando la ragazza, il cui vero nome è Yasuko Saejima. Majima vuole proteggerla perché è la sorella di Taiga Saejima, l’uomo responsabile dello sterminio dei diciotto ufficiali della Ueno Seiwa avvenuto venticinque anni prima nonchè suo fratello giurato. Come si scoprirà in seguito, infatti, Majima doveva partecipare alla sparatoria in aiuto di Saejima, ma gli è stato impedito proprio per incriminare Saejima e permettere la scalata di Katsuragi verso la guida della Ueno Seiwa. 

La seconda storia è proprio quella di Taiga Saejima, rinchiuso da anni nel penitenziario speciale di Okinawa da Munakata per il massacro del ramen bar. Saejima viene avvicinato da Goh Hamazaki, un prigioniero che gli racconta che le conseguenze della sparatoria sono state devastanti per la famiglia a cui era affiliato, e che Goro Majima l’ha tradito non presentandosi di proposito al ramen bar per evitare l’arresto e successivamente scalare le gerarchie del clan Tojo. Taiga, infiammato dalla sete di vendetta, evade per tornare a Kamurocho e uccidere Goro. Durante l’evasione Hamazaki riesce a mettere le mani su dei documenti che proverebbero la corruzione di Munakata, e li consegna a Kiryu una volta fuggito dal penitenziario per poi sparire nel nulla. Saejima si ritrova (molto convenientemente) sulla spiaggia di fronte all’orfanotrofio di Kiryu, i due hanno una scazzottata al termine della quale il drago di Dojima accetta di accompagnarlo a Kamurocho per mettersi alla ricerca di Goro Majima e scoprire la verità dietro alla propria incarcerazione. Al termine di una violenta rissa i due si chiariscono e Saejima scopre di essere stato incastrato.

La terza storia è dedicata a Masayoshi Tanimura, giovane poliziotto corrotto che sta segretamente investigando sull’omicidio del padre, ucciso mentre indagava sulla strage del ramen bar. Tanimura viene informato che la donna che il padre doveva incontrare appena prima di essere ucciso - Yasuko Saejima - è ricomparsa a Tokyo, e si mette sulle sua tracce. Scopre che la donna è stata ricattata da Katsuragi della Ueno Seiwa, che l’ha usata come assassina in cambio della promessa di scagionare suo fratello, Taiga Saejima, dall’accusa di omicidio. Tanimura si mette sulle tracce di Katsuragi e quando quest’ultimo gli racconta la verità sul massacro della Ueno Seiwa viene ucciso da Suguichi, che rivela di essere la talpa che la Ueno Seiwa ha infiltrato nella polizia di Tokyo. Dopo una violenta scazzottata con Tanimura, Suguichi ammette di essere l’assassino del padre del giovane detective, e rivela di essere vittima dei ricatti di Munakata, che dopo aver scoperto la vertà su quanto successo realmente al ramen bar ha sfruttato la sua posizione per fare carriera nella polizia fino a diventarne il capo. Proprio quando accetta di testimoniare, però, anche Suguichi viene assassinato.

La quarta e ultima storia è quella che vede come protagonista Kiryu Kazuma che, dopo aver ricevuto da Hamazaki il documento che dimostra che il penitenziario di massima sicurezza da cui lui e Saejima sono appena evasi è stato costruito con soldi sporchi riciclati dalla polizia di Tokyo, torna a Kamurocho per tirare le fila del complesso groviglio di inganni instaurato da Seishiro Munakata per coprire le proprie tracce. Kiryu convince Hamazaki a tornare in carcere, ma una volta arrivati a Tokyo incontrano Yasuko che li mette al corrente della situazione del fratello. A questo punto Akiyama, Taiga, Kiryu e Tanimura uniscono le forze per poter sventare una volta per tutte le macchinazioni di Munakata. Quest’ultimo però, una volta smascherato ufficialmente, si toglie la vita.

Seishiro Munakata muore da vigliacco. Ha sempre creduto nell’autorità e ha vissuto nella convinzione che il ruolo della polizia fosse quello di mantenere lo status quo della società. A tutti i costi. Per questo negli anni ha intssuto una fittissima serie di inganni in cui ha coinvolto la yakuza stessa, per questo ha accettato di mantenere quell’ordine sfruttando il clan Tojo per i propri fini. Se fino a Yakuza 3 RGG Studio ha raccontato la storia di una yakuza che stava lentamente e inesorabilmente cambiando, qui il focus diventa un altro. Yakuza 4 tramite la figura di Seishiro Munakata racconta di un Giappone corrotto fino al midollo, in cui l’ordine costituito cerca di difendere il proprio status quo mischiandosi agli stessi criminali che pubblicamente dichiara di disprezzare. Seishiro Munakata era il volto di questa corruzione, e lo era proprio perché era più avido di potere degli stessi criminali che avrebbe dovuto combattere, al punto di accettare di infrangere la legge per tutelare la legge stessa. È proprio per questo che Munakata non può in alcun modo accettare la propria sconfitta, ed è per questo che l’unica via d’uscita per lui diventa il suicidio.

