IL MOSTRO

NELLA PANCIA

DEL MONDO 

Il deposito geologico di Onkalo, in Finlandia, è un gigantesco sistema di tunnel e stanze scavato direttamente nelle viscere della terra che si estende fino ad una profondità di 520 metri dalla superficie. Si tratta di una costruzione impressionante per le sue dimensioni, un lunghissimo tunnel che punta verso il basso nel buio più totale e che si arrotola su sé stesso un paio di volte per poi terminare in un'enorme sala di roccia. Quella sala è il vero e proprio cuore della struttura. La sua costruzione è iniziata nel XX secolo ed è stato progettato in maniera tale da essere l’edificio più longevo della storia della nostra specie. Già, perché Onkalo, in finlandese, significa “Nascondiglio”, e ad Onkalo verranno stoccati i rifiuti nucleari ad alta intensità prodotti dalle centrali del paese. Si tratta di scorie nucleari che rimangono radioattive e letali per un periodo di tempo di circa centomila anni.

Mille secoli.

“Direi che vi trovate in un posto nel quale abbiamo sepolto una cosa per proteggervi da essa stessa, e abbiamo fatto un grande sforzo per assicurarci che siate protetti. Vogliamo anche che sappiate che questo posto non va disturbato. E ci teniamo anche che sappiate che non è un posto in cui è possibile vivere. Dovete stare lontani, e finché lo farete sarete al sicuro.”

Into Eternity: A Film for the Future, di Micheal Madsen, è un documentario che ne racconta la costruzione e che cerca di inquadrare tutte le persone coinvolte nella sua realizzazione, mantenendo al centro della sua riflessione alcuni elementi importantissimi. Il primo è legato indissolubilmente all’ansia esistenziale derivante dalla consapevolezza di star osservando una costruzione che verrà sigillata e riaperta (se possibile) in un momento così lontano nel tempo che è quasi impossibile anche solo visualizzarlo nella propria mente.Uno degli aspetti di Into Eternity che colpisce maggiormente è sicuramente quello legato al grande senso di responsabilità che anima tutti i lavoratori che si sono dedicati alla progettazione e alla costruzione di Onkalo. Non è semplice dedicarsi ad un progetto sapendo per certo che non si sarà in grado di sapere se avrà funzionato. Anzi, a dirla tutta non è nemmeno detto che tra centomila anni ci saranno ancora esseri umani sulla Terra.

Quella che racconta Into Eternity è la storia di una scommessa enorme per la nostra specie. Si tratta però di una scommessa ragionata, figlia di una quantità spaventosa di riflessioni e, soprattutto, dell’analisi di un numero quasi incalcolabile di scenari futuri possibili. Onkalo, dopotutto, nasce esattamente per essere “a prova di futuro. Oltre all’abnegazione totale di tecnici e scienziati coinvolti nel progetto che dimostrano di sentirsi quasi dei paladini a difesa dell’umanità c’è però una domanda che bisogna porsi: Come comunicare a chi nel corso dei prossimi centomila anni si troverà nei pressi di Onkalo che deve starne alla larga? Come dire agli umani (o ai non umani, è una possibilità) di non tentare di entrarci? Come tenere lontani i possibili visitatori ignari della natura di Onkalo?

C’è la seria possibilità che, nel caso venga trovato, possa essere scambiato per il sito di un cimitero o, peggio, per il nascondiglio segreto di un tesoro. Non basta scrivere sulle porte un avviso che spieghi la pericolosità del posto: nel corso della storia si sono susseguiti migliaia di casi in cui civiltà avanzate hanno toccato, spostato o rimosso oggetti considerati pericolosi dalle civiltà che li hanno isolati. Pensate agli obelischi e alle steli che nel corso della storia sono stati spostati dal luogo del loro ritrovamento anche solo per essere esposti all’interno di un museo. Pensate alle famigerate maledizioni che si dice sarebbero state lanciate su tutti quelli che avrebbero osato disturbare il sonno eterno dei faraoni nelle piramidi - le stesse piramidi che ad oggi sono una delle mete turistiche più frequentate al mondo. Nessuno si è mai realmente chiesto se quelle scritture fossero da prendere sul serio, le abbiamo semplicemente ignorate data la loro origine “mistica” e religiosa di popoli che consideriamo più arretrati di noi. Cosa succederà ad Onkalo da qui ai prossimi centomila anni?

