PLANET OF LANA

Una deliziosa apocalisse a colori pastello

Il 30 Ottobre del 1938, negli Stati Uniti, Howard Koch trasmise sulla stazione radio della CBS un adattamento del libro War of the Worlds, scritto da H.G. Welles. Il radiodramma, pensato come un meta-racconto radiofonico, era strutturato come una serie di notiziari speciali che raccontavano l’invasione di alieni ostili sul suolo americano, più precisamente a Grovers Mill, nel New Jersey. War of the Worlds fece storia e per certi versi è diventato leggenda, tant’è che ancora oggi si racconta di come la messa in onda del programma abbia scatenato il panico nel paese, con schiere di cittadini terrorizzati realmente convinti della veridicità dell’invasione aliena descritta dagli annunciatori. Oggi sappiamo che in realtà la reazione del pubblico fu molto più composta, proprio perché la CBS ripetè sia all’inizio che alla fine del programma che quello che stava andando in onda era l’adattamento di un romanzo di fantascienza. Eppure, in un certo senso, la messa in onda di War of the Worlds ha plasmato per sempre nella coscienza collettiva l’estetica dell’invasione aliena, che da quel momento in poi ci immaginiamo più o meno allo stesso modo. Ci sono le grandi navi madre che riversano sulla Terra schiere di macchine di morte che stravolgono in un attimo la vita degli umani così sfortunati da vivere nel punto esatto del primo attacco, c'è il panico generale ed esiste sempre un forte dualismo tra l'uomo comune che tenta di salvarsi assieme alla famiglia e l'eroe che combatte dando tutto sé stesso per difendere il pianeta Terra. La lista di opere che hanno immaginato l’invasione di un popolo alieno ostile è sconfinata, si pensi per esempio a Indipendence Day, a Mars Attacks o a capolavori del passato del calibro di Invasion of the Body Snatchers.

C’è un fil rouge che lega quasi ognuno dei film sopracitati: il luogo del primo contatto. La fantascienza ha sempre cercato di mettere in crisi lo status quo, e ha sfruttato l’invasione aliena come strumento per sovvertire la quotidianità, restituendo così al pubblico il timore per l’ignoto e per l’improvviso ribaltamento delle regole sociali e della tranquillità dell’ordinario. Non è un caso in questo senso che il setting preferito da molti autori per fare da sfondo sia, da sempre, o la metropoli o il villaggio suburbano della provincia americana. La stessa Grovers Mill di War of the Worlds è una tranquilla cittadina che sta esattamente a metà strada tra New York e Philadelphia, quasi una piccola roccaforte medio-borghese abbastanza lontana dal caos delle grandi città ma mai distante al punto da essere sperduta nel nulla. Planet of Lana, sviluppato da Wishfully, tenta in qualche modo di riprendere la fascinazione per le invasioni aliene e contemporaneamente di sovvertire i cliché del genere. Il gioco si apre con una panoramica di un villaggio tropicale abitato da una popolazione di pescatori, un luogo fatto di palafitte sgangherate incastonate tra il mare cristallino e la vegetazione lussureggiante che fa capolino sulla spiaggia dalla terraferma. Un posto da cartolina, di quelli che nel mondo reale verrebbero presi d’assalto da orde di turisti benestanti desiderosi di appropriarsi di quella pace per allietarsi le vacanze estive incuranti delle popolazioni locali.

Lana è una ragazzina che presumibilmente è nata e cresciuta tra quelle costruzioni di legno, e deve avere non più di quattordici anni. È in quella fase della vita in cui l’unica cosa che le deve interessare è il gioco, ed è proprio un gioco a svelare il suo passato. Planet of Lana si apre infatti con la protagonista intenta a rincorrere la sorella Ilo attraversando l'intero villaggio: si rincorrono nascondendosi giocosamente agli occhi di tutti, e questo le porta sulla terraferma, dove ad aspettarle ci sono due lapidi che riposano in una piccola radura. Ilo e Lana si vogliono bene perché il loro rapporto è l’unica cosa che è rimasta a entrambe. Quelle lapidi appartengono presumibilmente ai loro genitori, e sono la prova dell'importanza che l'una ha per l'altra. È un momento toccante: hanno attraversato il villaggio per trovare un angolo di quel paradiso tropicale da riservare a loro stesse e al ricordo dei propri cari, il sole sta tramontando, il vento muove dolcemente le fronde degli alberi e in cielo compare una stella cadente mentre le due si stringono in un tenero abbraccio. Poco dopo ne compare un’altra, poi un’altra ancora, poi sembra quasi che stia venendo giù tutto il cielo, solo che quelle che stanno cadendo dall'alto non sono stelle ma astronavi aliene in caduta libera verso il suolo. Lana e Ilo si ritrovano catapultate in pochi istanti da un momento di grande tenerezza all’apocalisse. Le navi volano rasenti al terreno, mettono a ferro e fuoco il villaggio e rapiscono gran parte dei suoi abitanti, tra cui la stessa Ilo. Lana si ritrova da sola, nel bel mezzo di un paradiso tropicale, a far fronte a quella che sembra essere a tutti gli effetti la fine del mondo. Del suo, almeno.