TSUBASA KUROSAWA
EREDITÀ E MALATTIA

Tsubasa Kurosawa è un uomo da niente e, soprattutto, una yakuza di infimo livello. Passa gran parte della sua vita al servizio di una famiglia di quart'ordine nelle fila della Omi Alliance, vessato dai suoi aniki, dai suoi superiori e dalla vita in generale. Tutta questa pressione, unita al fatto che Kurosawa ha visto yakuza decisamente meno “ubbidienti” di lui fare carriera al posto suo, lo cambiano per sempre. Ossessionato dal potere e dalla ricchezza, Tsubasa Kurosawa uccide la famiglia a cui è affiliato e si mette in testa un solo obiettivo: prendersi tutto. Passa anni alla ricerca di tutto quello che gli è mancato, disprezzando nel frattempo tutti quegli yakuza vecchio stampo ancora troppo legati a concetti che per lui non hanno senso come l’onore e il rispetto. Ha successo, proprio perché il suo disinteresse del codice della yakuza lo ha reso un uomo spietato e senza scrupoli, e scala i ranghi fino a prendere le redini della famiglia Kuroha prima e di tutta l’Omi Alliance dopo, diventando il settimo presidente del gruppo del Kansai. Poi, proprio quando ha raggiunto tutto ciò che ha sempre voluto ottenere, Tsubasa Kurosawa scopre di avere il cancro, e di avere davvero poco tempo da vivere. L’idea di aver sopportato ogni tipo di sopruso, di vessazione e umiliazione per poi dover cedere ad uno sconosciuto il potere e la ricchezza accumulati nel tempo lo divora dentro. Per fortuna, però, Tsubasa Kurosawa ha un figlio segreto, Masato Aizawa, e il suo nuovo scopo diventa quello di conquistare il clan Tojo per consegnarlo nelle mani di Masato assieme alla posizione di presidente della Omi

Preoccupato per l’imminente cambio al vertice della Omi e per il caos che ne conseguirà, Daigo Dojima si imbarca in un viaggio per tutto il Giappone nel tentativo di stringere alleanze chiave che possano difendere il Tojo dagli attacchi della Omi. A Fukuoka incontra la famiglia Yamasawa per stringere un accordo, e per strada si confessa con un anonimo tassista. Quel tassista è Kiryu, che ha deciso di allontanarsi una volta per tutte da Okinawa e vive sotto lo pseudonimo di Taichi Suzuki per paura che il suo passato possa in qualche modo intralciare il percorso di Haruka, che ora è cresciuta e ha intrapreso la strada per diventare Idol. Poco dopo Daigo scompare nel nulla, e Kiryu viene avvicinato da Kurosawa, che fingendosi un detective della polizia, instilla nel Drago di Dojima il dubbio che Daigo sia stato rapito da Masaru Watase, uno dei capitani della Omi. Kiryu si confronta con Watase e scopre una complessa macchinazione che è stata messa in piedi con il chiaro obiettivo di scatenare una guerra fra tutte le famiglie della yakuza. Dopo aver bloccato sul nascere una guerra fra il Tojo e la famiglia Yamasawa, Kiryu se ne chiama fuori per il bene di Haruka, ma viene sconvolto dalla notizia della morte di Goro Majima e torna a Kamurocho per saperne di più.

Nel frattempo, in Hokkaido, Taiga Saejima è tornato in carcere per scontare la pena che gli era stata inflitta dopo l’evasione dal penitenziario di Okinawa. Saejima è un detenuto modello ed evita categoricamente gli scontri per assicurarsi la scarcerazione il prima possibile. Il direttore della prigione lo prende in simpatia e gli consiglia di evadere per paura che qualcuno possa ucciderlo in carcere, visto che nel penitenziario sono arrivati un gran numero di yakuza che sembrano puntare alla vita di Taiga, che nel frattempo ha scoperto della morte di Majima da un articolo di giornale. La notte dell’evasione Taiga viene effettivamente accerchiato dai nuovi arrivati che tentano di ucciderlo ma, grazie al sacrificio del direttore della prigione che viene assassinato nel tentativo di difendere la sua fuga, riesce a scappare assieme al suo compagno di cella Shigeki Baba. Quello che non sa è che Baba è un uomo di Kurosawa, da sempre incaricato di sorvegliarlo e di ucciderlo. Arrivati a Sapporo i due incontrano Taizo Kitakata, patriarca della famiglia Kitakata che è accusata di aver ucciso Majima, ma Baba lo uccide sotto gli occhi di Saejima quando gli racconta che la sua famiglia non ha niente a che vedere con la sparizione dell’amico. Incastrato da Baba, Saejima viene nuovamente arrestato, ma viene presto liberato da Kurosawa, che spacciandosi per un detective della polizia di Osaka lo indirizza verso Kamurocho, dove potrà trovare le risposte sul presunto omicidio di Majima. 