Più di tutto, però, secondo me va sottolineato che se il progetto di Onkalo dovesse rivelarsi un successo, quel deposito sarà forse l’unica vera traccia del nostro passaggio lasciata su questo pianeta. Un tunnel che scende per 500 metri verso il centro della Terra in cui abbiamo nascosto un mostro radioattivo che abbiamo creato con le nostre mani.

La trama di NieR:Automata si regge quasi interamente su un assunto fondamentale: l’unità di androidi da combattimento YoRHa è alle dirette dipendenze degli esseri umani, che sono scappati in una base segreta sulla Luna per proteggersi dall’invasione delle biomacchine aliene. Il senso del dovere di 2B e 9S deriva proprio dall’essere stati in un certo senso investiti del ruolo di difensori della specie umana e si trasmette facilmente al giocatore seduto dall’altra parte dello schermo. Il gioco è ambientato nel 11945 dc, in un’epoca così a destra sulla linea del tempo da far venire le vertigini, così distante da presupporre che sia avvenuto un profondo stravolgimento dello stesso linguaggio umano. La colonna sonora composta per l’occasione da Keiichi Okabe è infatti cantata in una non-lingua composta dai fonemi fondamentali delle principali lingue parlate oggi nel mondo, questo per mimare un’ipotetica evoluzione delle lingue dopo diecimila anni di melting pot culturale tra i popoli del pianeta. Nonostante l’obiettivo primario di NieR:Automata sia quello di raccontare una grande tragedia umanista, i suoi sottotesti sono molti, spesso sfuggenti e sfaccettati. Automata racconta le macchine per raccontare gli esseri umani nella loro fragilità, nelle loro paure e nelle loro infinite contraddizioni. Lo fa mandando un messaggio di grande speranza e di amore sconfinato, a patto che alla fine il giocatore faccia la scelta giusta di fronte ai titoli di coda.

Il punto, però, è un altro.

Il lato “umanistico” di Automata e dei suoi YoRHa è stato dibattuto in lungo e in largo in questi ultimi anni, eppure vorrei concentrarmi su un altro aspetto fondamentale dell’opera: la natura delle biomacchine e il loro rapporto con la Terra. C’è un momento, verso l’inizio della run di 2B, che mi è rimasto impresso sin dal primo istante: dopo aver attraversato le rovine di una città circondata dalle sabbie del deserto, 2B e 9S si imbattono in una sorta di nido di biomacchine. Gli automi, a questo punto della storia, sono poco più di un ammasso di ferraglia semisenziente, eppure i due androidi protagonisti si trovano di fronte ad una scena inaspettata: le biomacchine stanno mimando un atto sessuale di gruppo e parlano di voler generare nuova vita per replicarsi. La scena in questione è importantissima nell’economia narrativa del gioco perché chiarisce per la prima volta che le biomacchine, in realtà, non sono coscienti ma si limitano ad apprendere e copiare il comportamento degli umani utilizzando i dati a loro disposizione, generalmente i libri su cui i loro leader Adam ed Eve riescono a mettere le mani. Se lo si guarda dalla giusta angolazione è possibile rendersi conto quindi che la progressione interna di NieR:Automata va di pari passo all’evoluzione cognitiva e comportamentale delle biomacchine, che in questo senso iniziano con l’essere praticamente dei neonati e che nel tempo si evolvono sempre più sia “fisicamente” che culturalmente. Crescono, in un certo senso, e lo fanno fino a sviluppare una coscienza vera e propria, come è possibile vedere nel villaggio di Pascal, dove si è rifugiata un’intera fazione di ribelli pacifisti. Scoprono l’odio, l’amore, la guerra e arrivano a scoprire sé stessi proprio come lo abbiamo fatto noi nel corso di centinaia di migliaia di anni di storia che ci separano dal nostro precedente stadio evolutivo.