Planet of Lana è un cinematic platform, uno dei tanti eredi di Flashback, Another World e del più “recente” Limbo ad aver solcato le difficili acque del mercato del videogioco. Ne condivide l’impostazione, la stessa attenzione per le animazioni e anche la stessa lentezza nei movimenti. Racconta la traversata (rigorosamente da sinistra a destra) di un intero pianeta di una ragazzina alla ricerca della sorella che ha visto volare via in una gabbia ancorata ad una strana nave spaziale, e lo fa senza mai tradire i canoni del genere. Un’apocalisse a colori pastello che introduce la sua protagonista alla solitudine per poi consolarla facendole incrociare il passo con un strambo e dolcissimo animaletto simile ad un gattino che sarà sia il supporto emotivo che la aiuterà a far fronte alla situazione allucinante in cui si è ritrovata incastrata sia un alleato fondamentale per riuscire continuare la sua traversata. Mui - o almeno questo sembra essere il nome con cui Lana si rivolge al suo piccolo compagno di viaggio - è la chiave del gameplay di Planet of Lana. I due hanno caratteristiche differenti, ma la stragrande maggioranza dei puzzle ambientali sono risolvibili solamente combinando abilità e debolezze di entrambi. I salti di Lana sono corti e i suoi movimenti decisamente più lenti, ma Mui ha una paura terribile dell’acqua e non può interfacciarsi con i macchinari disseminati sull’isola. La loro cooperazione permette ad entrambi di superare i propri limiti in quello che si configura da subito come l'inizio di un lungo percorso di crescita.

Planet of Lana è un viaggio attraverso un percorso disseminato di ostacoli di varia natura che richiedono diversi gradi di attenzione per essere superati. Non è mai frustrante, soprattutto grazie ad una gestione perfetta dei checkpoint che si innescano più volte durante le varie fasi di risoluzione degli enigmi in maniera tale da non obbligare il giocatore a ricominciare ogni volta da capo e di poter scomporre le sfide in porzioni molto più semplici da digerire e pianificare, ma richiede studio e pazienza. Il team di Wishfully non si è certo reinventato la ruota, tant’è che Planet of Lana scorre dall’inizio alla fine senza particolari guizzi nell’esecuzione o nella gestione degli enigmi ambientali, però ha il merito di essere riuscito a confezionare un’esperienza capace di far comunicare alla perfezione tutte le parti di cui è composta. I movimenti sono lenti ma precisi e la narrazione è incorniciata da una colonna sonora meravigliosamente evocativa capace di trasmettere sia la bellezza della natura rigogliosa in cui si ambiente sia i toni apocalittici della vicenda narrata. Anziché ricorrere alle schermate fisse, inoltre, si è optato per una serie di eleganti movimenti di macchina che permettono zoom in, zoom out e carrellate a svelare porzioni di mondo sempre differenti, evitando così che la prospettiva 2D da cui è inquadrato diventi soffocante o noiosa. L’aspetto più riuscito è, però, quello estetico (ma questo era ampiamente prevedibile sia dai tempi del primissimo trailer).