Il terzo atto di Yakuza 5 è sicuramente tra gli archi narrativi più folli della storia dell’intera serie, e vede come protagonisti Shun Akiyama e Haruka. Haruka si è infatti trasferita ad Osaka per intraprendere la carriera della idol (e il gameplay di questa sezione rimuove le risse per trasformarle in sfide di ballo con aspiranti idol rivali), mentre Akiyama è in città per aprire una nuova filiale della sua società di prestiti. Haruka sta partecipando ad una sorta di talent show per idol che la porta a scontrarsi con il duo delle T-Set per contendersi la finale, che avrà luogo al Tokyo Dome. A supportarla c’è la sua manager Mirei Park, una leggendaria idol del passato che si è dovuta ritirare a causa di uno scandalo. Mirei infatti si innamorò perdutamente di uno yakuza e i due si sposarono in gran segreto (alle idol non è concesso di avere relazioni sentimentali durante la loro carriera), ma una volta scoperta la sua carriera venne distrutta dall'ostilità del suo management. La donna affida ad Haruka una penna e una lettera del suo ex marito, e il giorno dopo viene ritrovata impiccata in quello che sembra a tutti gli effetti un caso di suicidio. Akiyama, che in passato aveva investito sull’agenzia di talent di Park, si interessa della questione e scopre che il suicidio di Park è stato inscenato dalla Ousaka Enterprises, una delle famiglie più potenti all’interno della Omi Alliance. L’ex marito di Mirei Park, infatti, è Goro Majima, e la lettera che la donna ha consegnato ad Haruka la notte prima di venire uccisa è stata scritta proprio da Goro in persona, ed è stata utilizzata come esca per far venire allo scoperto la Ousaka Enterprises. Akiyama e Haruka si dirigono quindi a Tokyo per la finale della competizione per idol di Haruka, nonostante siano minacciati costantemente dalla Omi.

La quarta storia è quella di Tatsuo Shinada, ex professionista del baseball di Nagoya caduto in disgrazia dopo essere stato bandito dai campi di tutto il Giappone per uno scandalo scommesse. Shinada incontra per caso un misterioso uomo mascherato (che si scoprirà essere Daigo Dojima sotto copertura) che lo invita ad indagare sullo scandalo in cui si è trovato coinvolto. Shinada scopre così di essere stato usato come pedina sacrificale per uno scontro tra le famiglie della yakuza di Nagoya, la Omi Alliance e il clan Tojo. L’incidente fu architettato dalla famiglia Kuroha - proprio quella di Tsubasa Kurosawa - che riuscì così a cacciare sia la Omi che il Tojo dalla città e dal giro delle scommesse clandestine per poter gestire in totale autonomia i proventi derivanti dalle partite truccate. Shinada scopre che a capo della famiglia Nagoya c’era proprio il suo ex-allenatore Fujita, che nonappena gli confessa la verità viene ucciso da Kurosawa desideroso di mantenere il segreto su quanto successo anni prima. Shinada incontra Daigo e lo informa di aver scoperto la verità; Daigo si smaschera e Shinada scopre che dietro la maschera si celava proprio il suo vecchio compagno di classe che venne espulso da scuola  per averlo difeso dall’aggressione di un ragazzo di una scuola rivale. Shinada si rifiuta di accettare l’aiuto da uno yakuza e i due si confrontano al centro di un campo da baseball per poi unirsi nella lotta contro l’uomo che gli ha rubato il sogno di diventare un campione.

L’atto finale vede tutti i protagonisti convergere verso Tokyo, dove scoprono che Majima è ancora vivo e che ogni avvenimento è stato pianificato da Kurosawa per poter radunare tutti gli uomini di punta del clan Tojo e assassinarli nello stesso momento per distruggere il clan. Kurosawa ha anche architettato un attentato al Japan Dome proprio in concomitanza del concerto finale di Haruka per distrarre il pubblico e dividere il gruppo di Kiryu, ma viene sventato. Kurosawa viene colpito dall’acutizzarsi dei sintomi della malattia e viene sconfitto, mentre Kiryu affronta Masato Aizawa, che si era infiltrato nel Tojo in attesa che il padre facesse piazza pulita dei suoi capitani in maniera tale da poter prendere il potere e riunificare la yakuza sotto la sua guida. 