Le biomacchine sono un prodotto indiretto dell’essere umano e dei suoi comportamenti al punto che, anziché un’invasione aliena, quella scatenata dalle biomacchine sembra più l’occupazione di un pianeta abbandonato e la conseguente sostituzione “pacifica” della nostra specie.

C’è un aspetto che mi dà da pensare da anni, ed è proprio l’eredità che gli umani hanno lasciato alle biomacchine. Una volta scoperta la grande menzogna su cui è costruito NieR:Automata diventa infatti chiaro che le biomacchine si stanno occupando in qualche modo di sostituire gli umani sul pianeta recuperando come possono informazioni sul loro conto. Osservando l’evoluzione delle biomacchine, io - videogiocatore seduto al di quà dello schermo - non ho potuto che riflettere sulla mia realtà. La previsione di NieR:Automata è tetra e sconfortante. Non tanto perché si tratta di un videogioco che, a conti fatti, è ambientato ben oltre l’estinzione del genere umano, quanto più perché evidenzia i segni del nostro passaggio sul pianeta e ci chiede di farci i conti. L’eredità raccolta dalle biomacchine è terribile, è fatta di conflitti, di odio, di gelosie, di fratricidi , e ciò che fa più paura è che quello che sembra voler sottolineare Yoko Taro con la sua opera è proprio il fatto che tutti questi tratti li abbiamo - indirettamente - insegnati noi alle biomacchine. 

Guardando alla Terra di Automata è affascinante vedere quanto poco senso abbiano, nel tempo, quelle che oggi ci raccontiamo come grandi conquiste. Le grandi città in cui viviamo inscatolati in micro appartamenti sono state divorate dal deserto o erose da guerre e fenomeni atmosferici, i centri commerciali, veri e prori monumenti eretti in onore del consumismo, sono edifici vuoti, tristi e diroccati. Persino gli androidi, paladini meccanici creati dall’uomo per proteggere l’uomo stesso dalle minacce esterne, sono incastrati in una guerra per procura che stanno combattendo da anni contro un nemico che nemmeno esiste più, per conto di una specie segretamente ma inesorabilmente estinta. L’eredità che l’umanità lascia di sé stessa ai posteri in Nier:Automata è composta da enormi fallimenti, edifici fatiscenti, castelli diroccati e fabbriche ancora attive ma divorate dalla ruggine.

Into Eternity racconta la costruzione di Onkalo e lo fa per spingere lo spettatore a chiedersi una cosa: possibile che sia questa l’eredità che vogliamo lasciare a chi verrà dopo? Non è ironico che dopo aver creato letteratura, arte, filosofia e, in generale, bellezza, l’unica cosa che abbiamo coscientemente creato per durare centomila anni sia una gabbia in grando di contenere un mostro radiattivo per centomila anni? Le tombe megalitiche di Malta esistono da più di cinquemila anni, la piramide di Djoser da poco meno; sono costruzioni che conserviamo gelosamente, e oggi che ci illudiamo di poter archiviare qualsiasi cosa in eterno le studiamo per tracciare l’evoluzione culturale e tecnologica della nostra specie. Sono pietre miliari che ci affascinano e che raccontano da dove veniamo.