I suoi colori pastello, i tratti delicati con cui sono stati disegnati a mano sfondi e vegetazione e, soprattutto, il colpo d’occhio pazzesco dato dagli scorci che si aprono sulle infinite pianure del pianeta sovrastate dall’enorme nave madre sono dettagli che in certi momenti tolgono il fiato. In Planet of Lana, tra le altre cose, c’è una delle più belle albe che abbia mai visto all’interno di un videogioco. In poco più di quattro ore (che è molto più di quanto durerei io in una situazione del genere) Planet of Lana tenta di riscrivere parzialmente la tradizione dell’invasione aliena. Il suo villaggio non ha nulla a che vedere con la Grovers Mill di War of the Worlds, né con la Washington DC di Indipendence Day, è un posto completamente differente, per certi versi molto più arretrato ma pacifico. Sembra una differenza da poco, ma se la fantascienza ha sfruttato per decenni il tema dell’invasione aliena per sferrare un attacco figurato alla media borghesia occidentale che veniva colpita dove e quando meno se lo aspettava, in Planet of Lana la situazione è differente. Quella di Lana non è una guerra contro gli invasori dallo spazio profondo, è un tentativo disperato di proteggere il proprio mondo, i propri affetti e quella pigra serenità delle giornate che viene suggerita dai primi istanti del gioco. È chiaro che Lana abbia già perso tantissimo nonostante la sua giovane età - lo testimoniano quelle due lapidi ai margini del villaggio - ed è per questo che il suo inseguimento dell’astronave che le sta portando via anche Ilo assume un significato personale molto più potente e importante.

Le promesse dell’annuncio, alla fine, sono state mantenute: Planet of Lana è davvero un videogioco capace di distinguersi in un panorama, quello dei titoli più piccini, in cui spesso il rischio di non lasciare il segno è alto. Wishfully è stata in grado di ragionare molto bene sulle criticità di un genere che è ormai molto lontano dai fasti di un tempo ed è orfano più che mai di Playdead, come testimoniato dalla recensione di Somerville scritta da Francesco. È stato bello vedere come il team abbia guardato al passato per trovare l’ispirazione per scrivere una storia che forse non poteva che essere raccontata così. E poi diciamocelo: dal 1938 sono passati 85 lunghissimi anni, ma l’invasione aliena mantiene ancora oggi un fascino e una tensione che tanti altri motivi ricorrenti nelle opere di finzione si sono scordati da tempo.

18 commenti

Recuperato in questi giorni, assolutamente delizioso. Ho fatto pure qualche screenshot, che di solito non considero neanche, perché meritavano molto.

Giocato e finito ieri sera. Una bella esperienza, ma non riesce a replicare la magia di limbo. Senza spoiler, ho apprezzato particolarmente la parte finale. Però nel mezzo ci sono alcuni punti poco inspirati ed alcune passeggiate "filler" che hanno …Altro... Giocato e finito ieri sera. Una bella esperienza, ma non riesce a replicare la magia di limbo. Senza spoiler, ho apprezzato particolarmente la parte finale. Però nel mezzo ci sono alcuni punti poco inspirati ed alcune passeggiate "filler" che hanno poco significato. Grazie game pass <3

Escluso il lato estetico sinceramente il gioco non mi ha lasciato molto. Apprezzabile l'esecuzione artistica del piccolo gruppo (e va sempre riconosciuto alle piccole produzioni), ma mi è sembrato riproporre gli stessi difetti di Limbo, con l'aggrav …Altro... Escluso il lato estetico sinceramente il gioco non mi ha lasciato molto. Apprezzabile l'esecuzione artistica del piccolo gruppo (e va sempre riconosciuto alle piccole produzioni), ma mi è sembrato riproporre gli stessi difetti di Limbo, con l'aggravante di 13 anni di ritardo. Puzzle poco stimolanti e situazioni spesso ripetitive, ritmo inspiegabilmente compassato in 2 terzi del gioco, nell'ultimo terzo si manifesta qualche sprazzo che sarebbe dovuto essere spina dorsale del gioco da subito.. bello da vedere e esperire, poco da giocare, mi spiace perché invece ho la tendenza ad adorare prodotti in cui si vede c'è stato messo il cuore, ma qui è carente proprio sui fondamenti videoludici e interattivi..

Appena finito in circa 4 ore e mezzo e che dire, ringrazio sempre le piccole opere capaci di regalare emozioni forti al pari, se non di più, dei più grandi kolossal. Molto bella la recensione!

Il gioco mi aveva conquistato sin dai primi screenshot, contento che abbia rispettato quelle aspettative. Spero solo arrivi almeno su switch in futuro per poterlo giocare dato che mi pare sia esclusiva game pass

Domani inizio a giocarci!

Bella recensione complimenti, mi ha fatto venir voglia di provarlo!

Questo gioco dev'essere un bel viaggetto da farsi in una giornata di pioggia 😍

Bellissima recensione! Mi è venuta voglia di provarlo nonostante non sia il mio genere!

Fin dal primo trailer questo titolo mi ha ispirato un sacco, peccato non poterlo avere su Switch

Visualizza altri commenti

info@finalround.it

Privacy Policy
Cookie Policy

FinalRound.it © 2022
RoundTwo S.r.l. Partita Iva: 03905980128