Tsubasa Kurosawa, a differenza di tutti gli altri antagonisti della serie, non perde la vita on-screen. Viene sconfitto, ma non si sa che fine faccia dopo che Kiryu ha annientato Aizawa. Il suo è un cancro allo stadio terminale, quindi in seguito agli avvenimenti di Yakuza 5 perde sicuramente la vita a causa della sua malattia, ma è significativo che la sua morte non venga mostrata a schermo in nessun modo. Tsubasa Kurosawa viene dal niente, da una famiglia di quart’ordine e da un passato di vessazioni continue, e dopo aver ottenuto tutto al niente ritorna. La crudele ironia vuole che scompaia senza lasciare traccia, condannato a morire solo e privato di tutto ciò che ha ottenuto sgomitando nella yakuza. Voleva essere il volto di una nuova yakuza, più fredda e pragmatica di quella romantica rappresentata da Kiryu, Daigo, Saejima e Majima, a suo dire troppo legati a concetti vecchi e superati come l’onore e il rispetto; è scomparso senza lasciare traccia di sè e delle sue conquiste.

TSUNEO IWAMI
IL SEGRETO DI ONOMICHI

Hiroshima, 1976.
Un giovanissimo Tsuneo Iwami scopre il “segreto di Onomichi”, un segreto talmente importante che chiunque ne sia a conoscenza viene misteriosamente ucciso. 

Tokyo, 2016.
Tsuneo Iwami guarda soddisfatto Kamurocho bruciare dalla sua stanza, mentre Daigo Dojima, Goro Majima e Taiga Saejima vengono arrestati dalla polizia. L’incendio l’ha fatto appiccare lui di comune accordo con un uomo del clan Tojo nel tentativo di destabilizzare il clan e diventarne il leader. Tsuneo è il figlio di Heizo Iwami, presidente della gigantesca Iwami Shipbuilding che sin dai tempi della guerra è stata un’azienda chiave per il governo del Giappone e che ha costruito un impero grazie alle sue navi. Heizo Iwami, però, non è solamente un imprenditore, ma è anche conosciuto come Takeru Kurusu, il presidente della Yomei Alliance, ovvero il terzo gruppo yakuza più importante del paese dopo il Tojo e la Omi Alliance. Heizo si rifiuta categoricamente di lasciare che il figlio erediti i suoi due titoli e questo fa esplodere di rabbia Tsuneo, che è fermamente convinto che la Iwami Shipbuilding e la Yomei Alliance gli spettino per diritto di nascita. Il suo obiettivo diventa quindi quello di vendicarsi del padre, macchinando una profonda cospirazione che gli permetta di prendersi tutto quello che non gli è stato concesso. 

Kiryu, in seguito agli eventi di Yakuza 5, viene arrestato e accetta di passare quattro anni in carcere per espiare i propri peccati. Tornato ad Okinawa all’orfanotrofio scopre che Haruka è scomparsa e che nessuno sa dove sia finita, quindi si dirige a Kamurocho, dove è in atto una guerra su vasta scala tra il Tojo, la mafia Jingweon e la triade cinese Saio e dove scopre che Haruka è in coma dopo essere stata investita da un’auto. Haruka non era sola al momento dell’incidente, con sé aveva tra le braccia Haruto, il suo bambino appena nato. Kiryu è sconvolto dalla catena di eventi e si dirige con Haruto ad Onomichi, dove pare che Haruka abbia vissuto negli ultimi anni prima dell’incidente. Qui fa la conoscenza della famiglia Hirose, un gruppo di yakuza locale e si accorge che tutti quanti, in città, sembrano pronti a proteggere a costo della vita il segreto di Onomichi.

Kiryu scopre che Haruka era ad Onomichi per indagare sulla Yomei Alliance e che Haruto è il frutto della sua relazione con Yuta, un giovane yakuza di Onomichi affiliato alla famiglia Hirose. Yuta, in realtà, è il figlio segreto di Big Lo della triade Saio, ed è stato spedito ad Onomichi per evitare che venisse ucciso dal governo cinese durante il periodo della politica del figlio unico. Ad Onomichi viene cresciuto per ereditare, un giorno, la guida della Saio, ma l’incontro con Haruka cambia tutto nel momento in cui la ragazza rimane incinta. Kiryu, in seguito scopre anche il segreto di Onomichi, ovvero una nave da guerra corazzata di classe Yamato costruita in gran segreto durante la seconda guerra mondiale dalla Iwami Shipbuilding grazie ai finanziamenti illeciti di Minoru Daidoji, ammiraglio della marina giapponese. La costruzione della nave venne resa inutile dalla fine del conflitto, così Daidoji chiese a Heizo Iwami di distruggerla per evitare che il pubblico scoprisse dei finanziamenti illeciti e del traffico illegale di immigrati cinesi imbastito con la triade Saio per ottenere manodopera a bassissimo costo per portare a termine i lavori. Heizo non distrugge la nave ma la nasconde per poter ricattare Daidoji, oramai diventato eroe di guerra e politico di spicco del Giappone, portando così alla nascita del letale segreto di Onomichi, la cui natura è legata a doppio filo con la stabilità politica del paese.