Quando sarà possibile riaprire le porte di Onkalo non è detto che la piramide di Cheope sarà ancora in piedi. Non ci saranno le case in cui viviamo, i supporti su cui state leggendo queste parole. Potrebbe non esserci Internet o vita sul pianeta. Se non dovessimo sopravvivere a noi stessi (perché tanto sarà probabilmente quella la causa più probabile per la nostra estinzione) e venissimo rimpiazzati cosa resterebbe ad eterna testimonianza del nostro passaggio sulla Terra? Non gli scritti di Dante, non il Burj Khalifa, non la copia masterizzata di Crash Bandicoot che mi hanno regalato un natale di tanti anni fa. Ci sarà solo Onkalo, e sarà contemporaneamente sia una pietra miliare ingegneristica e tecnologica incredibile sia un monumento al nostro fallimento. L’unica cosa che saremo in grado di salvare è una stanza a centinaia di metri sottoterra in cui è contenuto qualcosa che sarebbe perfettamente in grado di uccidere chiunque gli si avvicini. 

Non voglio che lo prendiate come un discorso contro il nucleare, sia chiaro, quanto più sul concetto di eredità. NieR:Automata, alla fine, parla di questo. Mostra le rovine di ciò che abbiamo costruito e per cui spesso e volentieri ci siamo ammazzati a vicenda e le svuota di significato, mostrando in maniera inequivocabile che abbiamo combattuto le battaglie sbagliate. Le biomacchine sono figlie della nostra specie, imparano dagli umani e copiandoli ne smascherano fratture e ipocrisie. La tragedia di 2B, 9S e A2 è quella di essere difensori di qualcosa che non solo non esiste più, ma la cui eredità è fatta di inutili rovine e di violenza, sia essa religiosa, fisica o sociale.

Il lato positivo è che Yoko Taro proprio non ci riesce a chiudere la sua opera in maniera pessimistica. Al contrario, Taro ha costruito il momento più significativo di tutto NieR:Automata attorno al concetto di eredità, mettendo nelle mani del giocatore la possibilità di sacrificare (metaforicamente) sé stesso per il bene di chi verrà dopo di lui. È una chiusura perfetta perché lascia filtrare uno spiraglio di speranza nei confronti dell’umanità e perché ammette l’esistenza di persone in grado di invertire la rotta e di fare la scelta giusta anteponendo gli altri a sé stesse. Quando riapriremo Onkalo (ammesso che non ci estingueremo prima di poterlo fare) come ci comporteremo? Ne trarremo una lezione o lo svuoteremo per riempirlo di nuovo per altri mille secoli? 

Ma, soprattutto, se potessimo scegliere cosa tramandare, cosa sceglieremmo? La chiave di NieR:Automata, in realtà, è proprio il fatto che è possibile scegliere, decidere se offrire in sacrificio sé stessi per il bene degli altri o se lasciarsi andare al nichilistico pensiero che, alla fine, il nostro sacrificio non servirebbe a nulla. In un momento come questo, con le temperature alle stelle, il clima impazzito, l'aria irrespirabile e il mondo che si affaccia su una nuova crisi ogni giorno, fare la scelta giusta è forse il gesto più importante e significativo che si possa pensare di compiere. Possano quindi Onkalo e i titoli di coda di NieR:Automata insegnare il valore della scelta, e siano essi un monito che faccia riflettere tutti sull’importanza dei lasciti.

Pubblicato il: 07/06/2023

Abbonati al Patreon di FinalRound

Il tuo supporto serve per fare in modo che il sito resti senza pubblicità e garantisca un compenso etico ai collaboratori

14 commenti

Un'articolo incredibile, che travalica i confini dell'ambito videoludico e concede riflessioni di un peso mostruoso... il Sori non ne sbaglia una...

Altra bomba di monografia su uno dei giochi che più ha segnato la mia 'carriera' di videogiocatore, la storia di Onkalo è tanto affascinante quanto terrificante, il documentario è fa tenere d'occhio anche se mi farebbe male vederlo, diciamo che la …Altro... Altra bomba di monografia su uno dei giochi che più ha segnato la mia 'carriera' di videogiocatore, la storia di Onkalo è tanto affascinante quanto terrificante, il documentario è fa tenere d'occhio anche se mi farebbe male vederlo, diciamo che la mia anima da ingegnere è affascinata ma sono anche molto malinconico dopo aver letto il testo.