Tsuneo Iwami viene preso sotto l’ala di Daidoji, che gli promette di fargli ereditare l’impero del padre e anche il diritto ad usare il nome di Takeru Kurusu nel caso in cui riuscisse a silenziare per sempre tutte le persone a conoscenza del segreto. Tsuneo fa uccidere suo padre, rapire Haruka e Haruto, e ordina l’omicidio di Kiryu, che però riesce a scampare alla morte e a sconfiggerlo nello scontro finale tra i due, dove Kiryu si sacrifica per salvare la vita di Haruka prendendo una pallottola diretta a lei. Proprio nel momento in cui Tsuneo ha raggiunto il potere bramato per anni e la sua vendetta nei confronti del padre viene sconfitto da Kiryu, che dopo il loro ultimo scontro si frappone tra Haruka e un proiettile indirizzato a lei, venendo ferito gravemente. Tsuneo Iwami non viene ucciso e non ha nemmeno il coraggio per uccidersi: la sua scalata al potere era il capriccio di un ragazzino cresciuto da civile che sognava di poter raggiungere il vertice della yakuza per dimostrare al padre di essere degno della sua grandezza, e termina con la sua carcerazione. Iwami era uno dei volti della nuova yakuza, un’organizzazione ormai lontanissima dai principi e dai valori che ne avevano segnato la nascita e che ha cominciato da tempo ad infiltrarsi nei palazzi del potere, dove parla la lingua della politica. Politica che infatti si presenta al cospetto di Kiryu proponendogli un accordo: in cambio del suo silenzio sul segreto di Onomichi gli verrà garantito che l’orfanotrofio Morning Glory, Haruka e Haruto possano essere protetti da qualsiasi tipo di organizzazione esterna, a patto che il drago di Dojima accetti di inscenare la propria morte e vivere sotto copertura come agente del gruppo Daidoji

Kiryu accetta, perdendo così per sempre il diritto ad usare il proprio nome, oltre alla possibilità di incontrare gli amici e gli affetti costruiti in tutta una vita. Riesce anche a far scarcerare Daigo, Goro e Taiga, che per sedare la guerra tra le famiglie di Kamurocho e la Yomei Alliance decidono di stringere con questa un accordo e pacificare Tokyo.

RYO AOKI
RIPULIRE IL GIAPPONE

Ryo Aoki è uno dei cosiddetti “coin locker babies, ovvero quei bambini che, specialmente in Giappone, vengono abbandonati subito dopo il parto negli armadietti a gettoni delle metropolitane. I suoi genitori sono troppo giovani e poveri per potersi occupare di lui, quindi lo abbandonano sperando che lo trovi qualcuno. Proprio nel giorno del suo abbandono, però, un’inattesa coincidenza cambia la sua vita per sempre. Masumi Arakawa, yakuza affiliato alla famiglia Hikawa, ha avuto un figlio con la donna di cui è innamorato, ma la coppia viene minacciata dall’ira del patriarca che aveva organizzato il matrimonio di Masumi con la propria primogenita per rinsaldare i vincoli della famiglia. Masumi uccide Hikawa e intima alla fidanzata di nascondere il figlio appena nato in un armadietto della metropolitana, dove tornerà a prenderlo appena sarà riuscito a scrollarsi di dosso i membri della famiglia Hikawa. Masumi Arakawa si precipita agli armadietti, dove scambia erroneamente Ryo Aoki per il suo bamibino e lo prende in custodia, crescendolo sotto il nome di Masato Arakawa come suo unico erede dopo la sparizione della madre. Il vero figlio di Arakawa invece viene successivamente salvato dal proprietario dell’hostess club in cui lavorava sua madre fino a qualche mese prima. Il freddo patito quella notte prima di essere salvato, però, rende Masato un bambino estremamente fragile, al punto da ritrovarsi costretto su una sedia a rotelle sin dalla tenera età. Masato cresce covando un profondo odio nei confronti della propria condizione, e non accettandola in alcun modo dirige il suo risentimento da chiunque sia come lui. Odia i deboli e gli emarginati perché odia essere associato a loro, ma la sua condizione non gli permette di fare nulla per migliorare la propria vita. 

Il protagonista di Yakuza: Like a Dragon è Ichiban Kasuga, il vero figlio di Masumi Arakawa, che in giovane età è entrato nelle fila della famiglia del  padre e a cui è stato affidato il compito di occuparsi di Masato Arakawa. Una notte, Masato viene aggredito per strada da un passante che lo insulta per aver lasciato la sua sedia a rotelle davanti alle scale di un palazzo, in tutta risposta Masato estrae una pistola e uccide l’uomo, e inizialmente la colpa ricade su Jo Sawashiro, braccio destro del padre di Masato. Masumi Arakawa, per proteggere il figlio e il suo più fido collaboratore, chiede a Ichiban di assumersi la responsabilità dell’omicidio e di andare in galera al posto suo, compito che Ichiban accetta volentieri per riverenza nei confronti del suo patriarca. Masato, nel frattempo, è sconvolto dalla richiesta del padre, e comincia a covare un odio profondo anche nei confronti della yakuza e, per estensione, di tutte le zone grigie della legge giapponese che permettono la proliferazione del crimine. Con l’aiuto della famiglia simula la propria morte e si trasferisce in america, dove adotta una volta per tutte l’identità di Ryo Aoki e si iscrive all’università di Harvard per studiare legge e diventare il governatore di Tokyo. Lì conosce Hajime Ogasawara, e i due fondano Bleach Japan, un’organizzazione no profit che mira a distruggere le “zone grigie” del Giappone, accanendosi sugli ultimi come i senzatetto, le sex workers e i più poveri del paese.

Ichiban sconta diciotto anni di prigione, e quando esce scopre di essere stato dimenticato dalla yakuza. Non solo: il patriarca per cui ha sacrificato la maggior parte della propria vita ha tradito il clan Tojo consegnando dei documenti incriminanti alla polizia ed è diventato il presidente della rivale Omi Alliance. Ichiban si mette alla ricerca di Arakawa, ma il vecchio patriarca in tutta risposta gli spara e lo fa scaricare dai suoi uomini in un campo di senzatetto di Yokohama, dove viene salvato da Yu Nanba, ex-infermiere che ha perso tutto in seguito ad uno scandalo. I due, assieme a Koichi Adachi, un ex poliziotto allontanato dal servizio a pochi mesi dalla pensione, si mettono sulle tracce di Arakawa, mentre il quartiere di Isezaki Ijincho viene preso di mira dalle dimostrazioni di Bleach Japan, ormai diventata un’arma al servizio di Ryo Aoki, già governatore di Tokyo che ora vuole implementare un piano per la ristrutturazione di Kamurocho che spazzerebbe via la yakuza dal paese

Ichiban scopre che Ijincho è governata da tre gruppi criminali differenti (la mafia cinese Liumang, quella coreana Geomijul e il clan Siryu) che si stanno opponendo alle incursioni di Masato Arakawa e della Omi Alliance, e avvicinatosi a Masato Arakawa scopre che la Omi Alliance sta effettivamente supportando dalle retrovie Bleach Japan e Ryo Aoki. Arakawa, infatti, ha un accordo segreto con Daigo Dojima del Clan Tojo. Il presidente della Omi è infatti una spia del Tojo inviata per prendere il posto del presidente Masaru Watase durante la sua prigionia, e il suo compito è quello di indebolire l’alleanza grazie agli scontri con la Liumang, il Seiryu e la Geomijul per giungere al completo scioglimento del Tojo e della Omi. Daigo e Watase hanno infatti stretto un accordo segreto volto a distruggere per sempre la yakuza per evitare che possa finire per essere uno strumento nelle mani di politici senza onore come Aoki e, in passato, Tsuneo Iwami. 

Ichiban si unisce alla causa, realizzando che Arakawa non l’ha mai dimenticato e che gli ha sparato solamente per salvargli la vita allontanandolo dal caos che stava per abbattersi sulla Yakuza, e riesce a smascherare la corruzione di Bleach Japan oltre alla vera natura di Ryo Aoki, che viene ripreso mentre ordina l’omicidio di Ichiban. Daigo e Watase annunciano pubblicamento lo scioglimento congiunto dei loro rispettivi gruppi gettando nel caos la yakuza, Arakawa però viene ucciso poco prima e non può assistere al momento per cui ha lavorato sottotraccia per anni. Ryo Aoki, che Ichiban alla fine ha riconosciuto come Masaru Watase, realizza che non può più salvare la faccia ora che l’opinione pubblica ha scoperto la verità sui legami con la malavita di Bleach Japan e tenta il suicidio, ma Ichiban riesce a fermarlo e a dissuaderlo, convincendolo a pagare pegno per le sue azioni costituendosi alla polizia. Poco prima di consegnarsi alla giustizia, però, Ryo Aoki raccoglie per la prima volta ciò che ha seminato per tutta una vita: il suo segretario, inorridito dalle sue azioni, lo pugnala a morte per vendetta. Aoki, infatti, ha vissuto una vita da politico di destra, facendo leva sul populismo, sulla xenofobia e sul classismo dei suoi adepti, che vedono Bleach Japan quasi come una setta religiosa a cui hanno affidato le loro paure e i loro desideri di vedere un Giappone finalmente purificato da tutti quegli individui ai margini della società.  

Ryo muore così tra le braccia dell’unico vero amico che abbia mai avuto in vita sua, vittima della sua fame di potere e della stessa intolleranza che lo ha consacrato come uno degli uomini politici più influenti dell’epoca moderna. In un certo senso Aoki il suo scopo l’ha raggiunto davvero, dal momento che il clan Tojo e la Omi Alliance non esistono più, ma la sua ambizione di diventare il volto di questo cambiamento si è infranta una volta smascherato. Non è morto da eroe come sperava, ma da traditore di quelle stesse masse che ha arringato per una vita nel tentativo di diventare un’icona in grado di controllare il paese intero.  