Articolo incredibile, complimenti davvero. L'accostamento Onkalo/Automata è perfetto.
Riguardo Nier Automata, e del suo predecessore, sono per me due grandissimi videgiochi, dal pessimo game design, che eccellono nella narrativa, nei temi filosofo …Altro...
Articolo incredibile, complimenti davvero. L'accostamento Onkalo/Automata è perfetto.
Riguardo Nier Automata, e del suo predecessore, sono per me due grandissimi videgiochi, dal pessimo game design, che eccellono nella narrativa, nei temi filosofoci; sono due titoli che commuovono e soprattutto fanno riflettere. Rimarranno suggellati nel mio cuore per sempre. Spero che il buon Yoko Taro ci doni presto una nuova opera.

Wow, mi hai fatto fare un bel viaggio in avanti di 100 mila anni. Fortissimo Andrea, bravo!

Articolo molto affascinante, complimenti Andrea!

A meme (/miːm/ MEEM) is an idea, behavior, or style that spreads by means of imitation from person to person within a culture and often carries symbolic meaning representing a particular phenomenon or theme (Wikipedia).

Questo splendido articolo …Altro...
A meme (/miːm/ MEEM) is an idea, behavior, or style that spreads by means of imitation from person to person within a culture and often carries symbolic meaning representing a particular phenomenon or theme (Wikipedia).

Questo splendido articolo mi ha fatto tornare alla mente tutto ciò che voleva dire Meta Gear Solid 2: Sons of Liberty. Un ragionamento sull'eredità indispensabile. Per chi non lo avesse giocato consiglio di farlo per approfondire la questione (e non solo per quello).

Grazie Andrea.

Penso sia l'articolo più bello che abbia letto negli ultimi anni.
Complimenti davvero, e grazie

Grande articolo, veramente efficace il parallelismo tra un sito di stoccaggio per le scorie radioattive e il lascito storico dell'umanità in Nier Automata. Non era facile poi non scadere nella banale retorica anti-nucleare.

E quella scelta ai tit …Altro...
Grande articolo, veramente efficace il parallelismo tra un sito di stoccaggio per le scorie radioattive e il lascito storico dell'umanità in Nier Automata. Non era facile poi non scadere nella banale retorica anti-nucleare.

E quella scelta ai titoli di coda, che potenza.

Monografia dall'impaginazione efficace.

Inizia con una foto del deposito Geologico di Onkalo, dietro alla delle sbarre bianche orizzontali con sopra scritto il titolo, quasi a simboleggiare un luogo da tenere nascosto, ingabbiato e lontano dall'uo …Altro...
Monografia dall'impaginazione efficace.

Inizia con una foto del deposito Geologico di Onkalo, dietro alla delle sbarre bianche orizzontali con sopra scritto il titolo, quasi a simboleggiare un luogo da tenere nascosto, ingabbiato e lontano dall'uomo, ma che si lasci comunque intravedere, per i più curiosi e per non dimenticarlo.

L'intricato viaggio alla scoperta di questo luogo prosegue dapprima con il testo centrato e poi con un alternarsi tra sinistra e destra affiancato da immagini del videogioco "Nier Automata".

La fruibilità della monografia giova molto di questa separazione, che mette bene in luce le varie parti del testo. Non ci si sente mai sovrastati dalla mole di parole, il bilanciamento é eccellente.

Condivisibile anche la scelta di lasciare in nero -per mantenere un tono più serio- le parti evidenziate in grassetto.

8/10

Visualizza altri commenti

info@finalround.it

Privacy Policy
Cookie Policy

FinalRound.it © 2022
RoundTwo S.r.l. Partita Iva: 03905980128