Ichiban, successivamente, rifiuta l’offerta di Daigo e Watase, che gli offrono una posizione all’interno dell’agenzia di sicurezza che hanno fondato ad Osaka per poter offrire un lavoro e un futuro a tutti gli yakuza che si sono ritrovati senza nulla in mano dopo il grande scioglimento, e decide di rimanere a Yokohama dove diventa impiegato di un'agenzia interinale per raggiungere lo stesso obiettivo.

KOSEI SHISHIDO
IL LEONE FERITO

Kosei Shishido è figlio di una famiglia estremamente povera (e dal cognome sconosciuto che Kosei rinnega molto presto nella sua vita). Questo lo obbliga a un infanzia tremenda fatta di vessazioni e rinunce, che termina nel momento in cui il padre lo vende come schiavo per ripagare i propri debiti. Kosei si ritrova a combattere nel colosseo del clan Kijin, una sussidiaria della Omi Alliance, dove giorno dopo giorno si scontra con altri ragazzini per intrattenere il pubblico pagante. È in quel periodo che, pur di sopravvivere, si convince che la forza sia tutto, e si allena giorno e notte per diventare una vera e propria macchina da guerra in maniera tale da conquistarsi la libertà e diventare ricco e potente. Attira prima l’attenzione del patriarca Homare Nishitani III, che lo tortura per più di un decennio con continue violenze fisiche, psicologiche e sessuali, poi da Yuki Tsuruno della famiglia Watase, che lo libera dal giogo del clan Kijin e lo accoglie dopo avergli fatto prestare giuramento a Masaru Watase in persona.  

Shishido si fa strada nei ranghi del clan, diventando di fatto il braccio armato di Tsuruno, ed è proprio la famiglia Watase a donargli il nuovo cognome Shishido, ispirato ai leoni sacri a testimonianza della sua forza incredibile. Mentre Masaru Watase è in carcere Shishido serve il patriarca Masaru Arakawa, fino a scoprire quasi per caso del piano di Watase e Daigo Dojima di sciogliere congiuntamente il Tojo e l’alleanza Omi. Viene incaricato di verificare che Kiryu Kazuma sia ancora in vita, così entra in contatto con il gruppo Daidoji presso cui Kiryu presta servizio nell’ombra e sotto falso nome come agente segreto, e si mette sulle sue tracce.

Kiryu, dal canto suo, è prigioniero delle regole ferree dei Daidoji, che lo tengono al guinzaglio minacciandolo di ritorsioni nei confronti di Haruka e degli occupanti del Morning Glory in caso disobbedisse e rompesse la sua copertura. Avvicinato da Tsuruno della famiglia Watase, che gli offre di liberarlo dalle costrizioni dei Daidoji a patto di uccidere il suo supervisore Kihei Hanawa, Kiryu (che ora si fa chiamare Joryu) rifiuta, ma disobbedisce all’ordine dei Daidoji di uccidere Tsuruno lasciandolo scappare. Kiryu viene punito e viene condannato a morte dai Daidoji, ma Hanawa si rifiuta di ucciderlo per riconoscenza nei suoi confronti. I due scoprono presto che l’esecuzione era una farsa organizzata dai Daidoji per testare l’amicizia tra i due, in modo tale da affidargli una missione estremamente importante: Tsuruno, infatti, ha pagato 50 miliardi di yen della famiglia Watase per assoldare Kiryu e farlo partecipare come guardia del corpo del presidente della Omi il giorno del grande scioglimento.

Aiutato da Shishido, Kiryu stana il patriarca del Kijin, Homare Nishitani III, per sconfiggerlo una volta per tutte appena prima della scarcerazione di Watase. A seguito di un violentissimo scontro, però, Shishido getta la maschera e si ribella al clan tentando di uccidere il presidente Watase assieme a Nishitani III: i due, infatti, sono fermamente contrari alla dissoluzione della yakuza, e Shishido in particolare si oppone per difendere lo status che ha raggiunto dopo una vita di abusi e violenze. Kosei ce l’aveva fatta, era finalmente riuscito a lasciarsi alle spalle un’infanzia terrificante e una giovinezza di sofferenze ottenendo potere e ricchezze che non avrebbe mai potuto immaginare. La sua ribellione è una ribellione alla crudeltà della vita, che per l’ennesima volta lo ha messo di fronte alla possibilità di dover ricominciare nuovamente da zero. Il suo ultimo scontro con Kiryu è spettacolare, e avviene proprio pochi minuti dopo l’annuncio dello scioglimento, ma Kosei Shishido non può nulla contro Kiryu e viene annientato

Ancora esanime a terra, Shishido viene prelevato dai Daidoji, che lo obbligano a diventare un loro agente - proprio come Kiryu - in cambio di cure e protezione. È l’ultima beffa del destino per un uomo incredibilmente sfortunato, che il proprio cognome se lo è guadagnato sul campo dimostrando la sua infinita forza e che ora è costretto nuovamente a cambiare identità e, soprattutto, padrone.

UOMINI SFORTUNATI

Uno dei motivi per cui mi sono innamorato della serie di Like a Dragon è il modo che ha avuto da sempre RGG Studio di raccontare i suoi personaggi. Pur non avallando mai davvero le azioni della yakuza, il team ha sempre tentato di presentare al pubblico dei personaggi che fossero prima di tutto umani, non solo criminali. Lo ha fatto con i suoi protagonisti, mai esenti da difetti nonostante siano fondamentalmente inquadrati come “i buoni” e come persone dai valori saldissimi (si pensi per esempio al fatto che, canonicamente, Kiryu ripudia l’omicidio e non ha mai ucciso nessuno con le proprie mani). Quello in cui la scrittura di RGG Studio eccelle, però, è il racconto degli antagonisti, che non vengono mai presentati in maniera giudicante. Sono esseri umani, e gli esseri umani sbagliano; si innamorano delle persone sbagliate, si fanno corrompere dalla brama di potere e di ricchezza o, molto semplicemente, vogliono imporsi sugli altri. L’aver scelto di raccontare dei personaggi così veri - per quanto inseriti nella follia di una serie che spesso ama esagerare nei toni e nella presentazione - ha permesso alla serie di sopravvivere a quasi vent’anni dal primo capitolo, raccogliendo nel tempo una quantità sempre crescente di appassionati fedelissimi. 

Per me è sempre stato estremamente difficile non empatizzare con gli antagonisti della serie, perché se da un lato comprendo che le loro azioni siano fondamentalmente sbagliate dall’altro capisco anche che le motivazioni che li hanno portati a perdere la bussola morale sono concrete e, in parte, comprensibili. Cosa si può dire di Shibusawa, che una volta scoperta la corruzione della politica fatica a trovare il senso di vivere una vita retta? Che dire di Shishido, che si è preso la rivincita sul mondo dopo anni di abusi terribili e che ha provato a difendere il suo status guadagnato sputando letteralmente sangue? Come non capire la voglia di Nishikiyama di affrancarsi da Kiryu per la prima volta nella vita per essere riconosciuto come degno agli occhi degli altri? Sono pochi i personaggi che ho genuinamente disprezzato con tutto il cuore, degli altri - per un motivo o per un altro - conservo un ricordo per certi versi affettuoso per essere stati dei personaggi tragici e sfortunati. Se cercate un motivo per intraprendere anche voi la strada di Like a Dragon e scalare questa piramide che conta oramai un numero di titoli che potrebbe facilmente spaventare i nuovi arrivati, beh, sappiate che l'invito a scoprire il suo cast di uomini sfortunati e sconfitti dal destino è forse uno dei consigli che un fan di vecchia data potrebbe offrirvi. Fidatevi.

13 commenti

Articolo bellissimo! Quando c'è da parlare di Giappone e in particolare di Yakuza il Sori è sempre una sicurezza. Ho trovato molto interessante questo metodo di raccontare la saga attraverso i suoi villain, ottima l'idea e ottima la realizzazione.

Articolo incredibile, il Sori non si smentisce mai

Bellissimo articolo Sory! Solo una domanda: "la segretaria" che uccide Ryo Aoki non è un maschio? Io lo ricordo così sia dalle fattezze che dal doppiaggio inglese, sbaglio io?

Porca ***** Sorichetti, maledizione, come fai a scrivere articoli così belli? Incredibile, un miliardo di volte mi hanno chiesto "ma perché ti piacciono sti giochi", e vorrei aver avuto un decimo della tua padronanza di linguaggio per poter fargli …Altro... Porca ***** Sorichetti, maledizione, come fai a scrivere articoli così belli? Incredibile, un miliardo di volte mi hanno chiesto "ma perché ti piacciono sti giochi", e vorrei aver avuto un decimo della tua padronanza di linguaggio per poter fargli capire almeno in parte quello che oggi, grazie a te, é alla portata di chiunque sappia leggere e abbia qualche minuto libero. Monumentale. Grazie.

bravo Sory per la dedizione e la cura! non è la mia "cup of tea" ma leggerò tutto con calma perché sono comunque curioso della saga di yakuza

Sorichetti obiettivamente un GIGANTE, esattamente come questo pezzo.

Recupererò la monografia con calma ma che dedizione Sory!

No vabbè, ma sta roba è introvabile e ne avevo proprio bisogno! Grazie mille! 🐉 ❤️

Andando avanti, articolo dopo articolo, aumenta sempre la qualità già STRATOSFERICA di ogni contenuto presente in questo sito! Grazie per il lavoro ENORME che fate su ogni produzione. TOP!



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